6 Dic 2022 | Chiara Lubich, Cultura
Da qualche mese è nelle librerie italiane il volume delle Opere di Chiara Lubich “Lettere”. Abbiamo incontrato Florence Gillet del Centro Chiara Lubich, teologa e studiosa della fondatrice dei Focolari, che ha curato questa pubblicazione.

Florence Gillet
Dopo aver suonato il campanello del Centro Chiara Lubich, nei pressi del Centro Internazionale dei Focolari a Rocca di Papa (Italia), la Dottoressa Gillet mi accoglie con gioia e mi invita ad entrare in sala riunioni. Dappertutto ci sono armadi che contengono targhe e oggetti che ricordano le lauree honoris causa e i doni ricevuti da Chiara Lubich nei suoi viaggi in diversi Paesi del mondo, oltre a numerosi libri sulla fondatrice dei Focolari tradotti in varie lingue, alcuni dei quali scritti o curati dalla Gillet. Quando iniziamo a parlare il suo accento rivela la sua origine francese. Mi racconta che si è imbattuta nel carisma dell’unità alla fine del 1965 e tre mesi dopo era alla cittadella internazionale di Loppiano, in Italia, per approfondire quell’ “ideale” che aveva tanto cercato e alla fine trovato. Lo studio della teologia presso l’Università Pontificia Gregoriana, l’ha condotta a Roma ed è stata una tra le prime donne a frequentare questa università. Poi Parigi per qualche anno e nuovamente Roma. Si illumina quando racconta le sue esperienze in alcuni Paesi africani dove ha realizzato “focolari temporanei”, così chiamati per la durata di brevi periodi. Nel 2008, è stata invitata ad entrare a far parte del Centro Chiara Lubich, nato quell’anno, per poter studiare e lavorare alle pubblicazioni degli scritti della Fondatrice dei Focolari. concentrandosi dal principio sui punti cardini della Spiritualità dell’unità. Da poco ha visto la luce nella collana Opere di Chiara Lubich, il volume “Lettere 1939 – 1960”, di cui è la curatrice.
“C’è una grande varietà in queste lettere – spiega Florence Gillet -: alcune sono proprio di purissima direzione spirituale; ci sono le lettere di aggiornamento; ci sono lettere di consolazione; ci sono lettere che sgorgano dall’anima di Chiara Lubich, soprattutto quelle alla sorella, nelle quali dice cose molto forti. Però c’è un comune denominatore tra di esse. Prima di tutto il genere letterario: sono lettere. In secondo luogo, in ciascuna è possibile trovare “l’anima” di Chiara, il suo sapersi “fare uno”, come dice San Paolo quando afferma ‘mi sono fatto tutto a tutti’. Anche nel comunicare il suo segreto giacché dappertutto è evidente il chiaro il riferimento a Gesù abbandonato”. A che cosa paragonare questo volume? È la domanda che la Gillet si pone nell’introduzione e di cui ci fa dono con un’immagine molto eloquente: “Se fosse un giardino, sarebbe un giardino all’inglese senza forme geometriche, senza simmetrie, ma dove la natura è poesia e libertà con, tuttavia, rigore e ordine. Se fosse una strada, sarebbe un cammino, a volte avventuroso ma ben segnato, con meta sicura e una guida sperimentata. Se fosse una casa, sarebbe ospitale, con molte stanze tutte collegate e armoniose tra di loro, calda e aperta”. Il libro contiene 338 lettere (una selezione delle tante scritte dalla Lubich) che porteranno il lettore a contatto diretto con i primi anni del nascente Movimento dei Focolari e lo sviluppo del suo carisma. “Consiglio a tutti di fare lo sforzo – continua Florence – di incominciare a leggere a partire dall’introduzione, per cogliere la chiave di lettura, e poi proseguire con le lettere, una ad una, ordinatamente, lasciare che ‘parlino al cuore’”. Il lettore troverà lettere a persone, altre collettive a comunità nascenti, a membri della sua famiglia; altre ancora, più dottrinali, nelle quali Chiara spiega il suo Ideale. “Fare questo libro è stato un lavoro appassionante – conclude -. E penso che lo sarà anche per i lettori”.
