Movimento dei Focolari
Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani nell’emisfero sud

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani nell’emisfero sud

2015-Posadas-preghieraIn questo periodo per tutto l’emisfero sud – in prossimità della festa di Pentecoste – come anche in alcune chiese evangeliche del nord, su invito del Consiglio ecumenico delle Chiese insieme alla Chiesa cattolica si celebra la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, sul tema “Chiamati ad annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio”. Il Movimento dei Focolari, insieme ad altri, in varie parti del mondo, è attivo nel lavoro di preparazione di momenti di incontro e riflessione tra i fedeli, con i rappresentanti delle varie chiese, e di azioni comuni tra le chiese locali a sostegno dei più svantaggiati. Così, ad esempio, a Rosario (Argentina), dove l’anno scorso si è raccolta una somma a favore di un posto di accoglienza notturna per persone senza casa. O in Cile, dove si sono trovate insieme le autorità ecclesiastiche: il cardinale di Santiago, l’arcivescovo della Chiesa siro-ortodossa, la vescovo luterana e numerosi pastori e dirigenti di movimenti e comunità cristiane. La settimana di preghiera è anche punto di partenza per altre attività durante l’anno. souc_nova (altro…)

Vangelo vissuto: non escludere nessuno

Vangelo vissuto: non escludere nessuno

Dormivo in compagnia dei topi «M’interessavano solo il denaro, i vestiti firmati, le donne e il divertimento. Dopo aver sperimentato il carcere per possesso e spaccio di eroina, ho ricominciato la stessa vita di prima, tra violenza, stupefacenti e alcol. Circa tre anni fa, droga e soldi mi sono stati rubati da chi consideravo amico. Arrabbiato con me stesso, con Dio e con il mondo intero, mi sono lasciato andare. Dormivo in una casa abbandonata, nell’immondizia e in compagnia dei topi. Un giorno, senza chiedersi chi ero, uno sconosciuto mi ha invitato a mangiare a casa sua e ha avuto per me attenzioni da fratello. Mi sono sentito spinto a seguirlo nella chiesa che frequentava e lì, per la prima volta dopo tanto tempo, ho provato una sensazione di pace. In seguito ci sono andato anche da solo: in silenzio per ore, imparavo a pregare. Ho provato a cambiar vita: anche se ho avuto delle ricadute, Gesù mi ha dato la forza di riprendermi ogni volta. Oggi, ospite di una comunità di recupero, cerco di ricambiare l’aiuto ricevuto essendo al servizio di chi ha bisogno».   (Samuele – Italia) 20160428-01La sartoria «Quando passava davanti al nostro laboratorio di sartoria posava uno sguardo triste sui vestiti in vetrina. Un giorno la invitai ad entrare. Era vestita poveramente, ma con gusto. Tornò altre volte e così conobbi la sua storia: per accudire i genitori aveva lasciato il lavoro e, rimasta sola, non aveva più potuto esercitare il suo mestiere di sarta. Parlai con il dirigente della sartoria e la signora venne assunta. Dire che è la più brava è poco. Ho saputo da varie clienti che da quando c’è lei vengono più volentieri in sartoria, si sentono più accolte». (J.B. – Argentina) Inculturarsi «Nella mia scuola elementare sono molti i bambini stranieri. Socializzare con loro non è facile, soprattutto con un gruppo di piccoli Rom: disturbano la lezione, sono aggressivi, spesso hanno i genitori in carcere. Un giorno, per aiutare una collega di quinta, disperata perché non riusciva a gestire la situazione, li ho accolti nella mia classe. Pensando a Gesù esempio di pazienza e mitezza, ho preparato per loro i posti migliori e li ho presentati agli alunni come tutor dei più piccoli. Poi, per renderli protagonisti, ho chiesto di imparare io da loro qualcosa della lingua Rom, dedicando a questo parte della lezione. Ora si comportano meglio e l’inculturazione sta facendo progressi».  (E. – Italia) (altro…)

