9 Lug 2021 | Testimonianze di Vita
Aiutare il prossimo senza nulla in cambio, ma farlo con fede. Questo ci permette anche di portare salvezza, “toccando” con tenerezza chi è a sua volta nella sofferenza, nel bisogno, nel buio, nello smarrimento. “Date…” La nonna era stata particolarmente generosa dandomi una cifra consistente per le mie spese. Già avevo fatto i miei calcoli su come impiegare quel denaro, quando un amico mi parla di problemi in famiglia: col papa disoccupato, si sono ridotti a fare un solo pasto al giorno. Più tardi, quando lo lascio portando con me il suo dolore, sulla via del ritorno mi vengono in mente alcune esperienze che ho letto su un libro che gira per casa. Vi sono citate certe parole del Vangelo a cui non avevo mai prestato attenzione, o meglio, che non avevo mai preso sul serio: “Date e vi sarà dato”. Che strane parole – mi dicevo –. Chi le ha pronunciate non poteva essere che un pazzo…o un Dio! Quel “date” mi martellava dentro. La sera dopo vado a trovare il mio amico e gli lascio tutto ciò che ho nel portafoglio. Lui rimane sorpreso e felice, io provo una gioia incontenibile. Ma non finisce qui. Qualche giorno dopo, ricevo una telefonata inaspettata da una rivista importante: hanno accettato di pubblicare alcuni miei scritti, per i quali mi parlano di un congruo compenso. (Vincenzo – Italia) In ospedale Una paziente molto anziana vaneggiava e faceva discorsi assurdi. Data l’età e le condizioni di salute, tra colleghi ci siamo accordati per farle sentire di più la nostra vicinanza e una mattina le ho fatto trovare sul comodino un saluto a nome di tutti. Passato da lei per controlli di routine, l’ho trovata serena. Mi ha detto: “Figlio mio, stanotte ho sentito la morte vicina e ho pensato che avrei portato con me tutta la mia cattiveria – e prendendomi la mano – chiedo a te e a tutti perdono perché non mi avete mai giudicata”. Insomma, sembrava un’altra persona. Quella vecchietta ci ha aiutati a vivere meglio il nostro servizio. (K.V. – Ungheria) Progetto “Fagotto” Con l’imperversare della pandemia alcuni lavoratori stagionali di un grande centro agricolo avevano perso il lavoro. Venuti a conoscenza di ciò, con alcuni amici del Sud della California (USA) abbiamo dato vita a un progetto chiamato “Fagotto” che consisteva nel raccogliere vestiti, libri, giochi da tavolo, piccoli elettrodomestici e altre cose utili, che una volta ridistribuiti a quelle famiglie penalizzate avrebbero alleviato alcune spese e mitigato i disagi imposti dalle circostanze. Questa iniziativa di condivisione, vissuta con grande entusiasmo, non ha impegnato soltanto la nostra comunità, ma coinvolto anche colleghi di lavoro e altre persone che ci conoscono. Nel giro di tre giorni siamo riusciti a riempire con gli oggetti raccolti un furgone che è stato possibile far arrivare alle comunità della California centrale. In cambio, abbiamo ricevuto uno scatolone di ciliegie che abbiamo distribuito nuovamente tra i nostri amici e vicini. L’esperienza fatta ci ha galvanizzato e reso felici. È stato veder realizzarsi il “date e vi sarà dato” del Vangelo. (G.S. – Usa)
A cura di Lorenzo Russo
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VII, n.4, luglio-agosto 2021) (altro…)
30 Giu 2021 | Testimonianze di Vita
La volontà di Dio è la voce di Dio che continuamente ci parla e ci invita; è il modo di Dio di esprimerci il suo amore, amore che chiede una risposta perché egli possa compiere nella nostra vita le sue meraviglie. La verità che non passa Dopo 4 anni in India e 25 di vita senza risparmio al servizio del prossimo, con le “batterie” completamente scariche, sono rientrato in Italia per cercare di recuperare una salute che temevo irrimediabilmente compromessa. Nei lunghi mesi di inattività, di solitudine (pur circondato dall’amore dei compagni di comunità), fuori della vita così dinamica e ricca di rapporti che il mio temperamento estroverso ha sempre respirato, è