10 Nov 2014 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Ragazzi di Cagliari, Pisa, Treviso, Prato, Macerata, Torino, Mantova, Pescara, Roma e provincia, hanno messo in campo tempo, distanze, energie per costruire questo appuntamento dal titolo stimolante e coinvolgente: “Democrazia di tutti: capovolgere la piramide”. Dopo aver vissuto, il 4 ottobre scorso, il ricco e variegato programma comune dell’edizione di LoppianoLab 2014, che affrontava – fra l’altro – alcune delle più urgenti tematiche dell’attualità italiana, il seminario è continuato il 5 ottobre, presso l’Aula magna dell’Istituto Universitario Sophia (IUS). Il metodo è stato quello che guida ogni attività delle Scuole, sia che si tratti di lezioni teoriche sia che si articoli in attività laboratoriali nei vari territori: rispetto, ascolto, condivisione, per fare innanzitutto una vera esperienza di fraternità e scoprirne poi la validità e la dignità di paradigma politico ad ogni livello. Una carrellata di vita, di impegni, di progetti, di esigenze di una politica davvero nuova che già si intravede nelle esperienze di amministratori (due di loro del Nord e Centro Italia hanno dato il loro incoraggiante contri buto), di cittadini consapevoli, di giovani interessati e protagonisti, anche laddove si offra la possibilità di candidarsi a compiti di rappresentanza nelle istituzioni, di adulti che con generosità si rendono disponibili ad affiancare i giovani nella loro ricerca.
A emblema dei diversi interventi, ricchi e vari nella loro freschezza, proponiamo un brain storming che i giovani della Scuola di Torino hanno offerto ai presenti; parole sintesi di vari aspetti della Scuola commentati da loro stessi. Sovranità – «Partecipare» significa ese rcitare collettivamente la propria quota di sovranità, in modo non violento, costruttivo e consapevole. (Chiara Andena) Dovere – Il dovere di «partecipare» per andare oltre: la crisi, il disfattismo, oltre all’immobilismo e, soprattutto, alla rinuncia di lottare, di darsi per vinti. (Matteo Dematteis) Crescita e volontà – Il confronto tra vedute differenti, esperienze di vita, bagagli culturali, permettono un arricchimento personale indispensabile per la formazione dell’individuo; il tutto correlato dalla volontà: forza che sospinge a ricercare sempre nuove prospettive. (Katia Follina) Scoperta – Se guardo il mondo dal mio punto di vista ho tre dimensioni, se guardo con gli occhi degli altri ne ho infinite. (Marco Titli)
Competenza – «Partecipare», per me, significa mettersi all’opera, ciascuno secondo le proprie inclinazioni, i propri interessi e le proprie conoscenze. Ma «partecipare insieme» significa integrare i talenti di ciascuno per rendere le prospettive più ampie e più includenti nell’ottica della fraternità. (Federica Mensio) Coappartenenza – Renderci conto di far parte di un insieme più grande ci responsabilizza. Questa presa di coscienza ci rende collettivamente attivi e in grado di lasciare un’impronta positiva. (Paolo Cataldi) Speranza – Scoprire che un giovane impegnato in politica con un orientamento completamente diverso dal mio può vivere e spendersi per gli stessi ideali, non solo mi ha donato la speranza per un presente ed un futuro migliore, ma mi ha ricordato che non bisogna mai chiudere le porte al dialogo, nonostante i punti di vista differenti. (Elena Destefanis) Lotta e resistenza – La «partecipazione» è una forma di lotta non violenta dove l’ascolto reciproco, la condivisione dei propri pensieri e delle proprie idee, in modo libero, senza pregiudizi, sono le armi di costruzione di massa. (Matteo Bracco) (altro…)
