4 Set 2012 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Mi chiamo Sam e vengo dalla Thailandia. Sono buddista ed ho conosciuto i “Giovani per un mondo unito” attraverso un amico, anche lui buddista. Vivendo insieme a loro, ho visto che possiamo essere veramente fratelli, anche se seguiamo religioni diverse. Nell’ottobre dello scorso anno, il mio Paese è stato colpito da un’alluvione. Le distruzioni sono state enormi ed incalcolabili. Richiederà tanto tempo per recuperare quanto è stato perso: case, fabbriche, interi villaggi e città sono state sommerse per alcuni mesi. Nello stesso tempo, questa terribile calamità ha provocato grande solidarietà in tutto il popolo thailandese. È stato un fenomeno inaspettato. Il paese veniva da un lungo periodo di lotte politiche, anche violente, durante il periodo delle elezioni. Forse ricorderete le sparatorie con i militari ed i morti sulle strade. Invece, l’alluvione ci ha riuniti tutti. L’alluvione mi ha toccato in prima persona. L’acqua ha inondato di notte il quartiere dove abito. Vivo in un appartamento in condivisione e non avevo molte cose da perdere. Tanti, invece, hanno perso la vita colpiti anche da scosse elettriche e c’è stato un fuggi fuggi generale per potersi salvare. Anch’io sono scappato e sono andato in un centro di accoglienza, dove mi sono messo a disposizione. Ho trovato moltissime persone, sia anziani che bambini; alcuni avevano abbandonato la loro casa con i soli vestiti che avevano addosso, non potendo portar via nulla; alcuni erano in preda a shock, altri seriamente ammalati: una scena tremenda!
Insieme ai “Giovani per un mondo unito” che sono venuti a trovarmi nel campo, abbiamo cercato di dare un aiuto materiale ed anche di infondere coraggio alle persone che erano demoralizzate. Così abbiamo aiutato a distribuire del cibo e dei giocattoli ai bambini e ci siamo messi a giocare con loro. Insomma, è stato condividere con tanti la disperazione! Ma la cosa più urgente in quel momento era salvare la capitale Bangkok dall’inondazione. Gli studenti e tanti altri si sono mobilitati per rinforzare gli argini dei canali e dei fiumi e costruire alcune barriere per deviare l’acqua che stava arrivando. Anche noi siamo andati a riempire i sacchi con la sabbia che veniva portata con grossi camion e abbiamo lavorato giorno e notte nel fango, senza fermarci. La sabbia era sporca e puzzava molto. Il lavoro era estenuante ed abbiamo dovuto anche saltare alcuni pasti ed ore di sonno. È stata una vera lotta contro il tempo. Ho conosciuto, però, tanti amici e ci siamo aiutati tra tutti. Ad un certo punto ero privo di forza, ma l’ideale di un mondo unito e i miei amici che mi erano vicini, mi hanno sostenuto. Siamo riusciti così a costruire e riparare gli argini dei canali evitando che le acque arrivassero a Bangkok. Alla fine l’alluvione è passata, ma è rimasta la gioia d’essersi donati per costruire un mondo più solidale e di avere intessuto tanti rapporti di amicizia e di fraternità. (altro…)
21 Ago 2012 | Spiritualità
“Sentiamo oggi sinceramente di assicurare a voi tutti la nostra vicinanza e amicizia e di rinnovare il nostro impegno per la diffusione di una cultura della pace”. E’ uno stralcio del messaggio che circa 300 Ragazzi per l’unità del Movimento dei focolari, hanno rivolto al ven. Kojun Handa, 256° Sacerdote supremo della denominazione buddista Tendai. Il messaggio è stato letto a conclusione del 25° Incontro Interreligioso di Preghiera per la Pace che si è tenuto a Kyoto dal 3 al 4 agosto per iniziativa della Scuola Tendai in collaborazione di varie organizzazioni religiose del Giappone. Il convegno – dal titolo “Raging Natural Disasters and the Role of Religious Leaders” (Violenza della calamità naturale e ruolo dei leader religiosi) – voleva essere un momento di riflessione sul rapporto degli uomini con la natura dopo il terremoto, lo tsunami e le tragiche conseguenze nucleari del 2011 a Fukushima. Alla solenne cerimonia d’apertura erano presenti più di 1.200 persone, fra cui 16 rappresentanti di varie religioni dall’estero, oltre a molti leader delle religioni del Sol Levante. L’introduzione al convegno con varie immagini di Fukushima ha voluto sottolineare come questo disastro abbia fatto riscoprire ai giapponesi e non solo, i valori del “rapporto” fra gli uomini e della “preghiera”. Benedetto XVI ha inviato un messaggio al ven. Kojun Handa letto dall’arcivescovo Pier Luigi Celata, già segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Il messaggio dice fra l’altro: “L’impegno per la causa della pace da parte dei leader religiosi è della più grande importanza. (…) Sono certo che l’opera del Vertice e il Simposio che studia la risposta dei leader religiosi ai disastri naturali porteranno una più grande solidarietà e collaborazione reciproca”. Non è mancato un momento di preghiera in silenzio per le vittime di guerra e di calamità naturale. Commovente l’appello di aiuto e di preghiera di Mar Gregorios Ibrahim, metropolita ortodosso, che è riuscito a venire dalla Siria. Sono seguite varie presentazioni su come soccorrere le vittime dei disastri naturali e sulla posizione delle religioni riguardo l’energia nucleare dopo l’incidente del centrale nucleare di Fukushima.
