23 Mar 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Senza categoria
Di fronte alla situazione sempre più insostenibile di conflitto armato diffuso, ampie frange della società civile continuano a far rumore per frenare l’azione dei governi che sostengono con le loro scelte il traffico delle armi, individuata come una delle cause che impediscono la soluzione dei conflitti. Su questo tema è da tempo impegnato anche il Movimento dei Focolari in Italia, che attraverso la rivista Città Nuova e il Movimento politico per l’Unità, in particolare con le sue scuole di partecipazione politica, continuano a smascherare il coinvolgimento dell’Italia nella produzione bellica. Il Paese, infatti, sede di basi militari strategiche, continua a produrre armi di alta tecnologia che arrivano anche nei Paesi del Medio Oriente, come riportato da Città Nuova. Dai porti della Sardegna transitano bombe destinate all’Arabia Saudita, Paese interessato al conflitto siriano e alla guida di una coalizione impegnata nella guerra in Yemen, con migliaia di vittime, condannata dall’Onu.
Cosa fare allora? Il lavoro di un anno, accompagnato da esperti di geopolitica internazionale, ha portato alla stesura di un appello dalle richieste concrete, presentato ai deputati e senatori disponibili: • Il rispetto della legge 185/90, sul «controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento». In particolare si chiede di interrompere l’esportazione e il transito sul territorio nazionale di armi dirette a Paesi in conflitto o che stanno commettendo gravi violazioni dei diritti umani. • Lo stanziamento di fondi per la riconversione a fini civili dell’industria bellica, con riferimento a quanto stabilito nell’art. 1 comma 3 della legge 185/90. • La trasparenza e il controllo delle transazioni bancarie relative ad importazioni, esportazioni e transito di armamenti. A queste si aggiungono anche la richiesta dell’inserimento nell’agenda politica dei temi dell’integrazione e dell’accoglienza, e dell’investimento di maggiori risorse nella cooperazione internazionale. I giovani promotori dell’incontro del 16 marzo sono ben consapevoli dei poteri in gioco e dell’apparente giudizio, anche benevolo, di ingenuità che accompagna le loro istanze, ma, come dicono, «riteniamo di avere una responsabilità, dovuta proprio agli ideali che ci muovono, e quindi non possiamo tacere né guardare passivi la realtà che ci circonda. Lavoriamo nel nostro quotidiano per costruire la fraternità e da qui partiamo per interpellare i governanti». La riflessione in Parlamento è stata arricchita dal contributo di Pasquale Ferrara, diplomatico e docente universitario di relazioni internazionali, di Shahrzad Houshmand, teologa islamica che insegna alla Pontificia università gregoriana, del direttore di Città Nuova Michele Zanzucchi, e del professor Maurizio Simoncelli, cofondatore dell’Istituto di ricerche internazionali archivio disarmo.
