18 Lug 2004 | Centro internazionale, Spiritualità
«E’ da poco iniziato il processo per la possibile beatificazione di Igino Giordani, che noi chiamavamo Foco, per il fuoco dell’amore che viveva in lui. Mi sono chiesta: ha pensato Foco nella sua vita a farsi santo? Che idea aveva della santità?
Ho consultato, allo scopo, alcune documentazioni ed ho scoperto un Foco nuovo in certo modo anche per me. Egli non solo ha meditato qualche volta sulla santità, ma è stato immerso nel tentativo quotidiano di farsi santo. Come? Iniziando con l’impersonare quel tipo di santo che egli definisce così: “Un cristiano con la spina dorsale”, frutto perciò di un’ascesi personale quotidiana. E’ una storia meravigliosa la sua. Nel 1941, sette anni prima che incontrasse il Focolare, nel Diario di fuoco, un suo libro che iniziava a scrivere, leggiamo: “Infine, quel che conta è una cosa sola: farsi santi”. Nel 1946, chiamato a candidarsi alle elezioni politiche, perplesso alquanto, si poneva questo interrogativo: “Può un uomo politico farsi santo?” Non conosceva una risposta precisa al suo anelito: farsi santo. Quando nel 1948 incontrò il Movimento, rimase, come egli disse, folgorato, sconvolto, trasformato. Perché? Per più motivi, ma anche perché la sua spiritualità fino allora era stata prevalentemente individualista. Da quel momento invece gli si era aperto un cammino di santità collettiva. Definiva il nostro come “un Movimento che ci induce a fare la scalata a Dio in unione, in cordata… Il fratello vale come ianua coeli…”, la porta del cielo. E scrive: “Dio scende in me per il tramite del pane (eucaristico); io salgo a Lui per il tramite del fratello”. Immerso nella spiritualità comunitaria, in un colloquio intimo con Gesù, lo ringrazia così: “Il tuo amore mi ha scoperto i fratelli (…); me ne ha fatto il viatico per salire sempre di terra in cielo”. E’ poi suo quello che chiamerà il “mistero d’amore”: (…) “Dio, il Fratello, Io”. Nel 1955, in mezzo alle prove che non mancano mai a nessuno, va acquistando una certa familiarità con la Santissima Trinità, ed anche qui il bisogno di santificarsi si fa evidente. “Questi passi – scrive -, affaticati (…) sono la marcia di ritorno alla casa tua, o Padre; (…) tutte queste pene, si fanno gocce di sangue, del tuo Sangue, o Figlio; (…) e questo bisogno di santificarsi è partecipazione dei tuoi doni, o Spirito Santo”. Da particolari episodi della sua vita si capisce come lo Spirito Santo, in questa sua tensione alla santità, lo abbia pian pianino introdotto nella vita mistica. Percorre poi un cammino di distacco progressivo da ogni cosa, ma lo vede come la possibilità di santificarsi nell’unione con Dio: “Osservando – scrive – con pena questa caduta di fronde (illusioni di fama, di potere, amicizie), dall’albero della mia vita, (…) mi sono ancora meglio accorto (…) che ho un più intenso convegno amoroso con Dio: l’anima trova tempo (…) per intrattenersi con lo Sposo (…), per convivere con gli angeli e con i beati (…). Ora, via via l’unione si fa costante. Imparo e preparo la vita del Paradiso”. A proposito di vivere Gesù al posto del proprio io (è stato questo un suo desiderio costante), scrive nel ’63: “Parmi oggi d’aver (…) compiuto il trasloco; il trasloco del mio essere: dall’Io a Dio”. E “sente” l’unione con Dio: “Ecco – dice – l’immensità di Lui (…), io la sento nell’intimo della mia anima (…). Mi rivolgo all’interno e L’ascolto. Lo vivo. Si stabilisce, nel fondo dell’essere, un colloquio con l’Eterno: Dio in me”. E l’anno dopo incalza: “Ora sento che si vola (…)”. Due anni prima della partenza per il Cielo, conferma: “Sento d’aver trovato l’accesso libero per andare a Lui. Ora sono in terra e abito in cielo (…) Sono di Dio. Non mi serve altro”. Queste le poche frasi di Foco che ho potuto riportare sul suo anelito alla santità. Che dire? E che cosa dice Foco a noi, ancora pellegrini su questa terra? “Ora tocca a voi”. Percorriamo allora questo viaggio con amore. Facciamoci santi, imitando Foco soprattutto nel suo “mistero d’amore”: “Io, il fratello, Dio”. Amiamo il fratello, ogni fratello pronti a morire per lui. Sarà anche per noi la porta del Cielo». Chiara Lubich (altro…)
13 Giu 2004 | Centro internazionale
Igino Giordani, scrittore, giornalista, politico, ecumenista e patrologo, è una delle figure più rappresentative del Novecento, una personalità poliedrica che ha lasciato tracce profonde ed ha aperto prospettive profetiche a livello culturale, politico, ecclesiale, sociale.
