Movimento dei Focolari

Ha terminato la corsa, Regina Betz (3 gennaio 1921 – 17 marzo 2020)      

All’età di 99 anni il 17 marzo è scomparsa Regina Betz, focolarina tedesca, professoressa di sociologia, pioniera dei Focolari in Germania e in Russia, appassionata di ecumenismo e dell’impegno per il rinnovamento cristiano della società. Era sempre di corsa. Da quando ho conosciuto Regina Betz, la ricordo con un passo accelerato. Non come qualcuno che si sente sospinto o inseguito, ma piuttosto come qualcuno cha ha una meta da raggiungere e non vuole perdere tempo inutile. Se invece si fermava con te, era pienamente presente: con quello sguardo sveglio e vivace, con quell’ inconfondibile sorriso, un po’ birichino, che ti illuminava una giornata intera. Regina Betz ne ha avute di cose  da fare nella vita. Nata prima di due figli a Göttingen (Germania) in una famiglia cattolica cresce in una zona a maggioranza luterana con un ecumenismo naturale, rafforzato ulteriormente dalla comune resistenza al nazionalismo di Hitler. Avendo passato, durante la seconda guerra mondiale, alcuni anni in Italia, si stabilisce – dopo gli studi in economia sociale – per tre anni (1955-1958) a Roma per lavorare al Pontificio Consiglio per i laici. Qui conosce il Movimento dei Focolari e rimane colpita da “una luce ed una forza”, come scriverà più tardi in un suo libro (1). Per scoprirne il segreto partecipa alla Mariapoli del ’58 ed incontra – come racconterà – dei “cristiani, che volontariamente vivevano l’unità” ed il modello di una “nuova ed umana società”. “Finalmente avevo trovato – commenta – quanto stavo cercando da tanto tempo. Dentro di me un canto di giubilo”. Rientrata in Germania, dove non c’era ancora il focolare, continua il suo lavoro nella Chiesa e fa importanti viaggi in Asia e Sud America. Nel ’66 è tra le volontarie del Movimento dei Focolari quando riceve l’invito ad insegnare sociologia alla scuola di formazione di Loppiano (Italia), dove si sente spinta di entrare – all’età di 46 anni – come consacrata nel focolare. Gli anni dal ’68 fino al ’90 la vedono professoressa di sociologia a Regensburg (Germania) e come collaboratrice dell’ “Istituto per le Chiese orientali” che le permette di incontrare i cristiani dell’Est-Europa e fare viaggi in vari Paesi dei Balcani, in Bulgaria e in Romania. Rimane particolarmente impressionata dall’entusiasmo di giovani comunisti spinti nel loro agire dall’amore per i più piccoli. Nel 1989 le viene offerto un lavoro in ambito accademico a Mosca e ciò rende possibile aprire il focolare. „La vita a Mosca – commenta – si è rivelata come una vita dell’insieme: l’insieme nel focolare, l’insieme con tanti russi che venivano a conoscere la nostra vita. Ho conosciuto un po’ l’anima russa, piena di generosità, di cordialità. Ho sperimentato un’ospitalità grandiosa dove si condivideva tutto. Niente strutture, ma tanti amici“. La fioritura della vita intorno al focolare ha, però, un prezzo. Come mi ha confidato personalmente, Regina ci teneva, che dopo la sua morte, parlando di lei,  venisse comunicata anche la parte “buia” della sua vita: “Non ho più nulla da dare – scriveva in un diario di quel periodo – però mi è di consolazione sapere Lui con me nel buco … Per me ogni attimo è faticoso, ho paura e non riesco immaginarmi di poter ancora concludere qualcosa”. Nel 2008 Regina ritorna in Germania, nella Cittadella ecumenica di Ottmaring. Sono anni caratterizzati da rapporti con le persone più varie, coltivati con visite e con migliaia di lettere, scritte a mano e ricche di sapienza. Con attenzione e condivisione segue gli eventi della Chiesa e della società. E anche nel venire meno delle forze è fedele alla Parola di Vita personale che aveva ricevuto Chiara Lubich: “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà (Mt 16,25)”. “Quante volte ho lasciato tutto per ricominciare da un’altra parte! E quanto vi ho guadagnato: quante esperienze, quanta conoscenza della vita di Paesi e culture, quanti rapporti con innumerevoli persone!” Il 17 marzo Regina Betz ha terminato la sua corsa ed ha lasciato definitivamente tutto. Sono sicuro che ha trovato una vita inimmaginabile.

