25 Ago 2005 | Dialogo Interreligioso
Cari amici musulmani,
è motivo di grande gioia per me accogliervi e porgervi il mio cordiale saluto. Sono qui per incontrare i giovani venuti da ogni parte d’Europa e del mondo. I giovani sono il futuro dell’umanità e la speranza delle nazioni. Il mio amato predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, disse un giorno ai giovani musulmani riuniti nello stadio di Casablanca (Marocco): “I giovani possono costruire un futuro migliore, se pongono innanzitutto la loro fede in Dio e si impegnano poi a costruire questo mondo nuovo secondo il disegno di Dio, con saggezza e fiducia” (Insegnamenti, VIII/2, 1985, p. 500). E’ in questa prospettiva che mi rivolgo a voi, cari amici musulmani, per condividere con voi le mie speranze e mettervi a parte anche delle mie preoccupazioni in questi momenti particolarmente difficili della storia del nostro tempo. Sono certo di interpretare anche il vostro pensiero nel porre in evidenza, tra le preoccupazioni, quella che nasce dalla constatazione del dilagante fenomeno del terrorismo. Continuano a ripetersi in varie parti del mondo azioni terroristiche, che seminano morte e distruzione, gettando molti nostri fratelli e sorelle nel pianto e nella disperazione. Gli ideatori e programmatori di questi attentati mostrano di voler avvelenare i nostri rapporti, servendosi di tutti i mezzi, anche della religione, per opporsi ad ogni sforzo di convivenza pacifica, leale e serena. Il terrorismo, di qualunque matrice esso sia, è una scelta perversa e crudele, che calpesta il diritto sacrosanto alla vita e scalza le fondamenta stesse di ogni civile convivenza. Se insieme riusciremo ad estirpare dai cuori il sentimento di rancore, a contrastare ogni forma di intolleranza e ad opporci ad ogni manifestazione di violenza, freneremo l’ondata di fanatismo crudele che mette a repentaglio la vita di tante persone, ostacolando il progresso della pace nel mondo. Il compito è arduo, ma non impossibile. Il credente infatti sa di poter contare, nonostante la propria fragilità, sulla forza spirituale della preghiera. Cari amici, sono profondamente convinto che dobbiamo affermare, senza cedimenti alle pressioni negative dell’ambiente, i valori del rispetto reciproco, della solidarietà e della pace. La vita di ogni essere umano è sacra sia per i cristiani che per i musulmani. Abbiamo un grande spazio di azione in cui sentirci uniti al servizio dei fondamentali valori morali. La dignità della persona e la difesa dei diritti che da tale dignità scaturiscono devono costituire lo scopo di ogni progetto sociale e di ogni sforzo posto in essere per attuarlo. E’ questo un messaggio scandito in modo inconfondibile dalla voce sommessa ma chiara della coscienza. E’ un messaggio che occorre ascoltare e far ascoltare: se se ne spegnesse l’eco nei cuori, il mondo sarebbe esposto alle tenebre di una nuova barbarie. Solo sul riconoscimento della centralità della persona si può trovare una comune base di intesa, superando eventuali contrapposizioni culturali e neutralizzando la forza dirompente delle ideologie. Nell’incontro che ho avuto in aprile con i Delegati delle Chiese e Comunità ecclesiali e con i rappresentanti di varie Tradizioni religiose dissi: “Vi assicuro che la Chiesa vuole continuare a costruire ponti di amicizia con i seguaci di tutte le religioni, al fine di ricercare il bene autentico di ogni persona e della società nel suo insieme” (in: L’Osservatore Romano, 25 aprile 2005, p. 4). L’esperienza del passato ci insegna che il rispetto mutuo e la comprensione non hanno sempre contraddistinto i rapporti tra cristiani e musulmani. Quante pagine di storia registrano le battaglie e le guerre affrontate invocando, da una parte e dall’altra, il nome di Dio, quasi che combattere il nemico e uccidere l’avversario potesse essere cosa a Lui gradita. Il ricordo di questi tristi eventi dovrebbe riempirci di vergogna, ben sapendo quali atrocità siano state commesse nel nome della religione. Le lezioni del passato devono servirci ad evitare di ripetere gli stessi errori. Noi vogliamo ricercare le vie della riconciliazione e imparare a vivere rispettando