Carlos Mana
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1 Dic 2022 | Centro internazionale
Il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) ha ospitato il 28 novembre Margaret Karram e Jesús Morán, rispettivamente presidente e co-presidente del Movimento dei Focolari, e altri membri della comunità dei Focolari, offrendo loro una visita guidata al Centro Ecumenico e discutendo, tra l’altro, di unità, riconciliazione, impegno a costruire un dialogo interreligioso, Fede e Costituzione e comunicazione. Il Segretario Generale facente funzione del WCC, Rev. Prof. Ioan Sauca, ha espresso apprezzamento per le numerose occasioni in cui il WCC e il Movimento dei Focolari, che ha recentemente partecipato all’XI Assemblea del WCC a Karlsruhe (Germania), hanno collaborato nel passato. Sauca ha affermato che il WCC riconosce l’importanza della cooperazione e del sostegno reciproco tra il WCC e il Movimento dei Focolari, che potranno collaborare all’interno del nuovo paradigma intraprendendo il pellegrinaggio verso la giustizia, la riconciliazione e l’unità. “I cristiani delle diverse chiese appartenenti al Movimento dei Focolari hanno partecipato alle assemblee del WCC con le delegazioni delle rispettive chiese e sotto altre denominazioni”, ha osservato Sauca, che ha ricordato la lunga cronologia della passata cooperazione tra i due gruppi. “Il vostro impegno nel promuovere il dialogo tra cristiani, ebrei e musulmani, così come il vostro sostegno a favore di un riavvicinamento tra israeliani e palestinesi, sono risorse di grande ispirazione sia per il movimento internazionale dei Focolari che per altri”, ha detto Sauca. Inoltre, il personale del WCC e i rappresentanti del Movimento dei Focolari hanno esaminato gli ambiti di collaborazione passati e futuri e hanno condiviso le rispettive esperienze nel contesto dell’unità e dell’ecumenismo. Nel porgere i suoi più cordiali saluti, Karram ha espresso grande lietezza per l’opportunità di far visita al WCC, a 20 anni di distanza dall’ultima visita di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. “Vent’ anni fa, Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, venne in questo luogo su invito dell’allora segretario generale Konrad Raiser e del prof. Ioan Sauca”, ha affermato Karram. “Sono molto grata di essere qui con voi oggi per commemorare questo anniversario. Rendo lode a Dio perché sono consapevole di camminare su un terreno che considero sacro.” Karram ha assicurato il WCC della volontà e della capacità del Movimento dei Focolari di proseguire insieme nel cammino. “Voglio aggiungere che non solo possiamo camminare insieme – ma dobbiamo tenerci per mano – non basta camminare insieme ma bisogna tenerci per mano, avanzando fianco a fianco. Questa è una promessa.” Il Rev. Prof. Dr. Jerry Pillay, neo-eletto Segretario Generale del WCC, ha encomiato le diverse occasioni in cui la comunità dei Focolari e il WCC si sono scambiati idee e intuizioni nel corso degli anni. “La nostra collaborazione ha avuto luogo su diversi livelli”, ha affermato.
