Movimento dei Focolari

Un atto di verità … e gli opposti si riconciliano

Sono avvocato di un Comune. Per il trasferimento imprevisto del segretario comunale ho dovuto svolgere anche le funzioni di segretario generale dello stesso Comune. E’ stato un periodo di più intenso impegno lavorativo, anche per la diversità dei ruoli che mi trovavo a ricoprire. Durante un Consiglio comunale, a seguito di un’animata disputa tra i consiglieri, il gruppo di minoranza abbandona l’aula, facendo così venir meno il numero legale per la validità della seduta. In quel momento stava parlando un consigliere di maggioranza. Faccio notare la mancanza del numero legale, come da regolamento, al Presidente del Consiglio comunale, che, concorde con i miei rilievi, lo comunica all’assemblea, ma il capogruppo di maggioranza, adducendo argomentazioni contrarie, continua a parlare, nella speranza che arrivi qualche consigliere di maggioranza per ripristinare il numero legale; cosa che si verifica poco dopo. Il Consiglio prosegue i lavori, con i soli consiglieri di maggioranza e si conclude senza alcuna opposizione. Nei giorni successivi lavoro a lungo alla stesura del verbale. Relativamente alla delibera in cui era mancato il numero legale mi interrogo con sofferenza su cosa scrivere e come far emergere la verità senza procurare problemi maggiori al Consiglio stesso. Studio intensamente per una settimana, esaminando precedenti simili, leggendo pareri legali, consultando colleghi, lo stesso segretario trasferito che mi è stato di grande aiuto. Tutti gli studi e approfondimenti si fermano però davanti a un punto fondamentale: in verità, sia pure per pochi minuti, il numero legale dei consiglieri è venuto meno. E’ costante la mia ricerca interiore sulla strada da percorrere: attestare la verità voleva dire mettermi contro la maggioranza consiliare; non dire nulla sul punto significava non dire la verità. Fra l’altro, mentre mi chiedevo come agire, uno dei consiglieri di maggioranza, si è recato presso gli uffici della segreteria generale, “suggerendo” al responsabile del servizio le parole da scrivere nel verbale. Avvertivo perciò sempre più chiaramente di non poter far altro che dire la verità; sentivo che questo era un atto di amore e di fedeltà verso ciascun consigliere, l’intero Consiglio comunale e la città che esso rappresenta. Redigo quindi il verbale nella stesura definitiva, riportando i fatti esattamente come si erano svolti. Nei giorni successivi alla sua pubblicazione, le reazioni e i commenti non sono stati così forti e pesanti come temevo. Nel successivo consiglio comunale, durante la lettura dei verbali delle sedute precedenti, i consiglieri di minoranza hanno presentato osservazioni relativamente alla validità della seduta nella quale era venuto meno il numero legale. Mi chiedono di dare un parere sulla validità delle deliberazioni prese. E’ stato un momento difficile, anche per le accese reazioni della maggioranza prima che io parlassi. Con una calma inattesa, dopo aver ribadito la verità dei fatti esposti nel verbale da me sottoscritto, ho riferito un parere del Consiglio di Stato, secondo cui sarebbe doverosa la verifica del numero legale soltanto al momento della votazione e quindi, pur non concordando con tale orientamento giurisprudenziale, davo atto che in base a questa interpretazione la seduta sarebbe stata valida. A quel punto il capogruppo di minoranza fa una dichiarazione di voto, dicendo che “per quell’atto di verità che era contenuto nel verbale della seduta consiliare precedente, il suo gruppo, che avrebbe votato contro le deliberazioni consiliari, voterà invece a favore di tutte le deliberazioni poste all’ordine del giorno da quel momento in poi”. (P.T. – Italia) Pubblicato in La Parola e la giustizia, Gianni Caso ed., 2005 (altro…)

