Movimento dei Focolari

Vangelo Vissuto : “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5, 9)

Come un cantiere sempre aperto dove ciascuno è chiamato a “fare”. È questa la pace, non solo l’assenza di guerra o un concetto astratto. E’ un qualcosa da costruire insieme fronteggiando tutte le difficoltà e partendo dal nostro piccolo. Un altro Rob Rob era andato via di casa dopo una litigata che sembrava aver messo la parola fine al nostro matrimonio. Erano passati due anni dalla sua partenza, senza sue notizie se non qualcosa riferitami dai genitori: faceva provini di film e cominciava ad entrare nel mondo della cinematografia. Quando tornò dall’Italia deluso e senza un soldo, sembrava un cane bastonato. Piangendo, mi chiese perdono. Quell’uomo che avevo amato, stimato, scelto come compagno di vita ora mi appariva un estraneo, un fallito. Dov’era andata la sua fierezza? E la bellezza che era il suo vanto? Quanto a me, durante il periodo di lontananza di mio marito mi ero avvicinata alla fede e avevo cominciato a impostare la vita su valori che avevo trascurato. Quando lui tornò, mi sembrò che Dio mettesse alla prova la mia fede. Ne uscì fortificata. Ora anche lui ha trovato non soltanto una nuova pace, ma insieme stiamo scoprendo un nuovo modo di vivere. Solo adesso mi sembra di cominciare a conoscere un altro Rob. (R. H. – Svizzera) Costruttori di unità Durante una riunione di lavoro in forma telematica, nel mio gruppo formato da membri di Paesi diversi, dopo le varie presentazioni, qualcuno imprudentemente azzardò delle definizioni altrui secondo il “colore” politico, con accenti di nazionalismo e fascismo. La tensione venuta a crearsi finì per degenerare in uno scambio di parole oltraggiose. Come giornalista che aveva viaggiato tanto e anche studiato la storia dei Paesi in questione, il mio parere era ben diverso da chi, invece, si basava sul sentito dire e su ciò che passavano i media. Quel giorno la seduta fu un vero fallimento. L’indomani, preparandomi a un altro gruppo di lavoro, mi disposi a evidenziare in ogni partecipante soltanto gli elementi che costruiscono e non quelli che dividono. Le cose andarono diversamente, tanto che quando toccò a me intervenire, tutti si sentirono valorizzati. Di qui una riflessione: si può diventare, anche solo tacendo, complici di disgregazione oppure elementi costruttivi e unificanti. Costa cara la realizzazione del sogno di Gesù «Che tutti siano uno». (G.M. – Ungheria) Nel silenzio In ospedale dovevo fare guardie notturne con un altro medico. Cristiano, ma non praticante, vedendomi partecipare alla messa quasi ogni giorno, spesso mi prendeva in giro. Il nostro turno durava tutta la notte, ma lui mi lasciava già a fine pomeriggio e questo per me voleva dire tanto lavoro in più. Malgrado ciò, ho cercato di mantenere nei suoi confronti un atteggiamento aperto, senza giudizio, per un mese, due… Un giorno esprime il desiderio di venire a messa con me («In questi mesi, dal tuo modo di amare in silenzio, ho imparato tante cose»). Da allora non solo fa il suo turno fino alla fine, ma si preoccupa perché durante la notte non mi stanchi troppo. (Bashar – Iraq)

a cura di Maria Grazia Berretta

(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VII, n.4, novembre-dicembre 2021) (altro…)

