15 Lug 2009 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Un racconto a due voci: Tom, che ci ha lasciato da qualche anno, e Jeanne, la moglie, che ha condiviso con lui questa esperienza. “Il mio settore di attività si stava riducendo, ed avendo risparmiato qualche soldo, ho pensato che era il momento di iniziare una attività in proprio. Proprio allora avevo saputo dell’economia di comunione, e con mia moglie Jeanne siamo stati subito attratti dalla possibilità di renderci responsabili non solo di provvedere alla nostra famiglia ma anche alle necessità di tanti nel mondo”. “Il saper preparare e condividere il cibo era da generazioni tradizione della famiglia Petrucci, così abbiamo deciso di aprire un ristorante a Camarillo, in California: il Petrucci’s”. Jeanne, che ha lavorato negli ultimi anni al ristorante, così descrive come Tom gestiva l’azienda: “Voleva dare a ciascuno dei suoi collaboratori la possibilità di migliorarsi: se qualcuno era stato assunto come lavapiatti o autista ma voleva imparare un lavoro di livello superiore,Tom gli dava sempre la possibilità di farlo; se poi uno diventava esperto nel nuovo lavoro e non vi era per lui un posto adeguato, non cercava di trattenerlo in azienda. Molti avevano una famiglia a cui provvedere e Tom voleva che potessero migliorare ed avere successo”. Tom scriveva: “Nel nostro ristorante cerchiamo di lavorare come se tutto dipendesse da noi, ma sapendo che in realtà tutto dipende da Dio. Jean ed io ben sappiamo che non faremo mai grandi profitti, ma sentiamo che riuscendo a dare lavoro a dieci persone, assicurando così un’entrata a dieci famiglie, ed in più contribuendo a ridurre il problema della povertà, abbiamo raggiunto obiettivi più grandi, che sanno di eterno”. “Nel breve momento di meditazione del mattino scegliamo un pensiero chiave da mettere in pratica durante il giorno. A volte sono bombardato da migliaia di idee su come gestire meglio il ristorante, su come guadagnare di più, e così via, ma l’unità degli altri mi permette di rimanere orientato a ‘quello che conta veramente’. Il momento insieme del mattino rafforza nella mia anima la decisione che con Jeanne abbiamo preso quando abbiamo iniziato questa avventura: e cioè di amare il momento presente e cercare la volontà di Dio, non la nostra. Quando abbiamo iniziato l’attività sapevamo ben poco su come gestire un ristorante. Se ha successo, è perché è nei Suoi piani”. “Fin dal primo mese di apertura del ristorante, abbiamo deciso di dare comunque una somma mensile per i poveri. Un atto di fede che ci ha aiutato a tenere sempre al primo posto l’importanza del dare”. (Tom e Jeanne Petrucci, da L’amore come piatto principale in Economia di Comunione, Periodico quadrimestrale, Anno X/n.2, novembre 2004) (altro…)
25 Feb 2009 | Chiara Lubich, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Molteplici sono le iniziative nel mondo per ricordare Chiara Lubich e continuare a vivere la sua eredità. Qui apriamo uno zoom sul Messico. E’ ancora vivo in tanti il ricordo della visita che Chiara aveva fatto in Messico nel giugno del 1997. In modo tutto particolare quell’incontro al santuario di Città del Messico dove è venerata la Madonna di Guadalupe, la Morenita, meticcia come lo è la maggioranza della popolazione. Da Guadalajara poi il 14 marzo verrà celebrata una messa solenne che sarà trasmessa in diretta dalla rete satellitare Mariavision. A Santa Cruz, regione a maggioranza indigena, la comunità si riunirà in preghiera per Chiara, seguendo riti ancestrali, per 9 giorni. Al decimo giorno, sarà celebrata una Messa in lingua Náhuatl, nella lingua parlata degli Aztechi, l’antichissima civiltà messicana, e dalla Madonna di Guadalupe quando era apparsa a Juan Diego. Vi parteciperanno gli aderenti del movimento delle 32 comunità indigene della zona. Il canale Mariavision, oltre alla messa nella cattedrale di Guadalajara, trasmetterà un programma sulla vita, il carisma e l’opera di Chiara.
