26 Ott 2023 | Testimonianze di Vita, Vite vissute
Nella frase “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt 22, 21), c’è la richiesta imminente di vivere radicalmente la nostra fede, e amare significa proprio questo: fare la volontà di Dio che tutto ci dona e farlo senza mezze misure; riconoscere nel rumore assordante del mondo la Sua voce e sceglierla come strada maestra nella quotidianità. Tra i poveri delle periferie Provocati dalla situazione di degrado e di povertà di molte famiglie della nostra zona, e stimolati dalla Parola di Dio, alcuni di noi, dopo aver presentato la proposta alle autorità religiose e civili, si sono attivati per dedicarsi in particolare ai bambini delle periferie. Per prime, alcune mamme che abitano in baracche si sono prestate ad aiutarci per famiglie ancora più povere. Il nostro servizio inizia col registrare e pesare i bambini da zero a cinque anni, istruire le mamme sull’alimentazione alternativa (a basso costo ed alto valore nutritivo), le vaccinazioni, l’allattamento e l’educazione. È solo un primo contatto per affrontare poi problemi più gravi: disoccupazione, alcolismo, abbandono, fame, mancanza di alloggi, droga, miseria. Con le nostre famiglie andiamo in soccorso di chi vive nelle baracche tutti i fine settimana per offrire loro, con l’aiuto di altri cristiani, condizioni migliori di vita. La comunione dei beni realizzata fra noi contribuisce a migliorare la qualità della vita di questi bambini perché non solo vivano, ma abbiano assicurata una vita dignitosa. (M.N. – Brasile) Un lavoro inaspettato Nel paese dove abitiamo, tempo fa è arrivata una coppia con cinque figli. Il padre era senza lavoro e aveva dovuto cambiare casa per motivi di salute. Dato che la sua professione era compatibile con quella di mio marito e per di più ci era stato promesso un lavoro importante, abbiamo deciso di assumerlo nella nostra ditta. Dopo alcuni mesi, però il lavoro su cui contavamo è sfumato e noi abbiamo incominciato a preoccuparci per il futuro. In quel periodo la Parola del Vangelo che ci eravamo proposti di vivere ci invitava alla preghiera in quanto due, diceva il commento, sono le tentazioni: «La presunzione di cavarcela da soli e il timore di non farcela. Invece Gesù ci assicura che il Padre celeste non ci lascerà mancare la forza dello Spirito se vigiliamo e glielo chiediamo con fede». Con fede ci siamo rivolti allora a lui, affidandogli la nuova situazione, sicuri che lui ci avrebbe pensato. Il giorno dopo, mio marito riceve un lavoro importante quanto inaspettato. Da allora il lavoro non ci è più mancato e il nuovo arrivato continua a lavorare da noi. (M.R. – Svizzera) Il prestito Durante il primo trimestre di scuola avevo diviso la mia borsa di studio con un altro studente che non poteva pagarsi il tesserino per la mensa perché di famiglia molto povera. All’inizio del secondo trimestre, lui mi confida che i suoi hanno bisogno urgente di soldi e mi chiede un certo prestito. Quella somma l’avevo messa da parte per i libri e il vitto, ma per amicizia decido di accontentarlo. Per alcuni giorni non lo vedo più, mentre prima sempre veniva a parlarmi. Comincio a preoccuparmi e anche ad arrabbiarmi. Poi, a un tratto, mi viene in aiuto il Vangelo col pensiero che è giusto aiutare un prossimo che sta peggio di me. Una volta calmato, sono andato a trovarlo a casa sua. Appena incontrati, mi ha detto che non si era fatto più vedere perché vergognoso di non avere ancora i soldi da restituirmi e non sapeva come fare. L’ho rassicurato, dicendo che me li avrebbe restituiti quando poteva e che in caso contrario andava bene ugualmente: l’importante era la nostra amicizia, che non doveva venir meno. (J.B. – Africa)
A cura di Maria Grazia Berretta
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno IX – n.1° settembre-ottobre 2023) (altro…)
20 Ott 2023 | Chiara Lubich
Vivere esperienze di fraternità, generare rapporti di unità, creare legami di reciprocità sono tra gli obiettivi delle relazioni che quotidianamente intrecciamo. Ma dove nasce quella scintilla di luce che ci spinge ad osare e ad andare incontro all’altro? Chiara Lubich suggerisce una risposta raccontando un episodio della sua vita.
