3 Set 2011 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

(da sinistra) Don P. Foresi, Igino Giordani, l’Arcidiacono Bernard Pawley e la Sign.a Pawley, Chiara Lubich, Eli Folonari
Negli stessi anni in cui a Liverpool impazzano i Beatles e si formano decine di promettenti band che inventano un nuovo modo di fare musica, nella stessa città, il Movimento dei focolari muove i primi passi della spiritualità dell’unità nata a Trento nel 1943. La scelta nasce dalla richiesta di padre Green, un religioso benedettino di Liverpool, fatta a Chiara Lubich e don Pasquale Foresi di aprire nella sua città un focolare, una piccola comunità di persone donate totalmente a Dio. L’arcivescovo di Westminster mons. Heenan consigliò di cominciare da Liverpool perché la presenza dei cattolici era elevata fino a sfiorare il 40 per cento della popolazione, mentre nel resto del Paese vi era una media del 10 per cento. “Se riuscite lì che è più facile – disse l’arcivescovo – riuscirete dappertutto”. E così Mari Ponticaccia e Maria Egger, le prime due focolarine stabilitesi in Inghilterra, trovano un piccolo appartamento. E’ il novembre del 1963. Era senza tende e senza mobili. All’inizio l’arredamento era composto solo dalle loro valigie, ma pian piano arrivò tutto: il mobilio e una vera casa, ben più grande. Da Liverpool i Focolari si sparsero, poi, in tutto il Regno Unito. Non che prima fossero assenti i contatti con l’Inghilterra, anzi, alcune delle prime compagne di Chiara, come Eli Folonari, Valeria Ronchetti e Doriana Zamboni, e altre, si recavano dal Belgio, dall’Olanda, dalla Francia nel Regno Unito, solamente per andare a trovare singole persone di cui avevano avuto i contatti. Andò così avanti per alcuni anni finché, già nel 1961, un primo gruppetto dall’Inghilterra partecipò ad una Mariapoli in Belgio. E, sfogliando all’indietro l’album dei ricordi, nel 1959 tra i partecipanti alla Mariapoli di Fiera di Primiero figurava un cittadino inglese. Ma, torniamo a Liverpool. Mari Ponticaccia trova lavoro come insegnante di francese e Maria Egger come impiegata in una casa per anziani. In quel piccolo focolare di due stanzette, nel 1965, arriva Chiara Lubich, invitata a parlare nella cattedrale anglicana di Liverpool davanti a 50 sacerdoti in un’epoca in cui l’ecumenismo praticamente non esisteva, promosso, poi, da una donna. Comincia così l’avventura d’Inghilterra con tratti prettamente ecumenici e una comunità, quella dei Focolari, che sin dagli esordi si presenta composta da persone provenienti da diverse chiese. Autentici rapporti personali, vere amicizie, piccole comunità in cui ci si vuole bene, incontri e Mariapoli che formano alla nuova spiritualità. A Londra, con una casa in pieno centro, donata gratuitamente per un anno, il focolare arriva nel 1967. Gli anni Settanta sono anni di grande crescita e le due principali città della Scozia vedono nascere il focolare a Glasgow nel 1976 e a Edimburgo nel 1982. 
Chiara Lubich con l’Arcivescovo di Canterbury, il dott. Rowan Williams.
