2 Feb 2013 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Il Sinodo per la nuova evangelizzazione ha chiuso i suoi battenti tre mesi fa. Un’esperienza collegiale universale dalla quale guardare ed affrontare le sfide che la contemporaneità pone alla testimonianza e all’annuncio del Vangelo. Si percepiscono nitidi gli stimoli ed i frutti di quell’assise nei 32 vescovi amici del Movimento dei Focolari che dal 29 al 31 gennaio si sono raccolti ancora a Roma. All’udienza generale di mercoledì 30, hanno ricevuto “il saluto particolare” e l’incoraggiamento di Benedetto XVI. Parole le sue che hanno fatto centro nell’animo dei vescovi, assicurando loro “la mia preghiera” e auspicando “che il carisma dell’unità a voi particolarmente caro, possa sostenervi e animarvi nel vostro ministero apostolico”. E come accade negli incontri di famiglia, anche qui è seguito un suo saluto personale a ciascuno e una gioiosa foto di gruppo, saluto che papa Ratzinger ha voluto estendere ai vescovi che “parteciperanno agli incontri organizzati in diverse regioni del mondo”. Quest’anno, infatti, il consueto incontro d’inizio anno si moltiplica in altre città tra cui Melbourne (Australia), Beirut (Libano), Seoul (Corea del Sud), Buéa (Cameroun), Ambatondrazaca (Madagascar), New York (Stati Uniti), Sao Paulo (Brasile), Berlino (Germania), occasioni per ritrovarsi tra vescovi di nazioni circostanti e rispondere alle esigenze delle Chiese locali. Questa la ragione per cui all’appuntamento romano c’erano vescovi soprattutto europei, in maggioranza dell’Italia, con rappresentanti della Spagna, Lussemburgo, Germania, Polonia, Cechia, Slovenia, Repubblica Moldava. Piena di significato la presenza di due vescovi del Medio Oriente, che hanno allargato cuori e preghiere su quella parte sofferente del pianeta.
Una tre giorni intessuta di spiritualità dell’unità, riflessioni e testimonianze, inserita nell’oggi del Movimento dei Focolari che è l’oggi della Chiesa. Anno della fede e amore a Gesù nel fratello; nuova evangelizzazione e sfide del continente europeo; 50° del Concilio Vaticano II e dimensione profetica del carisma dell’unità. Significativa a questo proposito l’analisi del segretario generale del Sinodo dei Vescovi, mons. Nikola Eterovic, che ha approfondito la coscienza della crisi nel Vecchio Continente e l’esigenza di trovare nuove vie per la trasmissione della fede. Ne facevano eco i frutti dell’impegno evangelico delle comunità del Movimento nel cuore dell’Europa. Altra riflessione che ha arricchito lo scambio reciproco è stata quella del teologo d. Hubertus Blaumeiser, sulla Chiesa nella transizione dalla prospettiva del suo dover essere “sacramento dell’unità”, come emerge dal Concilio Vaticano II. Sono piaciuti ai vescovi il gruppo di giovani che ha portato in quella sala la ventata di speranza e di coraggio che hanno caratterizzato il Genfest a Budapest: “qualcosa di inusuale, perché di solito sono i giovani che ascoltano i vescovi, mentre qui loro hanno desiderato ascoltare noi”. Altra testimonianza seguita con interesse, nell’onda della nuova evangelizzazione, quella del gruppo musicale Gen Rosso e l’incidenza del loro lavoro tra i giovanissimi nelle scuole di diverse Paesi.
