4 Gen 2017 | Chiesa, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria
Per raggiungere Gan Gan, un villaggio che dista da Trelew poco più di 300 km, occorrono, bel tempo permettendo, 6/7 ore di viaggio. Si devono infatti affrontare i pendii della meseta di Chubut, che qui sono particolarmente impervi. In genere sono in pochi a visitare Gan Gan, che con i suoi 800 abitanti, a maggioranza indigeni mapuches e tehuelches, si è tristemente guadagnato la fama di “villaggio dimenticato da tutti”. Il 19 e 20 novembre scorso, proprio a Gan Gan si è tenuta una missione, con la partecipazione di persone venute da parrocchie e da realtà associative di Trelew. Durante il viaggio, la comitiva approfitta per rinsaldare la conoscenza reciproca e riflettere sul significato di questo spingersi verso i più poveri in risposta all’appello di papa Francesco. Ad attenderli, la festosa accoglienza della gente, con i suoi canti tipici, mentre un sacerdote li introduce nella realtà di questo tratto di altopiano dove sono ancora presenti miniere che vengono lavorate a cielo aperto, con gravi conseguenze per la contaminazione dell’ambiente. A fare gli onori di casa è un’anziana del villaggio, che nella sua lingua mapuche dà il benvenuto e presenta mons. Croxatto, vescovo ausiliare di Comodoro Rivadavia anch’egli venuto per la missione. Si inizia con la celebrazione di 5 battesimi. «Il sogno di uno di questi bambini, che ha già 4 anni – racconta una focolarina che fa parte della comitiva –, era di essere battezzato da papa Francesco. Il vescovo, ornato da tutti i paramenti, con grande amore gli spiega che il Papa è impossibilitato a venire fin quassù, ma che aveva conferito a lui il mandato di battezzarlo. Alla cerimonia è seguito un pranzo con cibo generosamente portato dalla gente e condiviso fra tutti». Poi i missionari iniziano a percorrere, in preghiera, l’intero villaggio: «Una processione che per gli scenari che si presentano ai nostri occhi – racconta un’altra focolarina presente – sembra una Via Crucis. La gente è disposta lungo la strada e racconta drammi di abbandono, solitudine, violenza, mancanza di giustizia: dalla mamma cui hanno ucciso il figlio, a quella il cui figlio è desaparecido, dalla poverissima casa di ricovero per anziani, alla cappella in desolante abbandono. Ciò che fa più impressione sono i volti della gente, anzitempo solcati da rughe di dolore e di stenti. Impressionante anche la quantità di persone che desiderano confessarsi. I sacerdoti ascoltano ininterrottamente le loro confessioni mentre la processione procede silenziosa. Altro momento forte è la messa della prima comunione con la cresima a 15 persone, alcune adulte e addirittura già nonne. A vedere come i sacerdoti si prodigano in questa realtà socialmente così lacerata, a come cercano di farsi vicini ai problemi della gente, tornano alla mente le parole di papa Francesco quando dice che i pastori debbono avere addosso l’odore delle loro pecore».
Nel viaggio di ritorno viene creato un gruppo whatsapp perché tutti vogliono che l’esperienza della missione non finisca qui. Molti dicono che a Gan Gan bisogna tornare, colpiti dall’esperienza forte e profonda di essersi sentiti – pastori e laici – un unico popolo di Dio. E per aver vissuto, insieme, l’esperienza di “uscire” come Chiesa per incontrare i più deboli. Toccante l’esperienza condivisa da uno dei sacerdoti che durante il pranzo comunitario era andato a far visita ai parenti di una signora di Trelew nativa di Gan Gan. «L’impatto è stato molto forte – racconta –. Erano due fratelli di 83 e 81 anni ambedue sordi: la signora al 90% e il fratello, non vedente al 100%. Vivono in una stanza di due metri per due, con i due letti disposti a L. La porta è quasi inesistente e il pavimento di nuda terra. Il freddo che entra dalla porta e quello che affiora dal pavimento, non fa che accentuare l’artrosi di cui soffre la donna. Nel cuore mi è rimasta una ferita. Penso che la missione, che pure è andata bene, non avrebbe senso se non facciamo qualcosa per dare dignità a questi indigenti». Alla sera già arrivano le prime risposte via whatsapp al parroco: «Abbiamo trovato i soldi per rifare la porta. Mandaci le misure». Fonte: Focolares Cono Sur online (altro…)