Vangelo Vissuto: Un salto nel buio

Come firmare un assegno in bianco, fare un salto nel buio. Spesso affidarsi a Dio appare ai nostri occhi una sfida troppo grande e richiede uno slancio, un coraggio, al quale non siamo disposti. Riconoscere la nostra piccolezza, chiedere aiuto e far sì che qualcuno si prenda cura di noi con tenerezza è la via per riconoscere quell’Amore provvidenziale del Padre che non ci abbandona mai e, con gratitudine, rimetterlo in circolo nel mondo. Condivisione Il terremoto aveva semidistrutto la nostra casa. Io e i miei figli dormivamo all’aperto e non avevamo quasi nulla da mangiare. Un giorno in cui non sapevo proprio cosa mettere sul fuoco, confidando in Dio che è Padre, ho messo a scaldare una pentola d’acqua. Stava per bollire quando arriva una persona con una borsa piena di verdure e di frutta. Mi metto subito a cucinare la minestra, quand’ecco che bussano di nuovo: è un amico venuto a portarmi della carne e un po’ di riso! Al ritorno da scuola, i ragazzi sono rimasti attoniti davanti alla tavola: “Cos’è successo mamma? Non avevi detto che oggi non c’era niente da mangiare?”. Così ho raccontato a loro, che non vogliono saperne di Dio, come le mie preghiere fossero state esaudite. Dopo pranzo però ho chiesto a Gesù di mandarmi una persona bisognosa con la quale poter condividere il cibo ricevuto. L’indomani si fa vivo un giovane che mi chiede un po’ di pane. L’ho accolto con amore e sebbene lui non volesse abusare della nostra ospitalità, vedendoci poveri, l’ho fatto accomodare e gli ho servito il pranzo. (Lusby – Colombia) Amore in circolo Davanti all’università mi ero imbattuto in un anziano sporco e vestito di stracci, quasi cieco e con ferite a causa delle frequenti cadute. Vera immagine di Cristo in croce, l’ho aiutato ad alzarsi e gli ho proposto di fargli un bagno. Entrati nell’università, ho trovato il coraggio per chiedere al rettore, musulmano, il permesso di usare il suo bagno personale, l’unico dotato di vasca, perché quel povero potesse lavarsi con il mio aiuto. Sorpreso per l’insolita richiesta, non solo ci ha fatti accomodare, ma lui stesso ha procurato il sapone. Poi ho accompagnato il vecchietto a casa sua, gli ho comprato da mangiare e pulito la stanza, resa inabitabile dalla sporcizia. L’indomani, vengo convocato dal rettore, interessato a sapere i motivi di quel gesto. Così ho potuto dirgli che la scelta di amare il prossimo univa milioni di persone di tutte le religioni. Interessato a conoscerne qualcuna, mi ha offerto una somma per le necessità dell’anziano. Anche i miei compagni presenti alla scena dell’arrivo hanno raccolto una somma per comprargli degli abiti nuovi. (Bassam – Iraq) Tre mucche Da qualche tempo aiutavo un ragazzo povero che avevo conosciuto durante la nostra missione nel campo profughi di Kakuma, nel nord-ovest del Paese, pagandogli le tasse scolastiche. Purtroppo a un certo punto, non avendo più soldi per portare avanti questo sostegno, ho dovuto spiegagli questa mia difficoltà. Quando in seguito questo ragazzo mi ha inviato un nuovo appello di aiuto, si è rinnovata in me la sofferenza per non poterlo aiutare. È stato allora che ho deciso di vendere una mucca che avevo a casa dei miei genitori, per permettergli di continuare gli studi. Naturalmente lui è stato felicissimo di riprendere le lezioni. Nella nuova parrocchia dove vivo da quasi un anno, un giorno una rappresentanza di miei parrocchiani è venuta a farmi una visita di solidarietà, avendo saputo della malattia di mio padre. Tra i regali che mi avevano portato c’erano tre mucche. Non potevo crederci: mi tornavano in mente le parole del Vangelo: “Una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo”. (Padre David – Kenya)

a cura di Maria Grazia Berretta

(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VII, n.4, settembre-ottobre 2021) (altro…)

Vangelo Vissuto: “Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio”

