Movimento dei Focolari
Il Metropolita Gennadios Zervos: uomo del dialogo e dell’unità

Il Metropolita Gennadios Zervos: uomo del dialogo e dell’unità

Un breve profilo del Metropolita che è stato un grande amico dei Focolari e l’espressione della preghiera e della vicinanza di Maria Voce a nome del movimento.

© CSC Audiovisivi

Oggi 16 ottobre, l’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta ha annunziato che il Metropolita Gennadios è “transitato al cielo”[1]. Ha vissuto 57 anni in Italia dapprima come parroco a Napoli, nel 1970 come Vescovo di Kratea e poi dal 1996 come arcivescovo della diocesi di Italia e Malta e esarca dell’Europa meridionale, con sede a Venezia. Per i fedeli della sua Arcidiocesi ha avuto un amore grande che emerge da una lettera del 3 ottobre scorso, in cui scriveva: “Siete nel mio cuore. Siete la mia vita!”.[2] Nel 2007 il Patriarca Bartolomeo disse del lui: “con immenso amore […] avete lavorato per moltissimi anni in modo missionario per il vostro gregge, distinguendo Vi per molti e vari carismi, che esprimono la personalità di Vostra Eminenza, tra i quali i più grandi sono l’umiltà e la dolcezza, la tranquillità e la saggezza del vostro carattere, ma più grande di tutti è il vostro amore e la fede verso la Madre Chiesa”.[3] E’ stato un uomo del dialogo che ha partecipato attivamente all’attività ecumenica in Italia e oltre come si coglie in quest’intervista a Radio Vaticana nel 2015: “Pregare significa camminare insieme e, come mi ha detto una volta Papa Francesco, ‘camminare significa unione. Quando camminiamo insieme, l’unità è più vicina a noi’”[4]. Parlando delle divisione dei cristiani afferma “Noi adesso dobbiamo essere crocifissi, noi uomini dobbiamo salire sulla croce, per far sparire le nostre passioni, i nostri difetti, i nostri errori. Non viene più, Gesù Cristo, per essere crocifisso ma dobbiamo essere noi sulla croce per cancellare il fanatismo, l’odio, l’egoismo”[5]. Grande amico del Movimento dei Focolari, il Metropolita  ricordava spesso un colloquio con  Athenagoras nel 1970. “Egli mi ricevette per ben 48 minuti! Numerosi vescovi, sacerdoti, teologi ed altri erano nel corridoio ad attendere la benedizione del Patriarca. Tutti erano stupiti del fatto che fossi rimasto in udienza così tanto tempo […] Cosa era accaduto? Il Patriarca aveva parlato di me per 2 minuti, di papa Paolo VI per 5 minuti e per ben 40 minuti di Chiara!”[6] Prendeva parte a molti eventi dei Focolari: dagli incontri dei vescovi amici del Movimento, alle scuole di ecumenismo e le settimane ecumeniche organizzate dal Centro “Uno”[7]. Durante l’ultima edizione, nel 2017, consegnò a Maria Voce una medaglia in riconoscenza per il lavoro ecumenico dei Focolari. E’ stata sua l’idea d’iniziare la “Cattedra Ecumenica Internazionale Patriarca Athenagoras – Chiara Lubich”, di cui era co-titolare, all’Università Sophia e ha tenuto nel 2017 la Prolusione di inizio attività sul tema “Il Patriarca Athenagoras e Chiara Lubich, protagonisti dell’unità”.[8] Il Metropolita Gennadios ha potuto incontrare Chiara pochi giorni prima della sua morte quando l’ha visitata assieme al Patriarca Bartolomeo al Policlinico “Gemelli”.  Di quell’ultimo incontro ricordava: “Era piena di gioia, sorridente come sempre, dolce, serena ed il suo “Carisma” era ben vivo. Infatti le sue ultime parole prima di congedarci furono: “Sempre uniti!”. [9] Sembra che il Metropolita Gennadios abbia adempiuto quanto gli disse profeticamente il Patriarca Athenagoras nel 1960: “Tu andrai in Italia, abbiamo bisogno di nuovi sacerdoti per i tempi che vengono, tempi di riconciliazione e di dialogo con la Chiesa cattolica”[10].

Joan Patricia Back

[1] Sito ortodossia.it [2] Sito ortodossia.it [3] Sito ortodossia.it [4] Intervistato alla Radio Vaticana 23 gennaio 2015 sul sito ortodossia.it [5] Intervistato alla Radio Vaticana 23 gennaio 2015 sul sito ortodossia.it [6] 50° del Centro “Uno”, Trento 12 marzo 2011 [7] Il Centro “Uno”, per l’unità dei cristiani, si occupa del dialogo ecumenico del Movimento dei Focolari [8]  www.sophiauniversity.org/it [9]  50° del Centro “Uno” Trento, 12 marzo 2011 [10] Sito ortodossia.it (altro…)

