Movimento dei Focolari

Per una cultura dell’accoglienza

A Budapest saranno presentate molte testimonianze di laici, “i volontari” dei Focolari,  che mostreranno l’incidenza nel sociale del Vangelo vissuto con radicalità nel quotidiano, lì dove ciascuno vive: nella propria città, famiglia, nel proprio ambiente di lavoro. Molte volte l’attenzione verso i bisogni della singola persona può far nascere opere sociali a beneficio di molti. E’ quanto è avvenuto a Milano, sul fronte degli immigrati. Venti anni fa nasce il “mondialito”, torneo di calcio che in soli 6 anni riunirà circa 500 persone tra studenti e lavoratori, di 24 nazioni europee ed extraeuropee. Attorno a loro sono migliaia i parenti e amici che imparano a frequentarsi e a fare amicizia. La storia dell’Associazione Arcobaleno inizia così, per iniziativa di alcuni giovani milanesi del Movimento dei Focolari. Negli anni ’90 i forti flussi migratori pongono una serie di nuovi problemi che richiedono risposte adeguate. Giovani volontari si sentono interpellati dalle parole del Vangelo: “Ero forestiero e mi avete ospitato”. Così, aprendo il loro cuore, mettono tutte le forze per allargare l’iniziativa. Dallo sport, all’aiuto concreto: numerose famiglie dei Focolari aprono le proprie case e offrono ospitalità a persone straniere. Nel 1991 nove ragazzi fuggiti dalle carceri albanesi e rifugiatisi in Italia, sono stati seguiti per un lungo periodo, perché si inserissero nel mondo del lavoro e riacquistassero la loro dignità. La vigilia di Natale 1992 suonano alla porta di alcuni amici dei Focolari due signore albanesi: una violinista e l’altra casalinga in cerca di fortuna. La violinista verrà assunta nell’orchestra de “la Scala” e la casalinga troverà un lavoro e chiederà il ricongiungimento con le figlie e il marito. Nel 1993 arriva la famiglia M.: padre, madre e tre figli, il più grande di 8 anni, fuggiti dalla guerra in Bosnia. Per sei mesi condividono la vita dell’Associazione. Si cerca di farli sentire in famiglia sino a quando, con tutte le pratiche in regola, possono raggiungere i parenti in America. … H., marocchino, trovato a dormire davanti ad una chiesa viene aiutato ad integrarsi.   L’Arcobaleno cresce piano piano: arrivano i collaboratori, gli obiettori di coscienza e i primi inviti, da parte delle istituzioni pubbliche di Milano, a promuovere la cultura dell’accoglienza, soprattutto nelle scuole, dalla materna alle superiori. Si entra nelle aule scolastiche con  gli amici di varie etnie, che parlano della loro vita, delle loro esperienze, presentano le loro danze, i loro strumenti musicali e poi si mettono a disposizione per il dialogo con gli studenti. Si sviluppano numerosi servizi e iniziative che facilitano l’inserimento degli extracomunitari nella realtà sociale, culturale e lavorativa della città: si apre un Centro di ascolto, un servizio di guardaroba e di distribuzione di viveri e generi di prima necessità. Alcuni giovani volontari si specializzano nell’insegnamento della lingua italiana. Oggi sono circa 800 gli iscritti ai corsi. Gli insegnanti provengono da percorsi diversi, ma sono felici di fare questo cammino insieme. Con alcuni di loro è stato possibile redigere una grammatica italiana, ad uso interno, che ha ottenuto anche riconoscimenti da parte di insegnanti che operano in altre scuole. L’Associazione è stata anche per alcuni anni il collegamento con l’Ambasciata dello Sri Lanka a Roma, non essendo presente a Milano il consolato cingalese. L’Ambasciatore aveva autorizzato l’Arcobaleno a fare da tramite per permettere ai suoi concittadini di sbrigare le pratiche burocratiche anche a Milano. “L’ Arcobaleno è la mia casa”… “La vostra amicizia e questa casa mi aiutano a non perdere la mia identità”. Sono le espressioni di questi amici, libanesi, egiziani, mauriziani, cingalesi, eritrei, filippini, latino americani, slavi, pakistani, che esprimono gratitudine e speranza. Sempre più vero appare quello che Chiara Lubich ha detto nel 1992: “aprirsi alle ricchezze dei popoli diversi dal proprio non è forse creare uno spazio d’amore perché esse si manifestino liberamente e sempre più pienamente?.” Per le volontarie e i volontari, è riscoprire ogni volta l’amore di Dio che è Padre di tutti e spesso ci si accorge di avere molto da “imparare” dalle altre culture. E’ una gioia immensa scoprire che crescono la fraternità e la reciproca accoglienza al servizio dell’uomo. (altro…)

