Movimento dei Focolari

Abbiamo creduto all’amore

Nov 5, 2013

Di prossima pubblicazione il libro “Abbiamo creduto all’amore” di Gaetano Minuta (Città Nuova, 2013): i primi compagni e compagne di Chiara Lubich raccontano i primi giorni del Movimento dei Focolari. Pubblichiamo qui in anteprima una pagina del primo capitolo: Il Movimento dei Focolari ha fissato al 7 dicembre 1943 la data della sua nascita, perché […]

Di prossima pubblicazione il libro “Abbiamo creduto all’amore” di Gaetano Minuta (Città Nuova, 2013): i primi compagni e compagne di Chiara Lubich raccontano i primi giorni del Movimento dei Focolari. Pubblichiamo qui in anteprima una pagina del primo capitolo: Il Movimento dei Focolari ha fissato al 7 dicembre 1943 la data della sua nascita, perché quel giorno è avvenuta la consacrazione di Chiara Lubich a Dio o, come diceva lei, il suo «sposalizio con Dio». Quello che è successo dopo, nel giro di pochi mesi, comprova che quel gesto aprì un sigillo che permise a lei e alle sue prime compagne di comprendere e sperimentare che le parole di Gesù erano attuali e la loro vita divenne l’annuncio coraggioso e gioioso «Egli è vivo!». Emmaus Maria Voce, succeduta a Chiara alla presidenza del Movimento dei Focolari, concludendo nel settembre del 2011, a Londra, durante un incontro ecumenico di vescovi, una conversazione sulla Parola di Dio applicata alla vita, diceva: Di fronte al relativismo che rende sempre più oscuro e insignificante ogni tentativo di spiegare la verità, di dare una dimostrazione teorica o logica della verità, lo Spirito Santo sembra averci suggerito forse l’unico annuncio che non ammette discussione: l’esperienza vissuta. L’esperienza vissuta può essere capita o non capita, può suscitare simpatia o avversione, può attrarre o respingere, ma non può essere messa in dubbio. È un’esperienza, è vita. La “scoperta”, l’Ideale, come si usa dire nel Movimento dei Focolari, non fu solo costatare la verità del Vangelo, ma il fatto che le parole di Gesù, essendo applicabili a tutte le situazioni dell’esistenza, attestavano che lui poteva essere un compagno di viaggio e vivere la vita secondo il progetto di Dio, facendo la volontà del Padre, come Gesù. Paradossalmente, più si abbandonavano a fare la volontà del Padre, più scoprivano come avere in mano le redini della propria vita. In una lettera di quei “primi tempi” Chiara confidava: Vedi, io sono una creatura che passa per questo mondo. Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta da quelle. Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità. Questo segnò la vita di Chiara e, ad una ad una, la vita dei seguaci, delineando una nuova vocazione. Un preannuncio era avvenuto a Loreto, proprio in quella “casetta” trasportata nelle Marche da Nazareth dove, secondo la tradizione, avrebbe vissuto Gesù con Maria e Giuseppe. Silvia Lubich (il nome Chiara lo prenderà qualche anno dopo, come terziaria francescana) vi si era recata nel 1939 per un incontro dell’Azione Cattolica di cui faceva parte. Giovanni Paolo II parlò di quella famiglia al Te Deum del 31 dicembre 1978: La nascita di Gesù […] ha dato inizio a questa Famiglia unica ed eccezionale nella storia dell’umanità; in questa Famiglia è venuto al mondo, è cresciuto ed è stato educato il Figlio di Dio, concepito e nato dalla Madre-Vergine, e contemporaneamente affidato, dall’inizio, alle cure autenticamente paterne di Giuseppe, falegname di Nazareth, il quale dinanzi alla legge ebraica fu marito di Maria, e dinanzi allo Spirito Santo fu degno suo sposo e il tutore, veramente a modo paterno, del materno mistero della sua Sposa. La “vocazione” che si definì nel giro di pochi anni fu di vivere alla presenza di Gesù 24 ore su 24. Qualche mese prima di quel 7 dicembre 1943, Chiara rivelò a Dori Zamboni, cui dava lezioni private, un progetto: «Sai, noi vogliamo fare una cosa nuova. Non so se tu hai mai visto un chiostro con tutte le colonne. Ecco, noi vogliamo fare un chiostro, dove le colonne sono persone vive e in mezzo al giardino che loro racchiudono c’è una sorgente d’acqua viva: Gesù». La convinzione e l’entusiasmo della Lubich dovevano essere contagiosi se a Dori «quel “noi” non diceva nulla. Non mi interessava chi fossero quel “noi”, mi interessava che ci fossi anch’io. Volevo anch’io essere in quel monastero di cielo». A Montreux, l’11 agosto 1990, Chiara ricordò che tutto era cominciato dalla scoperta che Dio è innanzitutto Padre. fonte: Città Nuova editrice

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