Fonte: CEC
Intervento completo di Margaret Karram Galleria fotografica della visita dei dirigenti del Movimento dei Focolari al WCC https://www.youtube.com/watch?v=-Lx8IklNEPQ&t=53s https://www.youtube.com/watch?v=q7OMciDbHA8&t=2s (altro…)
22 Nov 2022 | Focolari nel Mondo, Senza categoria, Testimonianze di Vita
Il misericordioso è colui che è capace di perdonare l’altro e spesso anche se stesso. Tuttavia la misericordia non è solo una disposizione interiore, ma è la via che ci unisce a Dio. Il Suo immenso amore per noi non è un sentire ma un agire; l’atto attraverso il quale ciascuno di noi “rinasce”. Vivere in pace Non era la prima volta che notavo manomissioni nelle mie terre. Non avevo mai avuto nemici e mio padre mi aveva insegnato a costruire buoni rapporti, ma stavolta volevo vederci chiaro. Chiesi aiuto alla Madonna e una notte mi appostai nel frutteto assieme a un altro contadino. Come avevo supposto, a una certa ora vidi arrivare il mio vicino assieme a due figli, muniti di cassette da frutta. Il piano era di fotografarli in flagrante: disorientati dai flash, i tre andarono subito via lasciando a terra la frutta raccolta. L’indomani, verso sera, la moglie del vicino chiese a mia moglie il favore di distruggere le foto e di non denunziare il marito. Come d’accordo, mia moglie rispose: “Non so di che foto state parlando, mio marito è fuori da due giorni”. Da quel giorno le cose cambiarono: un’ insolita gentilezza e prontezza ad aiutare nella raccolta… In una pausa di riposo, il vicino ammise che, venuto a prendersi delle mele “per assaggiarle”, aveva visto dei lampi. Replicai: “Da qualche tempo in paese succedono cose strane. L’importante per noi è vivere in pace”. (V.S.E. – Italia) Un vero cambiamento Col pensionamento, ho ripercorso la mia vita: un fallimento totale! Non sono sposata per l’opposizione dei genitori alla mia scelta di un ragazzo buono ma non del nostro “rango”. Con i fratelli e la sorella rapporti pressoché cancellati per via dell’eredità spartita ingiustamente, secondo loro. Posso dirmi ricca, eppure quale vuoto s’era fatto dentro e attorno a me! Ero in ospedale quando una nipote venuta a trovarmi ha pronunciato una frase che non mi lasciava in pace: “Zia, il tuo guaio è che sei posseduta dal male. In te è scomparso ogni segno di bene”. Una volta dimessa, ho cercato un sacerdote al quale confidare ciò che mi angosciava. Dopo avermi ascoltata, gli è parso che in qualche modo io volessi vendicarmi con la vita, con la famiglia, con tutti e mi ha spronata a pensare di più agli altri: festeggiando con qualche dono i compleanni dei parenti, chiedendo notizie ai vicini, scrivendo agli ex alunni… piccoli gesti ma passi verso la luce. Nella disperazione ho messo in pratica quel suggerimento. È dura, ma sento che qualcosa cambia. (G.I. – Spagna) Amiche nella malattia Durante il periodo in cui mia madre è stata ricoverata in ospedale avevo conosciuto la sua compagna di stanza, Klari. Stesso stadio del cancro, stesso ritmo delle chemioterapie. Erano diventate amiche, ma qualcosa le divideva: da giovane Klari era stata attivista comunista e non accettava la fede cattolica professata da mia madre. Non polemizzavano, ma si sentiva che nessuna delle due mollava le proprie convinzioni. Comunque mia madre era sempre disponibile e per aiutare Klari, che non aveva parenti, aveva coinvolto noi della famiglia per i bisogni di lei: piccole necessità, qualche pratica da sbrigare, telefonare a qualche amica. Quando la condizione della salute s’è aggravata in entrambe, ho notato una differente accettazione della malattia: da mia madre, sempre attenta nei riguardi dell’amica, traspariva una grande pace; Klari invece era insofferente e aggressiva ma prima che entrasse in coma ha ringraziato mia madre per come le era stata accanto. Era diventata ormai una della nostra famiglia. (P.F.H. – Germania)
A cura di Maria Grazia Berretta (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VIII, n.2, novembre-dicembre 2022)
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18 Nov 2022 | Cultura
Presentato al Parlamento europeo a Bruxelles (Belgio) il documento di posizioni condivise tra cristiani e marxisti verso una comune etica sociale, frutto di un cammino lungo otto anni (e due secoli). Un progetto di dialogo trasversale: è così che si autodefinisce Dialop, il lavoro in atto tra cristiani e marxisti in Europa da alcuni anni, che ha preso la spinta decisiva dopo un incontro in Vaticano di alcuni rappresentanti della sinistra europea con papa Francesco (leggi anche: Dialop: cristiani e marxisti al lavoro insieme).