Sports4Peace in Austria

Realizzata nell’anno scolastico 2003 – 2004, l’iniziativa ha coinvolto circa 20.000 giovani di diverse scuole superiori austriache, che hanno potuto sperimentare uno sport che non muove soltanto … palloni, ma che è via verso una società solidale e orientata alla pace. Guidati da sei semplici regole (gioca seriamente, gioca onestamente, non mollare mai, tieni gli occhi aperti agli altri, gioca per giocare, fai la differenza) stampate sulle facce di un dado, espressioni di una unica regola, la “regola d’oro”, presente in ogni religione: “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”, i ragazzi coinvolti hanno fatto sport, organizzato tornei, eventi sportivi e musicali, hanno raccolto firme per la pace olimpica. Ogni evento o gesto sportivo vissuto dopo aver lanciato il dado, consentiva ai ragazzi di collezionare degli “anelli olimpici”. Ogni passo verso la pace, attraverso piccole o grandi azioni di comunione o di perdono, consentiva invece di conquistare degli “anelli d’oro”. Obiettivo finale: raggiungere i 51.000 anelli olimpici e anelli d’oro ed avvolgere così simbolicamente la superficie dei 510 chilometri quadrati della terra con una rete di pace. L’iniziativa ha avuto il patrocinio ed il sostegno dei massimi organismi sportivi e scolastici austriaci e di diversi campioni dello sport, tra i quali Ralf Schumacher, Hermann Mayer, Michael Walchhofer ed altri, che hanno accettato di fare da testimonial, trovando l’idea del dado molto originale ed efficace. Sportmeet è oggi l’espressione nel mondo dello sport di quel rinnovamento spirituale e sociale che è alla base dell’esperienza del Movimento dei Focolari. (altro…)

Il progetto “Sport, Peace & Development”

Il mondo dello sport interseca il sociale a molti livelli: quello della politica, dell’economia, della salute, della comunicazione e così via. Sportmeet non si pone solo l’obiettivo di mettere in rete i propri operatori, offrendo il modo di valorizzare il proprio impegno e creando le condizioni per conoscersi reciprocamente. Il suo impegno primario è quello di contribuire ad una cultura dello sport improntata alla fraternità universale ad ogni livello: fra persone, popoli, culture, etnie e religioni. Questa cultura dello sport si fa reale se a tutti è garantito il diritto alla pratica dell’attività fisica e sportiva. Per questo gli atleti, gli operatori ed i professionisti dello sport legati a Sportmeet si sono fatti promotori del progetto Sport, Peace & Development che vede oggi attive numerose iniziative di carattere sportivo a valenza sociale. Si tratta di progetti continuativi, piccoli e grandi, aperti in diverse parti del mondo, in particolare in paesi in via di sviluppo o nell’Est – Europa. A tali progetti Sportmeet da il proprio sostegno culturale, e anche economico e di risorse umane perché possano avere solidità e continuità. Chi intende conoscere più a fondo i progetti, collaborare o contribuire concretamente (attraverso un fondo di solidarietà, con donazioni economiche o materiali) lo può fare nelle modalità indicate per ciascuno di essi alla pagina Sport, peace and development. (altro…)