Una garanzia d’amore. La certezza che tutto nella vita ha un senso. San Paolo, in questa frase dalla lettera ai Romani (Rom 8,28), ci rivela quanto, ogni esperienza umana, dalla più bella alla più complicata, faccia parte di un disegno più grande, un disegno di salvezza. La chiave per accogliere questa proposta è affidarsi e fidarsi del Padre. La strada per la felicità Suonavo il violino per strada non per fare soldi, ma perché mi ero accorto, suonando durante le feste, di far felice la gente. Allora perché non allargare la cerchia? Un giorno una signora che dal vestito appariva dignitosamente povera rimase ad ascoltarmi a lungo, scusandosi per non poter mettere neanche una moneta nella custodia del violino. Si schermì quando le proposi di prendere quello di cui aveva bisogno, ma poi finì per accettare qualche moneta: “Comprerò il pane”, e andò via in lacrime. Il giorno dopo suonai sulla stessa strada, con in vista un cartello: “Per chi ne ha bisogno”. Tanti presero qualche moneta, ma molti lasciarono banconote. Mentre stavo per andare via, si avvicinò la signora che mi aveva fatto nascere l’idea. Le raccontai l’accaduto; se accettava, la somma raccolta era per lei. Mi raccontò del dissesto finanziario che aveva ridotto la famiglia in povertà. Conobbi poi il marito malato e una figlia disoccupata che ora è mia moglie. Far felici gli altri è la strada della felicità. (O.A. – Francia) Fidarsi di Dio In occasione dei battesimi delle nostre figlie, come nostro solito, abbiamo fatto feste molto semplici, senza sprechi, aprendo la casa ad amici e parenti, e siccome abbiamo sempre ricevuto soldi in regalo, una parte l’abbiamo destinata per un progetto a favore dei bimbi appena nati in un Paese africano. Ricordo il battesimo della nostra terzogenita: in quel periodo sia mia moglie che io eravamo senza lavoro per cui era difficile decidere se mandare o no i soldi ricevuti (250 euro). Poi ci siamo fidati di Dio e li abbiamo mandati. A distanza di qualche mese ci hanno fatto sapere che avevano pregato per chiedere proprio quella cifra; inoltre quei soldi, arrivati proprio nel momento in cui non avevano più nulla per allattare i neonati, sarebbero stati sufficienti per tre mesi… La nostra commozione è stata grandissima! A noi non solo non era mancato niente, ma a mia moglie, che in quello stesso periodo aveva bisogno di qualche capo di abbigliamento, erano arrivati in dono un cappotto, un vestito, un giubbotto, due gonne e soldi per un valore tre volte tanto! (D.P.- Italia) Ricordo di un amico Una caratteristica del mio amico Urs era una grande forza comunicativa: col sorriso e con parole stimolanti, trasmetteva esperienze personali del suo rapporto con Dio. Al lavoro, in treno, in una camera d’ospedale, durante lo sport o in vacanza… ogni occasione era buona per stabilire rapporti non superficiali. Tanti ricordano la sua capacità di mettersi in ascolto, di farsi prossimo specialmente di chi soffre. Animatore, a Zurigo, di un gruppo di giovani coinvolti in un’ iniziativa a favore dei tossicodipendenti, grazie a lui più di 30 di loro si sono recuperati e in diversi si sono avvicinati a una vita di fede. Nelle sofferenze dell’ultimo periodo, dovute a un cancro, Urs non si è fatto abbattere: “Tutto è amore di Dio, tutto, proprio tutto”, ripeteva. E malgrado un futuro così incerto, si mostrava sereno, fiducioso. Reciproco era il sostegno con altri due amici nelle stesse condizioni. Diceva: “Ho dato tutto a Dio senza se e senza ma… ed egli ha realizzato in me le sue promesse: il centuplo già sulla terra. Sono felice”. Parole che ben esprimono chi è stato per noi. (F. – Svizzera)

a cura di Maria Grazia Berretta

(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VII, n.4, settembre-ottobre 2021) (altro…)