50 anni di servizio all’umanità – Tante sfide, una proposta: la fraternità

COMUNICATO STAMPA  N. 1 – 21 luglio 2006 50 anni di servizio all’umanità Budapest – Palasport Arena – 14-15 settembre 2006 In 9000 dai 5 continenti per il 50° anniversario dei “Volontari di Dio” nati in risposta ai tragici “fatti di Ungheria” del 1956 Tante sfide, una proposta: la fraternità Budapest –  Palasport Arena – 16 settembre Giornata aperta a tutti Attese altre 2000 persone provenienti soprattutto dall’Europa Centro-Orientale L’innovazione della fraternità nel diritto, economia, ecologia, comunicazione Un unico evento per: – un bilancio sull’incidenza di 50 anni impegnati nel rinnovamento della società – una proposta di speranza: la fraternità possibile nei vari ambiti – lancio di un progetto per l’Africa – concorso artistico sulla fraternità e premiazione I fatti di Ungheria A seguito del processo di destalinizzazione avviato da Nikita Kruscev in Russia, in Ungheria nel 1956 sorsero forti speranze di libertà. A Budapest in autunno ci furono manifestazioni popolari antigovernative, trasformate in insurrezione poi soffocata nel sangue dall’intervento delle truppe sovietiche. L’intervento del Papa Pio XII fece un intervento accorato alla radio per rispondere alla tragedia di quel popolo: “Dio! Risuoni questo ineffabile nome, fonte di ogni diritto, di ogni giustizia, di ogni libertà, nei parlamenti, sulle piazze, nelle abitazioni, nelle officine…” Chiara Lubich raccoglie l’appello  “C’è stata una società capace di togliere il nome di Dio,  ci deve essere una società capace di rimetterlo al suo posto. Occorrono discepoli di Gesù autentici nel mondo,  un esercito di ‘volontari’, perché l’amore è libero”. Le sue parole suscitarono un’eco profonda nel cuore di molti. La nascita dei “Volontari di Dio” La risposta a questo appello è immediata: nascono i “Volontari di Dio” che formeranno una diramazione del Movimento dei Focolari impegnata nella trasformazione della società. Oggi sono circa 20.000, presenti in oltre 80 Paesi del mondo. Sono laici che avvertono la propria responsabilità di credenti per vivere nel quotidiano la spiritualità dell’unità, propria del Movimento dei Focolari, nei luoghi di lavoro, in famiglia, nei vari ambiti della società. 14-15 settembre a Budapest:  50 anni di servizio all’umanità –  Volontarifest Significativa dunque la scelta di Budapest per il grande meeting che celebrerà il cinquantesimo della nascita dei “volontari”: in più di 9000 si riuniranno nel modernissimo Palasport “Arena” della capitale ungherese per tracciare un bilancio sull’incidenza della loro vita nel nord e sud del mondo, in risposta alla domanda di pace, di unità, di valori e di idealità così fortemente avvertite oggi in un mondo spesso lacerato da conflitti e paura del futuro. Sono giunte prenotazioni da 65 Paesi del mondo. Vi saranno traduzioni in 26 lingue. 16 settembre: Giornata della fraternità universale Una proposta in risposta alle tante sfide Sempre all’Arena altre 2.000 persone, provenienti soprattutto dai Paesi dell’Europa dell’Est, si uniranno a questo evento per una giornata aperta a coloro che desiderano conoscere quali risposte l’ideale dell’unità può dare alle sfide del mondo di oggi proponendo la fraternità universale. Si approfondiranno tematiche specifiche riguardanti il diritto, l’economia, l’ecologia, la comunicazione, corredate da testimonianze, alternate da  performance artistiche. Un Concorso internazionale di arti visive dal titolo: Fraternità L’iniziativa, lanciata nel 2005, avrà a Budapest il suo momento di premiazione. Sarà occasione per gli artisti di presentare le loro opere nell’intento di esprimere fraternità e bellezza quali  “segni di Dio”. Il progetto “Fraternità con l’Africa” Tale progetto ha lo scopo di far crescere risorse umane e professionali in Africa, affinché siano gli africani stessi a contribuire allo sviluppo sociale e culturale del proprio Paese. Saranno assegnate a giovani e adulti africani, privi di mezzi, borse di studio a livello universitario o per corsi di specializzazione professionale: coloro che usufruiranno di tali contributi si impegneranno, a studi terminati, a lavorare nel proprio Paese. Per maggiori informazioni: Ufficio Stampa: Alma Pizzi: 335-8092813 Anna Lisa Innocenti: 338-3944209 e-mail: press_budapest2006@yahoo.it (altro…)