18 Nov 2011 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Un “laboratorio politico”, così si auto definisce il Movimento politico per l’unità che ha le sue radici nella storia e nel carisma dell’unità di Chiara Lubich. In questo momento cruciale che attraversa l’Italia, si somma alle tante voci che vogliono esprimere l’impegno ed il sostegno al nuovo governo: «Il Movimento politico per l’unità esprime vivo apprezzamento per il clima positivo, seppur di emergenza e gravità, che ha rivelato alto senso di responsabilità da parte di tutte le Istituzioni, nel quale si è giunti alla costituzione del nuovo governo. Nello spirito della ricerca del dialogo costruttivo tra tutte le forze politiche che anima la propria azione, il Mppu auspica che la nascita della nuova compagine governativa, anche grazie alla presenza al suo interno di personalità di altissimo profilo professionale, culturale ed internazionale, contribuisca ad aprire una nuova stagione che preluda ad un rinnovato e proficuo confronto/incontro tra le forze politiche, le istituzioni e le forze sociali. In questo quadro, si augura che il nuovo Governo abbia il sostegno necessario del Parlamento e delle forze politiche, per raggiungere l’obiettivo del risanamento della situazione economica e finanziaria del Paese, fornendo le risposte attese dall’Unione, ed avviare una fase di innovazione e sviluppo che possa contribuire ad accelerare il percorso verso nuove scelte di coesione europea. Auspica, altresì, che il Parlamento, in un contesto politico e sociale rasserenato e unitario, colga l’occasione anche per porre mano, con convinzione ed in modo condiviso, alle urgenti riforme istituzionali che la società reclama, a partire da quella del sistema elettorale. Nell’esprimere i migliori auguri di proficuo lavoro al presidente del Consiglio Mario Monti e al governo, il Mppu manifesta, infine, un vivo ringraziamento al Capo dello Stato Giorgio Napolitano per la conduzione rigorosa e autorevole del particolare momento di crisi e per la positiva soluzione adottata.» Per concorrere ad approfondire il dibattito in corso, il Mppu torna inoltre ad offrire il documento “Per una riflessione sulle riforme istituzionali”, redatto all’inizio di settembre. Perché, dicono, “Il nuovo governo non dovrà occuparsi solo di risanamento finanziario e di crescita economia”, ma “dovrà porre mano ad alcune riforme istituzionali urgenti, a partire dalla legge elettorale”. Leggi ancora:
15 Giu 2011 | Centro internazionale, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Vedi tutti gli interventi su video (WebTV Camera Deputati)

Maria Voce presenta la figura di Igino Giordani
Il convegno del 14 giugno è stato promosso dalla Presidenza della Camera per ricordare la figura di Igino Giordani (1884-1980). Personalità poliedrica del Novecento, deputato alla Camera del Parlamento Italiano dal 1946 al 1953, scrittore, giornalista, ecumenista e patrologo, Igino Giordani ha lasciato tracce profonde ed ha aperto prospettive profetiche a livello culturale, politico, ecclesiale, sociale. Ha presieduto i lavori il Presidente della Camera Gianfranco Fini. Tra gli interventi, Alberto Lo Presti, Direttore del Centro Igino Giordani, che ha presentato la figura politica e l’azione parlamentare di Igino Giordani; parlamentari e giovani, italiani e di altri Paesi, a testimonianza dell’influsso del pensiero e dell’azione di Giordani, e Maria Voce, il cui discorso riportiamo qui integralmente.
«Ringrazio l’Onorevole Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, di darmi l’occasione di rivolgere un saluto in questo convegno su Igino Giordani, uno dei padri costituenti della Repubblica e che noi consideriamo un confondatore del Movimento dei Focolari, che oggi qui io rappresento. Rivolgo inoltre il mio personale saluto a tutti gli Onorevoli Senatori e Deputati presenti, alle autorità qui convenute, a tutti i partecipanti a questo incontro.
Era il 17 settembre del 1948 quando proprio qui, alla Camera dei Deputati, Igino Giordani ricevette Chiara Lubich, una giovane di 28 anni di Trento, accompagnata da alcuni religiosi. Per Giordani si trattò di un incontro tanto inaspettato quanto straordinario. Da quel momento egli non fu più lo stesso.