Vangelo vissuto: umiltà

Come scrive Chiara Lubich: “Essere umili non vuol dire soltanto non essere ambiziosi, ma essere consapevoli del proprio nulla, sentirsi piccoli davanti a Dio e mettersi quindi nelle sue mani, come un bambino”. Una scuola di vita Durante la pandemia anch’io sono stato costretto all’isolamento in casa. Anche se il rapporto con alcuni miei assistiti è continuato via Internet, il vero lavoro è stato su me stesso. Non potevo più esimermi dall’aiutare i figli a fare i compiti, a indovinare come riempire il loro tempo, a provvedere ai genitori anziani, ad aiutare mia moglie in cucina, a inventare menù nuovi… Avevo sottovalutato il valore che possono avere i piccoli gesti quotidiani per la conoscenza di sé ed ecco, ora, l’occasione per scoprire dimensioni fondamentali nell’esistenza. Ma forse la scoperta più importante di questo periodo è stata la preghiera, il rapporto a tu per tu con Dio. L’avevo trascurato, messo da parte insieme ad altre cose, impegnato com’ero nelle mie ricerche e nei miei lavori. Nel gestire un tempo senza margini, ho riflettuto sulla vita, sulla morte, sulla speranza… Non so come sia stato per gli altri, ma per me questo forzato esilio è diventato una vera scuola, più efficace di tanti libri e corsi di specializzazione. (M.V. – Svizzera) Invecchiare insieme Dopo decenni di vita matrimoniale nell’amore, mi sono reso conto di essere diventato insofferente verso mia moglie. Lei non è d’accordo in tante cose che io faccio e mi ripete sempre la stessa lezione. Un giorno, dopo averla sentita una prima e una seconda volta, ho risposto con rabbia che sapevo quello che dovevo fare: me l’aveva già detto. Naturalmente lei è rimasta male, ma anch’io. Le ho chiesto perdono, ma dentro di me è rimasto il grande dolore di non aver rispettato, accettato il suo invecchiamento. Se questo succede con lei, ho riflettuto, chissà quante cose faccio io che fanno male a mia moglie. Raccontavamo questo fatto a una nipote, venuta a trovarci con il suo compagno, quando lei, senza motivo apparente, ha cominciato a piangere mentre lui le prendeva la mano, accarezzandola. Dopo un po’ di silenzio ci hanno confidato che avevano deciso di non restare insieme per le diversità di carattere riscontrate tra loro. Ascoltando però il nostro racconto, erano stati commossi dalla bellezza di invecchiare insieme e provare a ricostruire sempre l’amore. (P.T. – Ungheria) Ascoltare, capire Se ripenso ai 25 anni trascorsi a prendermi cura della salute dei miei pazienti, mi pare di non aver fatto altro che ascoltarli. Ricordo sempre, nei miei primi giorni come medico di famiglia, quella donna che aveva girato non so quanti ospedali dalla Svizzera all’Italia. Mi stava descrivendo un particolare della sua storia personale che poteva essere la chiave dei disturbi di cui soffriva da oltre 15 anni. Alla mia domanda: “Ma lei, signora, ha mai parlato ai medici di questo?”, ha risposto: “Dottore, è la prima volta che mi viene in mente. Adesso lei mi ascolta ed io me ne sono ricordata”. Mi è servita tanto questa esperienza di visita, più di un aggiornamento professionale. Sì, perché ascoltare, specie oggi che si fa tutto in fretta, dovrebbe corrispondere sempre a “capire”. Tutti questi anni sono stati per me una scuola a questo riguardo… e non ho certo finito di imparare! Ascoltare non è che un’espressione dell’amore di cui Cristo ci ha dato l’esempio: farsi vuoto per poter accogliere in sé l’altro. (Ugo – Italia) Centellinare Quando, dopo gli ultimi esami, dal medico mi è stato annunciato che il cancro si era riaffacciato, il primo pensiero è stato per la famiglia, per i nostri figli e nipotini. Mio marito ed io ne abbiamo parlato serenamente e abbiamo deciso di vivere il periodo che mi rimane come il tempo più bello per consegnare loro l’eredità di un amore fedele fino alla fine. Sono iniziate giornate che, pur pesanti per i dolori, hanno un colore e un calore nuovi. Non soltanto è aumentato l’amore fra tutti, ma direi che stiamo imparando a vivere il tempo “centellinandolo”. Ogni gesto è unico perché potrebbe essere l’ultimo, e così pure ogni telefonata, ogni parola detta. L’attenzione all’altro, al tono della voce, a creare armonia tra noi… tutto ha preso valore. Mio marito si sorprende di quanta gioia siano pieni questi nostri giorni e mi ripete spesso: “È l’unico bene che possiamo lasciare ai nostri figli!”. Nei momenti dedicati alla preghiera sentiamo il cielo aprirsi, perché è diventata soltanto un atto di ringraziamento. (G.C. – Italia)

a cura di Stefania Tanesini

 (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VI, n.5, settembre-ottobre 2020) (altro…)