Olimpiadi invernali. Sport, medaglie e pace

Olimpiadi invernali. Sport, medaglie e pace

Michael Walchhofer (Radstadt, Austria, 28 aprile 1975) è uno sciatore alpino austriaco. Alle Olimpiadi di Torino 2006 è argento nella discesa libera. Walchhofer, sceso con il pettorale numero 10, è rimasto a lungo in testa alla gara, ma è stato infine battuto per 72 centesimi di secondo dal francese Antoine Deneriaz, sceso per trentesimo. Walchhofer ha esordito nella Coppa del Mondo di sci alpino nel 1999. Nella stessa stagione si è aggiudicato la Coppa Europa assoluta. La sua prima vittoria in Coppa del Mondo è arrivata nella combinata di Kitzbuehel nel 2003. Ai Mondiali di sci alpino del 2003 a St. Moritz, in Svizzera, ha vinto l’oro nella discesa libera. Nell’edizione 2005 ha vinto il bronzo nella stessa disciplina, oltre all’argento nel supergigante. Si è aggiudicato la Coppa del Mondo di discesa libera nella stagione 2004-2005. Numerose sono le manifestazioni di Sports4Peace alle quali Michael Walchhofer, campione mondiale di sci, ha preso parte, mostrando chiaramente che famiglia e valori contano per lui più dei successi sportivi. Come ha raccontato lui stesso, per esempio, “la nascita della mia prima figlia è stata un’esperienza molto più commovente del maggiore successo sportivo finora raggiunto”. Col suo fare tenace, ma senza pretese, lo sciatore è non solo simpatico, ma anche un modello per molti giovani e giovanissimi. “Sport4peace” (sport per la pace), progetto giovanile e sportivo del Movimento dei Focolari, nell’ambito del più vasto progetto LifeStyle4Peace (uno stile di vita per la pace), viene portato avanti dai Ragazzi per l’Unità e da Sportmeet, la rete mondiale di sportivi e di operatori dello sport, che vivono lo sport come realtà importante e positiva nel confronto con se stessi e con gli altri, animati dal desiderio di contribuire, attraverso di esso, alla costruzione di un mondo più unito. Sono molti i volti più o meno conosciuti del mondo dello sport che, insieme a Sportmeet, intendono sostenere la crescita di tutti quei semi di una “cultura del dare” che alimentano la costruzione della fraternità universale nella società di oggi, anche attraverso lo sport. Per concretizzare quest’idea si è dato vita di recente ad un progetto di sport-pace-sviluppo nei Paesi più svantaggiati. (altro…)

Città Nuova: 50 anni insieme

Città Nuova: 50 anni insieme

Viviamo nell’epoca della globalizzazione, nella quale i media hanno un ruolo fondamentale. Non a caso oggi si parla di una “società della informazione” che copre il pianeta. È un’epoca appassionante che richiama tutti, nessuno escluso, alla necessità di un nuovo dialogo tra le persone, gli stati, le culture, le religioni. Proprio in quest’epoca Dio ha mandato il carisma dell’unità per contribuire a realizzare la preghiera finale di Gesù: «Che tutti siano una cosa sola». Compie ora cinquant’anni Città nuova, organo di collegamento nato nel 1956,  che è stato tra le nostre prime iniziative. Come non pensare ai primi numeri che uscivano dal ciclostile ad alcol, nella valle di Primiero? Come non pensare alla gioia che manifestavano per quel modestissimo giornale gli abitanti della Mariapoli, la città di Maria, di cui Città nuova era espressione? Come non ricordare i suoi pionieri, a cominciare da don Pasquale Foresi, Bruna Tommasi, Vitaliano Bulletti, Gino Lubich e poi Igino Giordani, Spartaco Lucarini e Guglielmo Boselli? La rivista ha acquisito nel corso dei decenni una sua dignità, che appare evidente da qualche semplice dato: viene pubblicata in 37 edizioni, in 22 lingue, nei cinque continenti. Anche Città nuova, dunque, partecipa al processo di globalizzazione. Anzi, l’ha in qualche modo anticipato. Nessuno meglio dello Spirito Santo sa conoscere i bisogni, le istanze, gli interrogativi, i problemi, i disegni di Dio sull’umanità di questo tempo. Ora, il carisma di cui il Movimento dei Focolari è espressione, viene dallo Spirito, come la Chiesa stessa, per bocca degli ultimi cinque papi, ha ripetutamente riconosciuto. Quindi Città nuova, come espressione di quest’Opera, potrà parlare a tanti. Ma perché, allora, rimane una “piccola” rivista? Forse perché ha una sua fisionomia ben stagliata, immediatamente riconoscibile, e non si preoccupa di conformarsi alle mode che vanno e che vengono. Non è una rivista di evasione, uno dei tanti rotocalchi che si trovano nelle edicole. Città nuova vuole essere un organo d’opinione offerto a quanti ne condividono in un modo o nell’altro gli ideali di pace, di giustizia, di libertà, di verità. Ma come risponde la rivista alle esigenze dell’umanità di oggi, sia in campo civile e sociale che in campo ecclesiale? In campo religioso annuncia, aiuta, sostiene e diffonde un’opzione attuale della chiesa, indicata da Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte: realizzare la chiesa-comunione. E ciò attraverso una spiritualità di comunione. In campo civile e sociale, Città nuova cerca di dare una risposta adeguata ad una nuovissima richiesta che ora, dopo lo choc delle ultime guerre e dell’insorgere del terrorismo, emerge prepotentemente: il mondo invoca fraternità. Guardando anche alle nostre città, ciò che attrae l’uomo d’oggi nelle sue esigenze più profonde è proprio questa “città nuova”, città della fraternità, che rende fratelli al di là di ogni  divisione. La rivista Città nuova vuol essere via alla fraternità, strumento di dialogo a tutti i livelli, di comunione, di unità. (da Città Nuova n. 1/06)   (altro…)

