Movimento dei Focolari

Messaggio di Chiara Lubich

Carissimi giovani,
eccoci giunti al nostro appuntamento mondiale: quello di oggi è il primo del nuovo millennio!
Il 5 settembre scorso il Papa, rivolgendosi a leaders di tutte le religioni riuniti a Barcellona per un congresso interreligioso, li invitava a iniziare questo nuovo millennio, il XXI

Testimonianza dei giovani da New York

Una risposta testimoniata proprio dai giovani più colpiti, quelli di New York: da loro innanzitutto un grazie, perché attraverso e-mails e fax hanno sentito condiviso con i coetanei di tutto il mondo "il grande dolore di questo tragico momento per il nostro Paese". Toccante la loro esperienza: “Mentre guardavamo il World Trade Centre cadere in fiamme e cenere, abbiamo subito pensato agli inizi del Movimento a quelle parole della nostra storia: “Erano i tempi di guerra e tutto crollava. Solo Dio e il Suo amore rimangono”.

Questo e’ apparso chiaro non solo a noi Giovani per un Mondo Unito, ma anche a tanta altra gente nel nostro Paese che si sono unite in questo momento di dolore. Infatti, subito dopo abbiamo visto come l’amore è più forte dell’odio, l’amore sta già vincendo perché le barriere dell’indifferenza crollano e ci si aiuta l’un l’altro concretamente sostenendosi a vicenda. Molti gli atti concreti per le squadre di soccorso, i sopravvissuti, le famiglie in lutto. Gli aiuti e le offerte di volontariato hanno superato la domanda.

Che cosa possiamo fare noi di concreto, ci siamo chiesti, che non sia già stato dato? Abbiamo capito che abbiamo un dono unico, immenso da offrire in questo momento di shock e smarrimento: quella comprensione di questo grande dolore illuminata dal mistero di Gesù che sulla croce giunge a gridare l’abbandono del Padre. Siamo certi più che mai dell’amore di Dio e che questa sofferenza porterà frutti."

Una certezza che si imprime in tanti: "Tutto crolla… Oggi ho sentito in modo più forte che anche se tutto crolla… l’amore di Dio resta" (Francesca 17 a. Scicli). Da Los Angeles: "Ci impegniamo ad amare tutti, specialmente quelli che soffrono per questa tragedia. Vediamo, nonostante tutto, segni di quel mondo nuovo per cui vogliamo vivere".

Messaggi da giovani dei 5 continenti

Da 11 punti dei 5 continenti i giovani hanno comunicato una carrellata di esperienze concrete: dal messaggio di solidarietà dei giovani musulmani dell’Algeria, a quello dall’India dei giovani indù dell’istituzione gandhiana Shanti Ashram. Dalla Corea giovani giapponesi e coreani, popoli tradizionalmente nemici, hanno testimoniano l’unità con un concerto per la pace. Da El Salvador dove giunge l’eco della sofferenza e della gratitudine per la solidarietà vissuta dopo i due recenti devastanti terremoti.

Dall’Africa, la voce dei giovani di Fontem – cittadina nel cuore della foresta camerunese – che, a partire dalla giornata mondiale dei giovani del 2000, è testimone di un’ondata di solidarietà concreta, grazie al lancio del "Progetto Africa": in un anno oltre 250.000 i dollari raccolti per la costruzione di una nuova ala dell’ospedale per i malati di Aids e per altri interventi.
Ma non solo aiuti: "Dall’inizio di quest’anno abbiamo avuto la possibilità di accogliere giovani dalla Germania, Austria, Francia, Italia, Filippine, Olanda e da altri Paesi africani". Sono giunti non solo per prestare il loro aiuto, ma per uno scambio dei valori della proprio cultura.

Ancora da Innsbruck, viene annunciato per i primi di novembre un grande incontro dei sindaci d’Europa (9/10 novembre) per dare un’anima al continente, a cui parteciperanno il Presidente Prodi e Chiara Lubich. Invitati anche 200 giovani.

E dal Canada parte l’appuntamento a tutti i giovani del mondo: a Toronto per la Giornata mondiale della gioventù 2002 con il Papa.

Conferenza dei ragazzi per il futuro

Messaggio programmatico per i politici del mondo messo a punto a Tokyo dalla prima “Conferenza dei ragazzi per il futuro” e consegnato dalla Fondazione Arigatou a tutte le ambasciate, che l’hanno fatto pervenire ai rispettivi governi. Verrà consegnato anche direttamente a dirigenti nazionali e locali, da parte dei giovanissimi partecipanti, per intavolare quel dialogo tra generazioni che si auspica diventi un contributo efficace per il futuro che appartiene loro.   (altro…)