Alle radici c’è la spiritualità di Chiara Lubich, che ancora nella sua Trento ha visto gli orrori della seconda guerra mondiale, e che in tutta la sua vita, attraverso il dialogo con persone di fedi e culture diverse, ha gettato semi di una convivenza pacifica. Chiara, appena 28enne, aveva messo piede nel Parlamento italiano per incontrare Igino Giordani, nel 1948. «L’augurio è che i giovani possano incidere sull’agenda politica, come abitanti del presente e del futuro» dichiara Silvio Minnetti, presidente del Movimento politico per l’Unità in Italia (MPPU). «I giovani ci pongono delle domande, provocatorie, esigenti, e chi è sul campo politico vuole accoglierle, impegnandosi in prima persona nelle proprie scelte di voto, ma anche avviando una riflessione seria per dare concretezza alle risposte». Per incidere ancor di più sull’agenda politica, l’MPPU Italia ha in programma di organizzare a Montecitorio nei prossimi mesi, un Laboratorio di ascolto reciproco e condivisione sull’appello dei giovani, con la partecipazione di parlamentari, esperti, giovani e rappresentanti del Governo. Leggi anche: Non possiamo tacere davanti alla guerra Costruire la pace, ogni giorno (testo dell’appello) Produzione di armi. Una questione di coscienza Armi, utopia e principio di realtà (altro…)
21 Mar 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
Sabato 14 marzo. Il “Salão dos Atos” immerso nel verde del Parque Barigui di Curitiba, era affollato da deputati federali, statali, sindaci, assessori, funzionari pubblici, giovani e accademici giunti dall’Amazzonia, dal Nordest, Brasilia e da altre città del Brasile. In quella sala sono risuonate parole insolite: la politica presentata come «“l’amore degli amori”che conferisce agli amministratori pubblici di fare progetti capaci di rispondere alle esigenze della comunità e ai cittadini di realizzare le proprie aspirazioni». È stato ricordato che «il potere conferisce la forza, ma è l’amore che dà autorità». Molte volte è stata ripetuta la parola “fraternità”, non solo quale principio etico della politica, ma come “la sua sostanza”. Sono questi i punti centrali del pensiero di Chiara Lubich, che Maria Voce, presidente dei Focolari, ha citato nel suo messaggio e che sono stati approfonditi nei vari interventi. Questa visione della politica che Chiara stessa aveva proposto, anni fa, nei parlamenti di vari Paesi, oggi è apparsa come una luce nel tunnel della crisi che attraversa il Brasile. Ha risvegliato nuova speranza, perché molti sono stati i testimoni che ne hanno mostrato l’attuazione, non solo in Brasile, ma anche in altri Paesi. Un panorama innovativo, presentato nel video-documentario all’inizio dell’evento promosso dal Movimento Politico per l’Unità (MPPU) espressione dei Focolari, nel 7° anniversario della sua morte. L’incontro ha avuto luogo in concomitanza di due manifestazioni popolari di segno opposto e molti degli interventi hanno evidenziato la crisi politica, economica ed etica, sottolineando la crescente mancanza di fiducia nelle istituzioni. «Noi siamo qui come mediatori, chiamati a cambiare questa situazione attraverso il dialogo e la fraternità», ha detto Sergio Previdi, presidente nazionale del MPPU.
«Questa è una grande sfida. La democrazia non è solo un fatto tecnico, ha bisogno di un’anima. Dobbiamo ripensare la politica per poterla riumanizzare», ha affermato Gustavo Fruet, sindaco di Curitiba. Ed ha citato l’innovativa cultura politica espressa da Chiara, dalla quale trae ispirazione il programma 2010-2030 per far di Curitiba “una città innovatrice globale”, già riconosciuta quale modello di pianificazione sostentabile e come “città della fraternità». Molti gli interventi di deputati e assessori di diversi partiti che cercano, non senza fatica, di attuare una politica contro-corrente che hanno testimoniato come attingono dal MPPU “nuova forza e nuovo impegno”. «Fraternità significa attuare una strategia di unità, cercare il dialogo tra maggioranza e opposizione, tra istituzioni e società, nella comune ricerca del bene comune», ha affermato il sindaco di Sorocaba, Antonio Carlo Pannunzio. Julio Carneiro del MPPU Brasile, ha citato le cittadelle fondate da Chiara Lubich (oggi più di 20) quali bozzetti-modello di città, per testimoniare l’incidenza della fraternità nella convivenza civile. «Una nuova cultura politica richiede uomini nuovi», ha affermato il prof. Marconi Aurélio Silva, evidenziando l’urgenza della formazione dei giovani alla cittadinanza attiva, basata sulla fraternità: «essendo noi per natura esseri relazionali e non individui isolati». Ed ha parlato dei molti frutti della Scuola Civitas in molti stati del Brasile e del mondo. Para saperne di più: www.mppu.org.br – www.focolares.org.br (altro…)
14 Mar 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

Margarita Stolbizer
L’America Latina è fatta di unità e di diversità e ciò che la rende forte è il suo percorso verso l’integrazione. È un disegno, senza dubbio, non ancora raggiunto con una comune-unità di sentimenti, emozioni, legami di fraternità, tutti basati su una storia condivisa. È questa la visione profetica che Chiara Lubich ha intuito su questa regione del mondo ed è verso questa visione che faticosamente camminiamo. Le democrazie in America Latina, anche se si sono poco a poco consolidate grazie ai processi di democratizzazione post-dittatoriali e di integrazione regionale, non hanno seguito, in quanto a qualità, una linea di miglioramento progressivo. L’America Latina deve affrontare un futuro incerto e complesso. La crescita economica degli ultimi anni, non è riuscita a sradicare completamente la povertà, né ha intaccato la disuguaglianza sociale e l’insicurezza. Ed è qui che si fa evidente lo stretto legame tra la politica e l’idea di fraternità. L’idea di fraternità, soprattutto nella testimonianza e nelle parole di Chiara Lubich, ha a che fare con due elementi centrali della politica. Il primo è l’idea di politica come progetto collettivo dell’America Latina che vada oltre le nostre individualità, che implica un gesto di comunione, un atto di fraternità, perché consiste nel riconoscimento dell’altro, nel rispetto della diversità. Ed è il dialogo lo strumento principale per la sua costruzione. 