La sapienza del mite

Lucia Abignente, focolarina italiana, ricorda Anna Fratta (Doni) con la quale ha condiviso parte dei suoi anni in Polonia. Una vita tutta “Donata”, proprio come il significato del nome datole da Chiara Lubich. “Un abisso di umanità”, “una maestra di vita”, “una piccola grande donna”. Sono questi tre frammenti dei tanti echi suscitati, il 24 settembre 2021, dalla notizia del ritorno alla casa del Padre di Anna Fratta, conosciuta nel Movimento dei Focolari come Doni. Forse, al sentirli, lei avvertirebbe quasi disagio, schiva come era da ogni elogio e misurata nelle sue parole che, essenziali, erano un distillato di sapienza. La sua indole, rafforzata dalle esperienze della vita, le aveva rese tali. Ultima di sei figli vive un’infanzia a cui non è per niente estranea la dimensione del dolore, manifestatosi in modo particolarmente acuto con la morte di una sorella. Profonde domande esistenziali sul senso della vita la interrogano già da bambina, conducendola progressivamente ad allontanarsi da Dio e a cercare altrove risposte. Più tardi lo studio della medicina, scelta per ribellione, si manifesta provvidenziale. La biologia l’affascina e incide sul suo cammino interiore. Scopre nella natura un rapporto di reciprocità e di servizio che non riesce a spiegarsi: una legge d’amore alla cui radice, come capisce una notte “dopo una dolorosa, drammatica, lotta interiore”, c’è “un Essere che ha in sé l’amore”. E’ una svolta decisiva a cui segue l’incontro con Dio nel carisma di Chiara Lubich. Presto Doni avverte che Lui la chiama a seguirla nella via del focolare. Doni farà parte del gruppo dei medici focolarini che, accogliendo la richiesta della Chiesa, si recherà oltrecortina, dove vivrà trent’anni (1962-1992), dapprima nella Repubblica Democratica Tedesca e poi in Polonia, adoperandosi silenziosamente ed efficacemente a dar vita alla comunità dei Focolari, di cui seguirà con stupore e gratitudine a Dio il cammino e la crescita. Da queste terre, segnate dalla sofferenza della mancanza di libertà e nell’impossibilità spesso di un contatto con il Centro dei Focolari a Roma, passerà successivamente a trovarsi proprio al cuore di esso, abitando a Rocca di Papa (Roma-Italia) nel focolare di Chiara Lubich. Con lei condividerà anni intensi, luminosi, ricchi di eventi e impegni a livello mondiale, accompagnandola poi con dedizione e grande amore anche nell’ultimo tratto della sua permanenza sulla terra. Il disegno di Dio su di lei si completa con il suo sapiente contributo come Consigliera generale del Movimento per l’aspetto della “spiritualità e vita di preghiera” che, unito alla donazione nell’accogliere tanti – con Gis Calliari, Eli Folonari e altre delle prime focolarine – trasmette la luce della quotidianità vissuta con Chiara Lubich; e poi nella cittadella di Loppiano (Italia), dove si trasferisce a causa della malattia invalidante che riduce lentamente le sue capacità fisiche. Una profonda coerenza interiore legava il suo agire: “L’amore, si sa, disarma; il nostro parlare era tale che ognuno avrebbe potuto ascoltarlo, amici e nemici”, ricordava conscia della particolare cura con cui, oltre il Muro, la Polizia segreta li seguiva. “Amare, amare, solo amare e riempire le valigie di questo amore, è solo questo che porterò con me!” annota negli ultimi anni, mentre si prepara al viaggio decisivo. Non meraviglia allora che la sua attività professionale abbia guadagnato la stima delle autorità che, nella Repubblica Democratica Tedesca, con tre medaglie l’hanno premiata per il lavoro svolto e il “collettivo” costruito. Ed è ancor più logico che la sua vita abbia trasmesso a tanti in modo limpido l’amore di Dio. Forse il segreto è proprio in quel suo rapporto intimo, costante con la Madonna, in particolare con lei che Desolata, apre nel sì del Golgota il cuore e le braccia all’umanità. È alla Sua scuola che Doni si pone. Scrive il 15 settembre del 1962, poco dopo aver attraversato il muro di Berlino: “Qui non si ha niente a cui appoggiarsi, e, se non si guarda sempre a Maria ai piedi della Croce, si va in terra. Ci sono dei momenti in cui sembra di soffocare, e non si può fare altro che pregare Maria. Solo così a poco a poco il vuoto diventa pienezza e il dolore si trasforma in pace. Sono questi i momenti più belli della giornata, i più preziosi, perché nel dolore trovo un rapporto sempre più profondo e intimo con la Madonna, e per Lei con tutti i suoi figli”. Qui il segreto della fecondità della sua vita tutta “Donata” come esprime il nome datole da Chiara Lubich.

