Movimento dei Focolari
EdC: impegno presente e futuro

EdC: impegno presente e futuro

Incontro, celebrazione e impegno: tre parole che riassumono i 35 anni dell’Economia di Comunione (EdC), commemorati dal 25 al 30 maggio 2026. Più di 400 persone hanno partecipato a un programma suddiviso in due fasi. Nella prima, i partecipanti hanno vissuto un’esperienza immersiva in 16 comunità e imprese latinoamericane che mettono in pratica la cultura della comunione. Nella seconda, si sono riuniti a Buenos Aires, in Argentina, per un forum internazionale dedicato a celebrare il percorso e il presente dell’EdC e a impegnarsi per il futuro.

Rigenerare le “ferite” dall’interno verso l’esterno

La comunione, in quanto facilitatrice della rigenerazione, smette di concentrarsi esclusivamente sulle povertà di un territorio e mette in risalto le ricchezze sociali, culturali e spirituali dello stesso. Per questo si è deciso di partire proprio da lì, entrando nel profondo di chi soffre quotidianamente per entrare in relazione e pensare insieme un’economia diversa. Sedici iniziative di tre paesi dell’America Latina hanno aperto le loro porte ai partecipanti all’evento per vivere la prima parte di questa celebrazione. Attraverso attività di gruppo, visite guidate, dinamiche partecipative e momenti di dialogo, ogni persona ha potuto ascoltare, accogliere la realtà dell’altro, toccarla, comprenderla, esprimerla e condividerla.

“Ho partecipato all’esperienza nei Centri Nuevo Sol, a Buenos Aires. Ciò che mi ha colpito di più non è stata la povertà e nemmeno l’abisso di disuguaglianze che esiste nelle periferie di Buenos Aires, ma la forza con cui l’amore tesse comunità in questa regione. Le sfide sono più difficili, per questo l’amore è più concreto, più attivo e più vicino”, ha raccontato Luz Villafañe, di Tucumán, in Argentina.

Il cammino dell’imprenditoria nell’Economia di Comunione

Dopo questa esperienza, i partecipanti si sono riuniti a Buenos Aires il 29 e 30 maggio e hanno preso parte a un forum tenutosi al Centro Culturale “Usina del Arte”.

Voci provenienti da diversi Paesi, culture e classi sociali, come imprenditori, startupper, leader comunitari e delle popolazioni indigene, si sono alternate sul palco mostrando la forza trasformatrice di questa vocazione. Esperienze di piccoli e grandi imprenditori, di coloro che si dedicano alla cura della terra attraverso i loro progetti,  che vivono l’interculturalità come una ricchezza e compiono scelte  di comunione per vocazione, come stile di vita.

Impegni per il futuro

Il momento culminante della celebrazione è stato un patto mondiale siglato da tutti i presenti, individualmente e collettivamente, per promuovere, nell’ambito dell’economia, una cultura che metta in primo piano le relazioni umane e miri a mettere in pratica approcci rigenerativi, capaci di creare comunione. In un collegamento globale tenutosi la mattina del 30, altre quasi 300 persone si sono unite alla sala di Buenos Aires, collegate da tutto il mondo per riaffermare solennemente il patto che unisce l’intera rete dell’Economia di Comunione.

L’EdC ha anche presentato due novità per celebrare il presente e guardare al futuro: una nuova identità visiva e una nuova applicazione per collegare persone, imprese e progetti a livello globale. Per scoprirla, visita https://www.globaledc.org/.

Questa grande comunità globale aspira a portare avanti la cultura dell’incontro, a impegnarsi per un’economia più giusta, a riconoscere il ruolo centrale delle persone in situazione di vulnerabilità e a contribuire alla costruzione di comunità più fraterne attraverso i legami. Perché, come molti hanno condiviso durante l’evento, “nessuno è così povero da non avere nulla da dare e nessuno è così ricco da non avere nulla da ricevere”.

Ana Tano (Buenos Aires)

Foto © Joaquin Masera – CSC Audiovisivi

Formarsi per l’azione politica e sociale

Formarsi per l’azione politica e sociale

A seguito della profonda esperienza condivisa con i giovani durante l‘Hackathon 2026, è in fase di avvio la seconda fase del programma “Un’umanità, un pianeta: leadership sinodale”. Si propone un percorso formativo di 6 mesi, in modalità virtuale, che combina approfondimento e dialogo a partire dai propri diversi percorsi, scambio di progetti ed esperienze, sviluppo di iniziative con impatto locale e proiezione globale.

