16 Feb 2019 | Centro internazionale
Due giornate di visite per il Consiglio Generale dei Focolari nei luoghi santi: dalla grotta della Natività di Betlemme al Cenacolo, dall’orto degli olivi al Calvario. Insieme ad incontri con personalità per approfondire questioni di grande attualità per la Terra Santa.

il rabbino Ron Kronish e il vescovo luterano emerito, Munib Younan
Il 14 e 15 febbraio è stata la volta di una full immersion nella situazione politica e religiosa della Terra Santa. Il Consiglio Generale si è messo in marcia, insieme alle migliaia di pellegrini che affollano quotidianamente Gerusalemme, per visitare alcuni dei luoghi santi. Ma non solo: queste giornate sono state dedicate anche ad approfondire la situazione politica e religiosa di questa terra. Ad accompagnare questo percorso, due personalità d’eccezione: il rabbino Ron Kronish e il vescovo luterano emerito, Munib Younan. “La guerra tra ebrei e cristiani ormai è finita” ha osservato il rabbino Kronish parlando del dialogo ebraico-cristiano. Sia lui che il vescovo Younan hanno focalizzato poi il loro intervento sulle condizioni politiche necessarie per una convivenza pacifica, non solo tra Israele e Palestina, ma per l’intero Medio Oriente: “Due popoli – due stati” è lo slogan che esprime, secondo l’opinione concorde di questi due uomini di dialogo, amici da tanti anni, la base indispensabile sulla quale costruire una pace vera. “Solo con due stati – dice Kronish –riusciremo a porre fine alla violenza”. E una volta terminata la guerra – è la convinzione espressa dal rabbino Kronish fondatore di tante iniziative di dialogo – ci saranno anche le risorse economiche necessarie per una politica di educazione e formazione alla convivenza pacifica. Munib Younan, nato in una famiglia di profughi palestinesi, aggiunge altri elementi necessari, a suo avviso, per una pace duratura: una Gerusalemme che appartenga ugualmente alle tre grandi religioni (ebrea, musulmana e cristiana) e ai due popoli (ebreo e palestinese) e una soluzione per i profughi palestinesi. Anche lui è d’accordo che, dopo le scelte politiche, occorra una strategia di formazione soprattutto per i giovani. “Iniziate un Movimento laico come il vostro tra i cristiani palestinesi – è l’invito che rivolge ai Focolari – ce n’è tanto bisogno”. Pierbattista Pizzaballa, Amministratore Apostolico in Terra Santa, ha ricevuto il Consiglio Generale giovedì scorso nella sede del Patriarcato Latino. Nel suo saluto ha messo l’accento sulla forza di ciò che è piccolo. “Noi cristiani in Terra Santa siamo pochi, deboli e fragili – ha spiegato – E proprio per questo possiamo fare la proposta provocatoria di una Gerusalemme non solo celeste, ma anche terrestre, che ha, come dice l’Apocalisse, tutte le porte aperte.” Il compito dei cristiani sarebbe quello di seminare, senza pretendere di vederne gli effetti. Gettare semi, anche piccoli, e lasciare alla Divina Provvidenza di farli crescere e fruttificare. Questo invito dell’Arcivescovo è sembrato realizzarsi poche ore dopo: accanto alla Chiesa San Pietro in Gallicantu, adiacente alla scaletta sulla quale Gesù, secondo la tradizione, avrebbe espresso la sua preghiera per l’unità, Maria Voce, Presidente dei Focolari, ha deposto nella terra una piccola medaglia. È il primo seme di un “Centro Internazionale per l’Unità e la Pace” a Gerusalemme che sta per nascere proprio qui, quale realizzazione di un sogno che Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari aveva espresso già durante una sua visita in Terra Santa nel 1956. “Chiara – ha affermato Maria Voce – dal Cielo benedirà questo progetto e lo porterà avanti”. Un momento profondo, a cui erano presenti anche 170 membri delle comunità dei Focolari in Terra Santa. Testimoni, questi ultimi, che il piccolo seme gettato in questa terra lungo il corso gli anni, mostra già i primi germogli.
