31 Dic 2022 | Centro internazionale, Chiesa
Le parole di Margaret Karram, presidente del Movimento dei Focolari in occasione della dipartita di Sua Santità, Papa Benedetto XVI Stima, riconoscenza e grande commozione riempiono ora il mio cuore mentre esprimo la più profonda gratitudine per l’opera e la vita di Papa Benedetto XVI, a nome mio e del Movimento che egli ha seguito e accompagnato con vicinanza e amore. Con tutta la Chiesa ci stringiamo attorno a papa Francesco nel ridonarlo a Dio, certi che sia già stato accolto nella gloria del Cielo e lo farò di persona, il 5 gennaio prossimo, partecipando alle esequie in Piazza San Pietro. Ho avuto il dono di accogliere Papa Benedetto, nel maggio 2009, a Gerusalemme, partecipando a varie tappe del suo pellegrinaggio in Terra Santa. Due momenti mi rimangono particolarmente impressi, le sue parole al Santo Sepolcro: “La pace qui è possibile”. “la Tomba Vuota – ha continuato – ci parla di speranza, quella stessa che non delude, perché è dono dello Spirito della vita”. Molto forte per me è stata anche la partecipazione ad una messa privata nella Delegazione Apostolica di Gerusalemme, celebrata proprio da papa Benedetto XVI. Ho colto la sua tenerezza paterna e la grandezza della sua carità che si esprimeva con un gesto di riconoscenza per tutto ciò che il Movimento dei Focolari aveva fatto per preparare la sua visita.
Nel 1989, poi quando era ancora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Card. Joseph Ratzinger fu invitato da Chiara Lubich per un dialogo con le focolarine, riunite in occasione degli esercizi spirituali annuali, a cui anch’io stavo partecipando. Rispose a domande molto varie ed a un certo punto pronunciò parole che non ho dimenticato. A proposito del futuro della Chiesa e dell’umanità disse: “L’ultima parola della storia del mondo sarà la comunione, sarà il diventare comunione, non solo tra noi ma, essendo incorporati nell’amore trinitario, diventare comunione universale, dove Dio è tutto in tutti” [1]. Oggi, nel momento in cui l’amato Papa Benedetto XVI è tornato alla casa del Padre, questa sua espressione risuona in me quasi come un testamento spirituale. Sono parole di un’attualità straordinaria, che oggi gettano luce e speranza su un’umanità afflitta da conflitti di cui non vediamo la fine. Ci siamo nutriti del suo pensiero così illuminato, quello di un grande teologo che, ancora giovanissimo, partecipò al Concilio Vaticano II, trasmettendo e presentando negli anni la novità di una chiesa-comunione, fatta di conoscenza della Parola e di carità tradotta in pratica. All’indomani della sua elezione a Pontefice, Chiara Lubich così si espresse: “Per la conoscenza diretta che ho di lui, avendo egli doti particolari per cogliere la luce dello Spirito, non mancherà di sorprendere e superare ogni previsione” [2]. Non dimenticheremo poi il ruolo chiave che ebbe nel 1998, quando Papa Giovanni Paolo II in occasione della festa di Pentecoste, convocò in piazza San Pietro i Movimenti ecclesiali e Nuove Comunità. In quell’occasione, il card. Ratzinger tenne una lezione magistrale dal titolo: “I movimenti ecclesiali e la loro collocazione teologica”, in cui delineò il profilo dei movimenti e delle nuove comunità e il rapporto imprescindibile con la Chiesa. Alcuni passaggi del suo intervento continuano ad essere per me e per il Movimento, di grande luce per poter essere strumenti di comunione nella Chiesa e braccia di Cristo per l’umanità: “(…) è molto evidente che lo Spirito Santo è anche oggi all’opera nella Chiesa e le concede nuovi doni – disse allora – grazie ai quali essa rivive la gioia della sua giovinezza (cfr. Sal 42, 4). Gratitudine per quelle tante persone, giovani e anziane, che aderiscono alla chiamata dello Spirito e, senza guardarsi né attorno né indietro, si lanciano gioiosamente nel servizio del Vangelo. Gratitudine per i vescovi che si aprono ai nuovi cammini, fanno loro posto nelle proprie rispettive Chiese, dibattono pazientemente con i loro responsabili per aiutarli a superare ogni unilateralità e per condurli alla giusta conformazione”[3]. Insieme alla Chiesa tutta, ringrazio Dio per il dono che Papa Benedetto XVI è stato per il nostro tempo e prego che sappiamo cogliere e tradurre in vita la profondità del suo pensiero teologico, la fedeltà al Vangelo e il coraggio di una testimonianza di vita capace di condurre la Chiesa sui sentieri della verità, della fratellanza e della pace.