Ben otto, le visite di Chiara Lubich in Inghilterra, da lei sempre ritenuto un Paese decisivo per il dialogo ecumenico. Tra le sorprese di Dio, nel 1977 le viene attribuito il Premio Templeton per il Progresso della Religione a Londra nella nota Guildhall. Chiara narrò la sua esperienza di fronte a personalità di diverse religioni e ebbe la profonda sensazione che tutti i presenti, anche se di fedi diverse, fossero un’unica famiglia . I Focolari si aprono così al dialogo interreligioso. L’ultimo suo viaggio in terra inglese è del 2004. E’ accolta dall’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams. Ogni viaggio, infatti, è stato un’occasione per incontrare il primate della Chiesa d’Inghilterra e costruire un dialogo diretto con personalità ecumeniche e di altre fedi. Impegno esteso anche alla costruzione della fraternità nel mondo politico, così dilaniato da accese lotte partitiche. Significativo il suo incontro con un gruppo di parlamentari delle due Camere. Oggi, i Focolari nel Regno Unito contano 7000 aderenti di cui circa 1700 appartenenti ad altre chiese. Nel solco di questa storia è cominciata la prima visita in Inghilterra di Maria Voce, attuale presidente dei Focolari e Giancarlo Faletti: in programma incontri con le comunità locali riunite sabato 3 settembre a Londra e con alcuni leader ecumenici e religiosi. Dall’inviato Aurelio Molè
Ulteriori informazioni Servizio Informazione Focolare Foto Area Stampa – Chiara Lubich in Gran Bretagna Sotto: arrivo di Maria Voce a Londra, 1 settembre 2011 [nggallery id=62] (altro…)
1 Set 2011 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Appartengo alla generazione dei “ribelli”, educato alla fede cattolica, ma senza capirla né viverla coerentemente. Sin da giovane mi ponevo tante domande. Soprattutto facevo un grande sforzo per andare a Messa ogni domenica. Trovai la soluzione: smisi di credere, continuando ad avere, però, come riferimento il messaggio d’amore di Gesù. Conobbi M. Angels, mia moglie, e cominciò una lunga e benefica trasformazione di entrambi. Lei credente e del Movimento dei focolari. In realtà, con il passare del tempo, scoprii che mi ero sposato con una “attivista” del Movimento. Ci dovemmo confrontare subito sulla decisione da prendere per il rito matrimoniale. Ci sposammo in Chiesa. Nonostante ciò, da parte mia non rinunciai a nulla. Non solo accettai il rito religioso, ma volli partecipare con il massimo interesse e rispetto. L’altra decisione importante fu l’educazione che avremmo dovuto dare ai nostri figli. Nuovamente applicammo un semplice principio che, per queste questioni difficili, ha funzionato molto bene: “la formazione nella fede cattolica sarà un plus per i nostri figli , che li farà più sensibili, più completi, più felici ”. Dicevo a mia moglie: “Tu hai la fede, io il vuoto”. Non è stato tutto facile come può sembrare. Infatti, non capivo l’entusiasmo di mia moglie nel partecipare agli incontri dei Focolari. Era forse una setta? Ammetto che ero un po’ geloso. Poco a poco, sforzandoci entrambi, arrivammo ad un pieno equilibrio. Avevo una certa curiosità per il Movimento e lei discretamente me lo faceva conoscere. Un evento significativo accadde quando partecipai ad un incontro. Ricordo l’accoglienza che ricevetti e l’aria che si respirava. Cominciai a conoscere la spiritualità di Chiara Lubich che cercavo di far combaciare con le mie convinzioni personali. Un aspetto significativo è l’aver compreso in una nuova luce il significato della parola amore che oggigiorno ha perso la sua rilevanza. Avevo trovato una spiritualità che metteva al centro il messaggio di Gesù, in una maniera radicale e manifesta, che si concretizzava quotidianamente e nelle piccole cose. Il mio interesse per questa spiritualità crebbe, cosi come il desiderio di viverla, con gli amici, gli sconosciuti, i colleghi di lavoro, e il più difficile, in famiglia. C’era solo un ostacolo. Mi sembrava che il Movimento fosse riservato alle persone credenti cristiane. Fui sorpreso quando seppi che era aperto anche a persone di convinzioni non religiose e, non solo, che mi invitava a partecipare in un modo attivo. Ho imparato a vedere l’altro come un fratello, a pensare e agire di conseguenza, e che non è necessario essere un eroe; ho sperimentato che è necessario un esercizio costante, ma in questo si è aiutati da una spiritualità che ha un’alta componente comunitaria. Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di poter dirigere un gruppo musicale di giovani. E’ una fortuna, perché stando con loro ho potuto partecipare alla loro crescita, non solamente musicale ma anche spirituale. Questo ha richiesto grandi dosi di lavoro e molta pazienza per adattarmi alle loro richieste, conoscenze, età e alla loro voglia di giocare e di vivere. Ora rivedo la mia vita come una traiettoria che mi ha permesso di crescere nel terreno spirituale, riempire quel vuoto che mi sembrava di avere, rispetto alla pienezza della fede di mia moglie. Una evoluzione che richiede che io passi da spettatore ad attore. Jordi Illa (altro…)