Joachim Schwind
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13 Dic 2018 | Dialogo Interreligioso
Si è svolto tra il Centro internazionale di Loppiano e la città di Trento un laboratorio islamo-cristiano che smentisce le attuali narrative di odio e diffidenza tra le due religioni. Trento, 7 dicembre 2018 – Si è appena conclusa la Week of Unity, una settimana dell’unità, organizzata dall’Istituto Universitario Sophia (IUS) di comune accordo con il Risalat International Institute di Qum (Iran) ed il Centro per il dialogo interreligioso del Movimento dei Focolari. Ma la data ed il luogo non sono casuali come pure non lo è la formazione del gruppo di ricerca. La data segna sull’orologio della storia il settantacinquesimo anniversario della scelta di Chiara Lubich di dedicare la sua vita a Dio, lasciando tutto per seguirlo. Il gruppo che ha celebrato questo anniversario è formato da una cinquantina di persone, giovani per la più parte, musulmani sciiti e cattolici. Le provenienze sono le più varie: Libano, Egitto, Iran, Emirati Arabi, Usa, Inghilterra, Canada, Argentina, Italia. Tutti protagonisti di questa Week of Unity, ultimo passo di un progetto nato come una profezia: Wings of Unity, le ali dell’unità.
Una iniziativa che ha preso corpo poco meno di tre anni fa, ma che segna un cammino ormai ventennale di amicizia del Prof. Mohammad Shomali e della moglie Mahnaz con il Movimento dei Focolari. Fra il prof. Shomali e il prof. Piero Coda, preside dello IUS, è infatti nata una amicizia intellettuale e di vita che ha portato un piccolo gruppo di accademici delle due religioni e delle due realtà accademiche a riflettere su un tema cruciale: l’unità di Dio e l’unità in Dio. In questa prospettiva, la sensibilità musulmana al monoteismo assoluto si apre alla dimensione dialogica del Dio cristiano, in una riflessione a più voci che portano pensiero e tradizioni diverse non per dimostrare o imporre la Verità, ma per camminare insieme verso di essa. Le lezioni dei professori hanno toccato punti nevralgici sia della cultura del mondo globalizzato
che delle verità fondamentali proposte dalle due fedi, ma la Settimana dell’Unità è stata soprattutto una esperienza di incontro di cuori e di menti che ha portato i partecipanti a fare una vera esperienza di shekinah, la presenza della pace di Dio fra i fedeli. L’esperienza non è rimasta chiusa ai partecipanti ma ha desiderato aprirsi in due preziosi momenti di condivisione. Nella cittadella di Loppiano il primo e nel Centro Mariapoli Chiara Lubich a Cadine (Trento), il secondo. I presenti non hanno solo potuto ascoltare una esperienza che sembra smentire clamorosamente la narrativa attuale nei rapporti fra cristiani e musulmani, che parla di paura, rigetto, invasione; hanno potuto fare una profonda esperienza di arricchimento reciproco, in un clima di pace a testimonianza all’interno del quale è possibile vivere e costruire quella che Papa Francesco definisce una ‘cultura dell’incontro’.
Roberto Catalano
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18 Mag 2018 | Chiara Lubich, Chiesa, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«In questo periodo, prima della visita del Santo Padre a Loppiano, sono stato a stretto contatto con cinque monaci buddhisti thailandesi. Parlo la loro lingua e con l’occasione ho fatto anche da interprete». A parlare è Luigi Butori, originario del centro Italia, ma da quasi 30 anni nel sud est asiatico. «Un’esperienza forte, profonda ed esigente. Nella visita al Centro internazionale dei religiosi del Movimento dei Focolari, nelle vicinanze di Roma, sono rimasti impressionati del servizio concreto dei due “non più giovanissimi” religiosi, che si sono prodigati per loro. E qui i monaci hanno iniziato a percepire una “luce”, un’armonia, o come hanno detto loro, un’unica “voce” dentro e attorno a loro». La permanenza dei monaci è continuata con una visita nella capitale, con una focolarina come guida, che ai loro occhi «aveva lo stesso sorriso dei religiosi prima incontrati». Quindi una giornata nella città di Lucca, trascorsa insieme alla comunità dei Focolari, circa 80 persone dai 2 ai 94 anni. «E ancora la stessa luce sui loro volti». Poi una puntata di qualche ora a Pisa, la città della “torre pendente”, presente anche una persona della comunità locale. Stesso sorriso. «A questo punto uno dei monaci più giovani ha esclamato: “Anche questa figlia di Chiara Lubich ha lo stesso tipo di sorriso che abbiamo trovato a Roma, ai Castelli e a Lucca: come è possibile?”».