Altri appuntamenti in Messico
PUEBLA -26/3 Evento Culturale, con la partecipazione di diversi esponenti della cultura, di altre religioni e del mondo dell’arte – ore 19.00 – Palazzo del municipio
PUEBLA – 28/3 S. Messa nella Cattedrale – ore 18:00; presiede S.Em.Mons. J.Trinidad Medel, vicario dell’Arcidiocesi di Puebla per i Laici
NETZAHUALCOYOTL – 20/3 S.Messa nella Cattedrale – ore 19.00; presiede iL Vescovo S. Em. Mons. Carlos Garfias
CITTA’ DEL MESSICO – 26/3 Omaggio a Chiara, presso l’IMDOSOC, Istituto Messicano di Dottrina Sociale della Chiesa – ore 19 – testimonianze di varie persone dell’ambito politico, religioso e culturale.
SANTA CRUZ – 6-15/3 Riti tradizionali – 9 giorni in preghiera per Chiara; al 10 giorno, S.Messa in lingua Náhuatl con appartenenti alle 32 comunitá indigene della zona. (Nota: Il Náhuatl è la lingua parlata degli Aztechi e dalla Madonna di Guadalupe a Juan Diego).
CITTADELLA EL DIAMANTE – 22/3 Pomeriggio dedicato a Chiara – Benedizione della Croce – ore 13; secondo le usanze del posto la Croce, sollevata da terra come simbolo della rerurrezione, verrà portata in processione, mentre si spargeranno petali di fiori lungo la strada, a significare il cammino definitivo verso il Paradiso. La croce, verrà piantata nel campo Santo della Cittadella: “Resurrezione”, nome dato ancora da Chiara . (altro…)
21 Gen 2009 | Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Toccanti sono state le testimonianze di famiglie dei 5 continenti raccontate nel momento culmine dell’ Incontro Mondiale delle Famiglie promosso dal Pontificio consiglio per la Famiglia. Dall’Africa, la famiglia Simango: mamma, papà e due gemelli di 14 anni. Vive in un ambiente permeato da preziosi valori tradizionali. Forte però anche il rischio che il consumismo, con la pressione dei media, cancelli tutto e imponga altri modelli. Serve educare i figli nel rispetto delle tradizioni, restando tuttavia aperti al nuovo… Dennis (padre) Come in tanti Paesi dell’Africa, anche da noi il costo della vita cresce continuamente, mentre i salari rimangono fermi. Di conseguenza, sempre più persone vivono sotto il livello di povertà. I nostri mercati si riempiono di prodotti fantasiosi e moderni: giocattoli, vestiti di tutte le fogge, telefonini… e la pubblicità attrae a comperarli. Così, invece di cercare di combattere la povertà creando nuove opportunità di sviluppo, la gente si appassiona a queste cose e soffre perchè non se le può permettere. Come genitori sentiamo di dover insegnare ai nostri figli a distinguere ciò che nella vita è essenziale da ciò che non lo è, come ad esempio tutte le cose che anche loro come primo impulso vorrebbero avere. Cerchiano di far loro presente che la tecnologia non può sostituire la nostra buona volontà di rispettare le cose che abbiamo e di acquistarne di nuove solo quando è necessario. Ma più che attraverso i nostri discorsi, lo facciamo attingendo tutti insieme al Vangelo. Una sera anche con i bambini abbiamo riflettuto sulle parole di Gesù: “Qualunque cosa avete fatta ad uno di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatta a me”. All’indomani ci è venuto spontaneo dirci l’un l’altro come abbiamo messo in pratica queste parole e abbiamo visto che tutti avevamo potuto condividere qualcosa con gli altri, pensando di farlo a Gesù. Io avevo dato il tempo della pausa pranzo ad un allievo in difficoltà, mia moglie aveva dato del riso alla vicina di casa che non aveva niente, e i