avvenuto – a livello interiore, esistenziale – qualcosa di molto importante e difficile da esprimere a parole: un ritorno alla mia scelta originaria, la comprensione di una verità fondamentale. E cioè: tutto è dono, di tutto occorre ringraziare Dio, ma pronti a perdere, perché non è la verità; la verità che non passa è un’altra, ed è il proprio rapporto con Lui, l’unico ideale di sempre: Dio e basta. Contrariamente a quanto temevo, riacquistai poi la salute. Incominciò così un nuovo periodo, nella ritrovata gioia di lavorare al Suo servizio. Custodendo però nel profondo del cuore la nuova unione con Dio, nata da quella prova. (Silvio – Italia) Ero stata infermiera Colpita dal fatto che tanti medici e infermieri rischiano e anche danno la vita, dato che 30 anni prima ero stata un’infermiera (ma poi avevo cambiato lavoro) avevo deciso di iscrivermi in un ospedale come infermiera di riserva. Recentemente mi hanno chiamata a dare il mio aiuto nel reparto di terapia intensiva una volta alla settimana. È una sfida enorme per me (in questi 30 anni molto è cambiato nell’attrezzatura e nelle cure ospedaliere), ma grande è la gioia di essere ancora utile. La più grande ricompensa che avrei potuto ricevere è stata quando i miei figli, che cerco di non trascurare, si sono detti orgogliosi di me. (Martina – Repubblica Ceca) Essenzialità nuova Nell’istituto per anziani dove presto servizio come animatrice, il mio rapporto con gli ospiti era diventato affettivo. Saper indovinare come aiutare un malato di Alzheimer o pazienti con altre patologie degenerative aveva reso il mio servizio una vera rete di rapporti intensi e vivi. Poi è entrato il Covid e uno dopo l’altro si sono ammalati tutti. Per me era uno strazio sentirmi tramite tra il paziente e il parente senza poter far nulla per riempire quel vuoto. Forse aiutando un’anziana molto malata a parlare con i suoi attraverso il cellulare, ho contratto anch’io il virus. Nella mia solitudine ho compreso ancor meglio quella dei miei vecchietti e ho riscoperto il valore della preghiera. Ad ogni notizia della morte di qualcuno, il mio dolore aumentava insieme al senso di impotenza, ma anche intensificavo la preghiera, spesso non da sola ma insieme a chi rimaneva. La pandemia ci ha portati a un’essenzialità nuova, oltre quella causata dalla malattia e dalla vecchiaia. (G.K. – Slovacchia)
A cura di Lorenzo Russo
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VII, n.3, maggio-giugno 2021) (altro…)
26 Giu 2021 | Testimonianze di Vita
Gesù sa bene i bisogni fondamentali delle persone: essere comprese nel proprio intimo e avere, oltre al sostegno alle proprie fatiche, indicazioni chiare sul cammino da percorrere. Non perdiamo l’occasione comportarci con chi incontriamo con l’amore che lui suggerisce nel Vangelo. Con pazienza e tenacia Mio zio, ritenuto “un uomo d’onore”, viveva da anni nel Supramonte, una regione montuosa della Sardegna. Ritornava giù in paese di tanto in tanto e, quando i carabinieri venivano ad arrestarlo, lui era già lontano. Mio padre aveva cercato di tenerci lontani dai guai con la giustizia e con la famiglia dello zio, dalla quale fra l’altro ci dividevano questioni di eredità. Come cristiana, però, io aspettavo l’occasione giusta per far pace con loro. La prima si presentò con l’arrivo in paese di una cugina. Senza badare alla gente che ci osservava, andai a salutarla. Quando lei e suo marito risposero al mio saluto, tirai un respiro di sollievo: il primo passo era fatto. In seguito, saputo del ricovero in ospedale di mio zio, volli andare a trovarlo. Mia madre mi sconsigliò, dicendo che io non avevo zii. Ma per me era un fratello. Andai e lui mi accolse commosso. Col tempo, avvicinai tutti gli altri parenti. L’ultima fu la zia, quella che più ci aveva fatto soffrire: mancavo da 18 anni da lei, e tanti ce ne erano voluti perché con amore paziente e tenace la pace ritornasse fra le nostre famiglie.