Nato nel 1894 a Tivoli, primo dei sei figli di Orsolina e Mariano muratore, si avvia agli studi per l’aiuto di un benefattore. Nel 1915 è chiamato alle armi nella prima guerra mondiale. Ufficiale in trincea, confesserà poi di non aver mai voluto sparare al nemico, meritandosi comunque la medaglia d’argento per l’ardire e la generosità, insieme a ferite che lo angustieranno per tutta la vita. Laureato in lettere, si dedica all’insegnamento a Roma e sposa Mya Salvati, intessendo una storia d’amore sempre più delicata e forte, dalla quale nasceranno quattro figli: Mario, Sergio, Brando e Bonizza. Negli anni ’20 comincia il suo impegno politico Conosce Don Sturzo, che lo sceglie come capo ufficio stampa del neonato Partito Popolare. Piero Gobetti gli pubblica il libro Rivolta Cattolica, definendolo “sintesi di pensiero cattolico nuovo”. Fonda il periodico Parte Guelfa. E già negli anni ’24 e ’25 elabora e diffonde idee sulla “Unione delle Chiese” e sugli “Stati Uniti d’Europa”. Abbandonata per motivi politici la scuola pubblica, nel 1927 trova lavoro presso la Biblioteca Vaticana, dove riesce a far assumere anche Alcide De Gasperi, appena uscito dalle prigioni fasciste. Diviene direttore di Fides, la rivista della “Pontificia Opera per la preservazione della Fede”. Collabora al periodico Il Frontespizio di Piero Bargellini, stringendo rapporti col vivace movimento letterario fiorentino. Nel 1944 dirige Il Quotidiano, il nuovo giornale dell’Azione Cattolica del secondo dopoguerra; in seguito succede a Gonella nella direzione de Il Popolo. Il 2 giugno 1946 viene eletto deputato ed entra a far parte di quei “padri costituenti” che hanno posto le fondamenta ideali della Repubblica italiana. Sarà rieletto ancora nel 1948, e nel 1950 diverrà membro del Consiglio dei popoli d’Europa a Strasburgo. In sintesi, Giordani è stato politico militante, non per ambizione, ma per amore e servizio alla comunità in momenti difficili. Negli anni ’20 lotta con coraggio per la libertà di fronte alla dittatura. La forte connotazione etica del suo impegno politico gli vale l’emarginazione sotto il regime: periodo di intelligente, continua “resistenza culturale”, in cui esalta nei suoi libri i valori della libertà e di un ordine diverso. Il periodo dal ’46 al ’53 è quello più creativo e vivace, con iniziative audaci e profetiche per la pace tra le classi e tra i popoli, e un timbro originalissimo: la ormai famosa “ingenuità” – come lui la chiama -, che lo porta su posizioni scomode, come l’obiezione di coscienza, il no alle spese militari, il no alla demonizzazione dei comunisti, … Una “ingenuità” che lo mette presto fuori gioco (non viene rieletto nel ’53) ma che oggi lo fa riscoprire come (sono parole dello storico De Rosa) “un politico dell’anti-politica, non fatto per tutte le stagioni, non disponibile alle ragioni del potere per il potere”. Come scrittore, ha pubblicato oltre 100 opere (una media di quasi due all’anno), tradotte nelle principali lingue, senza contare i saggi, gli opuscoli, gli articoli (oltre 4000), le lettere, i discorsi. Esemplare la sua esperienza cristiana Tra le sofferenze dell’ospedale militare, a 22 anni avverte una prima chiamata alla santità, rafforzata dagli scritti di Caterina da Siena. Si fa terziario domenicano per amore di lei, “la prima – dirà – che m’incendiò dell’amor di Dio”. Come cristiano ha vissuto con spirito evangelico ogni attività terrena, vedendola sempre come vocazione. I suoi scritti più validi – di continua attualità – nascono da una profonda conoscenza della storia del cristianesimo e dei Padri della chiesa. Da qui la solida formazione teologica e spirituale che lo contraddistingue. La