bambini avevano prestato uno la matita e una la gomma ai loro compagni. Nel raccontarci queste cose, i più felici erano proprio i bambini che avevano capito che non occorre essere ricchi per poter condividere. Margaret (14 anni) In collegio ci danno solo i pasti essenziali, non sempre sufficienti. L’anno scorso tanti miei compagni si lamentavano per la fame e spesso davo loro quanto portavo da casa. Tornando a casa per le vacanze, mia madre si è accorta che ero un po’ sciupata. Saputo il motivo, mi ha raccomandato di non dar via il necessario per vivere e mi ha dato delle cose in più per continuare a donare. Modesta (madre) Nella nostra cultura la condivisione è considerata un grande valore, come dice un antico proverbio africano: “…a differenza di un pezzo di stoffa, il cibo non è mai troppo poco per essere condiviso.” Ma con l’influenza dei media tanti hanno iniziato a pensare che è più saggio tenere per sé quanto si ha. Un altro pericolo di un incondizionato uso della TV sono le fictions e i cartoni animati d’importazione che presentano modelli lontani dalla nostra cultura soprattutto riguardo il consumismo e l’affettività nel rapporto uomo-donna. In famiglia abbiamo messo delle regole, per esempio niente TV durante i giorni di scuola e nei week-end e vacanze solo due ore al giorno facendo attenzione a quali programmi si vedono. Talvolta procuriamo dei DVD a loro scelta – guardando che siano buoni – che poi ci scambiamo anche con le famiglie dei diversi gruppi che seguiamo sia nella nostra città che nelle zone rurali. Ma soprattutto parliamo con i ragazzi su quanto hanno visto, in modo da suscitare in loro un giusto senso critico. Mario (14 anni) Quando ero in collegio non vedevo l’ora di tornare a casa per poter essere libero di stare tutto il tempo davanti alla TV. Parlando con la mia famiglia ho capito che non è questa la vera libertà e che la TV qualche volta può diventare una trappola. Così ho imparato a stare anche dei giorni senza accenderla. Modesta O Maria, che sei regina dell’Africa, tu sai che è una terra ricca di risorse, ma attraversata da grandissime difficoltà: povertà, denutrizione, AIDS, epidemie, conflitti e guerre. Suscita per noi saggi governanti e mantienici fedeli a quella cultura della vita che i nostri padri ci hanno insegnato. Aiutaci a vivere e a trasmettere ai nostri figli la buona novella del Vangelo, compendio di valori umani e cristiani che ci fa figli tuoi e uomini nuovi. (altro…)
13 Ott 2008 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
I tre cappotti
Una mamma di New York ha tre bambini piccoli. E’ povera, e quell’inverno bisognava comprare i tre cappotti ai tre bambini, perché ormai erano consumati. Lei non ha soldi, ma attraverso il giornale vede che c’è un negozio che svende cappotti a prezzo minimo. Allora lei dice: bisogna che ne approfitti, entro oggi devo andare a comprare i tre cappotti per i bambini. Ma in quel momento la suocera – che viene solo di rado – telefona per fare una visita ai bimbi. Dapprima pensa: io dico che devo uscire. E subito dopo: ma Gesù riterrà fatto a sé quello che io dico a lei, perché c’è Gesù anche dietro di lei. Allora dimentica i cappotti, con grande dolore per i suoi bambini, e risponde al telefono: “Vieni pure.” Finalmente arriva, suona il campanello ed entra questa signora anziana con un grande pacco, va lì dai tre bambini e lo apre. Cosa conteneva? Tre cappotti, piccolini, per i bambini. E’ proprio Gesù che risponde.
