Movimento dei Focolari

Annunciare che Dio ci ama

Ott 11, 2012

Rivolgendosi a 2.500 membri dei Movimenti parrocchiale e diocesano dei Focolari,nel 1996 a Castelgandolfo, Chiara Lubich ricordava una verità della fede cristiana particolarmente attuale.

«Dio Amore – lo sappiamo – è una verità della nostra fede e ha tutta la sua attualità. Perché in tempi come questi, in cui Dio si sente lontano, in cui addirittura si parla della morte di Dio, che cosa può esserci di più salutare, di più atteso per questa umanità che ci circonda – compresa quella che si dice “cristiana”, ma non lo è del tutto – di aprirla con l’aiuto dello Spirito a questa rivelazione: Dio è vicino col suo amore a tutti e ama appassionatamente ciascuno? […] Di dire a questa umanità che ogni circostanza parla di questo amore? Di farle comprendere che occorre sentirsi circondati da questo amore, anche quando tutto farebbe sentire l’opposto? Annunciarle che nulla sfugge a Lui, che conta persino i capelli del nostro capo? […] Il nostro mondo ha bisogno di questo annuncio: Dio è Amore, Dio ti ama, Dio ti ama immensamente! E l’hanno fatto proprio migliaia di persone ormai, l’hanno annunciato, l’hanno detto in treno, a scuola, a casa, nelle botteghe; quando ne avevano l’occasione dicevano: “Guarda, ricordati che Dio ti ama”. E gli effetti sono stati straordinari, le persone hanno preso uno shock, proprio come quando gli apostoli annunziavano: “Cristo è risorto”. “Come? Risorto?”. Dire a queste persone: “Dio è Amore e Dio ti ama immensamente” e dirlo con la convinzione che abbiamo, provoca una rivoluzione». Chiara Lubich, “”, Ed. Città Nuova, Roma, 2011, pagg. 86-87.

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«Con la sua sensibilità spirituale e il suo grande spessore umano, ha aiutato il nostro Movimento a comprendere sempre più la dimensione universale del carisma di Chiara», scrive Margaret Karram, Presidente dei Focolari, nella lettera di condoglianze. E aggiunge: «Con discrezione, competenza e passione, ci ha accompagnati a rileggere molte intuizioni della nostra fondatrice da prospettive nuove».