Marzo 2011
“Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Certamente la sua volontà non ci è sempre chiara. Come Maria anche noi dovremo domandare luce per capire quello che Dio vuole. Occorre ascoltare bene la sua voce dentro di noi, in piena sincerità, consigliandoci se occorre con chi può aiutarci. Ma una volta compresa la sua volontà subito vogliamo dirgli di sì. Se, infatti, abbiamo capito che la sua volontà è quanto di più grande e di più bello possa esserci nella nostra vita, non ci rassegneremo a “dover” fare la volontà di Dio, ma saremo contenti di “poter” fare la volontà di Dio, di poter seguire il suo progetto, così che avvenga quello che Lui ha pensato per noi. E’ il meglio che possiamo fare, la cosa più intelligente. Le parole di Maria – “Eccomi, sono la serva del Signore” – sono dunque la nostra risposta d’amore all’amore di Dio. Esse ci mantengono sempre rivolti a Lui, in ascolto, in obbedienza, con l’unico desiderio di compiere il suo volere per essere come Lui ci vuole. A volte tuttavia quello che Lui ci chiede può apparirci assurdo. Ci sembrerebbe meglio fare diversamente, vorremmo essere noi a prendere in mano la nostra vita. Ci verrebbe addirittura voglia di consigliare Dio, di dirgli noi come fare e come non fare. Ma se credo che Dio è amore e mi fido di Lui, so che quanto predispone nella mia vita e nella vita di quanti mi sono accanto è per il mio bene, per il loro bene. Allora mi consegno a Lui, mi abbandono con piena fiducia alla sua volontà e la voglio con tutto me stesso, fino ad essere uno con essa, sapendo che accogliere la sua volontà è accogliere Lui, abbracciare Lui, nutrirsi di Lui. Nulla, lo dobbiamo credere, succede a caso. Nessun avvenimento gioioso, indifferente o doloroso, nessun incontro, nessuna situazione di famiglia, di lavoro, di scuola, nessuna condizione di salute fisica o morale è senza senso. Ma ogni cosa – avvenimenti, situazioni, persone – è portatrice di un messaggio da parte di Dio, ogni cosa contribuisce al compimento del disegno di Dio, che scopriremo a poco a poco, giorno per giorno, facendo come Maria, la volontà di Dio. “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Come vivere allora questa Parola? Il nostro sì alla Parola di Dio significa concretamente fare bene, per intero, ogni momento, quell’azione che la volontà di Dio ci chiede. Essere tutti lì in quell’opera, eliminando ogni altra cosa, perdendo pensieri, desideri, ricordi, azioni che riguardano altro. Di fronte ad ogni volontà di Dio dolorosa, gioiosa, indifferente, possiamo ripetere: “avvenga di me quello che hai detto”, oppure, come ci ha insegnato Gesù nel “Padre nostro”: “sia fatta la tua volontà”. Diciamolo prima di ogni nostra azione: “avvenga”, “sia fatta”. E compiremo attimo dopo attimo, tassello per tassello, il meraviglioso, unico e irrepetibile mosaico della nostra vita che il Signore da sempre ha pensato per ciascuno di noi. Chiara Lubich
Parola di vita, dicembre 2002, pubblicata in Città Nuova, 2002/22, p.7.
© Centro Chiara Lubich: Viaggio in Terra Santa 1956
Con i sindaci e i politici dei Territori Palestinesi
È nel difficile e purtroppo ben conosciuto contesto dei Territori Palestinesi, che Maria Voce, presidente dei Focolari, si incontra con alcuni politici e amministratori locali, cristiani e musulmani. Fra loro il sindaco di Betlemme, Victor Batarseh, il ministro per il turismo, la signora Khouloud Daibes, il consigliere del presidente per i rapporti con i cristiani del governo palestinese Ziad Al-Bandak. L’iniziativa è della Fondazione Giovanni Paolo II, che dal 2007, da un’idea di padre Ibrahim Faltas, già superiore del convento annesso alla Basilica della Natività in particolare nel periodo dell’ assedio, ha investito notevoli energie – con il contributo di tante istituzioni pubbliche e private soprattutto italiane, quali Cei, Provincia di Trento, Regione Toscana, Acli… – per riuscire, attraverso i suoi programmi, a fornire conoscenze, risorse e infrastrutture per lo sviluppo sia a livello individuale e comunitario della Palestina. Padre Ibrahim sottolinea la straordinaria sintonia che esisteva tra Giovanni Paolo II e Chiara Lubich, «al punto che quest’incontro oggi è più che necessario». Maria Voce ha da parte sua sottolineato la sua gioia di «condividere con chi ha in mano le sorti di questo mondo, i nostri ideali di