Un inedito di questo convegno le molte interviste raccolte da giornalisti di diverse testate. Alla domanda su cosa significa la riflessione centrale nel programma, sul tema dell’amore a Gesù nel fratello che il Movimento dei Focolari approfondisce quest’anno, mons. Anton Cosa, vescovo di Chisinau nella Repubblica di Moldova, ha risposto ai microfoni della Radio Vaticana: “Ho capito che non esiste un’altra via per evangelizzare, per creare ponti, per offrire speranza. Vivere accanto al fratello che il Signore ci mette vicino è una sfida ma ogni fratello che incontri, che ascolti è un modo per vivere il Vangelo, è un atto di fede. E’ quello che ci chiede anche quest’Anno della Fede, far crescere cioè la nostra fede, ma senza carità non c’è fede. Prima dobbiamo credere che Lui ci ha amati e poi noi dobbiamo fare il nostro passo. Io come vescovo non sarei più in grado di servire la Chiesa né di compiere il mio ministero se non camminando su questa via: la via del fratello”. (altro…)
17 Ott 2012 | Chiesa, Focolari nel Mondo
Una serata di scambio e testimonianze, nell’arco dei lavori sinodali sulla nuova evangelizzazione, tra 27 vescovi partecipanti al Sinodo e una trentina di laici. A introdurla il presidente della conferenza episcopale della Thailandia, Arcivescovo di Bangkok Francis X. Kriengsak, moderatore dei vescovi amici del Movimento dei Focolari. “Le nostre parole vengono ascoltate se sono espressione della nostra vita”, ha esordito. Autenticità e coerenza, quindi, in “uomini e donne che hanno fatto l’esperienza di Dio, icone viventi dell’amore di Dio per la gente”. Dove? Nei luoghi abituali: lavoro, scuola, sanità, sport, famiglia, quartiere, internet. Riferendosi al suo personale percorso in una società quasi interamente buddista, mons. Kriengsak ha concluso “ma non basta la nostra testimonianza personale, seppure eroica”. Affinché il Vangelo sia efficace e convincente “occorre dare vita a piccole cellule di vita evangelica, essere noi vescovi parte viva di una comunità gioiosa e attraente”, “la Chiesa attrae quando vive in comunione”.
Sui Movimenti ecclesiali come “Parole” che evangelizzano è intervenuta Anna Pelli, del Centro studi del Movimento dei Focolari e responsabile per esso del dialogo con le diverse realtà ecclesiali. Ha presentato la Chiesa nella sua ricchezza carismatica, seguendo l’inedita immagine attraverso cui Chiara Lubich descrive la Chiesa come “un magnifico giardino in cui fiorirono tutte le Parole di Dio”: vi “fiorì Gesù, Parola di Dio, in tutte le più svariate manifestazioni” (1). Da qui il rapporto “di unità e distinzione” tra le varie spiritualità, frutti esse “della creatività dello Spirito, doni suoi alla Chiesa di oggi per aprire nuove vie di comprensione e di attuazione della verità infinita di Dio”. Da qui il richiamo ad attuare “con crescente pienezza di vita” la propria specificità, per fare della Chiesa “un Vangelo vivo”, “un popolo evangelizzante”. I vescovi hanno voluto ascoltare anche la voce di laici spronati dalla spiritualità di comunione come vissuta dai Focolari, giovani e non, credenti e non, impegnati nel sociale e in ambito ecclesiale. Significativa l’espressione di uno scienziato russo non credente, riportata da Franz Kronreif, dei Focolari: “Se un giorno tu mi dicessi che non credi più in Dio, ne sarei rattristato per te e per me. Mi sentirei più povero”.
Dal pomeriggio si è tratta una conclusione espressa dall’arcivescovo Francis Kriengsak: il mondo attende di vedere realizzati “spazi del Risorto”, luoghi che diano “visibilità ad un’umanità forgiata dal Vangelo, dove regna la comunione di cuori e di beni”. “È impensabile che noi vescovi da soli riusciamo a rinnovare la Chiesa. Occorre che i laici siano in prima linea”, ha commentato un presule della Corea presente. I partecipanti si sono poi trasferiti alla basilica di s. Bartolomeo, sull’isola Tiberina, accolti calorosamente dalla Comunità di sant’Egidio, per la celebrazione della preghiera ed un successivo e fraterno momento conviviale. (1) C. Lubich, Scritto cit. in “Nuova Umanità”, 3-4 (1997), p.389. A cura di Victoria Gómez (altro…)
4 Ott 2012 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Klaus Hemmerle (1929-1994), già vescovo di Aachen (Aquisgrana, Germania) è stato un teologo e filosofo di spicco che ha dato, con la sua particolare impronta, un importante contributo per l’approfondimento dottrinale del carisma dell’unità e per la sua diffusione tra i vescovi. Scrive Mons. Hemmerle in riferimento alla frase di Gesù: “Ciò che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40):
- «Questa Parola ci dice in modo definitivo chi è l’uomo e quale è la sua realtà… Questa interpretazione dell’uomo è certamente uno scandalo, non minore di quello con cui Gesù scandalizzava gli uomini dichiarandosi Figlio di Dio. In nome della propria libertà, in nome della propria identità e peculiarità l’uomo ritiene di dover contestare il fatto che lo si identifichi con Gesù Cristo. L’uomo vuole essere amato per se stesso, per quello che è, non vuole essere degradato ad una sorta di maschera di Gesù. Teme piuttosto che quel ‘di più’ di amore che egli riceve per amore di Gesù, sia qualcosa che non tiene conto di lui, qualcosa che lo lascia fuori, qualcosa che lo deruba dell’amore che egli desidera per se stesso, e di cui ha bisogno. Ma chi ama in modo tale che per amare Gesù nell’altro trascura l’altro come persona, così facendo trascura anche Gesù. E chi considera la presenza di Gesù nell’uomo in maniera tale da sminuire la realtà dell’uomo, in realtà non ha affatto compreso la presenza di Gesù nel prossimo.