2 Gen 2017 | Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Mi sono svegliata stamattina, 1° gennaio, pronta a vivere questa giornata e questo anno che appena albeggia – scrive un’amica da Istanbul –. La prima notizia con cui mi imbatto è quella dell’attentato avvenuto alla Discoteca Reina Club durante la notte. Subito un senso di forte dolore, di sgomento. Non è possibile!!! Dopo qualche ora leggo nella parola di vita del mese: “Se davvero abbiamo sperimentato il suo amore, non possiamo non amare a nostra volta ed entrare, con coraggio, là dove c’è divisione, conflitto, odio, per portarvi concordia, pace, unità. L’amore ci permette di gettare il cuore al di là dell’ostacolo…”. È proprio fatta per me, per noi, che vogliamo continuare a credere e a vivere per la pace e la fratellanza universale. Gli auguri che ci scambiamo durante il giorno con tanti amici hanno un sapore misto di scoraggiamento e speranza. No! Non ci lasceremo sopraffare da chi ci vuol far credere che la pace è un’utopia. E da tutto il mondo tanti ci fanno sentire che non siamo soli». Ed è proprio così: non sono soli. Pur nello sgomento per il perpetrarsi di tanta ingiusta violenza, siamo infatti in tanti a scommettere e a prodigarsi ogni giorno per l’avvento della pace. Vogliamo fare nostro l’invito che Papa Francesco rivolge a tutti nel suo messaggio per la Giornata Mondiale per la Pace che abbiamo appena celebrato: «Nel 2017, impegniamoci, con la preghiera e con l’azione, a diventare persone che hanno bandito dal loro cuore, dalle loro parole e dai loro gesti la violenza, e a costruire comunità nonviolente, che si prendono cura della casa comune». (altro…)
30 Dic 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo, Sociale
No Porto dia 6 de janeiro ás 20h no centro de cultura e espiritualidade cristã para universitários. Em Cascais, para ajudar as comunidades da Síria, dia 7 de janeiro. Missa ás 18h seguida do jantar ás 19h30.
28 Dic 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Sociale

Rocco Femia, direttore della rivista Radici
«Ce la possiamo fare, dicevamo, e non solo ci siamo riusciti ma l’abbiamo fatto nel modo più bello». A parlare è Rocco Femia, direttore della rivista culturale RADICI, a conclusione del concerto “TOULOUSE FOR ITALY” di solidarietà con le vittime del sisma in Italia, organizzato dalla rivista francese di cultura italiana. E i numeri gli danno ragione: la Halle aux Grains della bella Tolosa, era strapiena. La raccolta destinata ai sinistrati italiani ha superato ogni ottimistica aspettativa. I numerosi sponsor hanno coperto le spese di organizzazione, in modo da non intaccare il ricavato del concerto tutto in beneficio dei terremotati. Ora sarà AMU (Azione per un mondo unito, Ong dei Focolari) a canalizzare il frutto della solidarietà dei cugini d’oltre alpe, attraverso il progetto RImPresa, già in corso e rivolto direttamente alle famiglie colpite. «Voglio ringraziare tutti i partecipanti che hanno fatto di questa serata un evento indimenticabile, nel segno della solidarietà e celebrando maestosamente la grande musica. Con la vostra generosa risposta abbiamo vinto la nostra battaglia. Le vibrazioni dei cuori sono stati più forti della distruzione», afferma R. Femia non senza commozione. La folla dei presenti non fiata, è diventata una sola persona con più di mille cuori: «Grazie del vostro sostegno e generosità», conclude.
Una cinquantina di artisti si sono esibiti gratuitamente, confermando la forte sensibilità con chi ha sofferto gravi perdite: l’orchestra da camera OCCITANIA con musiche di Bach; il Gruppo Incanto di canti popolari italiani e che porta per il mondo un musical intitolato “ITALIANI, quando gli immigranti eravamo noi”; Il Trio DALTIN; Vicente e Rafael PRADAL della Spagna; il chitarrista virtuoso di flamenco Kiko Ruiz; il Trio di musica Jazz NACCARATO; la delicatezza e il virtuosismo del mandolinista Julien Martineau; le canzoni-poesie del grande Faber, suonate dalla Fabrizio DE ANDRÈ Band; Le indimenticabili musiche dei più famosi film italiani e il gran finale con standing ovation della soprano Cécile LIMAL che ha intonato “La vita è bella”… di Roberto Benigni. Tutto alternato dalle vivaci presentazioni del trio composto da Rocco Femia direttore della rivista RADICI, e dai giornalisti televisivi Marina Lorenzo e Patrick Noviello. Il direttore di RADICI, poi nel ringraziare, non dimentica proprio nessuno, consapevole dell’apporto di ciascuno per la riuscita dell’evento: dall’équipe dei tecnici al direttore artistico, alla regia dei suoni, delle luci. E ancora, il vice-sindaco Francis Grass, il Console d’Italia a Tolosa, Fabrizio Mazza, gli sponsor, i benefattori, i