Movimento dei Focolari

Nel quotidiano per costruire la pace

Gen 19, 2004

Esperienza a contatto con immigrati in Italia e nel post-comunismo in Albania

Alcuni ragazzi e ragazze polacche sono venuti ad abitare poco distanti da casa mia. Vivono tutti in un’unica stanza, dandosi all’alcol in attesa di qualcosa da fare. Tra loro c’è una ragazza piuttosto timida. Si rivolge alle suore del quartiere e con il suo povero italiano confida di non voler più stare con i suoi amici: teme un brutto futuro per tutti. Le suore l’ accolgono presso di loro, dandole vitto, alloggio e lavoro, ma il grosso problema da superare è l’assunzione. La ragazza, infatti, non ha il permesso di soggiorno per l’Italia. Il commercialista al quale è affidata la sua pratica, dopo alcuni mesi, non riesce ancora a regolarizzare la posizione. Le suore mi chiedono di fare qualcosa per risolvere la faccenda. Benché non sapessi nulla delle leggi vigenti, ho pensato che era l’occasione giusta per andare incontro ad una persona di un altro paese. Vado così all’ufficio di collocamento per informarmi sulla trafila: la domanda deve essere esposta lì per quindici giorni, poi per altri quindici all’ufficio di Roma. Per la concomitanza delle festività, spesso l’ufficio è chiuso o manca la persona interessata. Insomma, tanti giri: due mezze giornate di ferie per andare all’ambasciata, poi alla questura, dal corriere per far recapitare in Polonia i documenti per il visto e ancora all’ufficio imposte per il codice fiscale… Veramente un gran da fare. Un giorno la ragazza mi chiede: “Ma perché mi aiuti?” Le rispondo che, essendo cristiana, lo faccio per amore e che non mi deve nulla in cambio. In effetti sentivo che era il mio mattone per costruire la fraternità fra tutti, facendo miei i problemi di chi mi sta accanto, pur sconosciuto. Dopo un mese la ragazza è stata assunta e la pratica si è chiusa in maniera perfetta. Proprio in questo periodo, in cui si parla tanto dell’immigrazione, penso alle infinite difficoltà che gli stranieri trovano per la lentezza della burocrazia e a quelli che, pur volendo mettersi in regola, rischiano di scoraggiarsi. L’amore però è una chiave che apre tutte le porte. L. – Italia Sono R. e vengo dall’Albania. Il mio paese ha vissuto per 50 anni sotto un regime che ha segnato fortemente la vita di tutti gli albanesi, portando ad una distruzione, oltre che economica, anche e soprattutto spirituale. Nonostante questa situazione, i valori del mio popolo, tanto provato, sono rimasti vivi e la mia famiglia riesce a trasmettermeli, insieme alla fede in Dio. La caduta del muro nel 1989 provoca anche in Albania un capovolgimento socio-politico. Noi giovani siamo confusi e disorientati. Non sappiamo più a chi credere, a quale verità aggrapparci, siamo segnati dalla passività, dalla mancanza di ottimismo, di speranza. Dentro di me sento che il passato non può essere il padrone dei nostri sogni. Anzi la speranza di una vita nuova è l’esigenza più forte che mi anima. Proprio in questo periodo conosco alcuni giovani. Attraverso di loro scopro una nuova dimensione del cristianesimo: credere nell’Amore di Dio per ciascuno di noi e agire di conseguenza. In Lui trovo la risposta a tutte le mie esigenze e inizio a vivere l’arte di amare che il Vangelo ci insegna. Nonostante il mio anelito alla pace e all’unità, dentro di me c’è però ancora un nodo da risolvere: si tratta delle persone che hanno portato il mio paese quasi al crollo di tutto. Al solo pensiero, sono presa da un senso di ribellione senza limite. Come posso perdonare? Eppure l’amore di Dio, entrato fino in fondo alla mia anima, mi permette di imparare a rispettarle e forse anche a capirle un po’. Inizio pian piano a superare la categoria del nemico, fino a scegliere di amare gli altri gratuitamente e senza preferenze. Credo che sia stato un primo passo per costruirmi una ‘coscienza’ di pace con cui contagiare quanti incontro. R. – Albania

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla Newsletter

Pensiero del giorno

Articoli Correlati

Un’eredità preziosa: il Paradiso ‘49 di Chiara Lubich

Un’eredità preziosa: il Paradiso ‘49 di Chiara Lubich

Il 22 maggio 2026, presso la Sala Paolo VI della Pontificia Università Lateranense di Roma, si è svolta la prima presentazione del volume “Paradiso ‘49” di Chiara Lubich, una raccolta di scritti attraverso i quali la Fondatrice del Movimento dei Focolari, dà testimonianza e condivide la sua esperienza mistica vissuta tra il 1949 e il 1951.

Chiara Lubich: «Sai dove siamo?»

Chiara Lubich: «Sai dove siamo?»

E’ il 16 luglio 1949. Chiara Lubich si trova a Tonadico, sulle Dolomiti, nel nord Italia, per un periodo di riposo insieme ad alcune delle prime e dei primi compagni. Lì sono raggiunti dall’on. Igino Giordani, che Chiara chiamava Foco. Quel giorno Chiara e Foco stringono un Patto di unità, preludio all’esperienza spirituale e mistica che Chiara compirà tra il 1949 al 1951. Un periodo conosciuto come “Paradiso ‘49” i cui testi sono stati recentemente pubblicati in un volume. Nell’introduzione ad esso, il teologo Piero Coda, offre alcuni approfondimenti “Per una lettura teologica” del testo. Ne pubblichiamo uno stralcio, proprio legato al Patto del 16 luglio insieme ad un breve video di Chiara Lubich del 20 dicembre 1999, quando racconta ai Gen, i giovani dei Focolari, questa esperienza di luce.