Lucia Abignente

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A Chiara Lubich l’omaggio della città di Grottaferrata

A Chiara Lubich l’omaggio della città di Grottaferrata

Lo scorso 10 settembre il Comune di Grottaferrata (Roma-Italia) ha conferito a Chiara Lubich la cittadinanza onoraria postuma, riconoscimento che rinnova in modo visibile l’amicizia tra la fondatrice del Movimento dei Focolari e questo territorio, a lei così caro, dove sono sorte le prime strutture del Movimento. A ritirare la targa Magaret Karram, attuale Presidente. Una “città madre”, un luogo dove “raccogliere in un unico popolo persone dalle diverse vocazioni”. Un’ispirazione, quella di Chiara Lubich, che la spinse a riconoscere nei Castelli Romani il terreno fertile dove tutto sarebbe fiorito e, nello specifico, nella città di Grottaferrata (Roma-Italia), una nuova casa per il Movimento dei Focolari, dopo Trento, sua città natale e Roma. A Grottaferrata nel 1959 venne inaugurato un salone per incontri presso Villa Maria Assunta, una bellissima casa messa a disposizione del Movimento dei Focolari dalla marchesa Rossignani Pacelli, sorella di Papa Pio XII. Una casa che di lì a poco diventerà il cuore dell’Opera, la viva e fervente “cittadella di Maria”. Chiara Lubich, pur continuando a risiedere a Roma, trascorse alcuni periodi a Grottaferrata negli anni che vanno dal 1956 al 1964. Immagini di una storia condotta da Dio e riportate alla mente dalla Presidente del Movimento dei Focolari, Margaret Karram, in occasione della cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria postuma di Grottaferrata a Chiara Lubich, tenutasi lo scorso 10 settembre. Presenti all’evento: Luciano Andreotti, Sindaco di Grottaferrata, Angelo Viticchiè, già Sindaco della città, Sergio Lubich, nipote di Chiara e Veronica Cimmino, Sindaco di Rocca di Papa. A conclusione la proiezione del docufilm “Chiara Lubich: l’Amore vince tutto”. Presenti anche il regista Giacomo Campiotti, il produttore artistico Saverio D’Ercole, il produttore del film Luca Barbareschi e l’attrice Valentina Ghelfi. L’appuntamento, già in programma nel 2004 e in seguito rimandato a causa della malattia e della morte di Chiara, ha avuto per protagonisti il senso di comunità e la fraternità. Questi valori, radicati nella vita del Movimento, possono diventare, come ha ricordato il Sindaco di Grottaferrata, unico “strumento di condivisione” anche all’interno della vita pubblica di una città, dove la “ricerca del bene comune” resta l’obiettivo principale. Quello che sembra un arduo cammino trova la sua conferma nell’“unità attraverso l’amore” e nelle parole inedite che Chiara avrebbe voluto donare ricevendo questo riconoscimento, che ritornano a noi grazie alla voce di Margaret Karram: “Vorrei offrire quest’Arte di Amare all’attenzione di tutti i presenti e in particolare ai cittadini di Grottaferrata perché, se lo desiderano, possiamo aiutarci a viverla e diffonderla ovunque”. Un’eredità di cui tutti disponiamo e di cui ciascuno, nel suo piccolo, diventa custode, ieri come oggi; un’esperienza che, come conclude la Presidente del Movimento dei Focolari, “non si ferma ai confini della nostra città, ma si estende nei rapporti di collaborazione fraterni anche con altri Comuni, per far crescere e rendere sempre più luminosa una rete di città per la fraternità”.

Maria Grazia Berretta

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