mette a frutto in una feconda attività di animazione cristiana della cultura e di formazione spirituale dei laici ed anche di sacerdoti e religiosi. Precursore del dialogo ecumenico, anticipa negli anni ’30 le linee del Concilio Vaticano II. Studia, traduce, spiega i Padri del primo cristianesimo in anni in cui erano quasi dimenticati. Da essi tira fuori quel “Messaggio sociale del cristianesimo” che è una delle sue opere più note. Si immedesima tanto in loro, che Italo Alighiero Chiusano lo definisce “un qualche antico Padre della Chiesa a cui Dio ha dato il privilegio di risorgere e di girare oggi in mezzo a noi”. Verso i sentieri della santità Ma l’evento che eleva ancor di più la sua vita verso i sentieri luminosi ed esigenti della santità, avviene nel settembre 1948, ed è l’incontro con Chiara Lubich. Si può dire che inizia per lui una esperienza nuova che lo coinvolge completamente, un sodalizio spirituale singolare per umiltà, trasparenza, unità. Dirà più tardi: “Tutti i miei studi, i miei ideali, le vicende stesse della mia vita mi apparivano diretti a questa meta… Potrei dire che prima avevo cercato; ora ho trovato”. Affascinato dalla radicalità evangelica della “spiritualità di comunione” da lei annunziata e vissuta, vi scorge la possibile realizzazione del sogno dei Padri della Chiesa: spalancare le porte dei monasteri perché la santità non sia privilegio di pochi, ma fenomeno di massa nel popolo cristiano. Aderisce perciò con totalità di mente e di cuore al Movimento dei Focolari, all’interno del quale viene chiamato “Foco”, per l’amore che testimonia e diffonde. Non solo. Col suo “sì” diviene strumento provvidenziale perché la fondatrice dei Focolari abbia ulteriori comprensioni del proprio carisma. Giordani pare quasi uscire gradualmente dalla scena culturale e politica fin allora calcata, per riviverla su un piano soprannaturale. Nel “farsi bambino” davanti all’amore totalitario dei chiamati alla verginità, a lui sposato si spalanca, proprio “nell’amore senza misura”, una via di comunione con essi. Puro di cuore e con l’anima dilatata sull’umanità, può così aprire la strada ad una schiera di coniugati in tutto il mondo, chiamati a questa nuova consacrazione. E dietro a loro sono sorti movimenti di massa per le famiglie e per la rianimazione evangelica delle varie attività umane. Diviene così uno dei più stretti collaboratori di Chiara Lubich, che lo considera “confondatore” del Movimento dei Focolari. Sulle vie della mistica Nel crogiolo del Focolare, Giordani compie un più alto viaggio dell’anima sulle vie della mistica, dove le prove spirituali, le incomprensioni e le umiliazioni delle progressive emarginazioni, i dolori fisici, si scoloriscono davanti all’esperienza quotidiana della presenza di Cristo “tra due o più” uniti nel suo nome, e del mistero d’amore di un Dio crocifisso e abbandonato. Ottiene dal Cielo straordinarie esperienze di unione con Dio e con Maria, ed anche quelle prove “oscure” dell’anima che il Signore riserva a chi più egli ama. Il suo viaggio diventa così un “volo” in Dio, concluso la sera del 18 aprile 1980. I suoi resti mortali riposano nel cimitero di Rocca di Papa (Roma). Definire Giordani con una parola? Molti, anche intellettuali esigenti, l’hanno chiamato “un profeta”. Per Chiara Lubich è “l’uomo delle beatitudini”, e ne svela l’ampiezza insolita quando lo definisce “anima-umanità”. Per Tommaso Sorgi, attento suo studioso, è un “innamorato di Dio e dell’uomo”. Nedo Pozzi ———————————– Il viaggio dell’anima di Giordani, attraverso i suoi scritti, soprattutto quelli più autobiografici, è ripercorso in una recente breve biografia di Tommaso Sorgi, responsabile del Centro Studi “Igino Giordani”, dal titolo: “Un’anima di fuoco”, edita da Città Nuova. (altro…)