E adesso passiamo al secondo aspetto: l’irradiazione. L’argomento è vastissimo. Ci limitiamo a cogliere qua e là negli scritti dei primi anni alcune indicazioni. Ma, già leggendo qualche pagina riguardante questo aspetto, si capisce che “La prima scintilla ispiratrice è l’amore”. Sì, è stato l’amore, una scintilla accesa, che ha diffuso luce attorno ed è esplosa in incendio nel mondo. L’amore irradia, l’amore stesso dà testimonianza. Anche quando la parola entra in azione. Essa ha da essere sorretta dalla testimonianza, dall’amore: aver amato prima, e corredata dall’esperienza: raccontare le esperienze. Così è stato dei primi cristiani, così è ora. C’è un episodio che è rimasto impresso nel fondo del mio cuore. Mi sembra bellissimo a me, questo. Esso è il segreto della nostra irradiazione, il punto da cui occorre partire. “(…) andavo per le strade di Einsiedeln, e vedevo passare tante persone di vari Ordini religiosi – perché è un ambiente di santuario, bellissimo. […] (Fra gli altri) mi facevano impressione, ma un’impressione particolare le piccole sorelle di Foucauld. Passavano in bicicletta, avevano una faccetta vivissima con quei fazzoletti da lavandaie; un viso vivo ricordava alla mia anima quella frase che riguardava il fondatore Foucauld, il quale – così si disse – ha gridato il Vangelo con tutta la sua vita. Infatti quelle suore sembrava dicessero: ‘Beati i poveri di spirito, beati quelli che piangono…’. Non erano le beatitudini che il mondo vorrebbe, erano lo scandalo del Vangelo. Mi è venuto dentro, allora, un grande desiderio di dare anch’io, anche esternamente, la mia testimonianza. (Ma) (…) non mi veniva la risposta. A un dato momento mi incontro con una mia compagna – era la Natalia – e le dico: ‘Sai, ho visto come quelle suore fanno apostolato su di me e non tanto a parole, ma con la loro divisa…, e desideravo che anche noi lo potessimo fare; ma da che cosa possono conoscere Dio da noi? Ah! – faccio io – da questo conosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri’.” L’amore reciproco era, dunque, la nostra divisa.
Chiara Lubich
https://youtu.be/RaJVe4WyqoE (altro…)
28 Set 2023 | Nuove Generazioni, Sociale, Testimonianze di Vita
Si sono conclusi di recente gli Incontri del Mediterraneo che hanno visto come scenario Marsiglia (Francia), città mosaico di popoli e culture. Un evento che nel dialogo traccia nuovi sentieri di speranza con uno sguardo rinnovato al futuro. “Dall’evento di Marsiglia che cosa è uscito? È uscito uno sguardo sul Mediterraneo che definirei semplicemente umano, non ideologico, non strategico, non politicamente corretto né strumentale, no, umano, cioè capace di riferire ogni cosa al valore primario della persona umana e della sua inviolabile dignità. E nello stesso tempo è uscito uno sguardo di speranza”.

Foto: © Chiara Barbaccia
Sono queste le parole che Papa Francesco ha pronunciato durante l’Udienza Generale del 27 settembre 2023 incentrando la sua meditazione sul recente Viaggio Apostolico a Marsiglia a conclusione dei “Rencontres Méditerranéennes” (Incontri del Mediterraneo) che si sono svolti nella città francese dal 17 al 24 settembre 2023. Un vero e proprio “Mosaico di speranza” come preannunciava il titolo dell’evento organizzato dall’arcidiocesi di Marsiglia, che ha visto coinvolti Vescovi, Sindaci, leaders religiosi, teologi dell’area mediterranea insieme ai giovani provenienti dalle cinque rive del Mare Nostrum, in un dialogo aperto che guarda al futuro e alle tante sfide da affrontare. Sulla scia tracciata dai due precedenti incontri, quello di Bari nel 2020 e di Firenze nel 2022, Marsiglia, con la sua storia, il suo porto e la sua essenza multiculturale e multireligiosa, si è fatta promotrice di questo cammino attraverso tavole rotonde, incontri di riflessione e di preghiera, performance artistiche e culturali di vario genere al fine, come ha affermato Papa Francesco nell’Angelus di domenica 17 settembre, di “promuovere percorsi di pace, collaborazione e integrazione con particolare attenzione al fenomeno migratorio”. 
