9 Set 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Da venerdì 30 settembre a domenica 2 ottobre 2016 si terrà a Loppiano (Figline – Incisa Valdarno, FI) la settima edizione di LoppianoLab, il laboratorio nazionale di economia, cultura, comunicazione e formazione promosso dal Polo Lionello Bonfanti, dal Gruppo editoriale Città Nuova, dall’Istituto Universitario Sophia e dal Centro Internazionale dei Focolari di Loppiano. Un punto di osservazione che si mette al fianco di chi l’indigenza la vive sulla propria pelle. Uno spazio di condivisione per scorgere e offrire le tante forme di ricchezza di cui spesso la povertà è portatrice per i singoli, il corpo sociale e popoli interi. Perché tutti possono “dare”. Tutto questo attraverso un variegato mosaico di eventi per tutto il weekend. Titolo dell’edizione 2016: POWERTA’. La povertà delle ricchezze e la ricchezza delle povertà. LoppianoLab punta tutto su un cambio di prospettiva radicale: quella della povertà. Per scaricare il programma della manifestazione clicca qui Info e prenotazioni alloggi: 055 9051102 loppianolab.accoglienza@loppiano.it Invito LoppianoLab www.loppianolab.it Notizie e possibilità di prenotarsi sui siti dei 4 enti promotori: www.cittanuova.it www.pololionellobonfanti.it www.loppiano.it www.iu-sophia.org
https://www.youtube.com/watch?v=Sybs_QJkv2E
24 Ago 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Ad ascoltarli sembrano dei piccoli eroi. Ma loro non si sentono tali. Semplicemente sentono che è la cosa giusta da fare. Non parliamo soltanto di imprenditori dell‘Economia di comunione (EdC) consolidati, ma anche dei 30 giovani aspiranti tali che si sono buttati anima e corpo nell’avventura di 5 giorni all’insegna della condivisione . Quando era adolescente, grazie all’EdC Xandra è riuscita a superare i momenti difficili attraversati dalla sua famiglia ed ora è lei che nel suo centro estetico dà lavoro a due ragazze, costruendo reciprocità con i clienti, fornitori e con la società che la circonda. Dalila invece aveva dovuto chiudere la sua ditta, ma poi ha saputo rialzarsi e ricominciare. E giura che, nonostante la crisi che attraversa il suo Brasile, non ne sente gli effetti. Merito del “socio nascosto” – dice –, come chiamano nell’EdC l’intervento della provvidenza di Dio.
C’è bisogno, in una scuola per imprenditori, di raccontare anche i propri fallimenti ed imparare così gli uni dagli altri, specialmente quando dall’esterno l’incomprensione dei valori EdC si fa sentire. Così gli smacchi vissuti da Germán e Matías, i loro progetti frustrati, le loro scommesse perse con collaboratori disonesti, hanno fatto parte del programma della scuola. Programma nel quale – in risposta alle domande dei giovani – c’è stata la spiegazione dell’EdC evidenziando, dal punto di vista culturale, la novità del progetto (Cecilia Blanco, filosofa e docente), il segreto su come superare le difficoltà “senza fuggirne” (Raúl Di Lascio, imprenditore edile), la proposta di come si distribuiscono gli utili e l’accortezza di non creare dipendenze nelle persone aiutate. Sapendo distinguere la sana ambizione, dalla ricerca di status o benessere.
Yamil del Messico ha raccontato come sia riuscito a coinvolgere una trentina di imprenditori, giovani come lui, a “fare sistema” e come l’università e l’azienda dove lavora, vista la serietà dei loro progetti, abbiano messo a disposizione risorse e know-how. Questa proposta di “networking attivo”, che prevede incontri quindicinali nei quali ciascuno offre la propria conoscenza fornendo così spunti interessanti per un dialogo comune, sta riscuotendo entusiasmo e successo, proprio perché crea e moltiplica sinergie di saperi commerciali e operativi. Sempre dal Messico, in video, Luis Alonso ha proposto il nuovo EoC-IIN Economy of Communion International Incubating Network.
