Movimento dei Focolari

Ave Cerquetti: fare della bellezza una via verso Dio

Lug 23, 2026

Dalla creta modellata fin da bambina al desiderio guardare alla scultura e all’arte sacra come ad un linguaggio capace di portare Dio agli uomini del nostro tempo. Ave Cerquetti, storica esponente dei Focolari scomparsa a 95 anni, lascia un’eredità che unisce arte, spiritualità e soprattutto comunione.

Si è spenta il 3 luglio 2026 a Padova (Italia), all’età di 95 anni, Silvana “Ave” Cerquetti, artista, scultrice e figura di rilievo del Movimento dei Focolari. Nata a Roma il 9 agosto 1930, ha dedicato la sua intera esistenza alla ricerca del bello come via verso Dio, lasciando un’impronta profonda.

Fin dall’infanzia, trascorsa tra Roma e Montefalco (Umbria- Italia) durante gli anni difficili della guerra, Ave mostrò una sensibilità straordinaria verso il creato. Proprio nel borgo umbro avvenne il primo incontro con l’arte: per ore osservava il lavoro di un vasaio, fino a intuire che quella stessa creta poteva diventare strumento per dare forma al mondo che portava dentro di sé. Con il sostegno della madre realizzò un grande presepe che attirò l’attenzione dell’intero paese, anticipando una vocazione destinata a svilupparsi negli anni successivi.

Dopo gli studi al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove si diplomò in scultura nel 1953, si impose ben presto come una delle giovani promesse dell’arte italiana. Già nel 1952 una sua opera era stata selezionata per rappresentare gli studenti dell’Accademia alla Biennale di Venezia. Ma il successo professionale non bastava a colmare la sua ricerca interiore.

L’episodio che avrebbe segnato definitivamente il suo cammino avvenne durante una visita a una mostra di Georges Rouault a Palazzo Venezia. Davanti a un volto di Cristo dipinto dall’artista francese, Ave visse un’esperienza che lei stessa descrisse come folgorante: comprese che l’arte poteva diventare uno strumento per comunicare Dio agli uomini. Da quel momento nacque la convinzione che l’avrebbe accompagnata per tutta la vita: “Farò arte sacra”.

Negli anni successivi si dedicò soprattutto alla ritrattistica, ottenendo riconoscimenti e apprezzamenti nell’ambiente artistico romano e una posizione di riguardo nelle esposizioni in via Margutta, la strada degli artisti romani. Chi osservava le sue opere ne sottolineava la capacità di cogliere l’interiorità delle persone. Per Ave, infatti, ogni volto meritava un rispetto quasi sacrale, perché riflesso dell’opera creatrice di Dio.

Una tappa decisiva arrivò nel 1955, durante un soggiorno a Sassari (Sardegna- Italia) in un momento di grande ricerca interiore. Qui conobbe il Movimento dei Focolari tramite una visita al focolare della città che descrisse come il ritrovamento di quell’armonia e di quella bellezza che aveva sempre cercato. Ad accoglierla festosamente Marisa Cerini e Caterina Ruggiu. Ave racconta: “Eravamo ancora nel piccolo ingresso ed ebbi subito la sensazione straordinaria di entrare in quell’unità, armonia e bellezza della creazione che più volte avevo contemplato, e mi dissi tra me: Qui è Dio, qui è la Chiesa!” È l’episodio culminante della sua ricerca di un ritorno nella chiesa cattolica, dato che tutta la sua famiglia aveva ad un certo punto aderito alla chiesa Valdese. È per questo che Ave porterà per sempre un amore speciale per l’ecumenismo, non dimenticando mai un giorno di pregare per l’unità delle Chiese.

Tra il 1958 e il 1960 visse un’intensa esperienza in America Latina. Invitata a San Salvador per uno scambio culturale, si affermò rapidamente. Ave insegnò scultura all’Accademia di Belle Arti, ricevendo vari riconoscimenti, partecipò alla nascita della prima galleria permanente di arte contemporanea del Paese e realizzò opere di grande rilievo, tra cui una monumentale statua di Sant’Ignazio. Il successo professionale fu notevole, ma ancora più significativa fu la maturazione della sua vocazione. L’impegno cristiano continuò a guidare ogni sua scelta e durante il viaggio di ritorno in Italia, sostando presso i santuari di Guadalupe, Lourdes e Montserrat, maturò la decisione di consacrare totalmente la propria vita a Dio nel focolare, avventura che ebbe inizio nel maggio del 1961.

Accogliendo l’invito di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, a non abbandonare l’arte e la scultura ma a metterla pienamente al servizio di Dio, sentì dentro sé il desiderio di non creare più da sola ma di lavorare in comunione con altre artiste che condividevano lo stesso cammino spirituale.  E fu così che insieme a Tecla Rantucci, scultrice, e Marika Tassi, pittrice, diede vita al Centro Ave, il primo atelier, così battezzato dalla Lubich perché ogni opera potesse essere vissuta come un dono a Maria. Fu in quel momento che Silvana prese il nome di Ave, nella vita e nell’arte. L’atelier nacque dapprima in un semplice garage romano, successivamente si trasferì a Grottaferrata, cittadina poco distante dalla capitale, e poi a Loppiano (Firenze).