fraternità». Una fraternità che in politica vuol dire fare in modo che la gente si senta apprezzata e appoggiata da chi gestisce la cosa pubblica. Perché, come diceva Chiara Lubich, «la politica è l’amore degli amori». Il sindaco di Betlemme ha immediatamente voluto notare «come gli ideali dei Focolari siano anche i nostri». Sono spinte che possono portare ad abbattere quei muri che dividono queste terre. Non tanto e non solo i muri materiali, quelli visibili, ma soprattutto quelli invisibili. Padre Ibrahim ne è convinto: «Qui dal dolore immenso del popolo sta nascendo una generazione di giovani responsabili, che vogliono la pace e che sembrano essere capaci anche di gestire il potere. Bisogna però che la comunità internazionale, sia quella civile che quella politica, sia loro vicina, apra spiragli di vera pace e li sostenga, anche grazie ad iniziative come quelle finanziate dalla fondazione, che opera nel campo dell’istruzione, della promozione sportiva e culturale, del giornalismo, dell’artigianato. Certamente le iniziative di una pace che definirei “profonda”, come quelle dei Focolari, sono essenziali per continuare a sperare». di Michele Zanzucchi Fonte Città Nuova online (altro…)
Palestina: una terra dove vale la pena vivere
«Vale la pena vivere in questa terra». Così cantano i versi di una composizione poetica palestinese, che viene recitata sullo sfondo di un power-point che ripropone gli avvenimenti unici nella storia dell’umanità avvenuti in questa parte di mondo: la nascita di Gesù, il suo battesimo, i suoi miracoli, fino al suo presentarsi ai discepoli di Emmaus. È il pezzo che ha concluso la festa al termine dell’incontro della comunità della Terra Santa con Maria Voce e Giancarlo Faletti. Erano arrivati in tanti da Gerusalemme, Haifa, Nazareth, Ramallah, Gaza (il gruppo è accolto con un calorosissimo applauso) e Betlemme, dove si è tenuto l’incontro nel pomeriggio di sabato 19 febbraio. Proprio quella frase che esprime l’anima palestinese sembra la risposta immediata a quanto poco prima aveva detto la presidente dei Focolari, nel rispondere alla domanda di Ghada di Gaza che chiedeva una parola per chi vive in una situazione così difficile. «Vorrei darvi una parola di speranza. – ha detto Maria Voce – Abbiamo visto la vostra situazione, siete i prediletti. Siete particolarmente nel nostro cuore. L’Opera di Maria è con voi, tutta l’Opera di Maria». Dopo una presentazione di varie esperienze di famiglie, giovani ed adulti provenienti da diverse parti della Terra Santa, alcune immagini hanno accompagnato tutti i presenti nei vari momenti della storia dell’Opera in questa parte di mondo, a partire dalle immagini della visita di Chiara Lubich nel 1956. Si sono visti i primi passi, compiuti a Nazareth, alla fine degli anni ’60, grazie a padre Armando Bortolaso, diventato poi vescovo di Aleppo. Le prime Mariapoli negli anni ’70 con Aletta Salizzoni e Guido Brini ed altri provenienti dal Libano. Poi, l’arrivo dei due focolari nel 1977 e nel 1980 e lo sviluppo dei Focolari tra le tante sofferenze di questi decenni, ma anche con sviluppi e frutti inattesi nel dialogo a diversi livelli. Le domande alla presidente e al copresidente hanno toccato molti punti: dai tipici problemi dei giovani al dolore, dalla scelta della propria strada al desiderio di santità risvegliato dalla beatificazione di Chiara Luce. Soprattutto, però, si sono concentrate sullo specifico di questo mondo: le divisioni fra cristiani, i rapporti con musulmani ed ebrei, la vita di una minoranza, quella cristiana, che si assottiglia sempre più senza un’apparente speranza per il futuro. Una nota di speranza è venuta anche dal Nunzio Apostolico Mons. Antonio Franco, che, dopo essere stato presente per buona parte del programma, ha rivolto alla sala parole calorose: «Vi saluto con affetto. Sapete che vi voglio bene. La presenza della presidente e del copresidente qui significa che avete tutto il Movimento con voi. Ho sperimentato lo stesso quando il Papa è stato con noi. Sentivo la stessa forza. E’ come un passaggio del Signore che vi vuole donare qualcosa. Andiamo avanti rafforzati!» Infine la festa finale, danze e canzoni coinvolgenti, ma anche un messaggio forte che sottolineava il titolo della giornata, che campeggiava nel poster sul palco: Tasselli di un magnifico mosaico. di Roberto Catalano (altro…)
