Movimento dei Focolari

Chiara Lubich: condividere

Chiara Lubich in questo brano ci invita a condividere con il prossimo quanto gli manca per avere una vita degna. E’ il miglior modo di prepararci al Natale che festeggeremo tra pochi giorni. La conversione del cuore, richiesta per andare incontro a Gesù, non consiste in belle parole e slanci sentimentali, ma nel fare la volontà di Dio e soprattutto nell’amare il nostro prossimo, nel solidarizzare concretamente con lui e condividere con lui, quando manca del necessario, i nostri beni: cibo, vestito, alloggio, assistenza, ecc. È quanto Gesù insegna. La vita cristiana, infatti, non consiste principalmente in lunghe preghiere e penitenze estenuanti; non domanda di cambiare mestiere o professione – a meno che questa non sia cattiva in se stessa –, bensì di vivere, nell’attività e nello stato di vita a cui apparteniamo, l’amore del prossimo. “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto” (Lc 3,11). (…) Siamo nel mese in cui si celebra la festa del Natale. Il Natale per la Chiesa non è semplice commemorazione di un avvenimento passato, ma è la celebrazione di un mistero sempre presente, sempre attuale: la nascita di Gesù in noi e in mezzo a noi. Come allora prepararci a Natale? Come fare in modo che Gesù nasca o rinasca in noi e fra noi? Con l’amare concretamente. Stiamo attenti che il nostro amore al prossimo non si fermi alle dichiarazioni o al sentimento, ma passi sempre all’azione, alle opere piccole e grandi.

Chiara Lubich

(Chiara Lubich, in Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, Opere di Chiara Lubich, Cittá Nuova, 2017, pag. 422-423) (altro…)

Università Popolare Mariana: Lo spazio della coscienza

Università Popolare Mariana: Lo spazio della coscienza

Inaugurato il 6 novembre 2021 il ciclo di lezioni del nuovo corso dell’Università Popolare Mariana (UPM) del Movimento dei Focolari che quest’anno ha come titolo“Dove l’uomo è solo con Dio: la coscienza”. Catherine Belzung, neuroscenziata, ed Emanuele Pili, docente, relatori della seconda lezione, rispondono ad alcune domande. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità”. Le parole che ritroviamo nella Costituzione Pastorale Gaudium et Spes, ispirano il titolo del nuovo corso dell’UPM (Università Popolare Mariana) dei Focolari pensato per l’anno accademico 2021-2022: “Dove l’uomo è solo con Dio: la coscienza”. Uno spazio “santo” quello della coscienza morale, come ha spiegato Renata Simon, co-responsabile per l’aspetto della sapienza e dello studio del Movimento dei Focolari, durante il primo incontro di questo percorso, il 6 novembre 2021: “La coscienza non chiude l’uomo dentro un’impenetrabile solitudine, come in una cella isolata, ma lo apre alla chiamata di Dio”. Analizzare il tema nelle sue varie declinazioni e, nel contesto della spiritualità dell’unità, riflettere sulla capacità di agire secondo la responsabilità di ciascuno di entrare in dialogo con sé stessi e con questa voce, sono solo alcuni degli obiettivi che questo corso si propone di raggiungere. Una grande sfida soprattutto nel mondo di oggi, come ci spiegano Cahterine Belzung, neuroscienziata e professoressa del dipartimento “Imagerie et Cerveau” dell’Università  François Rabelais di Tours (Francia) e Emanuele Pili, professore aggiunto al Dipartimento di teologia, filosofia e scienze umane dell’Istituto Universitario Sophia. Entrambi saranno relatori durante il secondo incontro in programma il 18 dicembre 2021 sul tema: La coscienza in un mondo plurale, diverse prospettive. La lezione tratterà degli aspetti psicologici in relazione alla coscienza morale, introducendo in qualche modo la questione della libertà e dei suoi possibili condizionamenti, materia di riflessione durante il terzo incontro. Ciascuno di noi si ritrova a dover scegliere secondo dei valori, e questo lo ritroviamo in varie prospettive disciplinari – spiega Catherine Belzung. Quel che varia spesso sono i concetti e il linguaggio utilizzato. Nelle neuroscienze parliamo di ‘meccanismi per prendere una decisone’, in altri campi di ‘coscienza morale’. Si deve costruire un dialogo per capire se le varie parole utilizzate corrispondono ad un concetto comune”. Nell’agire siamo condizionati neurologicamente o siamo liberi? Siamo persone completamente libere.  – afferma Catherine Belzung- Alcune ricerche sono state interpretate male e identificano l’uomo come una marionetta nelle mani del proprio materiale genetico, del proprio cervello. In realtà noi non siamo determinati dalla nostra biologia”. Capire cosa ostacola l’ascoltarsi e l’ascoltare la voce di Dio in una realtà rumorosa come quella che abitiamo, sembra essere il vero quesito. “Il tempo nel quale viviamo – spiega Emanuele Pili – è così chiassoso e frenetico che, talvolta, si crea come una cappa soffocante intorno ai nostri desideri più intimi e autentici. La pervasività e l’onnipresenza della tecnologia mutano lo stesso processo attraverso cui si forma l’identità personale. Pertanto, la sfida dell’ascolto della nostra interiorità è effettiva e non semplice da affrontare”. Come uscire da questa impasse? Il punto, credo, stia nel trovare il modo di bucare la cappa che tende a ostacolare la possibilità di rientrare in noi stessi. – continua Emanuele Pili – Molto, penso, passa dalla riscoperta – aiutata anche dall’esperienza della pandemia – delle relazioni vere e semplici, vissute nella loro dimensione corporea ed emozionale, capaci di lasciar da parte superficialità e mediocrità. (…) riscoprire l’interiorità e il desiderio che la anima è il gioco serio, non serioso, della normalità della vita. Forse, oggi, bucare la cappa che non ci permette di accedere all’interiorità passa anche e soprattutto dal saper ascoltare questo grido, talora muto o soffocato, di cui ad esempio i più giovani sono, nel bene e nel male, la più viva ed efficace testimonianza”.