Margaret Karram Presidente del Movimento dei Focolari
[1] Visita del Card. Joseph Ratzinger all’incontro delle focolarine, risposte alle domande. Castel Gandolfo, 8 dicembre 1989. Archivio Chiara Lubich in Archivio Generale Movimento dei Focolari. [2] Dichiarazione di Chiara Lubich in: Comunicato Stampa Movimento dei Focolari, 20 aprile 2005 [3] I movimenti nella Chiesa. Atti del Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali, Roma, 27-29 maggio 1998, Coll. Laici oggi 2, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1999 (altro…)
3 Dic 2022 | Chiesa, Ecumenismo
Il 21 novembre 2022 presso il Centro Internazionale del Movimento dei Focolari (Rocca di Papa- Italia) si è tenuto l’incontro dal titolo “Popolo di Dio, crocevia delle diversità. Tanti nodi, una sola rete” che ha riunito insieme le diverse realtà ecclesiali legate al carisma dell’unità. “Siamo una porzione di Chiesa con colori diversi, con sfumature di colore diversi; tanti colori quanti sono i carismi, i ministeri, i territori di provenienza, i popoli. Il nostro compito è quello di creare in questa diversità l’unità, soprattutto creare comunità nelle quali si viva il Vangelo in maniera piena”. Sono le parole di Suor Tiziana Longhitano, della congregazione delle francescane dei poveri, responsabile del Centro delle consacrate aderenti al Movimento dei Focolari, una tra i tanti partecipanti presenti all’incontro “Popolo di Dio, crocevia delle diversità. Tanti nodi, una sola rete”, che si è tenuto il 21 novembre scorso e che ha riunito persone provenienti da vari Paesi e diverse vocazioni, una quarantina in presenza e circa 600 collegate via zoom. Un momento di condivisione per capire quali sono i passi da compiere, guardando insieme al bellissimo cammino di questi anni, cominciato nell’aprile del 1982, in Aula Nervi, in Vaticano, con il congresso “Il Sacerdote oggi, il religioso oggi”. Quell’appuntamento vide la partecipazione di circa 7000 tra presbiteri e religiosi che, attraverso testimonianze da ogni parte del globo, evidenziarono i frutti dell’incontro del carisma dell’unità e il rinnovamento portato in tante comunità religiose e parrocchie. Oggi tantissime realtà continuano a raccogliere quei frutti, sintomo di un processo in atto, non solo all’interno del Movimento dei Focolari, ma in tutta la Chiesa; realtà illuminate da una “profezia”, come la definisce Margaret Karram, Presidente del Movimento dei Focolari, nel suo intervento, “una profezia che si è fatta strada e continua a maturare per divenire sempre più realtà (speriamo) condivisa e praticata in tutta la Chiesa”. Nell’arco di questi 40 anni, diocesi, parrocchie, presbiteri e varie comunità carismatiche hanno condiviso esperienze, generato comunità alla luce del carisma dell’unità, presentandosi non più come singoli pezzi di Chiesa ma come un unico corpo, un popolo che vive la cultura della comunione, si ascolta e cammina insieme. Basti pensare all’ importante sviluppo che ha avuto il Movimento Parrocchiale e il Movimento Diocesano in questi ultimi anni e l’impegno di sacerdoti, religiosi, consacrati e laici nel Cammino Sinodale. Tante le esperienze raccontate durante questo evento. Dal Brasile Desi, Focolarina sposata, e Matheus, seminarista, raccontano come l’appello alla sinodalità e la chiamata a lavorare in sinergia con tutte le realtà del Movimento dei Focolari hanno portato alla nascita di vari Congressi pastorali che hanno messo al centro l’ascolto, la conoscenza e la formazione: “i nostri cuori si stanno allargando verso ciò a cui siamo chiamati: ‘Perché tutti siano UNO’- dice Desi. Dall’Equador giunge invece la testimonanza del Nunzio Apostolico, Mons. Andrés Carrascosa, e di alcuni sacerdoti dell’Arcidiocesi di Quito i quali, a seguito di alcuni esercizi spirituali hanno maturato il desiderio di dare vita a un gruppo per poter meditare la Parola di Vita: “ho fatto una esperienza più profonda della Parola- dice Padre Ramiro Ramirez- l’ho fatta più viva in me, ho imparato a capire meglio il Vangelo (…) e ciò anche con i miei confratelli sacerdoti (…). Padre Charles Serrano aggiunge: “Sapevo che ci sarebbe stato un incontro di circa 15 sacerdoti e che ci sarebbe stato anche il Nunzio, ma quando sono arrivato ho trovato sacerdoti bisognosi di guarigione, con fragilità, con dolori e con il cuore spezzato. Sono arrivato anche io così (…). Anche se la prima volta che ho partecipato ho detto che non sarei tornato nemmeno se fossi stato pazzo, ora penso di essere pazzo, perché il secondo martedì di ogni mese non vedo l’ora di tornare (…). Una Chiesa, quella di oggi, che ha bisogno di vivere la fraternità per rafforzarsi “formando, di fatto, un popolo al servizio del Regno di Dio, a favore della vita, là dove essa grida di più”, come racconta Suor Maria Inês Vieira Ribeiro, collegata da Aparecida (Brasile). Ecco, dunque, che la diversità di ciascuna realtà diventa la vera ricchezza della Chiesa che, nonostante le fatiche di questo tempo, guarda ai suoi figli come i possibili santi di domani. È l’esperienza dei giovani del Movimento Carismi per l’unità che, che dopo aver conosciuto l’ideale di Chiara Lubich, vogliono porre il carisma di ciascuno a contatto con quello dell’altro. Da questo, durante la pandemia, nasce “Santi insieme, come in Cielo così in Terra”, una serie di incontri via zoom, un laboratorio, per condividere esperienze, mettere in pratica il Vangelo e incoraggiarsi vicendevolmente a vivere con entusiasmo ciascuno la propria consacrazione.