Joachim Schwind

  (1) Regina Betz, Immer im Aufbruch, immer getragen, Verlag Neue Stadt, München 2014. (altro…)

Il Gen Rosso incontra il mondo… da casa

Il Gen Rosso incontra il mondo… da casa

Le loro live sessions  in streaming da Loppiano tengono viva la speranza che la fraternità può arrivare ovunque. A giorni l’uscita del nuovo singolo. In questi giorni di emergenza per il Coronavirus bisogna stare a casa il più possibile. Il gruppo musicale e artistico internazionale Gen Rosso dal 20 marzo scorso ha quindi pensato di realizzare dei live streaming da casa. Ne parliamo con Tomek Mikusinski, portavoce del gruppo. Com’è nata l’idea dei live streaming? “Nasce per far sentire la nostra vicinanza a chi soffre, a chi quotidianamente dà la vita per salvare quella degli altri, a tutte quelle persone che negli anni abbiamo incontrato nei nostri concerti. Poi vogliamo donare qualcosa di positivo e di bello in questa situazione di quasi totale isolamento. Penso che tutti noi, almeno una volta, ci saremo chiesti: “perché”? Non è facile dare risposte, però “noi abbiamo creduto all’amore”, lo abbiamo cantato più volte. Crediamo che ogni avvenimento, anche il più doloroso, abbia un motivo d’amore”. Riuscite a raggiungere un pubblico vario e vasto in giro per il mondo a conferma dell’universalità del vostro messaggio. “Il nostro messaggio è soprattutto quello dell’amore, dell’unità e di una cultura di condivisione. E’ un messaggio che non ha etichette, comprensibile per chiunque, universale. Vorremmo portare gli spettatori a fare un’esperienza: quella di scoprire e diventare consapevoli del bene, del desiderio di felicità e di unità che c’è in ciascuno. Il vostro pubblico interagisce moltissimo con voi durante gli streaming: qual è il messaggio che vi ha colpito di più? “Riceviamo tanti messaggi di chi lavora negli ospedali, ne riporto 3: “Lavoro in rianimazione Covid. Samo quelli con il viso bruciato dalle mascherine, quelli a cui si vedono solo gli occhi e ci riconosciamo dallo sguardo, che non abbiamo più un orario in ospedale ma, non moliamo. Continuate per favore ad essere portatori di gioia. Io e i miei colleghi vi promettiamo che ce la metteremo sempre tutta, senza mai mollare”. “Un grazie enorme al Gen Rosso per il loro collegamento. L’ho visto oggi prima di prepararmi per andare a fare il turno in ospedale qui ad Asti. È stata una boccata d’ossigeno per l’anima.” “Sono infermiera in rianimazione Covid, sento il vostro CD in macchina mentre vado al lavoro mi da la carica e la serenità giusta per affrontare il turno… Grazie!” Sta per uscire un vostro nuovo singolo “NOW”: dacci qualche anticipazione. Com’è nato e di cosa parla? “In realtà non si tratta soltanto di un singolo, abbiamo in progetto un intero nuovo album, che però vogliamo pubblicare canzone per canzone nell’arco dei prossimi 2 anni. NOW è una canzone che fonde molto bene le più attuali sonorità electro pop con i suoni vintage del funky anni ’70. Il testo del brano, in lingua inglese, esprime una nostra convinzione: anche se dovessimo commettere errori gravi, si può sempre ricominciare, perché la voce di Dio-Padre che è Amore si può far sentire. Il 15 aprile prossimo il singolo“NOW” uscirà sugli store digitali più utilizzati come Spotify, iTunes, Google Play,ecc”. Il prossimo appuntamento live streaming è l’8 aprile 2020, alle ore 16:00, ora italiana, con qualche canzone e saluti speciali sul canale @YouTube. Ecco il link: https://www.youtube.com/watch?v=o17WFM3tos4&feature=youtu.be  Non mancate! #distantimauniti

Lorenzo Russo

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Un salotto spalancato per tutta l’umanità