Cosa disse Chiara Lubich, quali parole usò per entrare così in profondità dentro l’anima dell’eclettico politico di allora?
Qualcosa sappiamo. Infatti, alla fine del colloquio l’On. Giordani, assai colpito da quanto ascoltato, invitò Chiara a mettere per iscritto quanto gli aveva appena detto, per pubblicarlo poi in una rivista che dirigeva. Il mese successivo uscì l’articolo, che inizia con la narrazione di come nacque l’ideale dell’unità, sotto le bombe:
“Erano i tempi di guerra. Tutto crollava di fronte a noi, giovanette, attaccate ai nostri sogni per l’avvenire: case, scuole, persone care, carriere.[…] Fu da quella devastazione completa e molteplice di tutto ciò che formava l’oggetto del nostro povero cuore, che nacque il nostro ideale. […] Noi sentivamo che un solo ideale era vero, immortale: Dio. Di fronte al crollo provocato dall’odio, vivissimo apparve alla nostra mente giovanetta colui che non muore. E lo vedemmo e lo amammo nella sua essenza: «Deus caritas est»…”
«Erano i tempi di guerra…» Igino Giordani poteva dirsi un sicuro esperto sull’argomento. La guerra l’aveva vissuta in prima persona, nelle trincee del Primo conflitto mondiale, conoscendo le atrocità dei massacri e rimanendo lui stesso gravemente ferito. Era un esperto dell’assurdità di ogni conflitto armato e si era fatto un nome nella cultura italiana come vero difensore della pace.
Ma le parole di Chiara non avevano per tema l’orrore della guerra. Chiara raccontò di come anni prima, nella sua Trento bombardata, sommersa dalle macerie, intravide un ideale inscalfibile: Dio. Egli si rivelò ai suoi occhi non come una speranza ultima, un desiderio remoto, ma come amore circolante fra tutti, fuoco che andava custodito e alimentato dall’amore reciproco, in grado di realizzare la promessa di Gesù: «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18, 20).
Non si fa fatica a credere che l’On. Giordani rimase colpito. Ai suoi occhi si stava rivelando un Vangelo vivo. Quel Gesù che Chiara gli stava mostrando entrava nella storia degli uomini come amore, e guidava l’umanità verso la fraternità universale, verso l’unità. Nella sua autobiografia, ricordando quell’incontro, Giordani ci svela l’emozione provata:
“Quando ella ebbe finito di parlare, io ero preso in un’atmosfera incantata […]; e avrei desiderato che quella voce continuasse. Era la voce che, senza rendermene conto, avevo atteso. Essa metteva la santità a portata di tutti: toglieva via i cancelli che separano il mondo laicale dalla vita mistica. […] Avvicinava Dio: lo faceva sentire Padre, fratello, amico, presente all’umanità.”
In Chiara e nelle sue prime compagne era evidente che un ideale vasto quanto l’unità avrebbe dovuto abbracciare tutto il mondo. Ma come avrebbe potuto un gruppo di ragazze giovanissime arrivare a tutta l’umanità?
Chissà se Giordani questa domanda allora se la pose! Di sicuro oggi sappiamo dalle stesse parole di Chiara che l’incontro con Igino Giordani fu per lei l’incontro con quell’umanità. L’ideale dell’unità di Chiara Lubich e delle sue prime compagne era fatto per tutti e per tutte le realtà umane, e Giordani stava lì a testimoniarlo.
Oggi la trama di tale disegno è visibile. Il Movimento dei Focolari è presente in più di 180 paesi del mondo, e conta più di due milioni di aderenti e simpatizzanti di estrazione sociale e riferimenti culturali i più differenti.
Sono appena tornata da un viaggio in Europa orientale, dove le comunità dei focolari sono presenti fin dal 1961, quando i primi membri superarono la cortina di ferro, armati solo dell’amore scambievole e della carità verso chiunque, senza distinzioni. Il loro operare nel silenzio, fin da quegli anni, ha contribuito al superamento delle barriere ideologiche, ha sostenuto l’impegno per ricostruire quelle società oppresse, e anima oggi numerosi progetti rivolti al bene comune.