Per un atto d’amore
Mentre faccio la passeggiata giornaliera, indicata dal medico, cerco di conoscere il quartiere dove risiedo da poco tempo: sono, infatti, il nuovo vescovo del posto. Alcuni giorni dopo, mi trovo a mettere un po’ d’ordine nella casa vescovile, cercando di far sì che essa esprima meglio Dio, che è bellezza. Trovo alcuni candelabri di bronzo che non vanno d’accordo col resto. Mi viene in mente un piccolissimo negozio di compravendita, scoperto durante le passeggiate. Penso che, data la difficile situazione economica dell’argentina, il suo proprietario possa trovarsi in gravi difficoltà, e vedo in lui Gesù. Chiedo alla segretaria di fare un pacco con i candelabri e consegnarli a quel signore con un bigliettino che dice: “Sono un piccolo dono del vescovo. Se riesce a venderli, la prego di dare i soldi ai poveri. Ma, se lei ne avesse bisogno, può tenerseli.” Nel pomeriggio improvvisamente viene al vescovado questo signore. Insiste che vuol vedermi. Quando ci troviamo di fronte mi dice: “Oggi volevo suicidarmi. Ma, quando è arrivata la sua segretaria, ho capito che io interessavo ancora a qualcuno, e ho cambiato idea. Mille grazie!” (Argentina)
Come i primi tempi
Un sabato mattina arriva una persona a farci una breve visita. Quando sta per uscire, sapendo che la sua famiglia ha tanti figli ed economicamente non va troppo bene, noi, focolarine, le abbiamo dato tutta la frutta che avevamo in casa: le nostre provviste per la settimana. Dopo un po’ arriva a visitarci un’altra famiglia che, essendo passata dal mercato, ci offre delle pere e mele fresche. Eravamo contente perché vi vedevamo il “date e vi sarà dato”. Nel pomeriggio, per fare un altro atto d’amore, avevamo promesso di andare ad una festa organizzata dalla comunità italiana del posto. Prima di arrivarvi però, abbiamo pensato di passare da un’altra famiglia bisognosa e di portare tutte le pere e le mele che avevamo ricevuto. Finita la festa, prima di partire, la famiglia che ci aveva invitato ci ha dato una scatola grande, piena di pere e mele del suo frutteto, di prima qualità, e in più un grandissimo cocomero. Eravamo felicissime, perché queste esperienze non succedevano soltanto ai primi tempi del Movimento, ma anche oggi. Il “date e vi sarà dato, una misura piena e traboccante vi sarà versata in grembo“, è di tutti i tempi. Pubblicato su I Fioretti di Chiara e dei Focolari, ed. San Paolo 2003
10 Ott 2008 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
“Ci impegniamo più che mai a percorrere insieme il cammino che ci hanno aperto le nostre due grandi guide”, scrive la presidente dei Focolari, Emmaus Maria Voce ai famigliari e ai seguaci “dell’amatissimo Imam W.D. Mohammed che ha offerto la sua vita per la pace e la fraternità universale”. Una profonda amicizia spirituale legava da oltre un decennio Chiara Lubich e l’Imam, riconosciuto, per la sua autorità morale, il maggiore leader dei musulmani afro-americani, deceduto nella sua casa a Markham, nell’Illinois, il 9 settembre scorso, all’età di 74 anni. “Le migliaia di persone accorse da tutti gli Stati Uniti per i suoi funerali, rendono omaggio – come si legge sulla stampa americana – al maggiore leader musulmano degli Stati Uniti”. E annota: “Gruppi di musulmani un tempo feriti da divisioni interne, si sono trovati uniti davanti ad un uomo che ha speso la sua vita per portare l’unità”. Tra le impressioni raccolte tra i presenti: “L’11 settembre 2001 aveva segnato un giorno triste per i Musulmani. Oggi invece è per noi un giorno che ci riempie di orgoglio” afferma un seguace dell’Imam. Nel 1975, sul letto di morte, suo padre, Elijah Mohammed, gli aveva affidato la guida della Comunità afro-americana “Nation of Islam” da lui fondata per il riscatto