Movimento dei Focolari

Burkina Faso: in missione nella terra degli uomini integri

Dic 30, 2019

Una delle cose più belle del nostro lavoro alla redazione di focolare.org è il rapporto con le persone e le comunità dei Focolari nel mondo e, anzi, approfittiamo di queste festività natalizie per ringraziare quanti di voi ci mandano notizie, consentendo così che la vita del carisma dell’unità diventi d’ispirazione per molti. In questo spirito, la mail di p. Domenico De Martino, 36 anni, originario di Napoli (Italia), ora in missione in Burkina Faso, è stata un vero dono perché apre le porte su di un pezzo di mondo che sta vivendo un tempo difficile, dove pace, dignità e libertà religiosa sono gravemente minacciate e che è fuori dai radar mediatici internazionali.

Una delle cose più belle del nostro lavoro alla redazione di focolare.org è il rapporto con le persone e le comunità dei Focolari nel mondo e, anzi, approfittiamo di queste festività natalizie per ringraziare quanti di voi ci mandano notizie, consentendo così che la vita del carisma dell’unità diventi d’ispirazione per molti. In questo spirito, la mail di p. Domenico De Martino, 36 anni, originario di Napoli (Italia), ora in missione in Burkina Faso, è stata un vero dono perché apre le porte su di un pezzo di mondo che sta vivendo un tempo difficile, dove pace, dignità e libertà religiosa sono gravemente minacciate e che è fuori dai radar mediatici internazionali. Negli ultimi cinque anni il Burkina Faso è stato colpito dalla violenza di gruppi estremisti che hanno causato la morte di centinaia di persone, un’ondata di rapimenti e la chiusura di molte scuole e chiese. Una violenza che ha portato a un massiccio e continuo spostamento di popolazioni dalle regioni colpite verso la capitale e i grandi centri urbani. Secondo le ultime informazioni delle Nazioni Unite, all’inizio di ottobre sono stati registrati 486.360 sfollati interni, più del doppio rispetto a luglio e le cifre sono in costante crescita. C’è chi parla addirittura di un milione di sfollati interni. P. Domenico fa parte della Comunità Missionaria di Villaregia e ha avuto i primi contatti con il Focolare a 12 anni quando ha letto per la prima volta la Parola di Vita, il mensile commento alle scritture nello spirito del carisma dell’unità, iniziato da Chiara Lubich oltre quarant’anni fa. Lo trovava quando andava a far visita ai missionari. “Poi, a 17 anni ho scritto a Chiara Lubich per chiederle di indicarmi una parola del Vangelo che fosse di luce per la mia vita e perché volevo condividere con lei il mio percorso di ricerca vocazionale. Custodisco ancora la sua risposta nella mia bibbia e ogni tanto la riprendo. La parola che mi ha dato è: ‘Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui’ (GV 14.23). Una Parola impegnativa e forte di cui cerco di comprendere sempre di più il senso per la mia vita. Nel 2012 sono stato ordinato prete dopo un’esperienza di un anno in Perù, a Lima”. Da due anni p. Domenico è in missione a Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso e si occupa di progetti di promozione umana. “Burkina Faso significa letteralmente ‘terra degli uomini integri’ e tra i valori del popolo burkinabé ci sono la famiglia e il senso di comunità. Abbiamo iniziato una scuola di alfabetizzazione che oggi conta 160 iscritti; la maggior parte sono ragazze e giovani madri che non hanno potuto studiare. Abbiamo attivato anche un progetto per donne che hanno iniziato piccole imprese con le quali sbarcano il lunario: le domande da selezionare sono molte e questo non è sempre facile. Il Vangelo e il desiderio di essere immersi in questo popolo ci guidano nelle scelte”. In questi ultimi mesi sono ricominciate le lezioni nelle scuole della capitale; lo stesso, purtroppo, non si può dire per altre zone del Paese. Nel Nord, Nord-Est e Nord-Ovest del Paese molte scuole sono state bruciate da gruppi terroristici e al termine dello scorso anno scolastico diversi insegnanti sono stati uccisi. “Le modalità sono sempre le stesse: i banditi o terroristi arrivano nei villaggi, prendono tutto – bestiame e raccolto – svuotano i piccoli negozi e poi cercano gli insegnanti dicendo loro che se non se ne vanno saranno le prossime vittime a meno ché non insegnino l’arabo o quella che loro definiscono ‘la vera religione’. Ho avuto modo di parlare con alcuni insegnanti che nonostante questa situazione di crisi devono raggiungere il posto di lavoro in queste province perché lo stato non puo’ permettere che cessino le attività ma la paura é grande. Anche se la nostra zona é tranquilla, cerchiamo di essere vicini alla nostra gente, condividendo paure e angosce. Nel settembre scorso in un attacco a una base militare hanno perso la vita 40 soldati tra cui 3 nostri giovani parrocchiani. Eravamo particolarmente vicini a uno di loro, primogenito di una famiglia che conosciamo molto bene. Quando siamo andati a casa sua per le condoglianze, di fronte alla vedova e ai due figli distrutti dal dolore non riuscivo a dare una risposta al perché di tanto odio e orrore. Incrociando lo sguardo di Jean, il padre del giovane ucciso, che mi dice sempre: ‘Voi preti siete il segno di Dio per noi; a voi possiamo domandare tutto perché ci date la parola di Dio, il suo conforto e la sua volontà’, non ho potuto far altro che stringergli la mano impotente, senza potergli dire nulla ma solo fargli sentire che Dio gli é vicino”. In questa situazione di grave instabilità un segno di speranza é la comunione crescente tra le diverse chiese cristiane e con persone di altre religioni, in particolare i musulmani, con i quali ci riuniamo in preghiera e invochiamo la pace. Un altro segno di speranza che p. Domenico ci racconta é il progetto per poter sostenere la retta scolastica di alcuni bambini. Ad oggi sono 96 i bambini che ne hanno usufruito. “Ci ha sconcertato renderci conto che moltissimi bambini non sono in possesso di alcun atto di nascita e dunque per lo stato e per il mondo non esistono. Le situazioni che incontriamo sono molto complesse e richiedono un accompagnamento su diversi fronti. É bello vedere come un progetto fatto mettendo Dio al centro porta a una comprensione e una gestione delle cose più profonda, perché si guarda alla persona nella sua globalità. Per i certificati di nascita ci stiamo organizzando e questo ci permetterà di ridare dignità ai bambini dei nostri quartieri”. Tra le righe comprendiamo che p. Domenico potrebbe raccontarci ancora moltissime cose e le sue parole dense di amore per il popolo burkinabé ci avvicinano a questa terra. “La comunione – conclude p. Domenico – ci aiuta ad essere Chiesa nel vero senso del termine, con i piedi per terra e le mani in pasta per tutti i figli di Dio che sono nella prova e in necessità”.

 Stefania Tanesini

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