Lo scorso 8 novembre, col supporto del gruppo della Sinistra al Parlamento europeo, in collaborazione con il Movimento Politico per l’Unità e New Humanity, nell’edificio Altiero Spinelli, 40 persone si sono riunite in presenza da 9 Paesi dell’Unione e altre hanno seguito in streaming la presentazione del position paper “Alla ricerca di un comune futuro in solidarietà”. Il documento sulle posizioni comuni nel dialogo cristiano socialista, scritto dal prof. Michael Brie – presidente del comitato scientifico della fondazione Rosa Luxemburg e – dal sociologo belga prof. Bennie Callebaut dell’Istituto Universitario Sophia, analizza come da antagonisti nel passato, cristianesimo e marxismo abbiano davanti un altro muro da abbattere, quello del capitalismo selvaggio, e come trovino affinità sorprendenti nel presente. Nel messaggio e nella persona di papa Francesco trovano anche una figura che unisce, un leader e un compagno di viaggio. “Nelle lotte comuni – afferma il position paper – stiamo lavorando a progetti guidati da visioni condivise”. Quali siano questi progetti, nel documento è declinato con delle piste di lavoro: “un’economia della vita; una comunità curante; una politica di trasformazione solidale; un mondo in cui ci sia spazio per molti mondi; la dignità di ogni individuo in un mondo ricco di beni comuni; e per un insieme di pace”, e la domanda su come essi si esprimano nel concreto, al momento del dibattito, è dunque inevitabile. La esprime il prof. Léonce Bekemans (Cattedra Jean Monnet, Università di Padova). A rispondere è Walter Baier, di transform!europe, tra gli iniziatori e coordinatori di Dialop: “Ci muoviamo su tre livelli”, spiega, “il dialogo, come iniziativa culturale, per arrivare a diventare un think tank; coinvolgere le persone nel lavoro per la solidarietà, come è stato per le iniziative per migranti e rifugiati; suscitare un coinvolgimento a livello politico soprattutto per la costruzione della pace”. A fare gli onori di casa è Marisa Matjas, eurodeputata portoghese del Bloco de Esquerda, vice presidente del Partito della Sinistra Europea al Parlamento Europeo. Ricorda con passione le parole di papa Francesco ai membri del Parlamento Europeo nel 2014 “dette nel momento in cui avevamo più bisogno di sentirle”. “Ci ha parlato lui di tenere viva la democrazia in Europa, di occupazione e diritti dei lavoratori, di istruzione, migrazioni, nel momento in cui l’UE ignorava i massicci movimenti di persone in arrivo dalla Siria; ha parlato anche della dignità dei diritti umani, abbiamo molte cose in comune su cui dobbiamo lavorare insieme”.
“Oggi abbiamo bisogno, come del pane con cui vivere, di visione, di spirito, di alleanza. E’ l’ora di sperare e far sperare «al plurale». A questo c’invita Dialop”, afferma il teologo Piero Coda nel suo intervento di apertura sui “Comuni sentieri verso una società globale, giusta e fraterna”. Un plurale che chiede e invita ad allargare sempre più le alleanze, non solo il mondo cattolico, ma tutto il mondo cristiano, in una dimensione ecumenica, non solo il cristianesimo, ma le religioni, non solo la sinistra, ma le varie anime politiche che si impegnano per il bene comune, la difesa dell’ambiente. Certo, occorre lo sforzo iniziale di mettere da parte la pretesa – citando il documento di “avere il monopolio della verità”. “Un’etica sociale trasformativa e trasversale deve contare sul contributo di altri attori e tradizioni, insieme a marxisti e cristiani, che sono presenti nel nostro continente e hanno visioni del mondo diverse”, ribadisce in proposito don Manuel Barrios Prieto, Segretario Generale di COMECE, includendo il concetto di fraternità umana, a partire dalla firma del documento di Abu Dhabi del 2019 e dalla Fratelli Tutti. Un impegno rinnovato nel dialogo riparte da Bruxelles, con uno slancio di inclusività, coscienti che il dialogo è un “lavoro in corso permanente”.