La “gita scolastica” prevedeva la visita al quartiere San Miguel di Capiatà (opera sociale dei Focolari) e alle imprese EdC Dispensa Santa Rita e Todo Brillo, azienda leader di pulizie. Tutti i partecipanti sono stati colpiti dai bambini della “Scuola Unipar” di San Miguel, che al solo vederli irradiavano tutto l’amore appreso (e che insegnano!) con il “Dado dell’Amore”; dai giovani e adulti del loro quartiere che ora sono padroni del proprio destino grazie ad un’efficace opera di empowerment. Julio e Ninfa gestiscono invece la Dispensa Santa Rita in un quartiere popolare di Areguá. Non acquistano a minor costo gli articoli di prima necessità a Clorinda, città argentina di frontiera, evitando così il contrabbando, e invece “perdono” tempo a frazionare la merce locale in pacchetti alla portata economica dei clienti. Ciò farà dire a Matías, del Paraguay, “ho capito che la grandezza di un’azienda non sta nel fatturato, ma nei valori che si vivono al suo interno”. Come provocazione, c’è stato il tema “Ricchezze e povertà nell’Edc” del professore uruguaiano Juan José Medeiros, mentre Diana Durán, storica paraguaiana, ha offerto un originale apporto sulle analogie dell’EdC con la cultura socioeconomica degli indigeni guaranì, stirpe alla radice stessa del Paraguay. Un lungo e stimolante dialogo via skype con Luigino Bruni, Anouk Grevin e Luca Crivelli della Commissione Centrale dell’EdC, e un altro con Rebeca Gomez Tafalla e Florencia Locascio di EoC-inn, hanno completato il programma. Prossimi appuntamenti: a settembre un congresso a Salta (Argentina) e il lancio a Cuba dell’EoC-INN. Fonte: EdC online
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9 Lug 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Chiara Lubich, Brasile 1991 – © Centro S. Chiara Audiovisivi
«Sono passati 25 anni da quando, nel maggio del 1991 Chiara Lubich gettò in Brasile il seme dell’Economia di Comunione (EdC). In quel tempo ero un giovane neo-laureato in economia, e sentii che quanto stava accadendo a San Paolo riguardava anche me. Non sapevo ancora come, ma intuivo che ero parte di quella storia che stava iniziando. Oggi so che aver accompagnato lo sviluppo di quel “sogno” è stato un evento decisivo nella mia vita, che sarebbe stata molto diversa se non ci fosse stato quell’incontro profetico tra uno sguardo di donna e il popolo brasiliano. Eravamo all’indomani del crollo del muro di Berlino, e in quel mondo e in quel tempo la proposta lanciata da Chiara agli imprenditori di condividere talenti, ricchezza e profitti per occuparsi direttamente di povertà, risuonò come una grande innovazione, che fece dell’EdC una novità economico-sociale importante e sulla frontiera della responsabilità sociale d’impresa, che viveva ancora i suoi primi tempi. Non era soltanto, come fu detto da qualche economista (Serge Latouche, ad esempio) una riedizione del “patronato cattolico”; nel Dna di quel seme vi era anche una diversa idea della natura dei profitti e quindi dell’impresa, intesa come bene comune, in una prospettiva globale e mondiale (non comune in quegli anni). Gli imprenditori furono cosi coinvolti nella soluzione di un problema sociale di diseguaglianza. 
Chiara Lubich con i componenti della “Scuola Abba” (Luigino Bruni è il terzo da destra, terza fila) – © Centro S. Chiara Audiovisivi
Chiara fu colpita dal contrasto tra favelas e grattacieli nella città di San Paolo, ma invece di lanciare un progetto sociale nelle periferie delle città o un fund raising, rivolse il suo invito agli imprenditori, che, lo sappiamo, non hanno come primo scopo la creazione di profitti da donare fuori dall’impresa, perché, quando le imprese sono oneste, di extra-profitti ce ne sono pochi, e vengono spesso reinvestiti nell’impresa. Dentro l’EdC c’è quindi l’intuizione che per ridurre la povertà e la diseguaglianza occorre riformare il capitalismo, e quindi la sua principale istituzione: l’impresa. Il linguaggio e la prima mediazione culturale ed economica dell’intuizione di Chiara furono quelli che erano a disposizione nella società, nella Chiesa, nel popolo brasiliano e nel Movimento dei Focolari. A 25 anni di distanza, però, la grande sfida collettiva che si para di fronte all’EdC è cercare di esprimere le intuizioni-cuore del 1991 in parole e categorie capaci di parlare e farsi capire in un mondo culturale e socio-economico che in questi 25 anni è radicalmente cambiato. Anche la frontiera della responsabilità sociale delle imprese e la comprensione delle povertà si sono spostate molto in avanti con il passaggio di millennio. Il social business è diventato un movimento variegato, dinamico e in costante crescita. La cosiddetta sharing economy sta dando vita, in tutto il mondo, ad esperienze molto innovative. La riflessione sulla povertà e le azioni per alleviarla si sono arricchite, grazie al pensiero e all’azione di economisti come Amartya Sen o Muhammad Yunus.