È rivolto a persone tra i 18 e i 40 anni che abbiano esperienza nella rappresentanza politica, nella gestione pubblica, nei movimenti sociali, nei partiti politici e spazi di advocacy; che siano impegnati nella trasformazione sociale e politica o interessati a rafforzare le proprie capacità di dialogo, cooperazione e azione collettiva. Che siano disponibili a dare il loro contributo operativo e di pensiero durante tutto il programma.

Con una durata di 6 mesi, in modalità 100% online, totalmente gratuito con un impegno stimato di 3 ore settimanali, il programma si propone raggiungere quest’anno a 500 giovani.

“Viviamo un momento storico caratterizzato da profonde tensioni geopolitiche, crisi socio-ambientali, crescente frammentazione sociale e livelli di polarizzazione – dicono gli organizzatori nella presentazione -. Queste sfide ci interpellano: evidenziano i limiti dei modelli tradizionali di governance e l’urgenza di nuove forme di leadership in grado di generare dialogo e attivare processi di azione collettiva per promuovere obiettivi di pace e di unità. In questo contesto, abbiamo scelto uno stile di leadership sinodale: una leadership basata sull’ascolto, la partecipazione, la corresponsabilità e la costruzione di soluzioni condivise. Se credi che la politica possa essere uno spazio per rigenerare legami, promuovere il bene comune e prendersi cura dell’umanità e del pianeta, questo bando è per te. Ti invitiamo a far parte di uno spazio internazionale di formazione e co-creazione di iniziative politiche insieme ad altri giovani leader provenienti da diverse regioni del mondo, per ripensare la governance di fronte alle sfide attuali”.

Il termine ultimo per la candidatura è il venerdì 19 giugno 2026.

Per avere più informazione e candidarsi al programma, aprire il seguente PDF

A cura di Carlos Mana
Foto: © Joaquín Masera – CSC Audiovisivi

Economia di Comunione: un percorso di rigenerazione

Economia di Comunione: un percorso di rigenerazione

Sono 500 le persone, arrivate da 43 Paesi, in rappresentanza di tutti i Continenti, in alcuni luoghi dell’America Latina, per vivere un importante evento dedicato all’Economia di Comunione, a 35 anni dalla sua nascita.  Questo “percorso di rigenerazione”, come è stato definito, è iniziato il 25 maggio 2026 ed è un po’ come un “viaggio” dell’Economia di Comunione attraverso varie zone che si concluderà il 29 e il 30 maggio a Buenos Aires (Argentina). La prima tappa prevede infatti l’immersione dei partecipanti in diversi progetti sociali presenti nel Cono Sud e la parola chiave di questa esperienza è “incontro”: incontro tra mondi, vite, situazioni e ricchezze diverse. Un “ritrovarsi” che genera relazioni, comunità. 

“L ‘Economia di Comunione si vive mettendo insieme persone di diversi settori, imprenditori con accademici, con coloro che vivono situazioni di povertà o di vulnerabilità, con le popolazioni indigene – spiega Isaías Hernando, spagnolo, della commissione internazionale dell’Economia di Comunione -.  In qualche modo si vuol dare un’anticipazione di ciò che potrà davvero essere un’economia diversa. Ed è proprio questo lo spirito della prima fase dell’evento: non si tratta solo di visitare luoghi simbolo, ma di entrare in realtà dove questa esperienza è già visibile. Non solo mostrarla, ma creare un dialogo e un incontro profondo tra persone di culture diverse e chi vive situazioni di fragilità. Un’esperienza che mette in evidenza la vocazione dell’Economia di Comunione a costruire comunità fraterne”.

Perché si parla di “rigenerazione”? Anouk Grevin, francese, coordinatrice della Commissione Internazionale dell’Economia di Comunione spiega: “l’idea di rigenerazione nasce dal desiderio di prenderci cura delle ferite dell’economia, della nostra terra. Ma le ferite si rigenerano dal di dentro, cioè la pelle si ricostruisce intorno alla ferita stessa. Certo, si può ricevere aiuto dall’esterno, ma tutto nasce da lì. Questo il significato che volevamo esprimere pensando al processo di rigenerazione”.

Un progetto che vede protagonisti coloro che abitano il luogo stesso delle ferite, che vivono dentro importanti le piaghe. “E’ un percorso – aggiunge, nel quale tutti noi ci siamo riconosciuti, in questa comunità fraterna e globale. Noi non portiamo risposte, non portiamo risorse, portiamo un’esperienza di comunione che in sé vuole essere generativa”.