ciascuno l’identità dell’altro. La difesa della libertà religiosa, in questo senso, è un imperativo costante e il rispetto delle minoranze un segno indiscutibile di vera civiltà. A questo proposito, è sempre opportuno richiamare quanto i Padri del Concilio Vaticano II hanno detto circa i rapporti con i musulmani. “La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce… Se nel corso dei secoli non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani, il sacrosanto Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e ad esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà” (Dichiarazione Nostra Aetate, n. 3). Voi, stimati amici, rappresentate alcune Comunità musulmane esistenti in questo Paese nel quale sono nato, ho studiato e ho vissuto una buona parte della mia vita. Proprio per questo era mio desiderio incontrarvi. Voi guidate i credenti dell’Islam e li educate nella fede musulmana. L’insegnamento è il veicolo attraverso cui si comunicano idee e convincimenti. La parola è la strada maestra nell’educazione della mente. Voi avete, pertanto, una grande responsabilità nella formazione delle nuove generazioni. Insieme, cristiani e musulmani, dobbiamo far fronte alle numerose sfide che il nostro tempo ci propone. Non c’è spazio per l’apatia e il disimpegno ed ancor meno per la parzialità e il settarismo. Non possiamo cedere alla paura né al pessimismo. Dobbiamo piuttosto coltivare l’ottimismo e la speranza. Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi ad una scelta stagionale. Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro. I giovani, provenienti da tante parti del mondo, sono qui a Colonia come testimoni viventi di solidarietà, di fratellanza e di amore. Vi auguro con tutto il cuore, cari amici musulmani, che il Dio misericordioso e compassionevole vi protegga, vi benedica e vi illumini sempre. Il Dio della pace sollevi i nostri cuori, alimenti la nostra speranza e guidi i nostri passi sulle strade del mondo. Grazie! (altro…)
4 Ago 2005 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Dalla presentazione: «Cresce la paura dell’Islam, e questa inchiesta la combatte raccontando storie di buona convivenza: oltre 150, ambientate nel nostro paese o vissute da italiani in giro per il mondo. Il libro è ispirato all’idea che la buona convivenza è frequente, ma il suo racconto è raro. La narrazione passa da eventi minimi, come un gesto o una parola occasionali di riconoscenza, a scelte di vita da parte di immigrati che hanno ricevuto aiuto e vogliono ricambiarlo. E’ frequente la scoperta di storie singolari: un tunisino che fa il sacrestano a Milano, un ingegnere di origine siriana sindaco di un paesino dell’Abruzzo, un imprenditore piemontese che ha sei dipendenti musulmani su trenta in azienda e li tratta come figli, giovani turchi e di altri paesi che studiano alla Gregoriana, una decina di immigrati islamici in contatto con il Movimento dei Focolari, famiglie osservanti che mandano i figli a scuola dalla suore o scelgono per loro l’insegnamento della religione cattolica. Vengono intervistati musulmani che lavorano alle ACLI, alla Caritas, al Centro Astalli e addirittura in Vaticano». L’inchiesta è stata condotta con la collaborazione di Ciro Fusco ed Emilio Vinciguerra e con il contributo del Servizio nazionale per il Progetto culturale della CEI. Islam – Storie italiane di buona convivenza, di Luigi Accattoli, Edizioni Dehoniane, Bologna 2004, pp. 222
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4 Ago 2005 | Dialogo Interreligioso
Roxana e Susan, la prima è medico, la seconda ingegnere: ambedue sciite iraniane, hanno conosciuto il Movimento dei Focolari nel 1990 e da molti anni collaborano con esso. Una storia singolare, la loro, così narrata da Roxana: «Quando nel nostro paese è scoppiata la rivoluzione, avevamo 12 anni e ci siamo lanciate con entusiasmo a lavorare per la pace e perché non ci fossero più poveri nella nostra società. Ma ci sentivamo piccole di fronte a problemi così grandi: anche la nostra fede vacillava e pian piano ci siamo allontanate dalle pratiche religiose e da Dio. Dopo il diploma ci siamo trasferite in Italia per continuare gli studi».