In Ecuador e Giappone, generatori di speranza

In Ecuador e Giappone, generatori di speranza

«Le strutture fisiche che sono cadute – ponti, edifici, case… – sono un invito a far sentire un terremoto anche nella nostra anima, con la domanda: siamo veri costruttori di pace? Ho capito che il dolore serve per unire. Voglio proporre la sfida che, in questi momenti difficili, ci convertiamo in generatori di speranza e ottimismo, ci aiutiamo a mantenere viva la fede». Scrive Isabel, condividendo il suo stato d’animo all’indomani del sisma che ha colpito il suo Paese, l’Ecuador, lo scorso 16 aprile, con una scossa di magnitudo 7.8 della scala Richter. I morti accertati sono finora 587, i feriti oltre 8mila, e oltre 25mila gli sfollati. I numeri continuano a crescere e si stima che la ricostruzione costerà al Paese miliardi di dollari. Per l’emergenza Ecuador il Movimento dei Focolari ha attivato una raccolta fondi, mentre si stanno valutando le modalità di un eventuale un intervento sul campo.

Foto: United Nations

Foto: United Nations

«Sono partito in macchina da Fukuoka (nel Kyushu, dove mi trovo) per tornare a Kumamoto a cercare mia mamma e i parenti», racconta padre Giovanni Kimura, originario della regione giapponese più colpita dalle tre violente scosse registrate tra il 14 e 16 aprile. «Un viaggio che di solito richiede poco più di un’ora è durato mezza giornata. L’autostrada, infatti, non è agibile e i treni sono bloccati». La mamma si trova in un centro di raccolta per rifugiati ed altri parenti in un altro centro di accoglienza. Si tratta di palestre di scuole pubbliche in cui dormono tutti insieme centinaia di persone. Le difficoltà più seria è stata la mancanza di acqua. Varie zone della città sono ancora senza acqua, ma nei punti di raccolta ora hanno il minimo necessario. La popolazione teme soprattutto la possibilità che il Vulcano Aso che si trova tra la provincia di Kumamoto e di Oita possa esplodere: attualmente escono nubi di cenere che arrivano nelle due città». In Giappone sono stati 41 i morti, e sono oltre 100mila gli sfollati, mentre proseguono, a centinaia, le scosse di assestamento. Gli studiosi di geofisica e vulcanologia si interrogano sulla correlazione tra questi due eventi; intanto, la società civile e le autorità – in entrambi i Paesi – si mobilitano per la ricostruzione, il sostegno alle famiglie delle vittime, gli aiuti concreti. Dalla loro pagina Facebook, i Giovani per un Mondo Unito dell’Ecuador, fino a pochi giorni fa coinvolti nella preparazione della Settimana Mondo Unito (SMU) con focus proprio sul loro Paese, si fanno eco di tutta la rete di aiuti in corso: raccolta sangue, reclutamento dei volontari, elenco delle necessità, diffusione dei conti correnti bancari. «Dolore, incertezza, angoscia, paura, rovine, e fra tutto questo, la domanda: Eterno Padre, cosa vuoi da noi? Come stiamo costruendo questo “Camino para la paz”? La nostra vita quotidiana parla di fraternità?». È l’esperienza che i giovani, e ciascun membro della comunità dei Focolari dell’Ecuador, stanno facendo: «Scoprire Dio come l’Amore più grande, per poi vivere la frase del Vangelo “ogni cosa che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatta a me”. In questo momento si evidenzia al massimo la fraternità, la solidarietà, l’amore che supera le differenze: ricco, povero, dell’opposizione, del governo, bianco, indigeno, meticcio o nero. Anche chi non ha subito danni sente proprio il dolore altrui: nelle scatole di cibo raccolte, ad esempio, c’è scritto: “animo, vi vogliamo bene”, in quelle dei medicinali “forza”, “ce la faremo”». I giovani hanno deciso di svolgere la SMU raddoppiando gli sforzi per alleviare la tragedia che vive il Paese. Scrive Estefania: «Dobbiamo andare avanti, dare risposta a tanti che si sentono impotenti di fronte al disastro; ora capiamo che Dio ci ha preparati, durante tutto l’anno, non tanto per la SMU quanto per affrontare questo momento testimoniando l’amore evangelico, per “far brillare sulle macerie la luce” dell’ideale della fraternità», come ha scritto loro la presidente dei Focolari, Maria Voce. Maria Chiara De Lorenzo (altro…)