Una caratteristica dell’Economia di Comunione è che esige il concorso di tutti gli attori, insieme: imprenditori, studiosi, semplici cittadini, dipendenti, microimprenditori, persone in situazioni difficili. E afferma ancora Grevin “non è solo un progetto imprenditoriale o un modello aziendale, ma una comunità di persone che costruiscono insieme un’economia nuova, proprio nei luoghi che spesso non vengono associati all’economia dominante, e che invece stanno già generando qualcosa di nuovo”.

I lavori sono in corso. La varietà di esperienze da quando è nata l’Economia di Comunione, sono molte e i giorni a Buenos Aires si spera apriranno nuove prospettive, come augura Hernando: “Credo che l’intuizione che Chiara Lubich ebbe nel 1991, quando lanciò in Brasile l’Economia di Comunione, avesse un forte carattere profetico, nel senso che vivere questa esperienza, renderla realtà, significa in qualche modo anticipare il futuro. E in tal senso, penso che in questo momento storico, ciò che l’Economia di Comunione è chiamata a mettere in evidenza sia proprio quella profezia, ma resa in qualche modo realtà, incarnata su piccola scala”.

A cura di Carlos Mana
Foto: Gentileza di EdC

I LAVORI NEI DIVERSI PROGETTI SOCIALI


Intelligenza Artificiale al servizio dell’umanità

Intelligenza Artificiale al servizio dell’umanità

Una mattinata che entra nella storia della Chiesa. Il 25 maggio 2026 nell’aula del Sinodo in Vaticano, Papa Leone XIV presenta la sua prima enciclica Magnifica Humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Non era mai accaduto che un Papa fosse presente nell’Aula in cui viene presentato al pubblico un suo documento magisteriale.

L’enciclica porta la firma in data 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione della Lettera enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII che seppe riconoscere nelle trasformazioni industriali del suo tempo una questione profondamente umana e sociale. Questa enciclica difende la persona umana nel tempo odierno dell’Intelligenza Artificiale (IA) e richiede nuove urgenti riflessioni sul ruolo e sul futuro del progresso tecnologico.

Dopo i vari interventi di esperti e teologi, prende parola il Pontefice e si sofferma sulla “gravità del momento” che si vive e che provoca preoccupazione nella Chiesa chiamata a “decifrare le cose nuove alla luce del Vangelo e della dignità dell’uomo”. Spiega come sia nata “dall’ascolto” di scienziati e ingegneri che “lavorano con sincero entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze; l’ascolto di leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con perseveranza regole giuste; l’ascolto di genitori e insegnanti profondamente preoccupati per il futuro delle giovani generazioni”. E usa parole forti: “L’Intelligenza Artificiale deve essere disarmata. La parola è forte, lo so – ammette Leone -, ma è stata scelta deliberatamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare l’attenzione, risvegliare le coscienze e indicare vie da seguire per l’umanità”.

Il Pontefice ricorda che da tempo “la Chiesa si impegna a favore del disarmo nucleare, quale servizio alla pace e alla dignità della famiglia umana”. Così anche “l’Intelligenza Artificiale richiede oggi di essere disarmata, perché come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune. (…) Le decisioni sulla tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità”. “Ma quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, è la pace stessa a essere a rischio. Disarmare, tuttavia, non basta. Dobbiamo costruire”. Insieme.

Magnifica Humanitas è il culmine di un viaggio di lavoro della Santa Sede cominciato dieci anni fa” ha affermato Mons. Paul Desmond Tighe, segretario del Dicastero per la cultura e l’educazione nel briefing con i giornalisti in Sala Stampa. Nel 2016 un sacerdote francese ha iniziato ad approfondire alcuni temi su comunicazione e tecnologia. “A San Francisco (Usa) ha incontrato alcuni esperti che volevano informare la Santa Sede sugli sviluppi tecnologici che avrebbero potuto influenzare il futuro del mondo – continua Tighe -. Per questi scienziati era importante avere il parere di alcuni saggi, così hanno chiesto collaborazione alla Santa Sede” ed è nata una sinergia basata sull’ascolto reciproco.

Gli fa eco Christopher Olah, Co-fondatore di Anthropic (Usa), una delle principali aziende di intelligenza artificiale al mondo, intervenuto alla presentazione in Vaticano: “Abbiamo bisogno che una parte sempre maggiore del mondo – le comunità religiose, la società civile gli studiosi, i governi – facciano ciò che Sua Santità ha fatto qui: prendere seriamente tutto questo, osservare attentamente gli eventi nel loro sviluppo e contribuire a che prendano una direzione migliore. Oggi è solo l’inizio dell’avvio della lunga collaborazione fra noi, che stiamo costruendo questa tecnologia e coloro che riescono a vedere ciò che noi non possiamo vedere dall’interno”.