1 Set 2011 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
[:ot]كلـمـة حـيـاة سبتمبر
2011[:]
1 Set 2011 | Non categorizzato
[:ot]
Download Kelma tal-Ħajja – Settembru 2011
“Kien meħtieġ li nagħmlu festa u nifirħu, għax dan ħuk kien mejjet u reġa’ qam, kien mitluf u nstab.” (Lq 15, 32)1 Dan il-kliem insibuh fi tmiem il-parabbola magħrufa bħala tal-iben il-ħali, li żgur tafuha. Hu kliem li jrid jurina l-kobor tal-ħniena t’Alla. B’din il-Kelma jintemm kapitlu mill-Vanġelu ta’ San Luqa li fih Ġesù jirrakkonta żewġ parabboli oħra fuq l-istess suġġett. Tiftakarha l-istorja tan-nagħġa l-mitlufa li minħabba fiha r-ragħaj iħalli d-disgħa u disgħin l-oħra fid-deżert?2 U tiftakarha l-ġrajja tad-drakma l-mitlufa, u l-ferħ li ħasset dik il-mara meta sabitha, hekk li sejħet lil ħbiebha u l-ġirien tagħha biex jifirħu magħha?3 “Kien meħtieġ li nagħmlu festa u nifirħu, għax dan ħuk kien mejjet u reġa’ qam, kien mitluf u nstab.” B’dan il-kliem Alla qed jistieden lilek u ’l-insara kollha biex tifirħu, biex tagħmlu festa u tieħdu sehem fil-ferħ tiegħu talli dak ir-raġel midneb, li kien mitluf u issa nstab, ġie lura. Fil-parabbola dan il-kliem qed jgħidu l-missier lil ibnu l-kbir li dejjem għex miegħu, imma li wara ġurnata xogħol iebes ma riedx jidħol lura d-dar fejn kienu qed jiċċelebraw il-wasla ta’ ħuh. Il-missier mar jilqa’ lil ibnu l-kbir, kif mar jilqa’ wkoll lil ibnu l-mitluf, u għamel ħiltu biex jikkonvinċih jidħol. Imma jidhru ċari d-differenzi li kien hemm bejn il-missier u ibnu l-kbir: il-missier, li kien iħobb bla ma joqgħod ikejjel xejn u kellu ferħ kbir f’qalbu, li xtaq jaqsmu ma’ kulħadd; l-iben li kien mimli disprezz u għira lejn dak li darba kien ħuh. Infatti hu jgħid lil missieru: “Dan ibnek li belagħlek ġidek…”4. Bl-imħabba u l-ferħ tal-missier mal-wasla lura ta’ ibnu joħroġ ċar kemm ibnu l-kbir kien iżomm f’qalbu. Nistgħu ngħidu li ma’ missieru stess kellu rabta kiesħa u falza. L-aktar ħaġa importanti għal dan l-iben kien ix-xogħol, id-dmir, imma ma kellux imħabba ta’ iben lejn missieru. Aktar jagħtik li tgħid li hu kien jobdi ’l missieru daqs li kieku kien sidu. “Kien meħtieġ li nagħmlu festa u nifirħu, għax dan ħuk kien mejjet u reġa’ qam, kien mitluf u nstab.” B’dan il-kliem Ġesù qed jgħidilna biex noqogħdu attenti li ma mmorrux naqgħu fil-periklu li ngħixu biex inkunu nies tal-affari tagħna, moħħna biex inkunu perfetti, u lill-oħrajn inqisuhom inqas tajbin minna. Infatti jekk inti marbut mal-perfezzjoni, int qed tibni lilek innifsek, qed timtela bik innifsek, tammira lilek innifsek. Qed tagħmel bħall-iben li baqa’ d-dar, li jsemmi l-kwalitajiet tajba tiegħu lil missieru: “Ili dawn is-snin kollha naqdik, kelmtek ma ksirthielek qatt5”. Hawnhekk Ġesù qed jeħodha kontra min ir-rabta tiegħu m’Alla sserraħ biss fuq il-ħarsien tal-kmandamenti. Imma dan mhux biżżejjed. Dwar dan anki t-tradizzjoni Lhudija hija ċara ħafna. F’din il-parabbola Ġesù qed juri s-sbuħija tal-imħabba t’Alla billi jurina kif Alla, li hu Mħabba, jagħmel l-ewwel pass lejn il-bniedem bla ma joqgħod iqis jekk jistħoqqlux jew le. Imma hu jrid li l-bniedem jinfetaħ quddiemu biex jagħti bidu għal komunjoni vera ta’ ħajja. Naturalment, kif tista’ tifhem, l-akbar ostaklu għal Alla-Mħabba hi eżattament il-ħajja ta’ min jaħżen azzjonijiet, opri, filwaqt li Alla jixtieq jara l-qalb tagħna. “Kien meħtieġ li nagħmlu festa u nifirħu, għax dan ħuk kien mejjet u reġa’ qam, kien mitluf u nstab.” B’dan il-kliem Ġesù qed jistieden lilek biex quddiem il-midinbin, inti jkollok l-istess imħabba li għandu l-Missier lejn kull bniedem, imħabba li ma tkejjilx. Ġesù qed isejjaħlek biex ma tiġġudikax bil-kejl tiegħek l-imħabba li l-Missier għandu għal kull persuna. Bl-istedina lil ibnu l-kbir biex jaqsam miegħu l-ferħ għal dak ibnu li reġa’ nstab, il-Missier qed jitlob lilek ukoll biex tbiddel il-mod kif taħsibha: jiġifieri int trid tilqa’ bħala ħutek anki lil min m’għandek xejn lejh ħlief disprezz u superjorità. Dan għandu jġib fik konverżjoni vera, għax inti tissaffa mill-konvinzjoni li inti aktar bravu, ma tibqax tkun intolleranti lejn nies ta’ twemmin ieħor, u b’hekk tkun tista’ tilqa’ s-salvazzjoni, li ġabilna Ġesù, bħala rigal mogħti lilna biss għax Alla jħobbna. Chiara Lubich ——————————————- 1 Parola di vita, Marzu 2001, ippubblikata fuq Città Nuova 2001/4, p.7. 2 ara Lq 15, 4-7. 3 ara Lq 15,8-10. 4 Lq 15, 30. 5 Lq 15,29.[:]
31 Ago 2011 | Parola di Vita
“Bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.”