- Gesù si fa uno con me, cioè non mi lascia solo. Egli è dalla mia parte in modo radicale, mi accetta così come sono, e ciò che riguarda me riguarda pure Lui. Io rimango me stesso, io divento pienamente me stesso, proprio perché non rimango solo.
- Il mistero di Cristo è il mistero di ogni uomo. Che significa ciò per la persona che incontro e che significa per me e la mia vita? In riferimento all’altro significa che non ho mai a che fare con qualcuno che è semplicemente l’anello di una catena, o la rotella di un macchinario o un semplice numero nella grande quantità di materiale umano. Ogni qualvolta incontro un volto umano, incontro Dio nella sua realtà incondizionata, incontro quella voce che sopra questo volto umano pronuncia ciò che ha detto di Gesù sul monte della Trasfigurazione: “Questi è il mio figlio prediletto!” (Mc 9,7). Non ci sono eccezioni.
- Incontriamo Cristo in particolare negli ultimi, in chi sembra essere più lontano da Lui, nelle persone in cui il volto di Cristo sembra essere oscurato. Come mai? Sulla croce, vivendo l’abbandono di Dio, facendosi persino peccato (2 Cor 5,21), Gesù si è identificato con ciò che è più lontano da Dio, con ciò che più sembra contrapporsi a Lui. Solo scoprendo Cristo nel prossimo, in chi è più lontano dal mistero della propria persona e dal mistero di Cristo, e donando alla persona quell’amore umano che si rivolge in modo indiviso a lui e a Cristo stesso, il prossimo potrà scoprire la propria identità con Gesù, la sua vicinanza a Lui, l’essere pienamente assunto da Lui.”
Pensieri tratti da “Offene Weltformel” (altro…)
1 Ott 2012 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
“La spiritualità dell’unità o di comunione mi ha dato la possibilità di comprendere e vivere con maggiore donazione la sublime vocazione del battesimo, della consacrazione religiosa, del sacerdozio e dell’episcopato”. A queste parole, contenute nel suo testamento spirituale, Mons. Lucas Donnelly – vescovo di Deán Funes (Argentina), scomparso lo scorso 31 agosto all’età di 91 anni – aveva affidato la sintesi meravigliosa del suo apostolato e del contributo spirituale venutogli dalla conoscenza del Movimento dei Focolari. Da dodici anni viveva stabilmente nella cittadella del Movimento situata ad O’Higgins (a 250 km da Buenos Aires). Amante della musica classica – su tutti Chopin –, è stato per molti un testimone autentico dell’amore a Cristo anche in quegli ultimi frangenti di vita: “Sto perdendo la memoria – aveva confidato –, ma trovo grande conforto nella preghiera e nella meditazione “. Nato nel 1921 da genitori di origine irlandese, ultimo di sei figli, già da ragazzo coltiva il desiderio profondo di donarsi totalmente a Dio. Sceglie di consacrarsi nell’Ordine Mercedario dalla specifica vocazione di liberare l’uomo da tutte le attuali forme di schiavitù, e diviene maestro e guida della sua comunità negli anni duri della dittatura argentina. Donnelly si dimostra un pastore rispettoso delle libertà di spirito di ciascuno ed anche un uomo di grande acume intellettuale. Intuisce “che si stava preparando un cambiamento importante nella Chiesa…quello che avrebbe poi preso forma e sarebbe stato siglato dal Concilio Vaticano II … Mi è sempre piaciuto provare cose nuove, senza trascurare la cosa più importante”, l’amore per Dio. Alla fine degli anni Cinquanta avviene il suo incontro con i Focolari e, quello personale, con la fondatrice Chiara Lubich. Si prodigherà attivamente per far conoscere il Carisma dell’unità a tanti e allo sviluppo della branca dei vescovi amici “dell’Opera di Maria”. Nel 1980 viene nominato vescovo di Deán Funes e riceve l’ordinazione episcopale da Giovanni Paolo II. Dirà di papa Wojtyla: “Ho avuto un profondo rapporto