Il saluto del monaco buddhista Phramaha Thongrattana Thavorn (Luce Ardente) – Foto © R. Orefice – CSC Audiovisivi
Infine Loppiano. «Nella cittadella di 850 persone dove tutti conoscono e attendevano “Luce Ardente”, come è conosciuto qui il loro maestro, si crea tra tutti, per dirla alla loro maniera, “un’armonia’ particolare”: un’intera “città del sorriso”! I cuori dei monaci si dischiudono come fiori in primavera, sensibili come sono al clima spirituale. Ma “il momento dei momenti” avviene quando in cielo appare l’elicottero del Papa. Uno di loro, nuovo a questa esperienza, si commuove – come poi mi ha detto – ‘interiormente’, e poi le lacrime, cosa molto rara per dei monaci. Gioia, mani che si alzano per salutare Papa Francesco, contro ogni compostezza buddhista. Una gioia spontanea traspare dai loro volti e dalle loro mosse. Ascoltano le canzoni dei complessi Gen Verde e Gen Rosso e annuiscono, felici dei significati che esprimono. Cerco di tradurre le parole del Santo Padre, ma avverto che le capiscono dal di dentro, al di là di me. “Vogliamo essere un segno di unità e di pace per il mondo intero” mi dicono. Al momento del saluto al Papa c’è in loro una serenità incredibile. Gli dicono: “Santo Padre, siamo monaci buddhisti e siamo del focolare: abbiamo studiato la spiritualità dell’unità di “mamma Chiara” e vogliamo viverla: amare tutti, amare per primo, amare subito e con gioia. Vogliamo vivere l’unità come Chiara ci ha insegnato, come l’arcobaleno del cielo: colori diversi, ma tutti uniti. Le offriamo questa stoffa thai, che le possa ricordare di noi”. Chiara Favotti (altro…)
19 Apr 2018 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Siamo nati in due famiglie tradizionali e conservatrici di Tlemcen, città molto antica, culla della cultura arabo-musulmana – racconta Farouk. Siamo sposati da 42 anni, abbiamo tre figli e due nipoti. Durante il primo anno di matrimonio, come molte coppie, abbiamo scoperto che avevamo caratteri diversi e questo causava degli attriti tra noi. L’incontro con il Movimento dei Focolari ci ha fatto capire che dovevamo intraprendere una via di amore vero. Questa esperienza ci ha colmato dell’amore di Dio e ci ha permesso di fare i primi passi l’uno verso l’altra. Avevamo un tale desiderio di conoscere a fondo la spiritualità dell’unità, che la nostra vita ha cominciato a svolgersi tra Orano, dove abitiamo, e Tlemcen, dove si trova il centro del Movimento dei Focolari. Abbiamo cominciato a condividere la nostra fede musulmana e a comprendere come incarnare la spiritualità dell’unità nel nostro credo. A Orano si è formata attorno a noi una piccola comunità e la nostra casa è diventata un luogo di incontro, un “Faro”, come la stessa Chiara Lubich ha voluto chiamarla. Molti musulmani hanno conosciuto il focolare e tra noi abbiamo cominciato a condividere tutto, nutriti e arricchiti di un amore soprannaturale. Agli inizi degli anni ‘90 la guerriglia nel nostro paese ci ricordava le analoghe circostanze della nascita del Movimento, e la scoperta di Dio come unico ideale».
«Con i nostri figli – continua Schéhérazad – durante il periodo dell’adolescenza abbiamo vissuto una fase abbastanza turbolenta. Abbiamo cercato con loro il confronto e il dialogo e, soprattutto, l’amore filiale. Possiamo dire che con i due maggiori siamo riusciti a creare un rapporto basato sulla sincerità. Nella comunità del focolare sentivo delle testimonianze in cui si parlava di Dio Amore. Imparavo piano piano ad abbandonarmi fiduciosa in Dio, nella sua misericordia. Intraprendendo questo cammino spirituale mi sono liberata dal mio io, dalle mie paure nei rapporti con le persone. L’impegno di mettere Dio al primo posto è certamente personale, ma abbiamo scelto di viverlo come famiglia. Riconoscere i propri limiti e quelli dell’altro è una ginnastica senza fine, bisogna ricominciare sempre, chiedersi perdono e ricominciare». «La preghiera nell’Islam – spiega Farouk – è un momento solenne. Le nostre preghiere prima non erano regolari, e ognuno le faceva da solo. Ora cerchiamo di farle insieme, per amore, non come un obbligo. In Algeria vengono a studiare molti giovani sub-sahariani. Tra questi alcuni frequentano il focolare. Cerchiamo di andare incontro alle loro necessità, anche perché spesso non si sentono socialmente integrati. Uno di questi giovani, cristiano, è vissuto con noi per un anno e mezzo, e con lui abbiamo costruito un