L’Incontro si è concluso, il 4 agosto, al Tempio Enryakuji del Monte Hiei con la cerimonia di preghiera per la pace. Presenti, oltre i partecipanti dell’Incontro, molti ragazzi e giovani della Tendai. In questo contesto è stato letto da Christina Lee che vi partecipava a nome del Movimento dei Focolari, il messaggio dei 300 ragazzi per l’unità. “Il tema scelto per il congresso di quest’anno – scrivono i Ragazzi – ci sta particolarmente a cuore. Infatti noi ragazzi siamo consapevoli che il nostro futuro e quello delle prossime generazioni dipenderà da un rispettoso rapporto dell’uomo verso l’ambiente e la natura”. Poi, ricordando la Regola d’oro presente in tutti i libri sacri delle più grandi religioni e iscritta nel cuore di ogni uomo – “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7,12) -, concludono: “Ci impegniamo a viverla da subito in prima persona e chiediamo il vostro sostegno per diffondere questo appello tra tanti ragazzi di tutte le religioni, sicuri che ogni piccolo passo verso la pace se unito a tanti altri ci avvicina sempre di più a questa meta”. (altro…)
17 Ago 2012 | Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Al Genfest , incontro internazionale dei giovani dei Focolari che si terrà a Budapest dal 31 Agosto al 2 settembre, si vivrà anche un momento di scambio sulle esperienze concrete che vedono impegnati i giovani da anni. Ve ne presentiamo alcune, in anteprima che mostrano come ognuno sia in prima fila, lì dove vive, coi problemi e le sfide che ogni giorno incontra. In Colombia, dove la pioggia non dà tregua da più di un anno, con oltre 500 fra morti e dispersi e quasi 3 milioni di persone che hanno subito danni, i giovani hanno iniziato da Soacha, una città alla periferia di Bogotà e assieme agli adulti, hanno organizzato una campagna per raccogliere viveri e vestiti. In più hanno ricevuto 200 paia di stivali e una quantità di alimenti che hanno distribuito alle famiglie più bisognose. Oggi la situazione si è aggravata, per via di malattie e problemi di convivenza nei campeggi ma loro continuano a raccogliere aiuti e a stare vicino alla gente.