Il Gen Verde in diretta streaming da Loppiano… #distantimauniti Riccardo, Anna, Cristian, Paola… e l’elenco non finirebbe più. Sono solo alcuni degli oltre 4mila fan che la scorsa settimana hanno seguito la diretta streaming del Gen Verde direttamente da casa loro. Non è questo il tempo dei concerti, gli assembramenti pubblici sono proibiti e così alcune domande diventano un chiodo fisso: come far sentire il sostegno a chi è solo, a chi sta vivendo questa epidemia in prima linea sul fronte, come essere portatori di pace e di speranza in questo contesto? Nasce così l’idea di “Live from Home Gen Verde”: le piazze e i palazzetti si trasformano nel salotto di casa. Gli strumenti ci sono: una chitarra, una tastiera, un flauto, i microfoni e… un computer per entrare in punta di piedi in tutte le case di coloro si collegano. Ma non si tratta di un concerto, bensì di un appuntamento un po’ straordinario: si canta, si raccontano esperienze di vita, si presenta il frutto della creatività di questo momento e… come diceva Beethoven “Dove le parole non arrivano… la musica parla”. In tempo reale ognuno da casa può esprimere un pensiero, lanciare un messaggio e letteralmente la chat esplode e non riesce a contenere la gratitudine e l’entusiasmo di tutti i collegati dai 5 continenti. All’appello non manca nessuno: dall’Argentina alla Corea, dal Canada all’Ungheria, dall’Italia all’Australia. Improvvisamente, quasi un miracolo frutto della tecnologia, il salotto aperto a tanti diviene contemporaneamente un luogo intimo dove cantare e pregare sono sinonimi, dove festeggiare un compleanno e ricordare chi ha perso la battaglia contro il COVID-19 hanno la stessa importanza e tutto è un dono d’amore. “In questo ultimo tempo – racconta Colomba – sento tante notizie, non solo dalla tv, ma anche dai nostri vicini, familiari, ecc. Sono purtroppo notizie dolorose. Provo dentro tanta paura, preoccupazione, e anche un forte senso di impotenza… di non poter fare nulla per chi soffre.  Mi chiedo “perché?, fino a quando?” Nei giorni scorsi, una mattina, mentre pulivo casa ho sentito dentro una voce: “tranquilla, se tu fai bene le piccole cose con amore lì dove sei, questo darà un contributo per sostenere l’umanità“. Un’esperienza semplice quella di Colomba che come le altre ragazze del Gen Verde cerca un senso al suo stare a casa, a sbrigare le faccende domestiche come tante donne in tutto il mondo “Da quel giorno la situazione non è cambiata tanto – continua Colomba – ma io posso cambiare il mio atteggiamento credendo che questo può cambiare il mondo”. Ecco allora la ricetta per trasformare le 4 mura di casa (che talvolta appaiono anche molto strette) in un salotto spalancato per tutta l’umanità, una ricetta tutta da provare e vivere. E Colomba è già all’opera e tra una telefonata e un lavoretto di casa la sua esperienza è divenuta musica… pronta per essere condivisa durante la diretta streaming il 3 aprile alle ore 16 (ora italiana). Un’occasione da non perdere. Basta collegarsi cliccando su https://youtu.be/NLsPTyuITu0

Tiziana Nicastro

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Padre Silio Naduva: pioniere dei Focolari nelle isole Fiji

E’ scomparso pochi mesi fa all’età di 53 anni; le sue passioni: costruire ponti fra popoli e culture e formare le nuove generazioni Erano i giovani il “pallino” di padre Silio Naduva, sacerdote alle isole Fiji, nel Pacifico Meridionale, scomparso pochi mesi fa all’età di 53 anni. Assicurare loro una formazione e un’educazione umana e spirituale era la sua passione più profonda, in una delle isole più sperdute dell’arcipelago, dove la globalizzazione che porta il mondo nelle case non basta per dotare i giovani delle conoscenze e degli strumenti per affrontare in modo consapevole, libero e fruttuoso la propria vita. Quello che lo aveva affascinato del Carisma dell’Unità di Chiara Lubich, conosciuto alla fine degli anni ’90, era “questa capacità dell’ideale di fare famiglia, di cementare l’unione fra le persone e in particolare con il gregge che il Signore gli aveva affidato” racconta Roberto Paoloni, volontario dei Focolari, che con Padre Silio ha lavorato ad alcune settimane di formazione proprio nella sua parrocchia di St.Anne, a Napuka, l’estate scorsa. “Nella spiritualità dell’unità – spiega Paoloni – aveva scoperto una forza propulsiva incredibile” che lo aveva aiutato ad affrontare anche momenti di grande dolore e sofferenza. Nato il 28 febbraio 1967 a Namuamua, nella provincia di Serua, un piccolo villaggio nella parte interna dell’isola principale di Fiji, Silio era il settimo di nove fratelli e fin da giovanissimo mostrava grande generosità, tenacia, intraprendenza e capacità di cura verso i suoi familiari e verso tutti. Frequentò la scuola presso i padri Maristi e poi a 17 anni arrivò l’arruolamento nelle forze militari di Fiji. Silio parteciperà a due missioni vivendo esperienze traumatiche, senza mai perdere però la sua profonda umanità. Solo dopo la morte del padre, nel 1996, entra nel seminario regionale del Pacifico per iniziare la sua formazione e l’anno seguente conosce il Movimento dei Focolari. Silio viene ordinato sacerdote il primo gennaio del 2005 all’età di 37 anni, e comincia il suo ministero nella parrocchia di Vudibasoga, in Nabala. È nel 2013 che arriva la diagnosi di una grave malattia, che non gli impedisce però di servire e darsi da fare per la parrocchia con tutte le sue energie. Nel 2018 padre Silio accompagna alcuni giovani al Genfest di Manila, nelle Filippine, e rientra a casa col desiderio ardente di incoraggiare i suoi ragazzi a proseguire lungo quel cammino. Li guida, li educa e con loro si dedica a costruire ponti verso i giovani delle altre comunità, diversi per cultura e lingua ma pur sempre fratelli. Fra i suoi ultimi impegni la promozione di un incontro per i giovani della sua parrocchia e di quelle vicine, organizzato nell’agosto scorso in collaborazione con i Focolari e con la Caritas locale. In una comunità frammentata e un tessuto sociale lacerato da povertà e violenza, Padre Silio ha operato per offrire ai giovani un orizzonte più ampio, dove la convivenza si nutre di solidarietà reciproca e dove popoli separati da grandi distanze e con tradizioni, culture e lingue diverse si incontrano nel rispetto reciproco e nel desiderio di costruire rapporti di fraternità.