Sotto la sua guida il Centro Ave divenne negli anni un importante laboratorio internazionale di arte sacra. Nacquero opere entrate nell’immaginario di molti ambienti ecclesiali, come la Bella Accoglienza, la Madonna del Buon Cammino, la Madonna della Neve e numerose rappresentazioni di Cristo e della Vergine diffuse in tutto il mondo. Parallelamente si svilupparono studi di progettazione architettonica e liturgica che portarono alla realizzazione di chiese, complessi parrocchiali e importanti interventi di riqualificazione ecclesiale.

Al Centro Ave venne riconosciuto un riferimento stilistico chiaro dalla critica e nella chiesa, dove l’architettura abbraccia la scultura e si lascia avvolgere dalla luce colorata delle vetrate, in un perfetto equilibrio tra le arti. E Ave era sempre la prima e instancabile custode di questa esperienza di unità che partiva dall’impegno di ciascuna a lasciar vivere il Maestro, Dio, tra loro a partire proprio da questa dimensione comunitaria.

“Sazia questa sete di bellezza che il mondo sente – affermò Chiara Lubich nel 1961 riferendosi a questa realtà- manda grandi artisti, ma plasma con loro grandi anime che, con il loro splendore, possano guidare gli uomini verso il più bello dei figli degli uomini: Gesù!”.

Questa visione trovò una delle sue espressioni più alte nel Santuario Maria Theotokos di Loppiano dove si ritrova il suo speciale contributo, considerato da lei stessa il coronamento di una vita artistica e spirituale. Anche negli ultimi giorni di vita, raccontano le persone che le sono state accanto, il solo sentirne pronunciare il nome illuminava il suo volto.

Accanto alla creatività, le tante persone che nel corso degli anni anno lavorato con lei, ricordano soprattutto la sua capacità di valorizzare gli altri. Ave sapeva riconoscere il bene nascosto nelle persone e incoraggiarlo a crescere. Per molte generazioni di artisti fu maestra non solo di tecnica, ma soprattutto di sguardo: uno sguardo capace di vedere la bellezza anche nelle realtà più semplici e quotidiane.

Nel 1999 contribuì inoltre, insieme a Michel Pochet e Liliana Cosi, alla nascita della Commissione Centrale dell’Inondazione dell’Arte, un’espressione bellissima coniata da Chiara Lubich per descrivere l’impatto della spiritualità dell’unità anche sulla cultura artistica contemporanea, iniziativa oggi estesa in una rete mondiale di artisti itinerante e viva.

Ave Cerquetti, con la sua scomparsa,  lascia un’eredità viva fatta di opere, comunità artistiche e relazioni umane. Una vita interamente spesa per tradurre nel linguaggio della materia, della forma e della luce quella Parola del Vangelo divenuta suo programma di vita: “Amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio.” (1Gv 4,7).

A cura della redazione

Foto © Centro Ave/Archivio Loppiano

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla Newsletter

Pensiero del giorno

Articoli Correlati

35 anni di EdC: un cammino di rigenerazione

35 anni di EdC: un cammino di rigenerazione

Incontro, celebrazione e impegno: così si è vissuto il 35° anniversario dell’Economia di Comunione. Celebrando il cammino percorso per rinnovare insieme l’impegno di continuare a costruire un’economia più umana e rigenerativa.

Un’eredità preziosa: il Paradiso ‘49 di Chiara Lubich

Un’eredità preziosa: il Paradiso ‘49 di Chiara Lubich

Il 22 maggio 2026, presso la Sala Paolo VI della Pontificia Università Lateranense di Roma, si è svolta la prima presentazione del volume “Paradiso ‘49” di Chiara Lubich, una raccolta di scritti attraverso i quali la Fondatrice del Movimento dei Focolari, dà testimonianza e condivide la sua esperienza mistica vissuta tra il 1949 e il 1951.

Chiara Lubich: «Sai dove siamo?»

Chiara Lubich: «Sai dove siamo?»

E’ il 16 luglio 1949. Chiara Lubich si trova a Tonadico, sulle Dolomiti, nel nord Italia, per un periodo di riposo insieme ad alcune delle prime e dei primi compagni. Lì sono raggiunti dall’on. Igino Giordani, che Chiara chiamava Foco. Quel giorno Chiara e Foco stringono un Patto di unità, preludio all’esperienza spirituale e mistica che Chiara compirà tra il 1949 al 1951. Un periodo conosciuto come “Paradiso ‘49” i cui testi sono stati recentemente pubblicati in un volume. Nell’introduzione ad esso, il teologo Piero Coda, offre alcuni approfondimenti “Per una lettura teologica” del testo. Ne pubblichiamo uno stralcio, proprio legato al Patto del 16 luglio insieme ad un breve video di Chiara Lubich del 20 dicembre 1999, quando racconta ai Gen, i giovani dei Focolari, questa esperienza di luce.