Foto: © Chiara Barbaccia
Ed è questo uno dei temi maggiormente affrontati nei dibattiti tra i giovani presenti, come ci racconta Chiara Barbaccia, 28enne laureata in criminologia che si prepara a diventare educatrice nelle carceri, figlia di un’ isola italiana, la Sicilia, porta d’ingresso d’ Europa: “In un momento in cui siamo bombardati dalla comunicazione mediatica che ci fa sentire invasi, siamo chiamati a non dimenticare che siamo di fronte a delle persone che lasciano il loro Paese perché costretti, non per gioco. E dobbiamo tenere presente anche il valore dell’accoglienza, la carta vincente per farci restare umani”. Parole che non restano pensieri ma che, se condivise, assumono forma. Chiara è infatti una dei 70 giovani tra i 25 e 30 anni che, in rappresentanza del Mediterraneo e dei suoi tanti volti, hanno incontrato i Vescovi delle cinque aree geografiche di questo Mare, in un momento di interazione in pieno stile sinodale: “Io frequento la parrocchia dei frati francescani di Sant’Antonino a Palermo – racconta – e, in un’ottica di scambio e crescita reciproca e grazie all’amicizia con il Movimento dei Focolari della mia città, sono qui a Marsiglia. I giovani della tavola rotonda alla quale ho partecipato provenivano da Ucraina, Bosnia, Terra Santa e Algeria. Uno sguardo dalle varie prospettive del Mediterraneo. Io ho raccontato un po’ della mia esperienza e di quanto facciamo per l’accoglienza e non solo. Quel che manca affinché questo mare sia davvero “nostrum”, di tutti, della collettività è l’idea condivisa di bene comune, l’idea che ogni cosa che si “muove” al suo interno non appartiene all’una nazione piuttosto che ad un’altra ma è patrimonio comune che va valorizzato e non “fatto naufragare” o, peggio ancora, fatto affondare”.
Dalla migrazione alla crisi climatica, dall’ integrazione alla crisi geopolitica e alla violenza della guerra, la voce di queste nuove generazioni che hanno animato e colorato la città di Marsiglia è forte. I giovani sono “faro”, come li ha definiti il Papa nel suo discorso in occasione della sessione conclusiva degli Incontri, il 23 settembre, “sono loro la luce che indica la rotta futura” ed è importante assicurare loro spazi di incontro dove essere orientati a fraternizzare e poter aprire l’orecchio all’altro, come è accaduto a l’Oeuvre de jeunesse Joseph Allemand Saint Savournin, dove tantissimi ragazzi e ragazze liceali della città, divisi in gruppi, hanno partecipano ai “saloni” organizzati a tema per confrontarsi e condividere le sfide e i progetti sul Mediterraneo. Tra gli animatori giunti da varie zone, in particolare d’Italia, anche un gruppo del Movimento dei Focolari che, insieme ad altre realtà hanno contribuito a questo scambio. Ogni salone è stato un viaggio: nell’inclusione, nel rispetto della diversità delle altre confessioni, sulla libertà della donna nelle varie culture, nella danza e nell’arte, capace di abbattere le barriere e strumento di accoglienza. Un viaggio verso la sensibilizzazione al tema della riconversione dell’industria bellica, come raccontano i ragazzi di WarFree – Lìberu dae sa gherra, l’associazione che mira a una riconversione etica della Sardegna (isola italiana) attraverso un’economia di pace con lo sguardo sul mondo; una rete di imprese che si propongono come alternativa alle industrie produttrici di armi e petrolchimiche e una nuova economia civile che offra lavoro degno al territorio favorendo l’intreccio fra pace e sviluppo sostenibile: “Queste industrie presenti sul territorio sardo sono il maggior export della Sardegna ed in una terra dove il lavoro scarseggia è importante che la gente sappia per cosa lavora, chi guadagna da queste esportazioni e quali sono le conseguenze – dice Stefano Scarpa, uno dei soci di Warfree, impegnato nel progetto dal principio -. Non è una questione che riguarda solo la Sardegna. Per questa ragione gli Incontri del Mediterraneo sono un’occasione. Sarebbe bello riuscire a non parlare soltanto di Mare Nostrum ma di globalità, di un dialogo costante che vuole trovare delle similitudini tra le difficoltà di ogni paese e delle risposte”. “La Chiesa gioca un ruolo importantissimo sui territori e nel dialogo con le altre Chiese e le altre religioni. È qui che va incentivata la partecipazione di tutti – aggiunge Maria Letizia Cabras, giovane sarda del Movimento dei Focolari che collabora a Warfree – affinché un discorso a livello territoriale sia applicato anche a livello ‘mediterraneo’, attraverso progetti ed eventi che coinvolgano tutti i diversi Paesi”.