Lo scorso maggio in Brasile si è tenuta l’Assemblea mondiale dell’Economia di Comunione, a 20 anni dall’intuizione profetica che Chiara ebbe, quando arrivando a San Paolo nel 1991 e sorvolando la città, vide i grattacieli e la “corona di spine” delle favelas che la circondavano e sentì la spinta a fare qualcosa per cambiare il sistema di sviluppo, per cercare una via nuova che non fosse né il capitalismo né il comunismo. Oggi l’Economia di Comunione coinvolge oltre 800 aziende che liberamente mettono in comune gli utili per promuovere i poveri e formare imprenditori ed economisti ad una nuova prassi economica ed è riconosciuta e studiata come una vera dottrina economica.
Le molteplici iniziative che vedono oggi impegnato il Movimento dei Focolari in tutti gli angoli del mondo e in tutti i campi dell’attività umana erano in un certo senso profeticamente presenti in quell’originario momento in cui Chiara Lubich e Igino Giordani si incontrarono qui a Montecitorio.
Fin da allora il Movimento si mise subito anche al servizio della politica. Attrasse in quegli anni tanti deputati e senatori – alcuni dei quali sono stati menzionati dal precedente audiovideo – e le scelte compiute, come abbiamo potuto sentire, furono coraggiose.
Oggi questa è la proposta del Movimento Politico per l’Unità, voluto e fondato da Chiara Lubich nel 1996, insieme ad alcuni parlamentari e politici ai diversi livelli istituzionali, che vede il coinvolgimento – in Corea come in Argentina e in altre nazioni – di amministratori locali, funzionari, studiosi di politica, e tanti giovani impegnati nelle scuole di partecipazione. Esso è animato da un amore politico che guida scelte, comportamenti, leggi, azioni diplomatiche, facendo intravedere una nuova modalità di lavoro delle assemblee amministrative, legislative fino agli organismi internazionali.
È ispirato dal principio di fraternità, principio cardine del pensiero politico moderno. Come è noto, esso è stato alla base dei progetti politici più importanti della storia moderna e contemporanea: da ideale guida della Rivoluzione francese (pensiamo al trittico liberté égalité fraternité) alla fondazione del socialismo utopico, dal marxismo al nazionalismo patriottico. È stato però interpretato in modo non inclusivo, ma esclusivo, cioè considerando la fraternità come un rapporto di valore che riguardava qualcuno (una classe sociale, un ceto economico, un popolo), in antagonismo con qualcun altro.
Si tratta dunque di un principio politico ancora poco esplorato nella sua dimensione universale, e questo intende fare il Movimento Politico per l’Unità: declinare il principio della fraternità universale perché la politica ritrovi in esso una nuova fondazione che la renda all’altezza dei tempi, capace di assolvere il suo ruolo di costruttrice di pace, giustizia, libertà, per l’intera comunità umana. La fraternità, inoltre, illumina il fine ultimo della politica, che è una pace compiuta fino all’unità dell’intera famiglia umana: unità nelle più piccole comunità politiche come nell’intero consesso internazionale. Così, il principio di fraternità ha trovato una misura nell’«amare la patria altrui come la propria», espressione coniata da Chiara Lubich e che fin dai primi tempi costituisce un paradigma di universalità. Essa è capace di esprimere la vocazione della politica come amore rivolto indistintamente verso tutti, perché ogni persona e ogni realtà sociale è “candidata all’unità” con l’altra ed ogni popolo è chiamato a concorrere ad un mondo più unito.
E nel richiamare oggi, in questa prestigiosa sede del Parlamento italiano queste che sono alcune linee del Movimento politico per l’unità, avvertiamo ancora la grande attualità di un altro invito rivolto da Chiara proprio ai parlamentari italiani nel dicembre del 2000 a San Macuto. Un invito, un paradosso plausibile, a stringere tra tutte le parti – al di là di ogni differenza – un patto di fraternità per l’Italia, perché il bene del Paese ha bisogno dell’opera di tutti.