Catania-Bujumbura – Il ponte tra i giovani di queste due città si è materializzato in una tastiera. Da una videocall skype in cui il complesso africano “Gen Sorriso” (che si esibirà anche a Budapest) ha cantato in kirundi, i giovani liceali del “Galilei” di Catania, hanno avuto l’idea di offrire loro una tastiera. A tal fine hanno lanciato l’operazione “Un gelato per il Burundi”. Al successivo collegamento, concerto virtuale intercontinentale di tam tam e chitarra (in Burundi) e tastiera, che per ora è ancora a Catania, ma che è destinata al complesso burundese. La sfida della diversità – Giovani buddisti e cristiani hanno dato vita, negli anni, a 3 simposi di scambio e confronto su temi come l’impegno per la pace, vivere e trasmettere la Fede, creando così una rete d’amicizia e fraternità interreligiosa, interculturale ed internazionale. 72 musulmani e cristiani di 5 Paesi del Medio Oriente e Nord Africa si incontreranno a Budapest per la prima volta e, in tempi record, dovranno mettere insieme la coreografia che i gruppi nei rispettivi Paesi hanno imparato, grazie alle lezioni virtuali passate da un Paese all’altro via youtube. Non sono da meno i giovani dell’India: indù del movimento ghandiano Shanti Ashram e cristiani hanno lavorato insieme per mesi alla loro danza, che vuole esprimere la diversità delle religioni e caste presenti nel loro Paese, in stile classico indiano. Queste sono solo alcune delle molteplici esperienze di dialogo interreligioso. Di molte altre, Num, buddista della Thailandia, parlerà il prossimo 1° settembre al Genfest, mentre saranno un cristiano di Nazareth e una musulmana di Gerusalemme a raccontare ai 12.000 cosa significa vivere per la fraternità nel cuore del conflitto israelo-palestinese e della difficile convivenza di tre religioni ebraismo, cristianesimo e islam. Fra loro ci sono anche giovani che non hanno un credo religioso, ma che condividono l’impegno a vivere per un mondo più unito. Da ricordare il progetto United World Projecte che, concepito e sviluppato dai giovani dei Focolari e aperto alla collaborazione con tutti, verrà lanciato, nella sua prima fase, proprio a Budapest. Ha lo scopo di mettere in evidenza e promuovere la fraternità messa in atto da singoli, gruppi e nazioni. Darà vita anche ad un Osservatorio internazionale permanente, riconosciuto dall’ONU. Fonte: Servizio Informazione Focolari – SIF
 |
 |
 |
The Genfest 2012 project has been funded with support from the European Commission.
This communication reflects the views only of the author, and the Commission cannot be held responsible for any use which may be made of the information contained therein.
|
(altro…)
12 Lug 2012 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Sulle colline che sovrastano Kicevo, a metà strada fra la capitale Skopje e la storica città di Ohrid nel sud, dal 28 giugno al 1° luglio si è svolta la Mariapoli della Macedonia, ospitata in un originale hotel, centro di incontri di artisti, decorato con opere di diverso tipo sia all’interno che nel bellissimo parco. Un’ottantina di persone, soprattutto dalla Macedonia, ma anche dal Kosovo e dalla Serbia. Sono in maggioranza gruppi familiari cristiani cattolici e ortodossi, e non pochi musulmani. Quattro giorni per approfondire la Parola di Dio e il dialogo fra le religioni. Dialogo, infatti, è la parola chiave di questa Mariapoli, sottolineato dall’intervento di Mons. Anton Cirimotić di Skopje, e da Christina Lee e Roberto Catalano del Centro per il dialogo interreligioso del Movimento dei focolari. Il dialogo che i Focolari promuovono si fonda sulla spiritualità ed in particolare sulla centralità dell’amore. Essa trova un’eco immediata nelle altre religioni e culture, grazie alla Regola d’Oro: “Fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. Questo richiede spesso di fare il primo passo verso l’altro, senza aspettarsi niente in cambio, e fino al punto di essere pronti a dare la vita. Un giorno dedicato in particolare alla famiglia, con una carrellata di esperienze di dove si evidenziano le sfide del mondo globalizzato e quelle tipiche del posto. La famiglia, qui, ha ancora valori significativi. Il prof. Aziz Shehu con la moglie, racconta cosa lo spirito di comunione abbia significato per lui anche come accademico. Aziz è il padre dell’asilo “le Perle”, e racconta di come questo esperimento pilota sia il suo contributo alla società della Macedonia in un momento in cui è necessario lavorare insieme verso una vera integrazione.