(Gavina – Italia)
I bisogni degli altri Mentre sto uscendo in auto, mi accorgo che il vicino di casa sta cercando di pulire dal ghiaccio il parabrezza e gli altri vetri. Vado ad aiutarlo, mettendo da parte la mia fretta. Con un sorriso, lui chiede: “Ma chi te lo fa fare?”. Non ho risposte scontate, ma dentro di me ringrazio Dio di avermi fatto notare le necessità dell’altro prima delle mie faccende. Qualche ora dopo lo stesso vicino mi telefona: “Ero così contento per il tuo gesto che mi son detto: anch’io devo vivere accorgendomi dei bisogni altrui. E non c’è voluto molto: al lavoro, infatti, ho trovato una situazione difficile, risolta poi abbastanza facilmente col mettermi nei panni dell’altro. Grazie!”.
(F.A. – Slovenia)
Adottare un fratellino Siamo studenti di un Istituto tecnico. Da quando la nostra professoressa ci ha portato Città Nuova da leggere in classe, all’inizio certe cose ci parevano un po’ da illusi… Ma l’idea di contribuire a costruire insieme un mondo più unito, in fondo, ci pareva bella. Anche perché, man mano che andavamo avanti nella lettura, ci siamo accorti che non erano parole. Il giornale riportava notizie che non trovavamo in altri, un modo diverso di vedere gli avvenimenti. Tutto sommato, che ci perdevamo a provarci anche noi? Ci abbiamo provato. Ogni mattina, assieme alla professoressa, ci davamo una piccola “massima” da vivere. Per esempio: “Amare tutti” …chi ci aveva mai pensato? Poi ci è capitato di leggere un articolo sulle adozioni a distanza. E allora ci è venuta l’idea di farne una, tutti insieme. Quel piccolo gesto di contribuire ciascuno con una piccola somma mensile ci fa crescere anche come persone. Ormai Nader, anche se vive lontano (è un piccolo libanese), è diventato molto importante: parliamo di lui, delle sue necessità, proprio come di un nostro fratellino.
(I ragazzi della IIIB – Italia)
A cura di Lorenzo Russo
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VII, n.3, maggio-giugno 2021) (altro…)
23 Giu 2021 | Testimonianze di Vita
Gesù invita a riconoscere la vicinanza amorevole di Dio e indica come agire di conseguenza: scoprire nella volontà del Padre la via per raggiungere la piena comunione con Lui. Uragano Le immagini della tv mostravano le località colpite dall’uragano e rimaste isolate, e poiché lì abitavano le nostre famiglie si può immaginare l’ansia di noi seminaristi. Capitava a proposito la Parola di vita del mese: esortava ad aver fede. Uniti, pregammo per i nostri cari e ottenemmo dai nostri formatori il permesso di raggiungerli l’indomani. Ma proprio quella notte anche la capitale fu colpita duramente: strade allagate, ponti crollati, senza elettricità… Il nostro seminario tuttavia era ancora in piedi. Partimmo ugualmente: durante quel viaggio a piedi o con mezzi di fortuna, in zattera o legati a funi per vincere la resistenza dei torrenti, infinite volte fummo costretti a deviare. E finalmente il nostro paese… irriconoscibile! Dove prima era campagna, ora c’era un lago. Dopo aver riabbracciato i nostri cari (avevano perso tutto, ma erano salvi!), ci mettemmo a disposizione del parroco per i primi soccorsi. La nuova Parola proposta per quel mese sembrava indirizzata proprio a noi, per darci coraggio e infonderlo agli altri: “Beati gli afflitti…”
(Melvin – Honduras)
L’ombrello Sapendo che dietro i poveri e gli emarginati è Cristo che chiede di essere amato, cerco di non perdere le occasioni per farlo. Per esempio, nel bar vicino casa avevo notato un povero, soprannominato Penna, bagnato fradicio, perché quel giorno pioveva. Sapendo che aveva avuto la tubercolosi, e superando una certa resistenza a farmi vedere in sua compagnia, l’ho invitato a casa, per cercagli qualcosa di asciutto. I miei sono rimasti stupiti e increduli. “Babbo, servirebbero dei vestiti…”. All’inizio papà non era molto entusiasta, poi però ha procurato un paio di pantaloni, mentre io rimediavo una giacca. Ma la pioggia non accennava a finire… Ed io, tornando alla carica: “Babbo, e se gli dessimo anche un ombrello?”. Anche quello è arrivato. Felice il povero, ma più felice io, perché ci eravamo mossi insieme per aiutarlo. Ma la cosa non è finita lì. Giorni dopo, Penna è tornato per restituirci l’ombrello. Veramente non era quello che gli avevamo dato, era più bello. Era successo che il nostro glielo avevano rubato, e qualcuno gliene aveva regalato un altro. Aveva voluto così ricambiare.
