Movimento dei Focolari

Gen3 della Romania: Dio ha un piano su di noi

Gen 21, 2017

Un gruppo di ragazzi viaggiano su un pullman dalla Romania verso la Croazia. Sono gen 3, terza generazione dei Focolari. L’incidente, l’incontro con il dolore e la scoperta dell’amore di Dio.

IMG-20161229-WA0000-1024x768   Accompagnati da alcuni loro assistenti, 13 gen3 sono diretti al congresso che li aspetta nella cittadella Faro dei Focolari, a Krizevci, nel nord della Croazia. Durante il viaggio si respira un clima di grande serenità e attesa: il tema del congresso, già lo sanno, sarà impegnativo e sfidante: Gesù Abbandonato. Il tema del dolore, della sofferenza, la chiave per saperla leggere e vivere, in un mondo di giovani che cerca solo benessere e false felicità. Il viaggio è lungo, dalla Romania il pullman entra in Ungheria. Verso sera qualcuno dei ragazzi si addormenta. All’improvviso un forte rumore di clacson e, nella nebbia fitta, l’immagine frontale di un tir prima dello schianto spaventoso tra i due mezzi. Teia, Adelin, Delia, Eve, Bea, Iulian e tutti gli altri ragazzi sono vivi. Ma lo shock è grande. «La prima macchina che si è fermata subito dopo l’incidente – racconta Rozi, una assistente – era del pronto soccorso. Aveva appena finito il suo turno e stava tornando alla base. Come non leggere in questo un segno dell’amore di Dio? I poliziotti sono stati bravissimi: ci hanno accolto nella sala più grande della centrale di polizia fino a quando è arrivato un altro pullman a prenderci. Dicevano che da incidenti del genere difficilmente si esce vivi… poi ci hanno comprato della pizza e dei dolci». Una volta arrivati in ospedale, i ragazzi vengono divisi nei reparti. Bea: «In quel momento ci siamo sentiti persi, non capivamo l’ungherese, eravamo impauriti e soli, non sapevamo quello che succedeva e come rispondere a quello che chiedevano i medici. Ciascuno di noi, isolato dagli altri, era solo, simile a Gesù Abbandonato. Era come incontrarlo e viverlo». Eve: «Più tardi sono arrivate delle persone per aiutarci a tradurre. Una focolarina della Romania sarebbe dovuta arrivare in Ungheria un giorno prima, ma aveva perso il pullman. Quando ha saputo dell’incidente, era vicina alla città dove ci trovavamo. L’autista ha proposto ai passeggeri di non fare altre soste e di portarla direttamente all’ospedale per consentirle quanto prima di aiutarci. Lei ci ha detto che ha capito perché aveva perso il pullman il giorno prima”. IMG-20161229-WA0001-1024x768Rozi: «I medici hanno detto che dovevamo rimanere in ospedale per fare degli accertamenti. Ho iniziato a telefonare ai genitori dei ragazzi. Molti di loro si trovavano a 15 ore di distanza dall’ospedale. Oltretutto i gen 3 continuavano a chiedermi di ripartire per il congresso. Alla fine siamo riusciti a ottenere il permesso di uscire dall’ospedale, con la firma per procura dei genitori, e senza dover sostenere alcuna spesa». Delia: «A quel punto avevamo dei dubbi riguardo alla continuazione del nostro viaggio, ma abbiamo capito che tutte le cose preziose hanno un costo». Qualche giorno dopo, sette ragazzi, in rappresentanza del gruppo, arrivano alla cittadella Faro. L’esperienza di dolore e paura, ma anche di intensa unità vissuta tra loro, mostra come il tema approfondito nel congresso, sia già diventato realtà per loro. Racconta Iulian: «L’incidente ci ha fatto capire che, qualsiasi cosa ci possa capitare nella vita, vale la pena abbandonarsi totalmente nelle mani di Dio. Gesù Abbandonato ci unisce in un modo incredibile! Siamo rimasti in vita perché Dio ha un piano su di noi: ci aspetta un’avventura divina». A cura di Chiara Favotti

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