Maria Grazia Berretta
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25 Set 2023 | Spiritualità, Vite vissute
Guardare ai gesti d’amore compiuti dagli altri a volte genera una tensione che, come accade per le calamite, ci attrae, addolcisce il cuore e risveglia in noi il desiderio di “aderire”, di fare lo stesso. È qualcosa che non passa inosservato, capace di contagiare davvero molti. Poesie per la madre Con mia madre non c’era mai stato un rapporto facile. Criticava la mia fede, ritenendomi un’illusa. Dopo essere andata via da casa, il rapporto l’ho mantenuto più con mio padre che, saggiamente, sapeva equilibrare la situazione. Un giorno lui mi chiama: la mamma è in ospedale per una grave malattia. Mentre andavo a trovarla, pensavo a cosa potesse darle gioia. Sapevo che amava le poesie di Attila József, per cui mi sono procurata un audiolibro di lui. La mamma non era più lei, trasformata dal dolore. Ma appena cominciato ad ascoltare quelle poesie, i suoi occhi sono diventati lucenti come se sognasse. Le mie visite successive sono diventate così una scoperta o riscoperta del nostro poeta nazionale, ma una grande gioia è stata per me vedere che lei aveva coinvolto nella lettura o nell’ascolto delle poesie anche altre malate. Per questo suo gesto di carità verso di loro, mi è sembrato di far conoscenza con un’altra persona: “Tu mi hai insegnato che bisogna amare tutti”, ha commentato. Ed io? Io ho raccolto il suo ultimo respiro sereno e fiducioso. (L.M.L. – Ungheria) Tre volte al giorno Nelle uscite solite del nostro bilancio familiare avevamo inserito una somma da mettere a disposizione di chi è in necessità. Solo che quel giorno non riuscivamo a tirarla fuori perché le spese erano molte. Era un vero dispiacere per noi. A questo punto i nostri due figlioli sono arrivati con i loro portamonete e, davanti a noi, hanno versato sul tavolo l’intero contenuto, tutti i loro risparmi. L’episodio ha avuto un seguito quando la nonna è venuta a farci visita e i bambini le hanno raccontato cosa avevano fatto. E lei, guardandoci perplessa: “Ma come, aiutate gli altri quando anche voi siete in difficoltà?”. Prima che potessimo rispondere, a sbloccare la situazione è stato il più piccolo: “Ma nonna, noi mangiamo tre volte al giorno!”. Con quella frase la serenità è tornata e qualche giorno dopo è tornata anche la nonna con una busta in mano: “Questo è il mio contributo che metto insieme al vostro… In fondo anch’io mangio tre volte al giorno!”. (L.R. – Italia)
A cura di Maria Grazia Berretta
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno IX – n.1° settembre-ottobre 2023)
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22 Set 2023 | Cultura, Sociale
Si è svolto di recente, a São Sebastião, in Brasile, il X Congresso Internazionale di Sportmeet for a United World che, a 20 anni dalla sua nascita, continua a promuovere una cultura ed una pratica dello sport capaci di contribuire alla pace, allo sviluppo e alla fraternità universale. Una rete mondiale di sportivi, operatori e professionisti dello sport, uomini e donne di ogni età, cultura, etnia, lingua e religione che vivono l’attività fisica e sportiva come realtà importanti e positive per la crescita integrale della persona umana e della comunità; gente animata dal desiderio di contribuire, attraverso lo sport, allo sviluppo, alla pace, alla costruzione di un mondo più unito. È questa la mission di Sportmeet for a United World, espressione nel mondo dello sport di quel rinnovamento spirituale e sociale che il Movimento dei Focolari vuole contribuire ad attuare. Rappresentata alle Nazioni Unite da New Humanity, ONG accreditata all’UNESCO, questa realtà un mese fa ha festeggiato i suoi 20 anni di vita a São Sebastião, in Brasile, dove si è tenuto il X Congresso Internazionale di Sportmeet for a United World. Ce ne ha parlato Federica Comazzi, presidente e coordinatrice internazionale. Federica, chi ha preso parte a questo incontro e in che modo sono state suddivise le attività? Quali gli obiettivi e le tematiche trattate? Il congresso è stato costruito in collaborazione con Ecoone, MPpU (Movimento Politico per l’Unità) e il Comune di São Sebastião (Brasile) il quale, attraverso l’assessorato allo sport, ha messo a