«Dopo l’incontro con i Focolari» – racconta Susan – «abbiamo scoperto un nuovo rapporto con Dio mai sperimentato. Quel Dio un tempo così lontano ora era vivo e ci accompagnava ogni momento. A poco a poco è nato in noi il desiderio di approfondire la nostra religione. Abbiamo ricominciato a pregare». Roxana descrive nel dettaglio la riscoperta dell’Islam che ne è seguita: «La nostra religione e la cultura del nostro popolo è come se si fossero illuminate di una luce nuova. Ad esempio, rileggendo alcune poesie scritte lungo i secoli, vi abbiamo trovato la presenza di Dio-Amore: quelle parole, tante volte ripetute a memoria a scuola e mai capite, ora prendevano pieno significato. Rumi, un nostro poeta, scrive in una bellissima poesia: “Con l’amore le spine si trasformano in fiori…con l’amore il dolore diventa gioia”. Un giorno ho pensato di scrivere una lettera a mio zio. Gli ho parlato di come mi sentivo amata da Dio, nonostante i problemi non mancassero. Poco tempo dopo ho ricevuto la sua risposta: scriveva che era bello sentire Dio così vicino e che anche nel Corano era scritto che Dio è dentro di noi come le vene del nostro corpo. Mi sono venute in mente le parole del Profeta (che la pace sia con lui) che tra l’altro dice: “A chi cerca di avvicinarsi a me di una spanna, lo avvicinerò di un cubito; e a chi si avvicinerà di un cubito, io mi avvicinerò di due braccia, se qualcuno cammina verso di me, io correrò verso di lui”. Mi sembrava di aver solo camminato verso Dio e lui è corso verso di me, riempiendomi della sua gioia e pienezza». Tratto da: Islam – Storie italiane di buona convivenza, di Luigi Accattoli, Edizioni Devoniane, Bologna 2004, pp. 222 (altro…)
4 Ago 2005 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Livio non solo ha sei lavoratori musulmani, su un totale di trenta – nella sua azienda che croma e rama marmitte, componenti di auto e moto, telai di carrozzelle per disabili – ma è anche animatore di un “Gruppo degli amici di Marene (CN) e dintorni” ispirato alla «regola d’oro» del Vangelo: “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te” (Lc 6,31). Da quel gruppo, che comprende anche musulmani e non credenti, è nato, come per gemmazione, un altro gruppo completamente autonomo, composto tutto di senegalesi, che ha aderenti in Senegal e in Piemonte. I due gruppi collaborano e – dice Livio – «da cosa nasce cosa». Ascoltiamolo:
«La nostra avventura ha meno di dieci anni. Nel 1995 ho partecipato a un convegno focolarino a Loppiano, aperto ad amici di “convinzioni diverse”, dove ho ascoltato la proposta dell’arte cristiana di amare, come un ideale da proporre a tutti. Tornato a casa ho detto a mia moglie, che volevo fare un’esperienza diversa, che mai avevo tentato in vita: quella dell’amore disinteressato. E ora la stiamo facendo, con l’aiuto dei quattro figli. «Il gruppo nasce nel 1997. C’è un locale che abbiamo adattato a questo scopo e lì ci si vede tutte le settimane. Vengono persone di ogni età, colore e fede. Familiari, vicini, parenti, amici e dipendenti. Uno tira l’altro. Ci ritroviamo per ascoltarci, aiutarci e aiutare. «I musulmani sono arrivati così: il primo lo conoscemmo in una situazione di bisogno e decidemmo di assumerlo approfittando di una commessa più grossa del solito. Lo abbiamo aiutato anche a trovare alloggio, si è inserito bene nell’azienda e ci ha fatto conoscere altri suoi amici. Attraverso i senegalesi che lavorano da noi, abbiamo appreso che tanti immigrati africani di questa zona provenivano da una regione del Senegal. Uno di loro, con la moglie e i figli, è nostro amico, ed è stato lui a proporre il nostro ideale nel suo paese. Lui e i suoi amici dicono sempre che quando sono da noi si sentono in famiglia». Tratto da: Islam – Storie italiane di buona convivenza, di Luigi Accattoli, Edizioni Devoniane, Bologna 2004, pp. 222 (altro…)
4 Ago 2005 | Dialogo Interreligioso
Chiara Lubich alle prese con l’Islam