Altro giorno con un forte timbro giovanile: una presentazione dei giovani, seguita da impressioni a viva voce; condivisioni profonde, personali, spesso anche intime; il coro che ha animato tutto l’incontro; una danza sull’autenticità dei rapporti nonostante le diversità, che esprime quanto vissuto durante la Mariapoli. Comincia un giovane cattolico, che confessa di aver sperimentato un cambiamento profondo in questi giorni. Il suo cristianesimo era tale da escludere sia musulmani che atei e, persino, ortodossi. Alla Mariapoli ha scoperto che persone di fedi e di culture diverse possono convivere e che ognuno con la sua fede porta una luce. «Ho capito che Dio manda il sole per tutti. Non solo per noi cristiani e quindi io mi devo comportare di conseguenza». È proprio su questo punto che si giocano molte delle altre impressioni: una ragazzina del Kosovo venuta qui con madre e fratello, parla solo albanese. Dice a tutti che non pensava di fare un’esperienza del genere e di essere accettata come è stata accettata. Un funzionario ministeriale, musulmano, dice di essere rimasto profondamente colpito da come il dialogo fosse vissuto e parte convinto che sia l’unica soluzione ai problemi della Macedonia. Una signora ortodossa, artista, dice di essersi trovata perfettamente a suo agio in questo ambiente. Così come per una giovane ragazza che racconta di aver scoperto come l’apertura verso gli altri aiuti non solo ad essere musulmani o cristiani migliori, ma anche uomini e donne veri. La partenza degli ottanta partecipanti del convegno estivo a Kicevo lascia una certezza: questa esperienza ha dato il senso che l’unità fra i diversi è possibile. È cresciuta la coscienza di essere protagonisti come costruttori di dialogo in questo Paese. (altro…)
9 Giu 2012 | Dialogo Interreligioso, Spiritualità
«È stato un “pellegrinaggio della Verità”, come Benedetto XVI aveva definito l’evento d’Assisi nel 2011», commenta uno degli organizzatori del quinto simposio promosso a Castel Gandolfo dal Movimento dei focolari. Un centinaio di persone, fra buddhisti e cristiani da provenienze, correnti ed esperienze religiose diverse. I buddhisti, arrivati dalla Thailandia, Giappone, Taiwan, Sri Lanka, Malesia e Corea, rappresentavano diverse correnti del buddhismo: theravada con un gruppo di monaci Thai, mahayana dal Giappone, oltre la Rissho Kosei-kai, associazione buddista che da più di trent’anni collabora con il Movimento dei focolari. Presenti anche membri di scuole tradizionali quali la Tendai-shu, la Nichiren-shu, e la Hosso-shu e il buddhismo cinese rappresentato dalle monache venute da Taiwan, Sri Lanka e Malaysia appartenenti a due nuove associazioni: il Dharma Drum Mountain e il Fo Guang Shan. Dalla Corea, un rappresentante del Won Buddhism.
I cristiani, in tutto una quarantina, provenivano dalla Thailandia, Giappone, Corea, Taiwan, Stati Uniti, Austria, Svizzera, Inghilterra ed Italia, con la partecipazione del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, e della presidente dei Focolari Maria Voce. “Non solo trovare i punti comuni, ma costruire insieme un mondo pieno d’amore e di compassione, rimanendo fedeli all’identità di ciascuna religione, è l’aspetto straordinario di questo simposio che difficilmente si trova altrove”, ha scritto nel suo messaggio il Presidente della Rissho Kosei-kai, Nichiko Niwano, riassumendo molto bene il clima di profonda fiducia , costruita negli anni, che si respirava nel simposio e che ha coinvolto i nuovi arrivati. Il titolo del convegno “Interpretare e vivere le Scritture per costruire l’armonia e la pace universale”, è stato sviscerato da vari studiosi che si sono alternati nelle diverse presentazioni. Già nella fase preparatoria c’è stata una grande collaborazione sia per il contenuto degli interventi sia per la traduzione in quattro lingue. Tutto questo lavoro ha permesso che dopo ogni presentazione ci fosse il tempo sufficiente per il dialogo che si esprimeva piuttosto come comunione personale dei partecipanti.
Le differenze, non solo fra cristianesimo e buddhismo ma anche fra le varie correnti buddhiste, in questo speciale ambito di profonda spiritualità, non hanno creato difficoltà o tensioni, anzi, sono diventate un prezioso dono reciproco, rinforzando nello stesso tempo la propria fede. “Ascoltando le Scritture di ciascuna religione ho visto che ci sono i punti in comune e le divergenze, ma il simposio è stato un aumento di sapienza per ognuno di noi reciprocamente”, ha detto Phrakhru Suphan, maestro di meditazione Vipassana e abate del Tempio Wat Ram Poeng a Chiang Mai (Thailandia). Un dato da segnalare, l’interesse dei monaci delle scuole tradizionali per i movimenti moderni buddisti. E’ stata apprezzata anche la presenza tra i cristiani di un sacerdote anglicano, un pastore riformato e una laica luterana. Durante l’incontro molti hanno sottolineato “l’atmosfera speciale” che percepivano, tanto da ricordare le profetiche parole di Giovanni Paolo II nel 1986 all’incontro con esponenti delle religioni non cristiane, a Madras (India): “Dio sia presente in mezzo a noi, poiché mentre ci apriamo l’un l’altro nel dialogo, ci apriamo anche a Dio”. (altro…)