13 Giu 2004 | Centro internazionale
Igino Giordani: con la sua vita si potrebbe riscrivere la pagina evangelica delle beatitudini. Così Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, nel giorno dell’apertura ufficiale del processo di beatificazione di questa personalità “poliedrica”: scrittore, giornalista, politico, ecumenista, studioso dei Padri della Chiesa e della dottrina sociale del cristianesimo. La cerimonia si è svolta nella Cattedrale di San Pietro a Frascati, diocesi dove Giordani ha concluso la sua vita terrena. Tra la folla che gremiva la cattedrale, erano presenti i figli Sergio, Brando e Bonizza. La solenne concelebrazione liturgica, che ha preceduto l’insediamento del tribunale ecclesiastico, era presieduta dal vescovo di Frascati, mons. Giuseppe Matarrese. “Giordani ha attraversato il XX secolo da protagonista – ha detto all’omelia il teologo Piero Coda, vicario episcopale. “Ha partecipato alla ricostruzione dell’Italia repubblicana come membro della Costituente e come parlamentare”, ha contribuito a preparare e poi a promuovere “con la vita e con la penna” la primavera del Concilio. “In lui ardeva un desiderio: riportare Dio nel mondo, nella società, nella cultura”.
E sarà dopo l’incontro con il carisma di Chiara Lubich, incontrata a Montecitorio nel 1948, che Giordani dirà: “Sentii di passare dal Cristo cercato, al Cristo vivo”. Di lui, la fondatrice dei Focolari, intervenendo al termine della Messa, ha detto: “E’ stata la purezza di cuore che gli affinò i sentimenti più sacri e glieli potenziò verso sua moglie e verso i figli”. E’ stato “povero in spirito, per il distacco completo non solo da ciò che possedeva, ma soprattutto da ciò che era”. “Operatore di pace, come documenta la sua storia di uomo politico”. In Giordani Chiara Lubich riconosce un confondatore del Movimento dei Focolari: ha dato un impulso eccezionale ai movimenti ad ampio raggio, nati per l’animazione cristiana del mondo dei giovani, della famiglia, della politica, scuola, medicina, arte. 
E’ stato lui che ha spalancato una nuova via di consacrazione per i coniugati che lo portò a sperimentare “le gioie della contemplazione e della vita mistica”. Finalmente è superato quell’”abisso” – come lui lo chiamava – tra i religiosi che seguivano ‘l’ideale di perfezione’ e i laici, i quali – come diceva con una punta di ironia – seguivano ‘l’ideale dell’imperfezione’. “E’ stato lui – ha ancora detto Chiara Lubich – la personificazione di uno degli scopi più importanti dei Focolari: concorrere all’unificazione delle Chiese”. Giordani, oltre che membro della Costituente, fece parte del Consiglio dei popoli d’Europa a Strasburgo. E’ autore di 100 libri e di oltre 4000 articoli. Tra le sue opere più diffuse, tradotta in molte lingue, tra cui il cinese, il “Messaggio sociale del cristianesimo”. Già negli anni 1924-25 elabora e diffonde idee sull’”Unione delle Chiese” e sugli “Stati Uniti d’Europa”. Il periodo dal 1946 al 1953 è il più creativo, con iniziative audaci e posizioni scomode per quel tempo, come l’obiezione di coscienza, il no alle spese militari, il no alla demonizzazione dei comunisti.
Una “ingenuità” – è questa una sua espressione – che lo mette presto fuori gioco (non viene rieletto nel 1953), ma che oggi lo fa riscoprire, secondo lo storico Gabriele De Rosa, come “un politico dell’anti-politica, non fatto per tutte le stagioni, non disponibile alle ragioni del potere per il potere”. Negli ultimi anni, nei dolori fisici, dovuti al riacutizzarsi delle ferite di guerra, gioiva di potersi “concrocifiggere” con Cristo.
