Movimento dei Focolari

Febbraio 2013

Feb 1, 2013

«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli» (1 Gv 3,14).

«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli» «Noi sappiamo…». L’apostolo fa riferimento ad una conoscenza che viene dall’esperienza. È come se dicesse: noi l’abbiamo provato, l’abbiamo toccato con mano. È l’esperienza che i cristiani da lui evangelizzati hanno fatto all’inizio della loro conversione; e cioè che, quando si mettono in pratica i comandamenti di Dio, in particolare il comandamento dell’amore verso i fratelli, si entra nella vita stessa di Dio. Ma i cristiani di oggi conoscono questa esperienza? Essi sanno certamente che i comandamenti del Signore hanno una finalità pratica. Continuamente Gesù insiste che non basta ascoltare, ma occorre mettere in pratica la Parola di Dio (cf Mt 5,19 – 7,21 – 7,26). Ciò che invece non è scontato per la maggior parte di essi – o perché non lo sanno, oppure perché ne hanno una conoscenza puramente teorica, cioè senza averne fatto l’esperienza – è quest’aspetto meraviglioso della vita cristiana messo in luce qui dall’apostolo e cioè che quando noi viviamo il comandamento dell’amore, Dio prende possesso di noi, e ne è un segno inconfondibile quella vita, quella pace, quella gioia che egli ci fa gustare fin da questa terra. Allora tutto si illumina, tutto diventa armonioso. Non c’è più distacco tra la fede e la vita. La fede diventa quella forza che compenetra e lega tra loro tutte le nostre azioni. «Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli» Questa Parola di vita ci dice che l’amore del prossimo è la strada regale che ci porta a Dio. Dato che tutti siamo figli suoi nulla sta più a cuore a lui quanto l’amore ai fratelli. Noi non gli possiamo dare una gioia più grande di quella che gli procuriamo quando amiamo i nostri fratelli. E l’amore fraterno perché ci procura l’unione con Dio è una sorgente inesauribile di luce interiore, è fonte di vita, di fecondità spirituale, di rinnovamento continuo. Impedisce il formarsi nel popolo cristiano delle cancrene, delle sclerosi, dei ristagnamenti; in una parola «ci fa passare dalla morte alla vita». Quando invece viene a mancare la carità, tutto avvizzisce e muore. E si comprendono allora certi sintomi così diffusi nel mondo in cui viviamo: la mancanza di entusiasmo, di ideali, la mediocrità, la noia, il desiderio di evasione, la perdita di valori, ecc. «Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli» I fratelli, di cui parla qui l’apostolo, sono soprattutto i membri delle comunità di cui facciamo parte. Se è vero che dobbiamo amare tutti gli uomini, è altrettanto vero che questo nostro amore deve cominciare da coloro che abitualmente vivono con noi, per estendersi poi a tutta l’umanità. Dobbiamo quindi pensare prima di tutto ai nostri familiari, ai nostri colleghi di lavoro, ai membri della parrocchia, dell’associazione o comunità religiosa a cui apparteniamo. L’amore ai fratelli non sarebbe autentico e bene ordinato se non partisse da qui. Dovunque veniamo a trovarci, siamo chiamati a costruire la famiglia dei figli di Dio. «Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli» Questa Parola di vita ci apre prospettive immense. Essa ci spinge nella divina avventura dell’amore cristiano dagli sbocchi imprevedibili. Innanzitutto ci ricorda che ad un mondo come il nostro, nel quale viene teorizzata la lotta, la legge del più forte, del più astuto, del più spregiudicato e dove a volte tutto sembra paralizzato dal materialismo e dall’egoismo, la risposta da dare è l’amore del prossimo. È questa la medicina che lo può risanare. Quando viviamo il comandamento dell’amore, infatti, non solo la nostra vita ne viene tonificata, ma tutto attorno a noi ne risente; è come un’ondata di calore divino, che si irradia e si propaga, penetrando i rapporti tra persona e persona, tra gruppo e gruppo e trasformando a poco a poco la società. Decidiamoci allora. Fratelli da amare in nome di Gesù ne abbiamo tutti, ne abbiamo sempre. Stiamo fedeli a questo amore. Aiutiamo molti altri ad esserlo. Conosceremo nella nostra anima cosa significa unione con Dio. La fede si ravviverà, i dubbi spariranno, non sapremo più cos’è la noia. La vita sarà piena, piena.

Chiara Lubich

Pubblicata in Città Nuova, 1985/8, p.10.

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