Alla fine del secondo millennio, condividere gli utili delle imprese a favore di poveri e giovani rappresentava di per sé un’innovazione. Ma se nel 2016 continuiamo a incarnare la proposta EdC con quelle stesse forme, la proposta appare non abbastanza attraente e obsoleta, soprattutto per i giovani. ln un mondo sociale ed economico radicalmente cambiato, l’EdC è chiamata a rigenerarsi, come sta già facendo e come ha sempre fatto per essere arrivata viva alle sue “nozze d’argento”. E di nozze si tratta, perché ogni volta che un carisma riesce a incarnarsi, c’è un incontro sponsale tra cielo e terra, tra ideale e storia. Nozze come quelle di Cana, quando l’acqua divenne vino perché una donna vide che la gente non aveva più vino, ha creduto, chiesto e ottenuto il miracolo. L’Economia di Comunione continuerà a vivere e raggiungerà il 50° compleanno e oltre, se ci saranno donne e uomini con “occhi diversi”, capaci di accorgersi cosa manca alla gente del proprio tempo, di chiedere il miracolo dell’acqua diventata vino, dei profitti che diventano cibo del corpo e del cuore. Auguri EdC!». fonte: Città Nuova online http://www.cittanuova.it/c/455448/L_Economia_di_comunione_ha_25_anni.html (altro…)
13 Giu 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«Cochabamba è il cuore del Paese, la terza città boliviana, immersa in una valle fertile, circondata dalla Cordigliera delle Ande. Il viaggio già mi prepara per scalare le mie montagne personali per fare il salto di lasciare dietro la mia cultura, categorie, pregiudizi, così da essere sufficientemente libera per accogliere la bellezza di questa esperienza dove ciascuno sarà un dono per l’altro». «Il 26 mattino visitiamo la città vecchia, dall’aria tradizionale e colta, che conserva tante immagini coloniali che riposano nei numerosi templi e nelle grandi ville. Nel pomeriggio, ci rechiamo alla “Universidad Católica Boliviana San Pablo” per un incontro insieme a 70 giovani di diverse facoltà. Alle presentazioni teoriche seguono le esperienze, precedute dalla dinamica di gruppo di Aldo Calliera che ci propone di cercare il “Nord”, giacché – dice – “il mondo ha perso la bussola”. Per l’Economia di Comunione, lo sappiamo, il nord è l’Altro». «Il 27 maggio ha inizio il 1° congresso di imprenditori EdC in Bolivia, al quale ho avuto la fortuna di partecipare dal vivo, osservando, ascoltando, per raccontare un evento straordinario, fatto da tante storie che scommettono sulla comunione giorno dopo giorno». «Ramón Cerviño, imprenditore argentino, mentre ci accoglie ci ricorda che siamo venuti per fare un’esperienza di comunione, perché è proprio la comunione la ricchezza più importante dell’EdC». «Il programma ci porta ad immergerci nelle radici del Carisma dell’unità per riscoprire le origini dell’EdC.
