9 Lug 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Chiara Lubich, Brasile 1991 – © Centro S. Chiara Audiovisivi
«Sono passati 25 anni da quando, nel maggio del 1991 Chiara Lubich gettò in Brasile il seme dell’Economia di Comunione (EdC). In quel tempo ero un giovane neo-laureato in economia, e sentii che quanto stava accadendo a San Paolo riguardava anche me. Non sapevo ancora come, ma intuivo che ero parte di quella storia che stava iniziando. Oggi so che aver accompagnato lo sviluppo di quel “sogno” è stato un evento decisivo nella mia vita, che sarebbe stata molto diversa se non ci fosse stato quell’incontro profetico tra uno sguardo di donna e il popolo brasiliano. Eravamo all’indomani del crollo del muro di Berlino, e in quel mondo e in quel tempo la proposta lanciata da Chiara agli imprenditori di condividere talenti, ricchezza e profitti per occuparsi direttamente di povertà, risuonò come una grande innovazione, che fece dell’EdC una novità economico-sociale importante e sulla frontiera della responsabilità sociale d’impresa, che viveva ancora i suoi primi tempi. Non era soltanto, come fu detto da qualche economista (Serge Latouche, ad esempio) una riedizione del “patronato cattolico”; nel Dna di quel seme vi era anche una diversa idea della natura dei profitti e quindi dell’impresa, intesa come bene comune, in una prospettiva globale e mondiale (non comune in quegli anni). Gli imprenditori furono cosi coinvolti nella soluzione di un problema sociale di diseguaglianza. 
Chiara Lubich con i componenti della “Scuola Abba” (Luigino Bruni è il terzo da destra, terza fila) – © Centro S. Chiara Audiovisivi
Chiara fu colpita dal contrasto tra favelas e grattacieli nella città di San Paolo, ma invece di lanciare un progetto sociale nelle periferie delle città o un fund raising, rivolse il suo invito agli imprenditori, che, lo sappiamo, non hanno come primo scopo la creazione di profitti da donare fuori dall’impresa, perché, quando le imprese sono oneste, di extra-profitti ce ne sono pochi, e vengono spesso reinvestiti nell’impresa. Dentro l’EdC c’è quindi l’intuizione che per ridurre la povertà e la diseguaglianza occorre riformare il capitalismo, e quindi la sua principale istituzione: l’impresa. Il linguaggio e la prima mediazione culturale ed economica dell’intuizione di Chiara furono quelli che erano a disposizione nella società, nella Chiesa, nel popolo brasiliano e nel Movimento dei Focolari. A 25 anni di distanza, però, la grande sfida collettiva che si para di fronte all’EdC è cercare di esprimere le intuizioni-cuore del 1991 in parole e categorie capaci di parlare e farsi capire in un mondo culturale e socio-economico che in questi 25 anni è radicalmente cambiato. Anche la frontiera della responsabilità sociale delle imprese e la comprensione delle povertà si sono spostate molto in avanti con il passaggio di millennio. Il social business è diventato un movimento variegato, dinamico e in costante crescita. La cosiddetta sharing economy sta dando vita, in tutto il mondo, ad esperienze molto innovative. La riflessione sulla povertà e le azioni per alleviarla si sono arricchite, grazie al pensiero e all’azione di economisti come Amartya Sen o Muhammad Yunus.