Il Patto Globale per l’Educazione

Il Patto Globale per l’Educazione

Il prossimo 15 ottobre ci sarà l’evento voluto da Papa Francesco: agenzie formative, attori sociali, istituzioni e organizzazioni internazionali si confronteranno per costruire alleanze per un’umanità più fraterna. Ne parliamo con Carina Rossa, focolarina, nel team organizzativo. “Mai come ora c’è bisogno di unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna”. Così Papa Francesco nel Messaggio per il lancio del Patto Globale per l’Educazione: un invito a promuovere “un’educazione più aperta e inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione”. Il Patto ispira un evento mondiale, rimandato a causa della pandemia. Lo prepara però un incontro virtuale che si terrà il prossimo 15 ottobre alle ore 14:30 (utc+2) in diretta streaming sui canali Youtube di Vatican News con la traduzione simultanea in italiano, inglese, francese, spagnolo e portoghese. Ne parliamo con Carina Rossa, focolarina argentina, nel team organizzativo dell’evento: Il Papa ci invita ad una alleanza per l’educazione che produca un cambiamento di mentalità. Come si declina questo nuovo pensare? “Il Papa sottolinea che l’educazione è alla base di tutti i cambiamenti sociali e culturali e ci chiama ad impegnarci in questo ambito. Quindi il primo cambiamento risiede nel conferire dignità all’educazione. Poi dà all’educazione una finalità, quella di “cambiare il mondo”, e invita a pensare allo studio come a uno strumento per affrontare le sfide del nostro tempo: pace e cittadinanza, solidarietà e sviluppo, dignità e diritti umani, cura della casa comune. Inoltre Francesco denuncia che il Patto tra la famiglia, la scuola, la società e la cultura si è rotto e va ricostruito: qui il cambiamento di mentalità coinvolge le agenzie formative, gli attori sociali, le istituzioni e le organizzazioni internazionali, affinché costruiscano alleanze per raggiungere finalità comuni e suscitare un’umanità più fraterna. A questo scopo il Santo Padre suggerisce una metodologia a tre passi: mettere al centro la persona, investire le migliori energie e formare persone capaci di mettersi al servizio”. In che direzione dunque educare i giovani? Quali valori coltivare? “Le nuove generazioni sono al centro della proposta educativa, perché sono i bambini, i ragazzi, i giovani che cambieranno il mondo. “Uomini e donne nuovi” – è l’auspicio – cha saranno “uniti nella diversità”, in dialogo costante, al servizio dei valori della pace, della solidarietà e della fratellanza universale, nel rispetto dei diritti umani e della dignità dell’uomo”. L’evento mondiale dedicato al Patto avrebbe dovuto svolgersi il 14 maggio ma a causa della pandemia è stato rinviato al 15 ottobre e si terrà in forma virtuale. A che punto siamo con la preparazione dell’evento? “La pandemia ci ha obbligati a ripensare tutta la proposta e l’appuntamento di ottobre sarà una prima tappa di avvicinamento all’evento mondiale che speriamo di celebrare più avanti con il Papa. La Congregazione per l’Educazione Cattolica – incaricata dal Santo Padre a promuovere l’evento – ha affidato alla Scuola di Alta Formazione EIS dell’università LUMSA il coordinamento scientifico dell’iniziativa e in questa fase si lavora ad instaurare rapporti e avviare processi: ad esempio è stato costituito un tavolo con le organizzazioni rappresentative del mondo educativo a livello globale. Inoltre stiamo raccogliendo le esperienze educative internazionali da pubblicare sul sito web dell’evento, come un Osservatorio del Patto Educativo, e gli interventi fatti nel corso degli incontri preparatori che comporranno una pubblicazione.

Claudia Di Lorenzi

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Le esigenze dell’amore vero

La pandemia non solo comporta delle gravi conseguenze immediate, ma spesso fa emergere anche tanti problemi pre-esistenti di tipo personale, sociale e politico. Nel seguente testo Chiara Lubich sottolinea il primo passo imprescindibile per chi vuole cambiare veramente il mondo. Ha detto un grande psicologo del nostro tempo: “La nostra civiltà molto raramente cerca d’imparare l’arte di amare e, nonostante la disperata ricerca di amore, tutto il resto è considerato più importante: successo, prestigio, denaro, potere. Quasi ogni nostra energia è usata per raggiungere questi scopi e quasi nessuna per conoscere l ‘arte di amare”[1]. La vera arte di amare emerge tutta dal Vangelo di Cristo. E metterla in pratica è il primo imprescindibile passo da compiere per poter scatenare quella rivoluzione pacifica, ma così incisiva e radicale che cambia ogni cosa. Tocca non solo l’ambito spirituale, ma anche quello umano, rinnovandone ogni espressione culturale, filosofica, politica, economica, educativa, scientifica, ecc. È il segreto di quella rivoluzione che ha permesso ai primi cristiani di invadere il mondo allora conosciuto. […] Quest’amore non è fatto solo di parole o di sentimento, è concreto. Esige che ci si faccia “uno” con gli altri, che “si viva” in certo modo l’altro nelle sue sofferenze, nelle sue gioie, nelle sue necessità, per capirlo e poterlo aiutare efficacemente

Chiara Lubich

  Da: Chiara Lubich, L’arte di amare, Roma, Città Nuova Ed. 52005, p. 23-24. [1] E. Fromm, L’arte di amare, Milano 1971, p.18. (altro…)