Cristina Calvo
Il secondo elemento è la prospettiva a medio termine. L’idea di lavorare per azioni di cui forse non se ne vedrà mai il frutto, è il più grande gesto di grandezza della politica. Chiara Lubich ha dato vita, non solo in America Latina ma in tutto il mondo, a numerose iniziative in quattro ambiti: lo Stato, le organizzazioni sociali, il settore privato e quello della conoscenza. L’accesso ai diritti fondamentali, all’educazione e al lavoro, sono stati e devono tornare ad essere le colonne portanti della costruzione di un’identità nazionale. Le istituzioni vanno recuperate non come edifici, ma come ambiti in cui si garantiscono i diritti delle persone e si rende operativo l’esercizio di quegli stessi diritti, affinché si possano realmente esercitare e non rimanere una questione di declamazioni retoriche. Il contributo di Chiara Lubich ha messo in evidenza anche la dimensione etica della politica che ha a che fare con la trasparenza e legata direttamente all’idea della fraternità: l’etica ci permette di indignarci allo stesso modo davanti alla corruzione e davanti alla povertà e alla diseguaglianza. Siamo certi che l’America Latina, dal punto di vista della politica, deve recuperare un modello e un progetto di sviluppo economico produttivo basato sull’inclusione sociale, che garantisca l’accesso ai diritti umani nella loro integralità e generi e sostenga condizioni di vita degne. Abbiamo bisogno di recuperare una leadership affidabile, prevedibile, esemplare. Soprattutto sottolineiamo l’idea dell’esemplarità che non disciplina né con il denaro né comprando le volontà, ma che lo fa invece con la propria condotta. Un’esemplarità che non può essere solo individuale, deve altresì costruire leadership collettive, partecipative. Non esiste un progetto di sviluppo che non definisca come prioritaria la soluzione della condizione dei settori maggiormente vulnerabili, dei settori più poveri. Bisogna anche recuperare l’idea della fraternità come valore legato alle priorità dell’agenda pubblica. È imperativo recuperare una politica di convinzioni. Questo implica accettare la diversità. In Argentina e nel resto dell’America Latina abbiamo bisogno di recuperare la fiducia e innanzitutto una cultura di valori, di valori etici incarnati nella prassi e nel pensiero politico. E qui ritroviamo i principi e la testimonianza di vita per cui stiamo oggi celebrando Chiara Lubich. Per l’America Latina, Chiara coniuga carisma, sapere, leadership, azione e destino. In quel destino, in quell’impegno, ci siamo noi. Di Margarita Stolbizer (1) e Cristina Calvo (2) (1) Avvocato argentina, deputato nazionale, presidente del Partito Generazione per l’Incontro Nazionale – GEN e candidata del centro-sinistra alla Presidenza 2015 della Repubblica Argentina. (2) Economista argentina, dirigente del Partito Generazione per l’Incontro Nazionale – GEN) (altro…)
12 Mar 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale
La tragedia dei profughi siriani in Libano e Giordania irrompe in una delle sale della Camera dei deputati attraverso le parole di Lara e George: schiette, semplici, fiduciose, come lo si è a vent’anni. La guerra che dilania la vicina Siria ha i colori del dramma di chi perde figli, casa, amici e al contempo si colora degli atti di fede e di eroismo di chi cerca e crede nel perdono anche tra religioni e non solo tra uomini. Abraham invece ha con se il bagaglio di un Paese dilaniato dal narcotraffico e dai signori della morte: il Messico. Lui stesso si è visto puntare una pistola alla testa dalla polizia perché scambiato per spacciatore, al posto di uno vero che gli stava a fianco e che la miseria aveva spinto su questa strada. La celebrazione del settimo anniversario di Chiara Lubich ha i connotati dell’impegno e delle azioni nei luoghi di frontiera, vissuti politicamente dai giovani dei Focolari, che in oltre trecento si sono dati appuntamento a Roma, nei luoghi del governo del Paese per mostrare azioni di dialogo, di solidarietà, di pace che toccano l’Italia e trasversalmente il pianeta.
La presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, interpellata sul ruolo della politica nel sanare i conflitti e nel tutelare i diritti, ringrazia anzitutto per il coraggio di «accorciare le distanze tra istituzioni e cittadini e di far pace con il Palazzo, venendo ad abitarlo con questo incontro». Poi c’è l’analisi dei «virus attribuiti ai politici», tradimento del bene comune, razzismo, chiusura, demagogia che di fatto rispecchiano la società. La presidente però chiede di non cedere a chi vuole cambiare il dna del nostro popolo fatto di accoglienza e di solidarietà e sprona i giovani a mettersi «a disposizione della cosa pubblica con generosità, per influenzare le decisioni e le scelte fare così un servizio doveroso al Paese senza appiattirsi sulle contrapposizioni e sulla logica del nemico perché nei valori di Chiara Lubich c’è una visione di società e questa è politica, questo è non tirarsi fuori».
Il dialogo che segue apre spaccati sulle ferite del nostro tempo: il rapporto con il mondo musulmano, le guerre e le epidemie africane, le calamità naturali del sudest asiatico. Pasquale Ferrara, a proposito del rapporto con l’Islam, con le fedi, con la diversità ribadisce che «il dialogo non è l’arma dei deboli, ma progetti di azioni comuni che non sono belle iniziative ma operazioni che sanno costruire le fondamenta dello spazio pubblico, da cui il dialogo non può non proiettarsi. Dialogo diventa pensiero e progetto di futuro in cui mettere in gioco il positivo delle proprie identità». L’economista Luigino Bruni a proposito delle enormi disparità sociali invita i giovani «a studiare molto e ad imparare bene un mestiere, per non fermarsi agli effetti della povertà o delle discriminazioni per individuare le cause e innescare il cambiamento, perché pochi e ben motivati posso davvero dare una svolta». E cita la campagna di Slotmob, partita da quattro persone e ora capace di cambiare la legge dello stato; ricorda la marcia del sale di Gandhi che portò all’indipendenza dell’India. Conclude ricordando che «la felicità più importante non è la nostra ma quella degli altri e quindi serve impegnarci con creatività a risolvere problemi e trovare i beni e mettersi insieme per fare cose nuove».
