Movimento dei Focolari

Autunno: l’agire

365 testi della Scrittura e dei Padri della Chiesa, di santi e teologi, del magistero e di testimoni: un percorso per l’anno sacerdotale che invita a radicarsi nell’essenziale. In quattro tappe si rivisitano dimensioni fondamentali della vita dei sacerdoti: l’essere, l’agire, le sfide, le prospettive. Un percorso, che nel primo volume – Estate: l’essere – si concentra sulla “perenne Radice da cui trarre linfa vitale: quel Dio che ci ha guardati ed amati, al quale ci siamo donati, con una scelta ‘radicale’”, e nel secondo, guarda alle implicazioni di questo ‘essere’, e cioè al riflesso sull’azione. A questa raccolta, curata da Hubertus Blaumeiser e Tonino Gandolfo, hanno collaborato esperti di vari Paesi. Essere e agire è anche il titolo del pensiero di apertura, a firma di Benedetto XVI, dal discorso ai sacerdoti della Diocesi di Aosta, nel 2005, valido per tutti i cristiani: «Non è importante che cosa fai, ma è importante che cosa sei nel nostro impegno sacerdotale. Senza dubbio dobbiamo fare tante cose, e non cedere alla pigrizia, ma tutto il nostro impegno porta frutto soltanto se è espressione di quanto siamo, se appare nei nostri fatti il nostro essere uniti con Cristo: essere strumenti di Cristo, bocca per la quale parla Cristo, mano attraverso la quale agisce Cristo. L’essere convince e il fare convince solo in quanto è realmente frutto e espressione dell’essere».   “Come il Padre ha amato me…” 365 pensieri per l’anno sacerdotale – 2. Autunno: l’agire Città Nuova editrice, a cura di Hubertus Blaumeiser – Tonino Gandolfo

Come il Padre ha mandato me, io mando voi

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 Fra le divine parole che disse [Gesù], ve n’è una che dà le vertigini se si pensa pronunciata da Dio e fa comprendere l’eccellenza di una elezione.

È un paragone paradossale, ma vero e ricco di mistero. E Cristo lo rivolge a quelli che sarebbero stati nei secoli i suoi sacerdoti: «Come il Padre ha mandato me, io mando voi». Chi è allora il prete? È colui che Cristo ha eletto per continuarlo nel tempo. Purtroppo alle volte il sacerdote non è così. E d’altronde se il prete non è Cristo, è ben poco. Le sue prediche sono vuote e le chiese deserte. Perché la parola che Cristo dava era lui stesso. Se il prete prima vive ciò che predica e poi parla, la sua parola sarà Cristo e sarà, anche lui, altro Cristo.

Come il Padre ha mandato me discorsi trascineranno allora le folle e le chiese diverranno strabocchevoli. Perché non è tanto la scienza che fa il prete, quanto il carisma vivificato dall’amore.  

Chiara Lubich, Il celibato sacerdotale, Città Nuova  14 (1970/3) p. 9

 
Tratto dal volume: Come il Padre ha amato me… 365 pensieri per l’anno sacerdotale, Città nuova 2009 http://editrice.cittanuova.it/notizia.asp

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