(Francesco – Italia)
L’amore non si piega con parole Poco dopo la nascita, a Mariana era stata diagnosticata una lesione cerebrale. Non avrebbe parlato né camminato. Ma Dio ci chiedeva di amarla così e ci siamo buttati nelle sue braccia di Padre. La bambina ha vissuto con noi solo quattro anni; non abbiamo mai sentito le parole papà e mamma dalla sua bocca, ma nel suo silenzio parlavano gli occhi, di una luce risplendente. Non abbiamo potuto insegnarle a fare i primi passi, ma lei ci ha insegnato a fare i primi passi nell’amore, nella rinuncia a noi stessi per amare. Mariana è stata per tutta la famiglia un dono di Dio che potremmo riassumere in un’unica frase: l’amore non si spiega con le parole.
(Alba – Brasile)
A cura di Lorenzo Russo
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VII, n.3, maggio-giugno 2021) (altro…)
1 Giu 2021 | Cultura, Nuove Generazioni
Nel 2013 dopo l’ennesimo tragico naufragio di una barca di migranti nel mar Mediterraneo, il Gen Verde compose un brano ispirato alla storia vera di una bambina che fu tra le vittime. Oggi, a distanza di anni, le problematiche legate alle migrazioni rimangono di drammatica attualità. Per questo il Gen Verde ripropone il brano con un videoclip inedito. “Quando qualcuno soffre, è affare nostro. Non permettere mai all’indifferenza di prendere il sopravvento ma avere il coraggio di piangere di fronte al dolore e la capacità di prenderci cura degli altri”. Questo il messaggio del Gen Verde, complesso musicale internazionale che vuole dare attraverso il nuovo inedito videoclip uscito il 9 maggio 2021, sulle note della canzone “Chi piange per te?”. Questo brano è tratto da una storia vera di una bambina migrante deceduta in uno dei tanti naufragi nel Mar Mediterraneo. Il suo corpo era adagiato in un hangar dell’isola di Lampedusa (Italia). Insieme a lei persero la vita 368 migranti. Era il 3 ottobre del 2013. Una delle tante tragedie nel Mar Mediterraneo che si verificano ormai da troppi anni. Come quella fra il 21 e il 22 aprile 2021, dove 130 migranti su un gommone malandato, tra onde alte più di sei metri, fuggivano dall’orrore vissuto in Libia. E proprio lì al largo della Libia, gridando soccorso attraverso l’alarm phone per due giorni non hanno trovato aiuto. Queste 130 persone sono state lasciate annegare. Ennesima tragedia in questo cimitero in fondo al Mar Mediterraneo. “Siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!”, diceva papa Francesco dopo il naufragio dell’ottobre 2013. “Dopo aver composto il brano ‘Chi piange per te?’, – raccontano dalla band internazionale Gen Verde – ci siamo accorte che per tanti è stata un aiuto a cambiare prospettiva e a risvegliare quella fiammella di tenerezza e solidarietà che tutti portiamo dentro”. “Per questo, a grande richiesta – spiegano – la riproponiamo con un inedito videoclip che speriamo aiuti ad entrare nella pelle di chi soffre. Perché se risvegliamo la coscienza che quelli che sono in balia delle onde sono veramente nostri fratelli e sorelle di cui prenderci cura, anche il nostro modo di pensare e di agire cambierà. Così che “non ci siano più ‘gli altri’, ma solo un ‘noi’ sempre più grande, che arrivi a includere tutti”.
Lorenzo Russo
https://youtu.be/8iaemHN4r1c (altro…)