Acquistava tale luce degli occhi e affabilità nei rapporti da infondere serenità in tutti e indurre anche i piccoli a trattarlo alla pari. Otteneva dal Cielo straordinarie esperienze di unione con Dio e con Maria, ed anche quelle prove “oscure” dell’anima che il Signore riserva ai suoi eletti. Il suo “viaggio” era diventato un “volo” in Dio., che si è concluso la sera del 18 aprile 1980. Era stato mons. Pietro Garlato, allora vescovo di Tivoli, città dove Igino Giordani era nato nel 1894, che nell’anno del grande Giubileo, aveva preso l’iniziativa di proporre “un gesto significativo”: “vedere introdotta la causa di beatificazione, perché la Chiesa tutta trovi in lui un modello, un testimone del Vangelo, e modello di comunione”. (altro…)
13 Giu 2004 | Centro internazionale
Con l’insediamento del tribunale ecclesiastico, inizia la fase diocesana del processo canonico. A ciascuno dei suoi componenti, qui presenti, assicuro il mio, il nostro sostegno attraverso la preghiera per il loro delicatissimo lavoro e la nostra attiva collaborazione per quanto può essere utile.
In quest’occasione così particolare, spero sia gradita ora da parte mia qualche parola sull’on. Igino Giordani. Come si sa, egli è stato una eminente personalità cattolica poliedrica, che all’impegno politico ha sempre unito un’intensa e feconda attività culturale come giornalista e scrittore, apologista e agiografo, studioso insigne dei Padri della Chiesa e della dottrina sociale del cristianesimo. Si potrebbe e dovrebbe parlare molto a lungo dei diversi impegni che hanno reso famoso l’on. Igino Giordani. Ma oggi, in questo luogo sacro e in questa circostanza particolare, mi sembra di dover parlare di lui soprattutto come cristiano, come focolarino e confondatore del Movimento dei Focolari: azione questa svolta nell’arco degli ultimi trentadue anni della sua vita. Giordani cristiano Qualcuno ha detto che se il Vangelo scomparisse su tutti i punti della terra, il cristiano dovrebbe essere tale che, chi lo vede vivere, potrebbe riscrivere il Vangelo. Quando Igino Giordani se ne partì da questa terra, venne letta nella Messa del giorno la pagina delle beatitudini. Ebbene: quanti lo avevano conosciuto a fondo erano concordi nell’affermare che egli le aveva vissute tutte. “Beati i puri di cuore”. E’ stata questa purezza che gli fece definire l’esistenza terrena dell’uomo, perché sempre seguita dall’amore provvidenziale di Dio, un’avventura divina. E’ stata la stessa purezza di cuore che gli affinò i sentimenti più sacri e glieli potenziò: verso sua moglie, verso i suoi amatissimi figli. Egli è stato un “povero in spirito” per il distacco completo che aveva, non solo da tutto ciò che possedeva, ma soprattutto da tutto ciò che egli stesso era. Il suo cuore era carico di “misericordia”: vicino a lui anche il più miserabile peccatore si sentiva perdonato e rivestito di dignità. E’ stato sempre un “operatore di pace”, come documenta la sua storia di uomo politico. Di carattere forte e impetuoso, è arrivato a possedere tale “mitezza” da far capire che chi ha questa virtù possiede la terra, come afferma il Vangelo. Con la più raffinata gentilezza, con quelle parole tutte sue, conquistava quanti avvicinava. E… potremmo continuare… Giordani focolarino Cristiano di prim’ordine, dotto, apologeta, apostolo, quando gli è parso d’incontrare una polla di acqua genuina, che sgorgava dalla Chiesa, ha saputo posporre ogni cosa per seguire Gesù che lo chiamava. Per cui, se Giordani fu un vero cristiano, fu anche un cristiano con una sua via particolare. Dio lo chiamò ad essere focolarino. Ha impersonato il nome di battaglia col quale era chiamato da noi: “Foco”, fuoco e cioè quell’amore verso Dio e il prossimo, soprannaturale e naturale, che sta al vertice della vita cristiana. Egli era sempre stato in attesa che gli