Budapest 1956-2006: “Un’altra rivoluzione”

Diffusione via-satellite e internet. Gli squilibri prodotti dall’economia di mercato globalizzata, il diffuso deficit di legalità, la domanda di una politica a servizio del bene comune, di una comunicazione non asservita ai poteri economici e politici, sono tra le tante sfide che si presentano all’umanità in questo inizio del nuovo secolo. Da Budapest, quale risposta a queste sfide, verrà lanciata una proposta: la fraternità. Sarà presentata con fatti concreti, vissuti nei più diversi contesti culturali, dall’Europa dell’Est e Ovest, dall’America Latina, Asia e Africa e in vari ambiti della società: economia: verrà presentato il progetto “Economia di comunione” applicato alle imprese di produzione e servizio, e la visione culturale che la ispira; diritto: emergerà l’impatto della fraternità sulla questione cruciale della legalità; comunicazione: si evidenzieranno le potenzialità dei media nel comporre in unità, nella diversità, la famiglia umana; politica: si mostrerà l’impatto della fraternità sull’agire politico, quale fondamento e principio di libertà e uguaglianza. Azione Fraternità con l’Africa – Verrà lanciato a Budapest un progetto a favore dello sviluppo sociale e culturale del continente africano, attraverso borse di studio. Radici spirituali – Atteso il messaggio di Chiara Lubich, presidente e fondatrice dei Focolari, dal titolo: “La nostra risposta alla notte culturale e collettiva di oggi”. Lo spessore di vita e pensiero, che verrà presentato a Budapest, nasce dal contributo di migliaia di persone. In prima fila “i volontari di Dio”, laici impegnati con radicalità a vivere la rivoluzione del Vangelo sotto le diverse latitudini e nei più diversi ambienti. Nati su iniziativa di Chiara Lubich, 50 anni fa, in risposta al grido che saliva dal popolo ungherese al momento dell’invasione del loro Paese da parte delle truppe sovietiche, nel novembre 1956. Si riuniranno in 9000, nei due giorni precedenti la “giornata della fraternità”, per un ritorno  alle radici della loro storia e un rilancio del loro impegno a favore della società. Per seguire  in diretta l’avvenimento, che sarà diffuso in italiano, inglese, spagnolo e portoghese:  http://budapest2006.focolare.org   (altro…)

La fratellanza universale per sanare le piaghe della società

Il significato della manifestazione del 16 settembre, che vuol proporre la fraternità in risposta alle sfide dell’oggi, è stato presentato in una conferenza stampa, il 13 settembre a Budapest. I responsabili internazionali dei volontari, Maria Ghislandi e Augusto Landucci, hanno messo a fuoco questa vocazione, che è una specifica chiamata di Dio, sottolineando che “la nostra forza è l’unità, il nostro scopo è creare frammenti di fraternità” e che “tutto questo si è concretizzato in più di 1000 opere sociali in tutto il mondo”. I responsabili del Movimento dei Focolari in Ungheria, Ilona Toth e Csaba Ferentzi, hanno presentato l’evento come “un onore per Budapest”, mentre Lucia Fronza Crepaz, presidente a livello internazionale del Movimento politico dell’unità, già deputato al parlamento italiano, ha affermato:      “La fratellanza universale è qualcosa che ci mette dentro la storia dell’umanità, ci chiama ad una sfida perenne dentro le piaghe della società. Abbiamo scelto le quattro sfide: economia, diritto, comunicazione, politica,  i settori dove più profonda è  la crisi”.      Facendo cenno al percorso che ha portato a dare le risposte concrete presentate il 16 settembre, Lucia Fronza, ha evidenziato come “l’amore interpersonale verso l’uomo è diventato amore sociale, l’impegno a cercare il rapporto personale con chi ci vive accanto è coniugato con l’impegno a trasformare le strutture perché sempre più siano al servizio dell’uomo”.      Di qui l’urgenza di “dar vita ad una cultura nuova per rinnovare le strutture. Cultura che non nasce a tavolino, ma dal dialogo. Ed ha fatto due esempi: nelle strutture c’è bisogno di una nuova cultura politica, di motivazioni che ispirino una politica al servizio dell’uomo. Nel campo economico:  presenteremo l’esperienza di aziende che sono dentro il mercato, ma ispirate dal desiderio di fare comunione dei beni, degli utili”. (altro…)