Suddivisa in cinque capitoli, più un’introduzione e una conclusione, Magnifica Humanitas parte da una tesi: la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona”, né “di per sé un male”. Il Pontefice afferma che “le ingiustizie non nascono solo da scelte sbagliate dei singoli, ma anche da strutture, meccanismi, assetti economici e culturali che producono disuguaglianza”. Ciò vale anche nell’ambito delle nuove tecnologie.

La preoccupazione di Leone riguarda il potere che quando si concentra in poche mani, “tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico”, portando con sé il rischio di uno sviluppo distorto “che genera nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze”. E in questo caso lo sguardo è rivolto a chi ha il controllo delle piattaforme, delle infrastrutture, dei dati digitali.

Papa Leone XIV ribadisce ancora una volta che non esiste una “guerra giusta”. Chiede che l’uso dell’Intelligenza Artificiale in campo bellico sia sottoposto ai più rigorosi vincoli etici perché “non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile”.

Occorre “una politica che non abdichi al proprio compito”. La verità va declinata in “ecologia della comunicazione” contro le notizie false. Il Papa indica alcuni strumenti: trasparenza nelle logiche di selezione dei contenuti, tutela dei dati personali, un giornalismo serio basato su argomentazione e verifica, una nuova consapevolezza nell’uso “corretto e critico” dell’IA, l’integrazione dei saperi.

A conclusione della lettera, il Pontefice invita i fedeli ad abitare le nuove tecnologie alla luce del Vangelo, seguendo “un itinerario di vita cristiana sobrio ed esigente”, affinché anche nel tempo dell’IA tutti possano testimoniare “la bellezza di una magnifica umanità abitata da Dio”.

Lorenzo Russo
Foto: © Vatican Media

Clicca qui per il testo completo dell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV

Insieme per l’Europa al parlamento di Bruxelles

Insieme per l’Europa al parlamento di Bruxelles

Il quartiere europeo di Bruxelles è un dedalo di uffici, sedi e agenzie che operano nell’Unione Europea, le cui sigle a volte sembrano degli scioglilingua. Lungo le sue strade s’aggirano funzionari e dirigenti dall’aria seria e professionale. Percorrendole si sentono parlare lingue differenti e s’incontrano abitudini singolari. Eppure, da tale varietà non si ricava un’impressione di confusione, perché il tutto è sostenuto da una grande compostezza. Tale sonnacchioso ordine è stato brevemente interrotto nei giorni dall’11 al 13 maggio, quando un gruppo di circa 100 entusiasti giovani si è mosso fra le istituzioni dell’Unione Europea mettendoci impegno e passione. Non erano una scolaresca in gita, tutt’altro! Erano i giovani di Insieme per l’Europa, preparati e ispirati, i quali vivono l’Europa non come un traguardo da raggiungere, ma come il loro sicuro punto di partenza per affacciarsi al mondo intero.

Con loro c’erano alcuni eurodeputati e altre personalità pubbliche: Andrea Wechsler, Antonella Sberna, Leoluca Orlando, Eduard Heger, Jeff Fountain, Giuseppe Lupo, Miriam Lexmann, Gerhard Pross, Nicole Grochowin. Sono nomi altisonanti: vogliamo citare le loro nazioni di appartenenza? Forse non ce n’è bisogno: erano europei. Aggiungere che si trattava di italiani, di slovacchi, di tedeschi, di olandesi, di austriaci… non aiuta granché alla comprensione delle ragioni che hanno condotto tutti costoro a incontrarsi con i giovani.

Tali ragioni partono dall’attuale situazione di crisi, nella quale sembra che non ci sia spazio per l’unità fra i popoli e le nazioni. Nessuno riesce più a garantire nemmeno la pace. In un contesto siffatto, Insieme per l’Europa ha voluto mostrare che l’unità non è un’opzione, ma segna la trama dell’evoluzione storica dei popoli europei. E se oggi tale trama pare seppellita sotto le macerie dei conflitti in atto, Insieme per l’Europa si prefigge il compito di riportarla alla luce, offrendo la propria esperienza di collaborazione fra i cristiani come una via per ricostruire l’architettura europea sulle fondamenta dell’unità. Tutti insieme: membri di Chiese diverse, cittadini di diversi Paesi e, soprattutto, persone di differenti generazioni. Giovani, adulti e anziani abitano questo lacerante presente e solo mettendosi insieme possono risolverne le contraddizioni. La sfida, dunque, è anche intergenerazionale. Per questo i giovani di Insieme per l’Europa hanno voluto offrire agli europarlamentari e alle personalità presenti un “Patto intergenerazionale”, nel quale si fissa il reciproco impegno ad agire per un’Europa fucina di pace e solidarietà.