Presidente, seimila musulmani partecipano alle attività, anzi fanno parte – se ho capito bene – dei Focolari: non teme che il suo Movimento possa subirne un’ influenza non controllabile? «Non penso. La partecipazione alle attività del Movimento, soprattutto il farne parte in vari modi, non sono un’improvvisazione. Essi chiedono un serio tirocinio di vita, una forte condivisione di obiettivi attenta e partecipata. Ciò viene a creare tra i membri del Movimento, al di là delle differenze, una profonda unità spirituale, radicata su grandi e reali valori sinceramente condivisi. Unità che non cancella le differenze ma ne fa, al contrario, elementi di arricchimento reciproco e – non sembri un paradosso – un’apertura a una più profonda comprensione delle ricchezze degli altri ed anche delle proprie». A giudicare dal numero di musulmani coinvolti nelle vostre iniziative, si direbbe che l’Islam costituisca oggi – per voi – un interlocutore privilegiato, rispetto ad ogni altra religione … «Non direi. Numerosi sono anche gli ebrei con i quali intratteniamo rapporti vivissimi e cordiali. Abbiamo, poi, molti interlocutori nel mondo indù e nel mondo Buddista soprattutto nella Thailandia e in Giappone – si pensi, per quest’ultimo, alla grande amicizia spirituale con il vastissimo movimento della Rissho Kosei-kai. E non voglio dimenticare i numerosissimi partecipanti allo spirito e alle attività del movimento in Africa, nelle religioni tradizionali: sono coinvolti interi gruppi tribali, come nel Camerun. I contatti con queste realtà spirituali e culturali avvengono a vari livelli: penso alla condivisione della vita quotidiana nei suoi aspetti concreti, dolori e gioie, mettendo in comune i beni spirituali e spartendo i beni materiali; penso agli incontri di esperti intorno alle verità di cui ciascuno è portatore, per meglio conoscersi e conoscere le ricchezze che Dio semina nelle culture dell’uomo. A questo proposito, nel mese di Aprile avremo, presso il Nostro Centro internazionale di Castelgandolfo (RM), due simposi rispettivamente con intellettuali indù (con questi è già il secondo che realizziamo) e Buddisti. Successivamente lo avremo con un gruppo di ebrei». Forse lo spirito dei Focolari è il più mite tra gli spiriti che soffiano nella grande famiglia cattolica: come mai i più miti sono andati a scegliersi l’interlocutore più aggressivo? «Quanto alla mitezza del Movimento, mi sembra giusto precisare che essa non è facile arrendevolezza o irenismo, ma obbedienza ad una delle beatitudini evangeliche: questa mitezza, perché carità e non sentimento, è anche forza. Non siamo stati noi, del resto, a sceglierci gli interlocutori. Noi diciamo: è stato Dio a porli davanti al nostro cammino. Rispetto poi all’aggressività in generale, mi sembra che non si debba dimenticare la violenza di cui noi cristiani siamo stati portatori, e della quale Giovanni Paolo II continua a chiedere perdono. Quanto poi all’aggressività dell’Islam, penso che non si debba in alcun modo generalizzare. Conosciamo musulmani fortemente amanti della pace, persone di squisita e autentica vita spirituale, capacissimi di dialogo. E proprio essi ci fanno cogliere l’Islam in una luce diversa da quella nella quale, troppo spesso e superficialmente, esso è percepito. C’è poi un altro punto da tenere presente: la mitezza in uno dei due interlocutori, prima o poi apre alla mitezza l’altro». In una lettera del 1980 ai Focolarini, lei dava questa consegna: «Se nelle vostre città v’è una moschea o una sinagoga o qualche altro luogo di culto non cristiano, sappiate che lì è il vostro posto». Ripeterebbe quella indicazione, dopo aver udito le parole violente che vengono dalle moschee? «La sento più che mai attuale. Essa è, nella sostanza, una risposta all’invito di Gesù di farsi tutto a tutti. D’altra parte, non penso che si possa dire che da tutte le moschee risuonano parole di violenza. Inoltre, è nostra esperienza che se queste parole sono accolte da spiriti amanti della pace, spesso possono essere dimensionate, e ritornare a chi le pronuncia liberate proprio dalla violenza, sino a far cambiar d’animo chi le ha dette». In Pakistan avete edificato addirittura una cittadella islamico-cristiana, a Dalwal, fra Lahore e Islamabad: sopravvivrà alla fiammata anti-cristiana che oggi furoreggia in quel Paese? «Lo spero. Il futuro, comunque, è nelle mani di Dio. A noi interessa, vivendo il momento presente, gettare semi di fraternità e di pace. E se qualche volta questi semi devono morire, questo è insegnamento evangelico e, secondo le parole di Gesù, proprio per questo potranno dare frutti di vita che non passa». Avete avuto critiche esterne o dissensi interni – dopo l’11 settembre – per la lettera mensile in lingua araba, redatta da una teologa iraniana, che accosta brani del Corano e del Vangelo? «Nessun dissenso o critica, che io sappia. Anzi notiamo un aumento di richieste, ed un’offerta di partecipazione a questo tipo di lavoro da parte di altri esperti musulmani». Luigi Accattoli Intervista pubblicata sul Corriere della Sera, 13.02.2004 (altro…)