Movimento dei Focolari
Umoristica applicata ed evangelizzazione

Umoristica applicata ed evangelizzazione

Da sempre il sogno di Cesare è stato di trasmettere Dio come ideale di vita e presto si è reso conto che la scuola era uno dei posti privilegiati dove poterlo realizzare, per questo ha pensato di applicare la sua specialità: l’umoristica, alle materie scolastiche. La prima volta che ha provato tale metodo è stato a Cagliari, in una scuola elementare di un quartiere a rischio dove, in una classe di 25 bambini,12 avevano il papà in carcere. Racconta: “D’accordo con il Direttore visitai classe per classe offrendo agli insegnanti un metodo: L’umorismo applicato alle materie, al dialogo, alla disciplina, alla corporeità, al pro-sociale, alla mondialità, al difficile, alla bellezza e alla pace. I risultati furono entusiasmanti”. Da allora Cesare ha visitato tantissime scuole, offrendo il suo innovativo metodo didattico in molte regioni italiane. Successivamente ha continuato questa sua missione quando si è trasferito nel focolare in Albania, dove in 10 anni di corsi per catechisti, gruppi giovanili, scuole professionali, scuole materne e gruppi di genitori ha incontrato circa 25.000 persone, senza lasciarne nessuna indifferente al suo messaggio. La sua genialità e l’efficacia dell’umorismo applicato è tale che ha svolto persino un corso sull’evangelizzazione di strada alle Suore di Madre Teresa di Calcutta. Cesare, infatti, è anche un profondo conoscitore della Bibbia, tanto da offrire un Master sul Cantico dei Cantici, che ha avuto un grande successo sia quando è stato frequentato da seminaristi, sia quando il pubblico era composto da coppie di giovani fidanzati. Alcune impressioni: “Dietro la tua apparente improvvisazione c’è tanta ricerca, tanto lavoro, tanta passione, tanta attenzione per ognuno”, “hai un amore profondo per la Bibbia, (la reciti a memoria) ogni tua espressione artistica nasce da un tuo rapporto con la Parola”. Oltre al lavoro con le scuole ed ai corsi di formazione Cesare ha creato anche un vero e proprio spettacolo nel quale la sua “Umoristica applicata per una estrema evangelizzazione” mira ad esaltare la bellezza interiore ed il valore inestimabile di ogni persona. Nella sua opera osserva con uno sguardo attento e con partecipe comprensione i vari aspetti della vita, cogliendovi spunti divertenti per educare ad affrontarne gli eventi, lieti e tristi, con equilibrio e saggezza evangelica. Cesare ama definirsi un “Anima-Attore”,  che avvalendosi di strumenti artistici, umoristici e culturali e di una vasta gamma di episodi di vissuto profondamente umani, conduce 2 ore di spettacolo tra divertimento e contemplazione. Indirizzo email: gattocex@yahoo.it (altro…)

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La socialità cristiana comporta l’interdipendenza tra uomo e donna