Da dove venivano i 100 giovani partecipanti? Oltre agli europei (anche qui, poco importa che erano finlandesi, svedesi, olandesi, tedeschi, belgi, scozzesi, slovacchi, austriaci, ungheresi, rumeni, italiani…) c’erano statunitensi, colombiani, sudafricani, cinesi, canadesi, brasiliani e messicani.  Perché l’Europa non vive per sé, giacché la sua vocazione è dispiegarsi sul piano globale, mettendo a disposizione il suo corredo di valori forgiati nel cristianesimo, vissuti nel dialogo ecumenico, amplificati dai lucidi progetti dei giovani di Together for Europe.

Alberto Lopresti
Foto: © Insieme per l’Europa

Battaglie di neve contro la guerra

Battaglie di neve contro la guerra

Dalle macerie della guerra alla meraviglia della neve: è il viaggio compiuto da un gruppo di bambini provenienti da Gaza, accolti in Veneto (Italia) grazie all’associazione Padova Abbraccia i Bambini e alla Protezione Civile. Per molti di loro, segnati da ferite profonde nel corpo e nell’anima, la giornata trascorsa in Val Saisera, nel Nordest italiano, ha rappresentato un raro momento di spensieratezza.

La giornata, promossa dall’Associazione Famiglie Nuove del Friuli Venezia Giulia ha visto la partecipazione di circa quaranta persone, in gran parte donne e bambini. Un evento semplice, ma denso di significato: giochi sulla neve, risate, slittini e una convivialità che ha permesso, almeno per qualche ora, di lasciare sullo sfondo i ricordi della guerra. In quella domenica di gennaio, la neve, tanto attesa, è arrivata come un segnale di accoglienza, quasi a voler rispondere al desiderio espresso dai più piccoli di poterla vedere per la prima volta.

Molti di questi bambini sono giunti in Italia nel 2025 grazie a un corridoio umanitario attivato per garantire cure mediche urgenti. Tra loro ci sono piccoli mutilati, feriti da esplosioni, o affetti da patologie impossibili da trattare in un territorio devastato dal conflitto. Le loro famiglie portano storie dolorose: lutti, separazioni forzate, assenze che pesano. Eppure, accanto al dolore emerge una straordinaria capacità di resilienza. Emblematica è la scena di una bambina di nove anni, priva di entrambe le gambe, che ride e si diverte sullo slittino, trovando la forza persino di ballare insieme alle altre bambine.

Punto di riferimento tra le diverse realtà coinvolte è stato l’imam Kamel Layachi, imam delle comunità musulmane del Veneto, che ha favorito la collaborazione tra comunità musulmane e cattoliche. Parrocchie, associazioni e volontari hanno unito le forze per offrire non solo assistenza, ma anche opportunità di integrazione. I bambini frequentano già la scuola e le madri seguono corsi di italiano, in vista di una permanenza che potrebbe prolungarsi nel tempo e aprirsi a percorsi lavorativi.

Parallelamente, restano urgenti le necessità sanitarie, in particolare per le protesi non coperte dal servizio sanitario. Per questo sono state avviate raccolte fondi, con l’obiettivo di restituire autonomia e dignità a chi ha perso un arto.

La giornata sulla neve, si è conclusa a Tarvisio (Italia). Accolti da un gruppo di Famiglie Nuove della regione, dai volontari dell’associazione Friulclown, dal parroco di Valbruna don Giuseppe Marano, e dal tè e biscotti offerti dagli alpini – il gruppo si è spostato al caldo per il pranzo (curato dalla comunità musulmana della città Udine) nella sala parrocchiale. A chiudere il tutto un pranzo condiviso e un momento di preghiera comune. Un gesto semplice ma potente, che ha unito culture e fedi diverse sotto il segno della fraternità. Le parole delle famiglie palestinesi raccontano meglio di ogni altra cosa il senso dell’esperienza: gratitudine, emozione, sollievo. “Avete permesso alla felicità di toccare nuovamente i nostri cuori”, ha scritto una madre.

Anche i volontari italiani hanno ricevuto molto: negli occhi di quei bambini hanno visto convivere dolore e gioia, fragilità e forza e la consapevolezza che, anche con piccoli gesti, è possibile ricostruire frammenti di umanità. In un mondo segnato da conflitti, quella giornata sulla neve ha rappresentato un piccolo, ma autentico, spazio di pace.

Da un racconti di Famiglie Nuove Friuli (Italia)
Foto: FN Friuli