Maria Chiara De Lorenzo
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16 Nov 2022 | Centro internazionale
Fra i primi focolarini sposati e co-iniziatore del Movimento Famiglie Nuove, Danilo Zanzucchi si è spento serenamente il 16 novembre 2022 all’età di 102 anni nella sua abitazione di Grottaferrata (Roma) attorniato dalla moglie Anna Maria, dai loro cinque figli (Chiaretta, Michele, Mariannita, Giovanni e Francesco) e alcuni dei 12 nipoti. Primogenito di una stimata famiglia di Parma (Italia), nelle sue trasferte a Milano per seguire le prime costruzioni da lui progettate, Danilo incontra il carisma dell’unità attraverso Ginetta Calliari – una delle prime compagne di Chiara Lubich -. Già fervente cattolico, impegnato in politica e presidente diocesano della FUCI – Federazione Universitaria Cattolica Italiana – e successivamente degli Uomini di Azione Cattolica, avverte di impegnarsi radicalmente con Dio e di reimpostare la propria vita sul Vangelo vissuto. Una scelta, questa, condivisa anche da Anna Maria che diventerà sua sposa.
Attorno ad essi nasce la prima comunità di Parma, mentre per loro due si staglia luminosa l’innovativa vocazione di focolarini sposati aperta da Igino Giordani. Nati i primi quattro figli decidono di lasciare la promettente carriera di ingegnere e i privilegi di una vita agiata per trasferirsi come famiglia-focolare nella capitale e dedicarsi a tempo pieno alle finalità dei Focolari. Fra i primi incarichi di Danilo, il completamento della struttura di Rocca di Papa destinata a Centro Mariapoli e, in seguito, a sede internazionale del Movimento. Collaborerà poi con l’Editrice Città Nuova.
In stretto contatto con Chiara coopera alla formazione di generazioni di coniugati dei diversi continenti che come lui desiderano di seguire la scia di Giordani. Nel 1980 viene invitato con Anna Maria come uditore al Sinodo sulla famiglia e nel 1981 Chiara Lubich lo chiama nel Consiglio centrale del Movimento con il ruolo, insieme alla moglie, di coppia guida di Famiglie Nuove a livello mondiale. Risale agli anni Ottanta anche la nomina papale a consultore e, successivamente, a membro del dicastero vaticano per la famiglia. Responsabilità queste che lo vedono, insieme ad Anna Maria, ospite più volte nella dimora di papa Wojtyla e testimonial del loro servizio alla famiglia in trasmissioni televisive trasmesse anche in mondovisione. Con l’avvento di Benedetto XVI la collaborazione con la santa sede si intensifica al punto che il pontefice chiede loro di scrivere il testo per la Via Crucis (2012) al Colosseo di Roma da egli presieduta.
La lunga vita di Danilo, per i molteplici talenti ricevuti e fatti così abbondantemente fruttificare, è un inno di gloria a Dio disteso nel tempo. L’intero Movimento dei Focolari, in particolare la schiera di focolarini sposati e la miriade di famiglie di ogni parte del mondo di cui è stato esempio, confidente, punto di riferimento amabile e sicuro, gli sono profondamente grati. Una riconoscenza che va alla sua figura di uomo: un gigante di rettitudine, di tenerezza, di semplicità e di sapienza. Grazie Danilo anche per non aver mai smesso di impersonare quel bambino evangelico che da sempre traspariva dal tuo essere, dal tuo dire, dal tuo fine umorismo, dai tuoi acquerelli, dalle innumerevoli vignette che spesso improvvisavi (magari su tovagliolini di carta) per la gioia di tutti noi.
Anna e Alberto Friso
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