Giordani racconta di un uomo dell’antichità che «allontanatosi per commercio, scrisse alla moglie che, rimasta in casa, stava per divenire madre: ‘Se nasce un maschio, allevalo; se nasce una femmina, esponila’». Quella persona, continua Giordani «esprimeva, in tutta semplicità, l’opinione che il paganesimo idolatrico aveva della donna: un mammifero di sfruttamento e di piacere, stimato immensamente inferiore al maschio, e, in tutti i casi, da tutte le legislazioni, mantenuto in soggezione all’uomo: da ragazza sotto la tutela del padre, da sposa sotto quella del marito, da vedova sotto quella dei figli o dei parenti: mai arbitra di sé. Il cristianesimo mutò questo stato di cose con lo stabilire l’eguaglianza spirituale della donna con l’uomo, nella parità dei diritti e doveri e col sottrarre la madre ai capricci del padre mediante l’indissolubilità matrimoniale, con cui fu assicurata a lei una posizione stabile nella sua casa. In Cristo – insegnò Paolo apostolo – «non v’è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna» (Gal. 3:28); ma soli spiriti, tutti figli di Dio e quindi pari fratelli. La socialità cristiana comporta una interdipendenza tra uomo e donna: «né la donna senza dipendenza dall’uomo, né l’uomo senza dipendenza dalla donna, nel Signore». L’uomo appartiene alla sua donna, e la donna al suo uomo: «come infatti la donna dall’uomo, così l’uomo per mezzo della donna; e il tutto da Dio» (I Cor. 11,12). Però il vero è che, nella società, l’influsso di lei è meno d’un terzo: un influsso assolutamente inferiore ai suoi sacrifici e al numero. Ed è un danno sociale enorme, perché mancando l’azione delle virtù femminili, che sono specificamente la pietà, la grazia, l’amore della pace e dell’ordine, prevalgono nella società le virtù maschili di forza, di conquista, di avventura, le quali, come tutte le virtù, se non sono contemperate e armonizzate da altre, facilmente traboccano nei vizi contigui. Ma è un fatto: se la donna è degradata, l’uomo la segue nella degradazione. Ché la donna pervertita passa la sua perversione ai figli, così come la donna retta, eroica, passa rettitudine ed eroismo ad essi. Infine, per sfasciare una società, una via sicura è la corruzione della donna. Per sostituire alla società l’alveare, all’uomo il numero, occorre anche scioglierlo dalla riverenza verso la donna casta e fedele e dirompere i loro rapporti nella licenza sessuale per cui al sacramento succede tutt’altro elemento. Degradata la donna, l’uomo è pronto a tutte le abdicazioni. La disumanizzazione dell’uomo – necessaria per ridurlo ad automa – comincia da lei: come nell’Eden. Le filosofie edonistiche, materialistiche, propugnate nelle ultime generazioni e arrivate ai tempi nostri alle prime vaste esperienze pratiche, portano alla fine della maternità: e la maternità è il principio della vita».

La Società Cristiana, Città Nuova, 2010 (1942), pp.54-58.

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Mi hai insegnato il perdono

(da sinistra) Maria-Goretti con le focolarine
in Burundi

«Ho perso la mamma, uno zio e sua moglie all’inizio della guerra del 1993. Tutti e tre sono stati uccisi da persone del nostro stesso quartiere che conoscevamo bene. Papà ha preso con noi i nostri cugini rimasti orfani. Tutti insieme eravamo in 14 e il babbo non ha mai fatto differenza tra noi. Per tenerci uniti nostro padre ha deciso di non risposarsi. Essendo la più grande, l’aiutavo perché i più piccoli non sentissero troppo la mancanza della mamma. Alla mia proposta di fare giustizia nei confronti di chi aveva ucciso i nostri, papà ci ha sempre aiutato a perdonare e ci ha spiegato cosa significasse per lui la riconciliazione. Ha incoraggiato i miei fratelli a iniziare un “club”: un’associazione di giovani per promuovere la pace e la riconciliazione. Questo club ha contribuito tanto a riappacificare gli animi nel nostro quartiere e nel nostro Comune. Adesso vivo in Italia. Quando, in primavera è giunta la notizia del suo ricovero in ospedale, mi è venuta l’idea di scrivere e di comunicarlo ad alcuni per chiedere preghiere. Poi è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva, così mi sono affrettata per tornare in Burundi. Arrivata lì l’ho trovato molto sofferente; i miei fratelli facevano di tutto per lui; ho pensato allora a tutto il suo amore per noi figli, all’amore manifestato in tanti modi a tante persone, compresi quelli che avevano ucciso i nostri genitori, alla Parola di Vita che stavamo vivendo: “A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha” (Mt 13,12), e a Gesù sulla croce. Un giorno dopo il mio arrivo, papà è partito serenamente per il Paradiso, come se mi avesse aspettato. Ripensando in seguito alle parole del nostro arcivescovo durante la messa del funerale –in cui ricordava i loro colloqui riguardo alla riconciliazione e alla pace – mi si è confermato, come ci ricordava Chiara Lubich, che il Paradiso è una casa che abiteremo lassù, ma che costruiamo già da questa terra».  Maria-Goretti (Burundi) (altro…)