si aprisse una qualche strada, nella linea di quel desiderio di consacrazione totale a Dio, nonostante la sua condizione di coniugato. Ed ecco che nel 1948 si è imbattuto nel Movimento dei Focolari. Ed è stato proprio attraverso la spiritualità dell’unità, tipica di quest’Opera, che si poté leggere il Vangelo nella sua persona. Perché vivesse in lui Cristo, per attuare la piena comunione con i fratelli che Egli domanda, seppe veramente morire a sé stesso come afferma in un suo scritto poetico del 1951: “Mi son messo a morire, e quel che accade non m’importa più; ora voglio sparire nel cuore abbandonato di Gesù. Tutto questo penare Per l’avarizia e per la vanità nell’amore scompare: ho riacquistato la mia libertà. Mi son messo a morire a questa morte che non muore più: ora voglio gioire con Dio della sua eterna gioventù.” Ma se Giordani conobbe l’ascetica cristiana, non gli mancarono le gioie della contemplazione e della vita mistica. Dice Luigi Maria Grignion de Montfort, parlando delle persone che la Vergine ama in modo particolare, che il principale dono che esse acquistano è la realizzazione quaggiù della sua vita nelle loro anime, di modo che non è più l’anima a vivere, ma Maria in esse o, se si vuole, l’anima di Maria diventa la loro. Scrive Giordani nel ’57: “La sera del primo ottobre, mese sacro a Maria, dopo le preghiere, di colpo l’anima mi fu sgombrata di cose e creature umane; e al loro posto entrò Maria, con Gesù dissanguato, e tutta la stanza dell’anima fu piena della sua figura di dolore e di amore. (…) Per 24 ore, Ella stette, come altare che regge la Vittima: Virgo altare Christi. La mia anima era la sua stanza: il tempio. (…) Sì che mi venne da dire: ’Vivo non più io, ma vive Maria in me’. La sua presenza aveva come verginizzato la mia anima: marianizzato la mia persona. L’io pareva morto e nata al suo posto Maria. Sì che non sentivo più il bisogno di levare gli occhi alle icone delle strade o alle immagini della Madonna; mi bastava configgere gli occhi dell’anima dentro di me, per scorgere, in luogo dell’idolo sordido e grottesco solito, la Tutta bella: la Madre del bell’Amore. E anche questo povero corpo sofferente apparirmi una sorta di cattedrale (…). Se non sono l’ultimo cialtrone, devo farmi santo: essere in armonia con questa realtà.” Giordani confondatore Ed è stato anche confondatore del Movimento dei Focolari. Fu lui che spalancò il focolare ai coniugati, mandando ad effetto quel progetto, prima solo intravisto, d’una convivenza di vergini e coniugati, per quanto a questi è consentito dal loro stato. E’ stato lui che ha dato un impulso eccezionale alla nascita di quelle diramazioni di quest’Opera che sono i Movimenti a largo raggio, come il “Movimento Famiglie Nuove”, “Gioventù Nuova”, “Umanità Nuova”, la quale s’adopera per animare del genuino spirito cristiano il mondo del lavoro, dell’arte, della medicina, della scuola, della politica… E’ stato lui ad iniziare con altri deputati il “Centro Santa Caterina” proprio per animare la politica dello spirito del Movimento. E’ stato lui la personificazione di uno degli scopi più importanti di quest’Opera: concorrere all’unificazione delle Chiese, dirigendo per anni il “Centro Uno” ecumenico. E’ stato lui soprattutto che aiutò il Movimento a piantare solide radici nella Chiesa sicché, ancora in vita, lo vide espandere i suoi rami sui cinque continenti con tutto il bene che si può immaginare, se si considera il suo spirito evangelico che sottolinea la fratellanza universale, l’unità fra tutti gli uomini. Giordani è stato un dei più grandi doni che Dio ha fatto al nostro Movimento. Ed ora, per concludere, voglio ricordare con loro uno dei suoi ultimissimi giorni. Si era aggravato. Gli avevo portato una foto a colori del santo Padre con una bella benedizione e firma autografa. Egli ne era