media… tutti insieme hanno “vinto la battaglia”. Ed è ciò che sperimento mentre condivido con gli artisti e i tecnici una cena in piedi post concerto. Si sente un filo profondo che li lega, fatto di fiducia reciproca, di stima, di talenti condivisi, di solidarietà, di voglia di rendere il mondo più bello. E avverto con gioia e stupore che questo filo si è intrecciato anche con me, con AMU. Perciò non sarò sorpreso se scoprirò che ho vissuto appena l’inizio di un lungo e benefico rapporto di collaborazione. Presentando, infatti, “Azione per un mondo unito” durante il concerto, Rocco Femia ha evidenziato lo slogan del progetto RImPresa, come espressione di ciò che per i presenti sembrava già convinzione: «vibra la speranza, non trema il futuro». Gustavo Clariá (altro…)
20 Dic 2016 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Visitavamo le famiglie con il foglietto della Parola di vita e, fra un discorso e l’altro, si faceva un incontro». A raccontarlo è Carmen artefice, con il marito Mynor e i parenti più stretti, della Mariapoli realizzata nei pressi della loro città, Chimaltenango, a 54 km da Città del Guatemala. La città, economicamente basata sul commercio e l’agricoltura, è integrata ai ritmi moderni della produzione e consumo, ma rimane gelosa custode di una cultura dalle antiche tradizioni. Carmen e Mynor sono il cuore della comunità dei Focolari e la loro casa, particolarmente ampia, ne è la sede locale. Ne parlano con un pizzico di orgoglio nel raccontare le riunioni che lì si fanno. Il Movimento è poco conosciuto e, come prima cosa, bisognava informare il parroco ed insieme, Mynor, Carmen e la sorella Martha, sono andati a trovarlo. Ma un sacerdote da queste parti è molto impegnato, per cui Mynor , che non poteva aspettarlo a lungo, è andato al lavoro in Tribunale. «Il sacerdote non riusciva a capire che cosa porta di nuovo il Movimento – prosegue Carmen – finché mia sorella Martha gli ha raccontato le esperienze dei figli gen3». La prima aveva destinato i soldi della festa dei 15 anni ai bambini poveri di un paesino isolato, l’altro aveva perdonato un compagno che lo aveva sgambettato con conseguente rottura di un braccio. A quel punto il parroco ha compreso gli effetti del vivere la spiritualità dei Focolari. Ottenuto il sostegno della chiesa locale, bisognava coprire le spese perché «Quando le persone sono invitate ad un ritiro – dice Mynor – sanno di essere ospiti». Per questo la preparazione della Mariapoli consiste anche in attività per raccogliere fondi. Una di queste è stato un Bingo realizzato nel salone parrocchiale, per il quale si era fatta una raccolta di regali donati per l’occasione.
Kelly, la seconda dei 4 figli di Carmen e Mynor, studia legge sulle orme del papà. «Siamo in pochi – afferma – ma ci aiutiamo. Siamo solo due gen ma cerchiamo che ci sia sempre Gesù in mezzo a noi e con tutti». Kelly prova ammirazione per la coerenza di vita dei suoi genitori: «Quando invitavano le persone alla Mariapoli raccontavano esperienze che io conoscevo. E quello che dicevano era vero. A casa nostra la Parola di vita è il riferimento per ogni situazione. Così, quando c’è qualche problema, andiamo a leggerla per attuarla». Il rispetto per gli anziani è una delle ricchezze dei Cakchiqueles. Davanti a loro, prima di parlare si fa una riverenza. La maternità, il dono dei figli, sono ritenuti una benedizione di Dio e precedono in valore ogni altro calcolo. «Per me il Movimento – ancora Carmen – è una grazia di Dio che ci accoglie, grandi e piccoli, tutti, così come accoglie le varie culture e lingue diverse. Qui ci apprezzano, con le nostre tradizioni e col nostro modo di pensare». Nella cultura Maya c’è un forte legame con la natura, «noi invochiamo dicendo grazie al cuore del cielo e al cuore della terra e diciamo, come San Francesco: tutti sono miei fratelli. Chiara Lubich l’ha visto anche così, lo Spirito Santo l’ha mossa in questo senso per cui il Movimento dei Focolari ci accoglie come siamo». E conclude Mynor: «La filosofia Maya risalta l’armonia, il rispetto e la solidarietà. Armonia nella famiglia, equilibrio dell’aspetto materiale e spirituale, solidarietà che è uguale a fraternità, per favorire condizioni di cooperazione». Al di là delle contraddizioni che regnano in ogni cultura, il popolo Cakchiquel, conserva tanti valori umani che, illuminati e purificati dal Vangelo, arricchiscono chi vi si avvicina. Filippo Casabianca, da Città di Guatemala (altro…)