Il senso comunitario dei progetti messi in atto dai giovani dei Focolari e monitorati dall’Osservatorio della fraternità previsto dallo United world project esplicita secondo Paolo Frizzi la «prospettiva antropologica e civile del carisma dell’unità capace di forgiare un’umanità nuova in grado di condividere azioni di vita a partire anche dalle differenze per costruire cose durature con l’orizzonte del mondo». Si conclude con un appello alla politica che impegna i parlamentari presenti a rispondere con i fatti alle richieste comuni dei giovani europei e non, sul commercio di armi, sull’istruzione e sulle diseguaglianze, sulla legalità, sulle crisi umanitarie del Mediterraneo e persino sul controllo democratico delle scelte politiche. “La fraternità in cammino”, titolo scelto per la manifestazione vuole passi concreti e comuni da politica e cittadini. La votazione unanime dei presenti lo ha confermato. di Maddalena Maltese fonte: Città Nuova online
Fraternità in cammino: rivedi la diretta streaming
2 Mar 2015 | Chiara Lubich, Cultura
Un consigliere comunale, capogruppo del partito di maggioranza della città argentina di Mar del Plata, vede entrare nel suo ufficio un paio di giovani che si presentano come attivisti dell’opposizione. Il consigliere li riceve curioso. I due giovani con semplicità spiegano che desiderano assicurargli il rispetto per le sue posizioni, ma che vogliono esercitare in modo costruttivo il loro ruolo politico di opposizione. Il consigliere, stupito per l’insolita dichiarazione, domanda loro dove hanno appreso a far politica in quel modo. I due giovani gli spiegano che sono alunni di una delle scuole di formazione del Movimento Politico per l’Unità (MPPU). Poco tempo dopo, anche il consigliere comunale comincia a frequentare la locale scuola politica del MPPU. Difficilmente Chiara Lubich avrà conosciuto questo minuscolo episodio, persosi nel mare di mille altri fatterelli che tanti membri del MPPU provenienti da numerosi Paesi potrebbero evocare. Ciò nonostante, lo si può senz’altro considerare come un effetto tipico dell’incontro col pensiero e lo spirito del carisma dell’unità di cui Chiara è stata portatrice e che prende come paradigma l’ideale di fraternità universale. Come? Preparando cittadini e dunque una società civile, sensibile alla vita della comunità politica nella quale sono inserti. Una cittadinanza attiva, insomma. Un tuffo nella storia. Nella “Mariapoli” tenutasi nella valle di Primiero nell’estate del 1959, durante due mesi si alternano per alcuni o più giorni un totale di circa 12.000 persone, provenienti da 27 Paesi dei cinque continenti. In quei giorni Chiara afferma: “Sono questi i tempi… in cui ogni popolo deve oltrepassare il proprio confine e guardare al di là; è arrivato il momento in cui la patria altrui va amata come la propria”. Parole ardite in tempi in cui gli effetti del tremendo conflitto mondiale sono ancora visibili; parole ispiratrici di nuovi rapporti tra popoli e governi. Amare la patria altrui come la propria é ancora oggi un’idea forte, una linea guida d’azione, partendo dai più deboli e più poveri. Filadelfia (USA), 2003. Nella “Giornata dell’interdipendenza” svolta in quella città, Chiara scrive nel suo messaggio: «Da più punti della terra, oggi, sale il grido di abbandono di milioni di rifugiati, di milioni di affamati, di milioni di sfruttati, di milioni di disoccupati che sono esclusi e come “recisi” dal corpo politico. È questa separazione, e non solo gli stenti e le difficoltà economiche, che li rende ancora più poveri, che aumenta, se possibile, la loro disperazione. La politica non avrà raggiunto il suo scopo, non avrà mantenuto fede alla sua vocazione fino a quando non avrà ricostituito questa unità e guarito queste ferite aperte nel corpo politico dell’umanità». Ma per raggiungere questa meta sarà necessario della fraternità, perché «libertà ed uguaglianza, dinanzi alle sfide del presente e del futuro dell’umanità, non sono da sole sufficienti (…). Uguaglianza e libertà saranno sempre incomplete e precarie, finché la fraternità non sarà parte integrante dei programmi e dei processi politici in ogni regione del mondo». Non sono mere parole quelle di Chiara, ma il frutto dell’esperienza di un Movimento che nel suo sviluppo ha esteso il suo sguardo sul mondo facendo proprie “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi”. Sarà dunque la società civile, sulla base di cittadini animati dallo spirito di fraternità, come ha auspicato Chiara Lubich, a dare limiti e contenuto a liberta e uguaglianza, i tre pilastri della nostra civiltà. Testo integrale: Politics for Unity (altro…)