Maria Grazia Berretta
Per vedere l’incontro completo clicca su: (3) POPOLO DI DIO, CROCEVIA DELLE DIVERSITA’ – YouTube (altro…)
24 Ott 2022 | Chiesa, Sociale
Il 4 ottobre 2022 è stato presentato in Vaticano il docufilm “La Lettera”, uno sguardo su come agire per il bene della nostra “casa comune”, ideato dal Movimento Laudato Si’, oggi disponibile in forma gratuita su Youtube Originals in 12 lingue. Arouna Kandé è un giovane studente senegalese nato in un piccolo villaggio che lavorava in fattoria, tra capre e polli, ma la progressiva distruzione dell’ambiente ha spinto il giovane musulmano a lasciare il villaggio. Il giovane racconta, a proposito della città costiera di Saint-Louis, che l’innalzamento delle acque ha già costretto migliaia di persone a lasciare le loro case. “La mia famiglia, in Senegal – dice–, non ha fatto nulla per causare la siccità del nostro villaggio e le inondazioni in città. Ci investono le scelte fatte da altre persone. Il futuro però sta arrivando, è mio e io ne farò buon uso”. Nel docufilm “La lettera”, presentato dal Movimento Laudato Si’, del quale il Movimento dei Focoalri è partner, la storia di Arouna Kandé si intreccia con le vicende del capo indigeno brasiliano Cacique Odair Dadá Borari, dell’attivista indiana quattordicenne Ridhima Pandey, deiconiugi americani Asner,, biologi marini, e della irlandese Lorna Gold, tutti molto attivi per la salvaguarda dell’ambiente.
Con una lettera che parte dal Vaticano e raggiunge ognuno di loro comincia un viaggio nel proprio vissuto fino a ritornare in Vaticano dove Papa Francesco intavola con loro un dialogo in un clima d’intima confidenza e profondo ascolto. Infine, l’azione si sposta ad Assisi, nei luoghi di San Francesco. Lì, il Cardinale Raniero Cantalamessa, offre una prospettiva unica per capire le radici francescane del messaggio della Lettera Enciclica Laudato Si’, dedicata da Papa Francecso alla cura della casa comune. Il film è stato presentato in Vaticano il 4 ottobre, festa del santo di Assisi, alla presenza dei protagonisti, del regista Nicolas Brown e della sua équipe insieme ai produttori. Nella Sala del Sinodo, Arouna Kandé ha spiegato l’importanza di sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi. Ha raccontato di scuole che sono spazzate via dall’acqua e di centinaia di ragazzi che non avevano un posto asciutto dove riposare, costretti a dormire per giorni in piedi. Il ragazzo ha raccontato di essersi trasferito in una città costiera, dove il livello del mare si sta innalzando. Non si è arreso: ora è uno studente universitario e sta ideando una nuova Ong per guidare la prossima era dello sviluppo sostenibile nel suo Paese. Arouna è quindi testimone delle migliaia di persone che hanno esperienza diretta della crisi climatica e che possiedono le conoscenze necessarie per risolverla. Anche Ridhima Pandey, liceale indiana di 14 anni, che ha partecipato a manifestazioni per chiedere conto ai governi della loro azione in materia di clima. Ha fondato una Ong per aiutare le giovani donne a diventare attiviste per il clima. Ridhima ha affermato che saranno le giovani future generazioni quelle che soffriranno per l’abuso della terra e l’incuria a livello mondiale. “La nostra generazione – i giovani – è e sarà la più vulnerabile”. “La lettera” è un film da vedere in famiglia, nelle comunità, nelle scuole perché il messaggio che riceve ciascuno dei protagonisti è diretto ad ogni abitante del pianeta e ci permette di prendere coscienza che tutti possiamo fare la nostra piccola o grande parte per curare, come dice papa Francesco nella Laudato Si’, “la nostra casa comune”. Il film sará disponibile in forma gratuita su Youtube Originals doppiato in 12 lingue a partire del 2 novembre 2022. https://theletterfilm.org/