«La fraternità offre possibilità sorprendenti – disse ancora Chiara ai parlamentari – consente, ad esempio, di comprendere e far proprio anche il punto di vista dell’altro, così che nessun interesse, nessuna esigenza rimangano estranei; […] consente di tenere insieme e valorizzare esperienze umane che rischiano, altrimenti, di svilupparsi in conflitti insanabili come le ferite ancora aperte della questione meridionale e le nuove legittime esigenze del Nord; […] consente inoltre di immettere nuovi principi nel lavoro politico quotidiano, in modo che non si governi mai contro qualcuno o essendo l’espressione solo di una parte del Paese».
A questo e a molte altre sfide ancora, in campo politico e della società intera, condusse quell’incontro tra Chiara Lubich e Igino Giordani, un deputato che da Montecitorio seppe raccogliere quell’invito a dilatare l’anima e l’azione per costruire l’unità in tutto il mondo.
A rafforzare la comune tensione a lavorare oggi per l’unità del nostro Paese e oltre, ci auguriamo, desideriamo, che ci spinga l’incontro odierno. Grazie».
Maria Voce
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29 Mar 2011 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Un nutrito gruppo di giovani che si ritrova un sabato mattina per discutere di politica. Può apparire inusuale, ma è accaduto sabato 12 marzo, a Manaus, la laboriosa capitale dello Stato dell’Amazonas, sul Rio delle Amazzoni, una delle città più importanti del nord del Brasile. Terra ricca di bellezze naturali e di folklore, è il punto di partenza per scoprire il favoloso mondo amazzonico brasiliano. Sono le 9 del mattino e il Fórum Hehoch Reis ospita la lezione inaugurale del secondo ciclo della Escola Civita, un originale percorso formativo biennale, promosso dal Movimento politico per l’unità in Brasile e rivolto a giovani fra i 19 e i 29 anni per l’acquisizione di una cittadinanza responsabile ed un approccio consapevole alla vita pubblica. Gli studenti partecipanti non fanno riferimento ad un credo religioso specifico né ad alcun partito politico. Attese esigenti le loro: per una studentessa, Itagiçara Jacauna, “questo spazio formativo offre l’opportunità per conoscere meglio la politica locale”, e per un altro studente, Vitor Kaleb, “vorrei capire quale sarà la proposta politica per le nuove generazioni e spero fortemente in un grande mutamento degli attuali scenari”.
Dieci professori di aree specifiche, quattro tutors e oltre 20 studenti: questa la consistenza della nuova comunità di apprendimento che ha preso l’avvio a Manaus. Fra i docenti, anche alcuni politici, come il deputato statale José Ricardo e l’ambasciatrice Socorro Guedes. All’evento erano presenti, accanto al presidente nazionale del Mppu del Brasile, Sergio Previdi, il vescovo mons. Mario, il vice rettore dell’Università Federale dell’Amazzonia, Hedinaldo Lima, politici, professionisti, ed anche gli ex alunni del precedente ciclo della Escola Civita (avviato nel 2007, e che aveva visto la partecipazione di 25 studenti). La Escola Civita di Manaus è una delle 11 presenti in 10 Stati del Brasile, che contano in tutto più di 100 partecipanti. Il programma include moduli formativi, progetti di azione locale e seminari, nei quali vengono approfonditi temi inerenti la realtà socio-politica brasiliana e geo-politica latino-americana. Il corso si terrà con frequenza settimanale presso l’Università Federale dell’Amazzonia in Adrianópolis. Presenti in vari paesi del mondo (Argentina, Corea, Italia), queste scuole del Mppu, rispettose del contesto socio-politico-culturale in cui sono inserite, mirano ad un obiettivo comune: approfondire e praticare una politica intesa come servizio all’unità della famiglia umana. (altro…)