Claudia Di Lorenzi

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Vangelo vissuto: la bussola per ogni momento

Per comprendere meglio cosa fare per gli altri, Gesù ci invita a metterci nei loro panni; proprio come ha fatto lui, che per amarci ha preso la nostra carne umana. Lo fai per te o per gli altri? Mi trovavo in una strana situazione: pregavo ogni giorno, frequentavo regolarmente la Messa, ero impegnato in opere di carità … eppure non avevo una fede viva. Era come se un velo mi impedisse di vedere chiaramente. Un giorno, accompagnando mia nonna dal medico, ci siamo addentrati in discorsi profondi; conoscendo quanto fosse credente, le ho raccontato il mio stato d’animo. E lei, fissandomi negli occhi: “Figlio mio, tutto quello che fai, lo fai per te o per gli altri?”. Quella semplice domanda mi ha sconvolto. C’era da cambiare completamente rotta! Ho cominciato a riflettere, costatando che anche gli atti di carità erano riempitivi di un sistema di doveri. Periodicamente visitavo un anziano. Andando da lui, dopo quella volta, più che parlare di pratiche da sbrigare o di medicine, gli ho chiesto cosa avesse in cuore. Mi ha parlato della guerra, dei commilitoni morti, della malattia della moglie … Alla fine mi ha ringraziato per il grande dono che diceva di aver ricevuto quel giorno. (U.R. – Argentina) Fedeltà Invaghitasi di un collega, mia moglie mi aveva lasciato con quattro figli. Non potevo esternare la mia disperazione per non accrescere il loro dolore, ma non riuscivo ad evitare di interrogarmi in cosa potessi aver sbagliato con lei. La stessa mia fede veniva messa alla prova. Ora la sfida era far pesare il meno possibile ai figli questo dramma e fare in modo che lei non avvertisse giudizi da parte loro. Qualche volta le portavo la più piccola di quattro anni, altre volte facevo in modo che lei partecipasse alle riunioni dei genitori con gli insegnanti degli altri figli. Lentamente si creò una situazione in cui sembrava che la mamma, pur essendo via di casa, in qualche modo continuasse ad essere presente nella vita di famiglia. Quando però lei chiese il divorzio, mi sembrò di ripiombare al punto zero. Un nuovo passo da affrontare con i figli. Fu il più grande, vedendomi un giorno triste e pensieroso, a darmi coraggio dicendo: “Papà, stai tranquillo. Stiamo imparando a prendere in mano le redini della vita”. (B.d.P. – Croazia) Il corredino Abituata da giovane ad avere soldi, vestiti, lusso, dopo il matrimonio a poco a poco ho dovuto ridurre drasticamente ogni spesa. Giorni fa mi è arrivata dal lavoro una cifra extra: subito ho pensato al nostro bambino che stava per nascere, al corredino che avrei potuto comperargli. Poi però, ricordando quanti poveri ci sono in città, mi sono detta che quei soldi potevano servire ad aiutare qualcuno di loro. Per la nascita del nostro bebè ho ricevuto in dono molti vestitini usati. Certo, avrei desiderato un corredo tutto nuovo, ma quelle cose ricevute per amore mi sembrava avessero un valore e una bellezza ancora più grandi. (Anita – Venezuela)

a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VI, n.2, marzo-aprile 2020)

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