disposizione il teatro comunale, l’alloggio e i trasporti. Nel collaborare con Ecoone e MPpU, Sportmeet si è sentito sostenuto da queste realtà che hanno arricchito il programma con i loro contributi, curato le relazioni con le autorità politiche e accademiche, offrendo un importante apporto nella stesura del manifesto conclusivo firmato a termine dell’evento. L’obiettivo è stato quello di dare avvio ad un percorso di ripensamento dello sport con una prospettiva socio-ambientale, partendo da una riflessione sulle luci e le ombre dello sport contemporaneo, illuminati da un principio comune a diversi popoli originari di differenti parti del mondo: il Ben Vivere (Teko Porã in Guarani, la lingua degli indigeni presenti nel territorio di São Sebastião e in altre zone del Sud America). Al congresso hanno partecipato un centinaio di persone di otto istituzioni attive nel campo educativo, del recupero dalle dipendenze, della promozione sociale nelle periferie delle grandi metropoli e nelle città di Brasile, Argentina, Colombia. Il programma si è sviluppato intorno alla presentazione di diverse relazioni. Nei pomeriggi si è lasciato spazio ad attività pratiche e di approfondimento della cultura locale. “Lo sport, che aiuta a costruire la fratellanza tra le persone, può anche contribuire a migliorare l’esistenza umana da un punto di vista socio-ambientale?” è una delle domande al centro del congresso. Dopo aver rivolto lo sguardo sulla natura e sulla realtà locale del Brasile, quale la risposta a questa domanda? È risultato del tutto evidente come la lotta alla povertà e un nuovo paradigma economico non basato esclusivamente sui parametri quantitativi della crescita si impongano non solo per necessità, ma anche come emergenza. In questo contesto si è evidenziato con grande chiarezza come il gioco e lo sport costituiscono una insostituibile forza dal potenziale enorme in termini di promozione umana e di diffusione di una cultura di condivisione delle risorse, elementi base per un’ecologia integrale che può salvare l’umanità dai disastri ambientali. La definizione di Ben Vivere ci aiuta a comprendere come la fraternità universale e il rispetto per la natura siano legati. Seppur non sia un principio chiuso e ben definito, poiché arricchito dallo sguardo di tanti popoli della terra, si definisce il Ben Vivere partendo da 3 armonie: con se stessi, con gli altri e con la natura. Lo sport di oggi, quello ufficiale promosso dal Movimento Olimpico, troppo spesso ha un approccio basato sullo sfruttamento delle risorse naturali e umane per un unico fine: il denaro. Vi è uno squilibrio tra queste armonie ed è chiaro come tale mancanza abbia portato questo grande contenitore a svuotarsi dei suoi valori. È necessario tornare ad un senso del gioco, come quello concepito antecedentemente al Movimento Olimpico stesso e vissuto nelle comunità indigene. Esso porta con sé un valore più profondo, simbolico, che ci porta a capire in profondità chi siamo. È necessario ripensare un gioco e uno sport che non abbiano come obiettivo primario l’interesse dell’individuo e che quindi non sfruttino le risorse, ma permettano l’incontro tra persone, natura e anime. Nel celebrare questi 20 anni di cammino di Sportmeet, quali sono le speranze per il futuro? L’esperienza fatta in Brasile è stato il primo incontro internazionale dopo la pandemia e ha messo in evidenza e confermato due tratti della mission di Sportmeet. In primo luogo, la dimensione accademica, da portare avanti con un nucleo di professori di diverse Università ed Istituzioni sparsi nei diversi continenti che hanno trovato risonanza nei valori e nelle esperienze di Sportmeet rispetto al loro lavoro. In secondo luogo, un ambito, non distaccato dal primo, di azione per il cambiamento socioculturale nello sport e attraverso lo sport, con la sfida di tenere in rete le persone delle diverse organizzazioni che hanno manifestato l’interesse e l’utilità di uno spazio comune anche per uscire dal rischio di isolamento autoreferenziale. La storia di Sportmeet ha messo in luce un elemento fondamentale: che cultura e vita devono procedere a braccetto e che possono arricchirsi ed alimentarsi vicendevolmente.
Maria Grazia Berretta
https://youtu.be/NtwiaVAYPdY (altro…)