Quindi, andiamo a visitare il “Centro Rincón de Luz”, un’ opera sociale che offre sostegno scolastico a bambini di un quartiere molto povero. Le famiglie non sempre riescono ad accompagnarli nei compiti della scuola, abitano accalcati in piccole capanne di uno o due vani, spesso sotto alimentati e alle volte perfino picchiati… Maricruz, ora una delle direttrici, anche lei era una di questi bambini. Solidarietà che genera più solidarietà. Il circolo virtuoso della reciprocità è chiave per rispondere ai problemi sociali concreti». «Visitiamo anche la “Casa de los Niños”. Chiara Lubich una volta espresse il desiderio che un giorno venissero chiusi tutti gli orfanatrofi, con la speranza che ogni bambino potesse godere del calore e dell’amore di una famiglia. Inseguendo questo sogno, tanti come Arístides si sono messi a lavorare, lì dove e come si può, per ricomporre, dare alloggio transitorio e sostenere le famiglie dei bambini che soffrono il più grande abbandono, quelli portatori di HIV. In questi ultimi anni, con l’aiuto di tante persone, sono riusciti ad accogliere quasi un centinaio di famiglie, offrendo loro un’abitazione degna. Nonostante il dolore di quelle famiglie, tante delle quali sieropositive, la bellezza della cittadella dimostra che si può abbracciare il dolore innocente e riempirlo di gioia, di giochi, di fiori e di speranza». «Nell’incontro tra imprenditori messicani, paraguaiani, argentini e boliviani, condividiamo i nostri sogni, i fallimenti, successi, difficoltà e speranze. Il 28 maggio ha luogo un incontro speciale nel “Gran Hotel Cochabamba”, al quale partecipano circa 120 persone, tra imprenditori, studenti, docenti, funzionari ed interessati ad una “nuova cultura economica”. La domenica 29 è giorno di festa: il 25° anniversario dell’Economia di comunione! Canti, danze, cibi tipici e tanta condivisione. Grazie Bolivia per avermi fatto riscoprire “il nord”, dove cielo e terra sembrano confondersi». Fonte: sito del Cono Sur (altro…)
8 Giu 2016 | Focolari nel Mondo, Sociale
Seongnam, Corea del Sud, oltre un milione di abitanti, alla periferia sud-est di Seul. Una città in crescita, con la presenza di grandi aziende, a stimolare l’ulteriore sviluppo economico dell’area. Grande ricchezza accanto a grande povertà, ben distinte nella città. «In Corea c’è una forte immigrazione femminile da vari Paesi dell’Asia: Cina, Vietnam, Cambogia, Giappone, ecc.; per sposarsi o per fuggire dalla miseria. Formano così famiglie multi-culturali; la maggior parte di loro vive nella parte povera della nostra città», racconta il gruppo coreano dei Focolari presente al convegno internazionale OnCity (Castelgandolfo, Italia). Tra i bisogni primari individuati a Seongnam c’è dunque quello dell’integrazione.
Nel Centro multiculturale, dove alcuni di loro lavorano, c’è chi insegna il coreano alle donne immigrate, e c’è chi ha proposto di istituire una sorta di “asilo” per intrattenere i bambini mentre le mamme imparano la nuova lingua. «Ma ad un certo punto il governo ha tolto i finanziamenti e non si poteva continuare con questa attività», continuano. «Abbiamo comunicato questa situazione ad alcuni amici che, come noi, si impegnano nel vivere gli ideali di pace e unità nella città. Alcuni si sono offerti di fare dei turni per accudire i bambini. Ognuno di loro ha dato quello che poteva: il tempo, le proprie capacità, assumendosi così anche la storia, le difficoltà di tante persone». Si presentavano infatti situazioni molto dolorose: ambientarsi in un paese straniero non è facile. Il Centro per molti rappresentava una boccata di ossigeno, un luogo dove condividerei propri problemi. Tra questi, le grandi difficoltà economiche.
«Nel 2012, per dare una risposta a queste situazioni, abbiamo aperto un mercatino dove si poteva comprare quello di cui si aveva bisogno con pochissimo denaro. Abbiamo intitolato a Maria di Nazareth questo piccolo progetto temporaneo. Tanti ci hanno aiutato, portando vestiti, giocattoli, materiale da cancelleria, biancheria». Cosa fare con la piccola somma raccolta di 470,000 won (circa 353 euro)? «Abbiamo pensato di ispirarci al metodo dell’Economia di Comunione, sulla distribuzione degli utili: 1/3 per una famiglia in difficoltà (una famiglia cambogiana che la comunità ha poi preso in carico fino a quando avrebbero potuto farcela da soli); 1/3 per tutti (festeggiare il compleanno degli immigrati che non hanno la propria famiglia con loro); 1/3 per comprare le cose nuove di cui potessero aver bisogno». Finalmente il “Maria Market” riceve un contributo dal governo e così il responsabile del Centro decide di ripristinare i locali del negozio. Ma la riapertura avviene solo nel 2014, dopo lunghe attese. L’anno seguente ricevono anche una visita dal Sindaco. Nel giugno 2015, con la diffusione dell’epidemia Mers in tutta la Corea, sono state chiuse 2.900 scuole e messe in isolamento 4.000 persone. Anche il Centro, come tanti altri posti pubblici, ha dovuto chiudere. Ma nel periodo di chiusura «andavamo a trovare a casa le persone da aiutare, sostenendole nelle piccole cose. Alla fine il Centro ci ha dato una targa di ringraziamento». Oggi il Maria Market è attivo e sviluppa sempre nuove idee, come la distribuzione attraverso il servizio postale, per superare le maggiori distanze. È, per il gruppo che lo anima, «un’esperienza concreta di rispondere alle esigenze dei fratelli più bisognosi». (altro…)