Maria Grazia Berretta

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Musica di fraternità sulla rotta balcanica

Musica di fraternità sulla rotta balcanica

Il viaggio della band internazionale Gen Rosso nella rotta balcanica dove migliaia di migranti vivono situazioni drammatiche cercando di raggiungere l’Europa in cerca di futuro migliore. Da questa esperienza nasce anche il loro prossimo concerto di Natale dal titolo “Refugee” che sarà trasmesso gratuitamente in streaming. “Siamo stanchi, molto stanchi di vivere in queste condizioni, ma oggi abbiamo ritrovato e sperimentato la gioia”. Queste le parole di Mariam, visibilmente emozionata, nel ringraziare il gruppo internazionale Gen Rosso al campo rifugiati in Bosnia, dopo una giornata trascorsa insieme. Mariam è iraniana e insieme ad altri migranti oggi vive in quel campo profughi perché è in cerca di un futuro migliore, dove non ci sono guerre, odio e persecuzioni. Migliaia di rifugiati come lei sono bloccati al freddo e al gelo, nella cosiddetta “rotta balcanica”, con la speranza di raggiungere l’Europa. Il Gen Rosso nel mese di ottobre 2021 è andato in Bosnia per portare sollievo e speranza a questi migranti anche attraverso l’arte, la musica, il ballo. Un campo profughi gestito dalla Jesuit Refugee Service (Jrs), il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati che fornisce alloggi e aiuti essenziali ai richiedenti asilo e ai migranti che tentano di superare il confine croato. “Non avevamo la minima idea di cosa e chi avremmo incontrato – spiegano dalla band -, ma avevamo il desiderio di fare sentire la fraternità a queste persone forzate ad un doloroso peregrinare di anni”. I migranti hanno bisogno non solo di cibo e vestiti ma anche di momenti di accoglienza e serenità. All’inizio “ci siamo ritrovati sotto lo sguardo interrogativo e un po’ diffidente di famiglie che si tenevano a distanza. Non era semplice iniziare con persone provenienti da diverse culture e tradizioni, abituate all’indifferenza, se non all’ostilità, di tanti” spiegano dalla band. A rompere il ghiaccio iniziale sono stati i bambini. Incoraggiati, si sono avvicinati per provare a suonare un tamburello brasiliano di Ygor del Gen Rosso. Piano piano tutti si sono fatti coraggio. “Chissà cosa hanno vissuto questi bambini e cosa portano nel cuore – racconta Michele, cantante solista della band -. Si è creata subito una bella atmosfera. Il fatto che i bambini fossero presenti, con la loro immediatezza e semplicità, ha aiutato molto”. Così sono cominciati i primi dialoghi. Come ti chiami? Da dove vieni? E la diffidenza ha iniziato a lasciare spazio alla fiducia. “Avevamo previsto di dividerci in gruppetti – raccontano i musicisti -, ma abbiamo capito che loro tutti desideravano rimanere insieme e dopo tanto tempo, fare festa, con canti e danze di singoli e di popolo, secondo le proprie tradizioni. Alcune mamme, per mostrarci una danza tipica, ci hanno lasciato i loro bimbi in braccio con la fiducia che si ripone in fratelli”. Un rifugiato con una gamba ferita “ha afferrato il mio tamburo – racconta Helânio – i suoi occhi brillavano, era quasi il suo unico modo di esprimersi. Ero felice di dargli questa opportunità”. “Una donna ha chiesto se poteva ballare. – racconta Raymund, ballerino -. Sentiva che qualcuno la stava apprezzando. Ho capito cosa significa andare loro incontro attraverso la musica, capace di ricostruire l’anima delle persone, ed era evidente nei loro occhi lucidi, che erano felici”. Un’esperienza indelebile che ha ispirato anche il prossimo Concerto di Natale che il Gen Rosso ha intitolato appunto “Refugee”. Si svolgerà il 18 dicembre 2021, alle ore 21:00 (UTC+1), presso l’auditorium di Loppiano – puoi acquistare i biglietti qui o presso l’auditorium – e sarà trasmesso gratuitamente in streaming sulla piattaforma web publica.la. Una serata dedicata in particolare a tutti coloro che in questo momento si trovano in situazioni di sofferenza e disagio, con il desiderio di portare sollievo, pace e speranza.