rimasto felice e, tra un assopimento e l’altro, ha detto: “Oggi è una bella festa! Chi se l’aspettava?” E mentre don Antonio Petrilli – uno dei primi focolarini sacerdoti, che lo accudiva nei suoi ultimi anni e l’ha raggiunto ora nell’Altra Vita – appendeva la benedizione incorniciata al muro, ha aggiunto: “Ho l’idea di stare in Paradiso”. Alla mia richiesta se era contento che ascoltassimo insieme la santa Messa e rinnovassimo il Patto d’unità del focolarino, ha esclamato: “Che bello! Questo è un dono aggiunto”. E ad un dato momento: “Ho sempre presente Dio sotto questo nome: Donator”; ed elencò alcuni doni che gli aveva fatto. Alla mia domanda se gli sarebbe piaciuto andare in Paradiso, ha fatto un cenno con la testa, come per dire: magari! Poi, più volte, con un sorriso unico, aggiunse: “Questo è Paradiso! Che può esserci di più bello?” Riferendosi ancora alla benedizione del Papa, ha sussurrato: “Non si può dire che dono è stato; più ci penso e più mi perdo…”. E dopo la santa Messa con l’indulgenza plenaria ha affermato: “Tutto completo”. Giordani oggi è qui presente fra tutti noi. (altro…)
13 Giu 2004 | Centro internazionale
L’Osservatore Romano 3 giugno 2004 Igino Giordani: “un’anima di fuoco” innamorata di Dio e dell’uomo
Avvenire Igino Giordani, l’avventura di un cristiano del Novecento 4 dicembre 2003 Igino Giordani, un laico alla scuola della santità 5 giugno 2004 Il Sole 24 ore 6 giugno 2004 Un “foco” contro ogni guerra L’Espresso 10 giugno 2004 Igino proteggici tu Radio Vaticana Può un uomo politico essere un santo? 6 giugno 2004 Riportare Dio nella società, nella cultura, nella politica 7 giugno 2004 l’Ideale di Igino Giordani Vita Pastorale giugno 2004 Cristiano “ingenuo” e appassionato La Discussione 4 maggio 2004 Verso la beatificazione di Igino La voce del Popolo 6 giugno 2004 Da scrittore a beato: il processo a Giordani Ansa 6 giugno 2004 Parlamentare anche alla costituente, giornalista, scrittore Agenzia Fides 4 giugno 2004 La santità non sia privilegio di pochi, ma fenomeno di massa del popolo cristiano Sir 2 giugno 2004 Igino Giordani uomo delle beatitudini Zenit (it.-ingl.-franc.-spag.) 3-4-6-7 giugno 2004 Igni Giordani, “confondatore” dei Focolarini, sulla via della santità (altro…)
8 Set 2003 | Centro internazionale
Il volume raccoglie alcune conversazioni dell’Autore con i membri del Movimento dei Focolari tenute in diverse occasioni e luoghi su alcuni aspetti tipici della vita cristiana: Dio Amore, il dolore come via privilegiata per l’incontro con Lui, l’impegno richiesto ad ogni cristiano di “mettere Dio al primo posto nella propria vita” aderendo alla Sua volontà, la Sacra Scrittura, la presenza di Gesù nella comunità – “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” Mt 18,20 –, Maria, la Chiesa, la fede, la preghiera. In particolare l’Autore si sofferma sulla vocazione: la chiamata a seguire Gesù radicalmente è lo sguardo d’amore che già prima della nascita Dio ha sull’uomo, ma che richiede il suo sì libero e responsabile. Pasquale Foresi, sacerdote dal 1954, è considerato un cofondatore del Movimento dei Focolari per il contributo da lui dato, tra l’altro, allo sviluppo degli studi teologici, alla stesura degli statuti, alla nascita della prima casa editrice e della cittadella di Loppiano. Laureato in teologia alla Pontificia Università Lateranense, è licenziato in filosofia e teologia alla Pontificia Università Gregoriana. Per Città Nuova ha pubblicato: Teologia della socialità (1963); L’agape in san Paolo e la carità in san Tommaso (1965); Il Testamento di Gesù (1966); Appunti di filosofia. Sulla conoscibilità di Dio (1967); Conversazioni di filosofia (nuova ed. 2001); Fede, speranza e carità nel Nuovo Testamento (1967); Parole di vita (1969); Problematica d’oggi nella Chiesa (1970); L’esistenza cristiana (1989).