morale e sociale degli afro-americani. W.D. ha lavorato per avviare i suoi seguaci a un Islam più fedele alle radici, mettendo in rilievo la tolleranza razziale e l’universalità dell’Islam. Si è fatto costruttore di ponti fra i musulmani afro-americani e i musulmani emigrati negli USA dal Medio Oriente e dall’Asia, con i cristiani, fra bianchi e neri. Per il suo straordinario lavoro nel campo interreligioso, nel 1994 è stato nominato tra i Presidenti Internazionali del “World Council for Religions and Peace” (Consiglio mondiale delle religioni per la pace). Il viaggio percorso insieme dai seguaci dell’Imam Mohammed e Chiara Lubichè iniziato in quello storico 18 Maggio 1997 nella Moschea Malcolm Shabazz (conosciuto anche come Malcolm X) in Harlem a New York. Era la prima volta che una donna cristiana, bianca, prendeva la parola in quella moschea. Erano presenti tremila musulmani ed una buona rappresentanza di membri del Focolare. Poco dopo, in un’incontro privato, WD Mohammed e Chiara avevano stretto un patto nel nome del Dio unico: lavorare senza sosta per la pace e l’unità. La fedeltà a questo patto ha portato innumerevoli frutti di unità tra le comunità del Focolare e i suoi seguaci: il dialogo che si è sviluppato è diventato segno di speranza, luce per tanti. Si è rivelato particolarmente importante dopo gli attentati dell’11 settembre. Sono seguiti vari viaggi dell’Imam Mohammed e dei suoi seguaci a Roma, per partecipare ad incontri interreligiosi organizzati dal Focolare. Nel 1999, in rappresentanza di tutto il mondo musulmano è stato invitato ad intervenire al grande incontro interreligioso n preparazione del Giubileo, in Piazza S. Pietro, alla presenza di Papa Giovanni Paolo II. In quell’occasione il Papa aveva incoraggiato e benedetto il dialogo iniziato con il Focolare. Nel 2000 ha invitato nuovamente Chiara a parlare a 7.000 musulmani e cristiani radunati a Washington per due giorni dal titolo: “Faith Communities Together” (Comunita’ Religiose Insieme), perché, diceva, “l’America ha bisogno di ascoltare il tuo messaggio, di vedere questa unità che ci lega”. Da quel momento sono nati e continuano a svolgersi in molte citta’ degli USA (da Washington a Los Angeles, Miami, Chicago, New York, ecc) “Encounters in the Spirit of Universal Brotherhood” (Incontri nello spirito della fratellanza universale), incontri di dialogo in cui si approfondisce un punto della spiritualita’ dell’unita’ sia dal punto di vista cristiano che musulmano, con scambi di esperienze concrete di vita. Risalgono a pochi giorni fa gli ultimi contatti dei responsabili dei Focolari a Chicago con l’Imam Mohammed. Aveva infatti programmato la sua presenza, insieme ad un gruppo di suoi seguaci, al prossimo convegno internazionale di dialogo islamo-cristiano che si svolgerà a Castelgandolfo dal 9 al 12 ottobre prossimo. Ma il medico gli aveva proibito lunghi viaggi a motivo di disturbi cardiaci. Quando era stato chiesto a Chiara sul suo rapporto con l’Imam Mohammed, aveva risposto: “Mi sento a mio agio con lui, perché mi sembra che il Signore lo abbia messo accanto a noi, come ha messo noi accanto a lui, per un Suo piano d’amore che capiremo man mano che andremo avanti nella nostra comunione e lavorando insieme”. E l’Imam Mohammed, in un’intervista aveva dichiarato: “Secondo me è possibile liberarci dal veleno dei pregiudizi se siamo risanati spiritualmente. Questo è quanto noi possiamo mostrare, come persone di religioni diverse si riconoscono parte di un’unica umanità. Credo che stiamo facendo un gran lavoro, che rendiamo possibile a persone che si odiavano, di liberarsi dall’odio, di trovare una vita nuova, una felicità nuova, perché il peso dei pregiudizi è stato levato dai loro cuori”. (altro…)