Il progetto Africa

“Potremo mai un giorno condividere la nostra cultura con l’Occidente?” L’interrogativo è posto da un africano, Martin Nkafu, docente di cultura africana alle Università Pontificie di Roma, che dà voce alla sofferenza di un continente in cui sono ancora vive le ferite provocate dall’Occidente, con lo sfruttamento del colonialismo e la tratta degli schiavi. Ferite tuttora alla radice dei molti conflitti e dell’estrema povertà. Si rivolge alla platea cosmopolita di oltre 24.000 giovani dai 5 continenti che gremivano lo stadio Flaminio, per uno dei molti “Incontra-giovani” dellla GMG: il Genfest, la manifestazione mondiale promossa dai Giovani per un Mondo unito, dei Focolari. Ed è una risposta entusiasta quella data dai giovani al lancio del Progetto Africa 2000: al primo posto gemellaggi tra paesi dell’Occidente e i paesi africani per conoscere e valorizzare la diversità delle culture, raccolta di fondi per realizzare a Fontem, nel cuore della foresta camerunense, un nuovo reparto nell’ospedale per i malati di Aids, una vera piaga per il continente, dispensari e scuole di formazione professionale in altre aree del Camerun. I rapporti umani sono importanti. Di qui l’invito a giovani medici e insegnanti di dedicare un periodo della loro vita a Fontem, cogliendo anche la possibilità del servizio civile. Senza dimenticare le occasioni quotidiane di stabilire ponti con gli africani che lavorano e studiano nelle nostre città. Ancora: sostenere le campagne per l’estinzione del debito estero a favore dei Paesi più poveri. L’idea è stata lanciata da Chiara Lubich che ha aperto una grande prospettiva: contribuire a far nascere “popoli nuovi”. Nasce da un suo recente viaggio in Africa, a Fontem, dove è ritornata dopo 30 anni. Ha narrato ai giovani quella che definisce una favola: un popolo, i Bangwa, dal rischio di estinzione a causa dell’alta mortalità infantile, ha raggiunto un grande sviluppo. Non solo: diventa centro di irradiazione del Vangelo in molti Paesi africani per la testimonianza di amore scambievole tra bianchi e neri, fecondo di opere: ospedali, scuole, attività lavorative. E’ l’esperienza dei Focolari in quelle terre. E Martin Nkafu, figlio di un capo tribù dei Bangwa, dirà: “Ho trovato la risposta: possiamo dire oggi che Fontem è un esempio, tra tanti, che la reciprocità tra cultura africana e occidentale è possibile”. Il Genfest, che i Giovani per un Mondo unito promuovono ogni 5 anni, come sempre si è espresso con il linguaggio e la creatività tipica dei giovani: musica, coreografie, danze dei vari popoli. Toccante quella di un gruppo di giovani libanesi: drusi, musulmani, cristiani maroniti e copti. Molte le testimonianze di pace: come quella di Jean Bosco del Congo, un Paese da anni dilaniato da conflitti etnici. Insieme ai suoi amici sono pronti a rischiare la vita: “Ci siamo messi come scudi umani davanti alle persone che volevano picchiare a morte. Siamo riusciti a salvarne tante”. O storie di solidarietà in Kosovo tra i profughi, di dialogo tra religioni diverse: hanno parlato una giovane musulmana di un’altra terra di conflitto, Mindanao nelle Filippine, un musulmano afro-americano, una giovane indù, giovani buddisti giapponesi. “Non abbiate paura di essere i santi del terzo millennio”: l’invito del Papa ai giovani. E un’onda di commozione ha attraversato lo stadio quando è stata narrata la storia di Chiara Luce che ha bruciato le tappe. A 18 anni, un tumore la strappa da questa terra. “Spesso mi sento sopraffatta dal dolore. Ma è Gesù che viene a trovarmi”. E ha voluto essere sepolta con l’abito da sposa, pronta all’incontro con lo Sposo. E’ in corso la causa di beatificazione. “Il Verbo venne ad abitare in mezzo a noi”. Le parole scelte dal Papa per questa Giornata mondiale dei giovani sono al cuore dell’esperienza di Chiara Lubich, che ha narrato a grandi linee ai giovani, con freschezza e stupore, la divina avventura degli inizi: la scoperta di Dio amore nel clima di odio e violenza della guerra, il comandamento dell’amore vicendevole, cuore del Vangelo, che porta all’esperienza dell’unità in un tempo di grandi lacerazioni. “Si provava una gioia prima mai conosciuta, una pace nuova, un nuovo ardore; e una luce, la Sua luce, ci guidava. Era Gesù che compiva quella sua promessa: ‘Dove due o più sono uniti nel mio nome – cioè nel mio amore – lì sono io in mezzo a loro’ “. Ed è questa gioia, che si riversava sullo stadio Flaminio, alla radice delle molte testimonianze di pace, di dialogo profondo tra religioni diverse. Questa la consegna di Chiara ai giovani: “Amiamo, e il mondo cambierà. Un mondo unito non sarà utopia”. Consegna sottolineata dal Sindaco di Roma, Francesco Rutelli, intervenuto in chiusura del Genfest. Ha definito i giovani che stanno invadendo Roma: “un fiume di amore”. “Forse siete venuti a Roma per imparare qualcosa, ma siamo noi che abbiamo tanto da imparare” ha detto. (altro…)