Lorenzo Russo

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Vangelo Vissuto: “Beata colei che ha creduto” (Lc 1,45)

Dopo essere stata visitata dalla potenza dell’Altissimo, Maria, si precipita dalla cugina Elisabetta con il cuore in festa. È il primo gesto missionario che la Madre di Dio compie dopo aver detto il suo “sì”, l’andare incontro all’altro con una lieta novella. Natale è il tempo in cui anche noi possiamo portare con generosità questo annuncio al mondo. Come una pozzanghera In famiglia, in nome della libertà, i figli avevano perduto ogni misura e rispetto. Un giorno, per non reagire male e ritrovare la calma, sono uscita a fare due passi e, come spesso faccio, mi son messa a recitare il rosario. Pensavo a Maria. Era stata sposa e madre. Dentro il suo cuore aveva silenziosamente serbato tutto, anche il suo dolore. Pur sentendomi un miscuglio di negatività, pregare e riflettere mi hanno ridato pace e forza per cercare di portare a casa quella serenità. Ad un tratto, mentre camminavo, ho visto una pozzanghera dove si rifletteva il cielo. Ecco, mi sentivo un po’ così: una pozzanghera che può fare da specchio al cielo. Ciò è bastato per ricominciare con una gioia nuova. (F.A. – Albania) Insieme Avevo programmato con mio marito che al ritorno dal lavoro sarebbe rimasto a casa per far compagnia a nostro figlio John che ha la sindrome di Down, permettendomi così di partecipare a un incontro in parrocchia al quale tenevo. Ultimamente però questo passarsi di mano il dovere di genitori nei riguardi di John capitava un po’ troppo spesso, di conseguenza avevo notato nel ragazzo reazioni negative ingiustificate. Riflettendo, decisi di rinunciare all’incontro per stare con lui. Quando seppe che tutti e tre saremmo rimasti a casa insieme, il suo atteggiamento di sfida venne meno. Mentre preparavo la cena, venne a dirmi: “Mi dispiace di essere stato sgarbato, mamma. Ricominciamo”. Si riferiva a qualcosa che aveva fatto il giorno prima e intendeva dire “ricominciamo a volerci bene”. Ero contenta si fosse ricordato dell’offesa. Anche mio marito fu presente e l’armonia familiare ne fu rinsaldata. Trascorremmo una bellissima serata. Quando John andò a letto era visibilmente felice. (R.S. – Usa) In ospedale Ieri mattina, nell’ospedale dove svolgo un servizio di volontariato, sono andato a salutare un paziente piuttosto anziano. Quando gli ho chiesto se desiderava ricevere l’Eucarestia, ha sorriso scuotendo la testa: “È da tanto che non ricevo la Comunione…”. Gli ho proposto: “Vuole almeno recitare una preghiera?”. E lui: “Sì, ma mi deve aiutare, perché non ricordo come si fa”. Ho cominciato io e, parola per parola, mi ha seguito. Terminata la preghiera, ha concluso sorridendo: “Mi sono commosso”. E dire che all’apparenza l’avrei definito un duro. L’ho salutato con una carezza. (Umberto – Italia)

A cura di Maria Grazia Berretta

(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VII, n.4, novembre-dicembre 2021) Foto © Joachim Schwind – CSC Audiovisivi (altro…)

USA | Un’impresa familiare per la protezione dell’ambiente

Per oltre 25 anni John e Julia Mundell hanno lavorato nell’ambito della protezione ambientale. La loro azienda, la Mundell and Associates, ha iniziato operando per risolvere danni ambientali e problemi provocati dai rifiuti tossici a Indianapolis. Oggi il loro lavoro è conosciuto in tutti gli Stati Uniti e in altri Paesi. Lavorare per preservare la terra è per loro una vocazione per costruire l’unità e una risposta per custodire la nostra casa comune per le prossime generazioni. https://vimeo.com/651033530 (altro…)