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Dall’India allo Sri Lanka

Su invito del Nunzio, Mons. Joseph Spiteri, Marilu, Ala Maria e Rey, focolarini dell’India, hanno passato dodici giorni in Sri Lanka dove hanno trovato una piccola, ma viva, comunità dei focolari e ciò nonostante i nove anni trascorsi dall’ultima visita. Infatti, solo l’anno scorso si è conclusa in questo paese una terribile guerra di cui si avvertono ancora gli strascichi.

Con il Cardinale di Colombo
Mons. Malcolm Ranjith

In questa visita è stato possibile incontrare il Cardinale di Colombo, Mons. Malcolm Ranjith che negli anni settanta aveva conosciuto personalmente Chiara Lubich e che ha mostrato profondo interesse per l’esperienza di dialogo interreligioso che il movimento vive in India, soprattutto per come viene portato avanti il cosiddetto “dialogo della vita”. A tale esperienza si è riferito anche il il Dott. A. T. Ariyaratne, buddista, fondatore del Movimento Gandhiano Sarvodaya Shramadhana, premiato a Coimbatore lo scorso gennaio con il “Defender of Peace”, riconoscimento dato in passato anche a Chiara Lubich. Alcuni suoi collaboratori erano molto contenti di conoscere i rapporti tra il focolare e lo Shanti Ashram in India ed hanno espresso il desiderio che un simile progetto si realizzi con loro nello Sri Lanka.

La visita al dott. Ariyaratne

Particolarmente bello e familiare è stato l’incontro con la comunità del Movimento composta da 25 persone che avevano conosciuto i Focolari tanti anni prima e che ancora sono animati dal desiderio di viverne la spiritualità. Alcune impressioni. Una ex insegnante: “Sto passando un momento difficile, ma, venendo qui, ho capito che devo essere la prima ad amare”. Una signora venuta per la prima volta:“Vedendo voi così felici non posso rimanere indifferente. Mi avete dato coraggio e comincio a vivere così”. E una suora:“Sentendo le vostre esperienze e vedendovi così vibranti mi avete risvegliato”. Mons. Spiteri, anche lui presente, al termine della riunione ha impartito la benedizione, dicendo: “Adesso che abbiamo conosciuto questa vita, soprattutto in quest’anno della fede, dobbiamo essere la testimonianza viva della parola”. Un altro momento di luce si è vissuto con il vescovo emerito Nicholas Marcus Fernando che, dopo essere stato aggiornato sul lavoro dei Focolari in campo interreligioso, ha commentato:“È l’amore che ci vuole.  Prima pensavo che fosse la bontà, ma questo è un concetto astratto.  Ci vuole l’amore per il dialogo e per tutto”. (altro…)

[:de]Ich liebe, also bin ich![:]

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Produktabbildung -
Herausgeber: Liesenfeld, Stefan
Einband: kartoniert
Abmessungen: 11 x 19 cm
Seiten: 64
Erscheinungsdatum: 10/2012
ISBN: 978-3-87996-953-1

Gedanken von Chiara Lubich (1920-2008) über Wert und Aktualität der Liebe zum Nächsten

Menschen, die lieben, prägen die Welt durch ihr bloßes Dasein. “Es ist die Liebe, die unser Wesen ausmacht. Wir sind, weil wir lieben. Wenn wir nicht lieben, verliert unser Leben Sinn und Geschmack. Wer kennt diese Erfahrung nicht?” (Chiara Lubich)

Die hier zusammengestellten Texte öffnen den Blick für die verändernde Kraft der Liebe, für ihre tausend Facetten, für ihre Himmel und Erde verbindende Tiefendimension.

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