Alla fine del secondo millennio, condividere gli utili delle imprese a favore di poveri e giovani rappresentava di per sé un’innovazione. Ma se nel 2016 continuiamo a incarnare la proposta EdC con quelle stesse forme, la proposta appare non abbastanza attraente e obsoleta, soprattutto per i giovani. ln un mondo sociale ed economico radicalmente cambiato, l’EdC è chiamata a rigenerarsi, come sta già facendo e come ha sempre fatto per essere arrivata viva alle sue “nozze d’argento”. E di nozze si tratta, perché ogni volta che un carisma riesce a incarnarsi, c’è un incontro sponsale tra cielo e terra, tra ideale e storia. Nozze come quelle di Cana, quando l’acqua divenne vino perché una donna vide che la gente non aveva più vino, ha creduto, chiesto e ottenuto il miracolo. L’Economia di Comunione continuerà a vivere e raggiungerà il 50° compleanno e oltre, se ci saranno donne e uomini con “occhi diversi”, capaci di accorgersi cosa manca alla gente del proprio tempo, di chiedere il miracolo dell’acqua diventata vino, dei profitti che diventano cibo del corpo e del cuore. Auguri EdC!». fonte: Città Nuova online http://www.cittanuova.it/c/455448/L_Economia_di_comunione_ha_25_anni.html (altro…)
4 Giu 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Luigino Bruni
Le Filippine, teatro di un secolare divario tra ricchi e poveri, diventano un ottimo contesto per festeggiare i 25 anni dell’Economia di Comunione. Le celebrazioni prendono il via con un Forum di due giorni nell’Università di Santo Tomas (UST) di Manila, con 200 fra economisti e studenti di diversi Paesi, che si conclude con la firma di un Memorandum d’intesa per rafforzare la solidarietà fra l’Università e l’EdC. Si torna idealmente al 29 maggio 1991, quando 25 anni or sono, nasceva in Brasile l’iniziativa, ideata da Chiara Lubich proprio per concorrere a risolvere le disuguaglianze sociali, mettendo al centro di ogni progetto economico le persone, specialmente i più poveri. Un progetto che coinvolge nel mondo oltre 800 aziende. La celebrazione si sposta poi a Tagaytay City, presso la cittadella dei Focolari Mariapoli Pace, dove ha inizio un Congresso panasiatico con 300 partecipanti dal titolo: Economia di Comunione, un’economia per tutti. È l’occasione anche per la presentazione di alcune aziende che in Asia partecipano al progetto. Come il Bangko Kabayan, una banca rurale che nella provincia di Batangas (Filippine) assegna micro-credito ad oltre 11.000 clienti; la falegnameria dei Focolari a Manila; una ditta di consulenze per lo sviluppo aziendale; la Kalayaan Engineering, impresa costruttrice di condizionatori d’aria con oltre 2000 dipendenti. Si presenta anche il gruppo Sumsimidang che porta avanti uno dei migliori ristoranti e pasticcerie della Corea. Tutte realtà economiche dirette da imprenditori che intendono condurre la propria azienda nel rispetto della legalità e nella crescita sostenibile, mettendo al centro la persona e destinando liberamente parte degli utili ai poveri. A svolgere le varie relazioni sono diversi economisti fra cui la francese Anouk Grevin, Luca Crivelli della Svizzera italiana, Anette Pelksman-Balaoing, filippina che insegna in Olanda, l’irlandese Lorna Gold e altri, preceduti dal prof. Bruni, coordinatore internazionale del progetto, che ha il compito di riflettere sui 25 anni dell’EdC. Egli spiega che ogni carisma per prosperare deve restare fedele alle domande iniziali. Le aziende possono essere strumenti di comunione? Il mercato può essere un luogo di fraternità? Possiamo immaginare una società senza più poveri? Ricordando ciò che Chiara Lubich ha detto nel fondare EdC, Bruni rileva che le esigenze dei poveri non hanno ancora trovato soluzione e che quindi occorre continuare nell’EdC, un cammino che si presenta come una vera e propria vocazione. L’Asia, continua Bruni, è stata scelta come sede di questo evento internazionale per la presenza nella società degli stessi segmenti che avevano colpito Chiara quando era in Brasile nel 1991. «Fra quindici anni – egli osserva – il PIL dell’Asia sarà il doppio di quello degli Stati Uniti e dell’Europa occidentale. Il futuro del mondo dipende quindi dal tipo di economia che si svilupperà in Asia. Celebrare qui il 25° anniversario dell’EdC significa riconoscere che la presenza nel continente asiatico di tale forma di economia è fondamentale». «Si tratta di un’economia – scrive Maria Voce nel suo messaggio dal Kenya – che riguarda il rapporto tra le persone, basata sull’amore reciproco per sanare le disuguaglianze». E continua la presidente: «È per questo che sostenuti anche dalla fiducia e dal coraggio di papa Francesco occorre ora risentire nostra l’urgenza che aveva spinto Chiara a costruire insieme una società dove la comunione dei beni nella libertà sia attuata e sempre più condivisa». Il congresso si conclude con tre importanti risoluzioni: 1. stabilire una rete internazionale di “incubatori d’impresa” a sostegno di giovani imprenditori e delle donne; 2. creare un osservatorio sulla povertà, per garantire che la lotta alla povertà sia sempre centrale e coerente con lo spirito dell’EdC; 3. moltiplicare le Lab-school, laboratori tecnici, professionali e imprenditoriali indirizzati particolarmente ai giovani. https://vimeo.com/168297829 (altro…)