“Non vedo l’ora che arrivi il giovedì”

M. ha 26 anni. Sta bene e per il momento riesce a lavorare. Recentemente ha raccontato la sua esperienza a 50 ragazzi di una parrocchia di Bamenda, dicendo che lo faceva perché nessuno soffrisse quanto lui. «Quando ho saputo che avevo l’Aids, ho pianto così tanto che non riuscivo più ad aprire gli occhi. Una signora si è avvicinata per consolarmi e mi ha parlato del Club. Ho pensato: non ci andrò mai. Dopo un po’, però, stavo così male che ho deciso di venire ad Akum, con la speranza di ricevere delle medicine. Ero il primo, quel giovedì mattina, ed avevo tanta paura. A poco a poco altre persone sono arrivate e mi salutavano come se mi conoscessero da sempre. Ho ricevuto medicine che mi hanno aiutato e da quel giorno – sono adesso 7 mesi – non sono mai mancato. La cosa più bella per me è aver trovato degli amici. Quando arriva il mercoledì è come quando da piccolo la mamma mi diceva che avremmo fatto un viaggio: ero felice ed emozionato. Così è ora per me ogni mercoledì: non vedo l’ora che arrivi il giovedì per poter andare al Club». B., invece, è uno dei più anziani del gruppo di Akum. «Non finisco mai di imparare. L’altro giorno avevo fame e volevo mangiare corn foufou, ma avevo solo 200 franchi (0,30 €). Mentre andavo a comprarmi il cibo, ho incontrato un bambino che mi ha chiesto aiuto. Cosa fare? Ho ricordato che qui parliamo sempre del “dare” e così gli ho dato quei 200 franchi. Faccio solo due passi e una signora mi chiama per nome. Non l’ho riconosciuta, ma lei sì. Mi ha detto che due anni fa avevo aiutato suo figlio che non stava bene. Mi ha invitato a casa sua e cosa c’era da mangiare? Corn foufou! Ero molto felice, ma dopo è venuto il figlio che mi ha salutato con tanta gioia e mi ha dato anche 5.000 franchi. Ho visto che le parole che impariamo ad Akum sono proprio vere». N. ha 30 anni e frequenta il centro da un anno e mezzo. «Quando entro da questo cancello so che sono in un altro mondo: qui tu sei amato come sei, con amore sincero. Un giorno, mentre andavo a casa, ho visto una studentessa con il vestito tutto strappato. Era stata colpita dalla folla durante una manifestazione. Le ho dato il mio pullover dicendole che, siccome era l’unico che avevo, sarei stata felice se me lo avesse restituito l’indomani. Non ero preoccupata: dopo tutto ogni giovedì ad Akum, non parliamo di amare? Quando arrivo a lavoro, il giorno dopo, gran sorpresa: un sacchetto con il mio pullover e tante cose in regalo». (altro…)