con lui. Ogni volta che andavo a Roma lo incontravo personalmente. Venti volte ho presenziato alle sue udienze”. Dopo un anno trascorso al Centro internazionale “Claritas” per i religiosi a Loppiano, diventa nel 2000 il primo cittadino-vescovo della cittadella Lia in Argentina, dove vive per 12 anni. In quell’occasione è la stessa Chiara Lubich a scrivergli: “Benvenuto nella prima cittadella che ha la gioia e l’onore di accogliere tra i suoi abitanti un successore degli apostoli, un Vescovo che tanto ha dato alla Chiesa”. In un passaggio del suo testamento spirituale Mons. Donnely racconta così quest’esperienza: «In questo centro, ho potuto sperimentare ciò che significhi l’amore come esperienza vitale, ciò che significhi vivere con “Gesù in mezzo” in tutti i momenti e circostanze della vita quotidiana. In questo modo sono riuscito a comprendere meglio il mistero di “Gesù Abbandonato”, chiave dell’unità con Dio e fra gli uomini ed ho scoperto il fratello come strada sicura per l’unione con Dio». Oggi sono in molti a ricordarlo. Nella cittadella è stato una presenza operosa e, al tempo stesso, silenziosa di apostolato alla sequela di Cristo, realizzando pienamente quanto Chiara Lubich gli aveva scritto dodici anni addietro: “Con la sua presenza e la sua sapienza, Gesù in mezzo nella cittadella crescerà e sarà più splendente”. (altro…)
9 Ago 2012 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Si conclude a Forno di Coazze (TO) l’incontro dei vescovi amici dei Focolari (1-9 agosto). In questo contesto, la presidente Maria Voce, intervenendo domenica5, ha invitato mons. Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, Arcivescovo di Bangkok (Tailandia), ad assumere l’incarico di moderatore della comunione tra i vescovi che aderiscono alla spiritualità dell’unità trasmessa dalla fondatrice Chiara Lubich. Mons. Francis Xavier ha accolto l’invito e succede al Card. Miloslav Vlk, Arcivescovo emerito di Praga, che ha svolto questo incarico per 18 anni, convocando numerosi incontri internazionali di Vescovi, cattolici e anche di varie Chiese. Tali convegni intendono andare incontro al desiderio dei vescovi di approfondire la loro vita spirituale e di realizzare insieme la Chiesa comunione auspicata dal Concilio Vaticano II e dagli ultimi papi. Si sono svolti a Castel Gandolfo (Roma), Istanbul, Gerusalemme, Beirut, Augsburg, Wittenberg, Londra, Ginevra, per nominarne solo alcuni.
La scelta di Mons. Francis Xavier Kriengsak è da intendere come “segno dell’apertura universale del Movimento e della sua attenzione verso i continenti emergenti ed i vari dialoghi”, secondo quanto la Presidente scrive nel comunicare la notizia. Entrerà in funzione all’inizio di ottobre durante l’assemblea internazionale dei dirigenti del Movimento. Il Card Miloslav Vlk esprime gratitudine alla Presidente per aver nominato un vescovo dell’Oriente, “dove la spiritualità del Movimento dei Focolari si diffonde velocemente anche tra i Vescovi”. Al successore Mons. Kriengsak, “ben preparato e molto adatto per questo compito”, augura “la forza e la creatività necessari per guidare, accanto al suo impegno di arcivescovo di Bangkok, la comunione tra i Vescovi amici del Movimento dei Focolari.”
Dal canto suo Mons. Kriengsak, tra la gioia dei presenti, ha umilmente accettato questo compito, dicendosi confortato anche dalla disponibilità dei confratelli vescovi a sostenerlo in ogni modo possibile. La partecipazione di Vescovi al Movimento dei Focolari, approvata e sostenuta dalla Santa Sede per favorire la collegialità “effettiva e affettiva” tra i Vescovi in uno spirito di comunione e fraternità, costituisce un impegno di natura esclusivamente spirituale. Fonte: Servizio Informazione Focolari (altro…)