Queste parole sono un invito che Dio rivolge a te, e a tutti i cristiani, a godere insieme con lui, a far festa e a partecipare alla sua gioia per il ritorno dell’uomo peccatore prima perduto e poi ritrovato. E queste parole, nella parabola, sono rivolte dal padre al figlio maggiore che aveva condiviso tutta la sua vita, ma che dopo un giorno di duro lavoro, rifiuta di entrare a casa dove si festeggia il ritorno di suo fratello. Il padre va incontro al figlio fedele, come è andato incontro al figlio perduto, e cerca di convincerlo. Ma è palese il contrasto fra i sentimenti del padre e quelli del figlio maggiore: il padre, con il suo amore senza misura e con la sua grande gioia, che vorrebbe tutti condividessero; il figlio pieno di disprezzo e di gelosia verso suo fratello che non riconosce più come tale. Parlando di lui dice infatti: “Questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi”. L’amore e la gioia del padre per il figlio tornato, mettono ancor più in rilievo il rancore dell’altro, rancore che palesa un rapporto freddo e, si potrebbe dire, falso con lo stesso padre. A questo figlio preme il lavoro, il compimento del suo dovere, ma non ama il padre da figlio. Si direbbe piuttosto che obbedisce a lui come ad un padrone.
“Bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.”
Con queste parole Gesù denuncia un pericolo in cui anche tu puoi incorrere: quello di una vita vissuta per essere una persona perbene, basata sulla ricerca della tua perfezione, giudicando i fratelli meno bravi di te. Infatti, se tu sei “attaccato” alla perfezione, costruisci te stesso, ti riempi di te stesso, sei pieno di ammirazione verso te stesso. Fai come il figlio rimasto a casa, che enumera al padre i suoi buoni meriti: “Io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando”.
“Bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.”
Con queste parole Gesù va contro quell’atteggiamento per cui il rapporto con Dio sarebbe basato solo sull’osservanza dei comandamenti. Ma una tale osservanza non basta. Di questo anche la tradizione ebraica è ben conscia. In questa parabola Gesù mette in luce l’Amore divino facendo vedere come Dio, che è Amore, fa il primo passo verso l’uomo senza tener conto se egli lo meriti o no, ma vuole che l’uomo si apra a lui per poter stabilire un’autentica comunione di vita. Naturalmente, come puoi capire, l’ostacolo maggiore a Dio-Amore è proprio la vita di coloro che accumulano azioni, opere, mentre Dio vorrebbe il loro cuore.
“Bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.”
Con queste parole Gesù invita te ad avere, nei confronti del peccatore, lo stesso amore senza misura che il Padre ha per lui. Gesù ti chiama a non giudicare secondo la tua misura l’amore che il Padre ha per qualsiasi persona. Invitando il figlio maggiore a condividere la sua gioia per il figlio ritrovato, il Padre chiede anche a te un cambiamento di mentalità: devi in pratica accogliere come fratelli e sorelle anche quegli uomini e donne verso i quali nutriresti soltanto sentimenti di disprezzo e di superiorità. Ciò provocherà in te una vera conversione, perché ti purifica dalla convinzione di essere più bravo, ti fa evitare l’intolleranza religiosa e ti fa accogliere la salvezza, che Gesù ti ha procurato, come puro dono dell’amore di Dio. Chiara Lubich
Parola di vita, marzo 2001, pubblicata in Città Nuova 2001/4, p.7.