rapporto così profondo che ci considerava come secondi genitori; spesso gli prestavamo la macchina per andare a messa». «Nella comunità dei Focolari – è nuovamente Schéhérazad – c’è uno scambio sincero, senza ambiguità sulla fede. Abbiamo imparato a conoscere la fede cristiana. Ogni conoscenza è fatta nel rispetto di ciascuno, con un amore disinteressato, che non vuole convertire l’altro, ma lo aiuta ad essere di più se stesso. Quando incontro un cristiano è per noi naturale vedere in lui un fratello da amare. Non siamo nati per competere, ma per costruire un progetto comune. Costruire l’unità non è una cosa scontata, ma un impegno che va continuamente rinnovato. Insieme, musulmani e cristiani, possiamo avanzare verso l’”Uno che unifica”. Nella nostra vita, grazie a Chiara Lubich, abbiamo capito che questo Uno unificatore si realizza se due fratelli, due sorelle, si amano, pronti anche a dare la via l’uno per l’altro». (altro…)
18 Apr 2018 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Se ne parlerà sabato 21 aprile dalle ore 16 alle ore 19 nel corso dell’evento “Insieme per dare speranza. Cristiani e Musulmani in cammino nel carisma dell’unità”, promosso dal Movimento dei Focolari, che vedrà la partecipazione di circa 600 persone da 23 nazioni, di fede cristiana e musulmana, presenti al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo (Roma) dal 19 al 22 aprile. In un contesto sociale segnato, soprattutto in Occidente, dalla paura del diverso, dal pregiudizio e dalla diffidenza che erige muri e da una narrativa che alimenta lo scontro e la separazione, la testimonianza di un impegno condiviso fra cristiani e musulmani uniti per la pace, la solidarietà, lo sviluppo, l’armonia fra persone di fedi, culture e tradizioni diverse, lancia un messaggio controcorrente e getta semi di speranza. Vivere insieme nella concordia, nel rispetto, nella solidarietà e nella pace si può. E anche lavorare insieme è possibile, condividere obiettivi comuni e cooperare per raggiungerli, senza indebolire la propria identità e il proprio patrimonio di valori, ma nel confronto leale e schietto rafforzando la conoscenza reciproca e il rispetto, privilegiando ciò che unisce rispetto a ciò che divide. Un cammino che viene sollecitato dal carisma dell’unità di Chiara Lubich e che in esso trova la sua spinta propulsiva. Nel suo discorso nella Moschea Malcolm X di Harlem (New York), il 18 maggio 1997, Chiara, che stringeva con l’Imam Wallace Deen Mohammed e con la comunità mussulmana presente un patto per lavorare insieme per la pace e l’unità, disse:“Ho sperimentato qui una profonda fraternità. È qualcosa di straordinariamente bello che non può essere che opera di Dio. Egli ci ha fatto veramente una sola famiglia per i suoi piani”. E sui fondamenti di questo cammino di comunione spiegò: “È comune a quasi tutte [le religioni], anche se con versioni diverse, la cosiddetta Regola d’oro: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Basta questa Regola d’oro per garantire il nostro legame d’amore con ogni prossimo, e basterebbe quest’amore per comporre l’umanità in una sola famiglia”. Nel solco di quella esperienza e delle iniziative per il dialogo islamo-cristiano che nacquero in vari Paesi, l’incontro prossimo a Castel Gandolfo vuole essere un nuovo passo nel cammino verso la fraternità universale, un segno di speranza per l’umanità. “L’educazione religiosa è attenzione alla pace”, afferma Adnane Mokrani, docente alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto di studi arabi e d’islamistica (PISAI) e presidente del Cipax, che sarà presente al convegno. “In questa prospettiva non ci deve essere separazione ma solidarietà, collaborazione, unità tra gli uomini di diverse fedi che sono chiamati a lavorare insieme per il bene comune dell’umanità, a servire tutti senza distinzione”. In questo spazio aperto interverranno tra gli altri Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, il Cardinal Jean-Louis Pierre Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, Abdullah el Radwan, Responsabile del Centro Islamico Culturale d’Italia, Izzedin Elzir, Imam di Firenze e presidente UCOII, Piero Coda, Preside dell’Istituto Universitario Sophia, Mohammad Shomali, direttore del Centro islamico di Londra. Numerose le esperienze di dialogo e collaborazione feconda che saranno raccontate in questo spazio, come frammenti di unità da moltiplicare. (altro…)