Carlos Mana
Attiva i sottotili in italiano https://www.youtube.com/watch?v=Rps9bs85BII (altro…)
13 Ott 2022 | Chiesa
L’11 ottobre 1962 si aprivano i lavori del Concilio Vaticano II. A 60 anni di distanza, una riflessione ed uno sguardo su questa ricorrenza storica ed eccezionale nella vita della Chiesa. “Il Concilio che inizia sorge nella Chiesa come un giorno fulgente di luce splendidissima. È appena l’aurora: ma come già toccano soavemente i nostri animi i primi raggi del sole sorgente!”. Con queste parole Papa Giovanni XXIII, concludeva l’11 ottobre del 1962, la celebrazione solenne nella Basilica di San Pietro, dando inizio ad una nuova era. Sono passati 60 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, un Concilio ecumenico, cioè universale, e un momento di grande comunione per affrontare, alla luce del Vangelo, le nuove questioni poste dalla storia e rispondere ai bisogni del mondo. I lavori, portati avanti successivamente da Paolo VI, si protrassero fino al dicembre del 1965 e proprio un mese prima la chiusura dell’evento conciliare Chiara Lubich, Fondatrice del Movimento dei Focolari, scriveva: “Oh! Spirito Santo, facci diventare, attraverso ciò che già hai suggerito in Concilio, Chiesa viva: questa è l’unica nostra brama e tutto il resto serve a questo”[1]. Parole frutto del crescente fervore che animava già i movimenti e le nuove comunità ecclesiali preconciliari; segno indelebile di quella “circolarità ermeneutica che, in virtù dell’azione dello Spirito Santo nella missione della Chiesa, s’instaura tra il magistero di un Concilio come il Vaticano II e l’ispirazione di un carisma come quello dell’unità”[2]. Ma con che occhi, oggi, guardare a questo anniversario? Ce ne parla Vincenzo Di Pilato, docente di Teologia Fondamentale presso la Facoltà Teologica Pugliese (Italia). Professor Di Pilato, quali sogni animarono il desiderio di dar vita a questo Concilio? A partire dalla decisione risoluta di convocare un Concilio universale, il 25 gennaio 1959, ultimo giorno della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, papa Giovanni XXIII cercò di spiegare le sue intenzioni impiegando termini che oggi sono diventati fortemente significativi, quali ad esempio: aggiornamento, segni dei tempi, riforma, misericordia, unità. Nei mesi precedenti all’apertura del Concilio, il papa si attendeva da esso che fosse un’epifania del Signore (cf. Es. ap. Sacrae Laudis, 6 gennaio 1962), che avrebbe portato Roma a diventare una nuova Betlemme. I Vescovi di tutto il mondo, come un tempo fecero i Magi, sarebbero giunti ad adorare Gesù in mezzo alla sua Chiesa. Roncalli sognava una Chiesa sinodale, una Chiesa in uscita “dal recinto chiuso dei suoi cenacoli” (10 giugno 1962); una “Chiesa di tutti, particolarmente dei poveri” (11 settembre 1962) perché lo “scopo” del Concilio coincideva con quello dell’Incarnazione e della Redenzione, ovvero “il congiungimento del cielo con la terra… in tutte le forme della vita sociale” (4 ottobre 1962). Perché soffermarsi a riflettere su questa ricorrenza oggi? Non è una ricorrenza come le altre, ma l’occasione irrinunciabile per una rinnovata presa di coscienza davanti a un tempo di grazie speciali. La Chiesa – forse un po’ appesantita dai suoi duemila anni – è incoraggiata a tornare a “sognare”, a rivivere cioè anche oggi quell’evento nello Spirito del Risorto con la certezza che Egli è qui e lo sarà «fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Cosa altro potrebbe significare il processo sinodale impresso da papa Francesco se non quello di perpetuare la Pentecoste in ogni tempo e in ogni luogo? Inoltre, nel periodo precedente e, soprattutto, successivo al Concilio, la crescente vitalità di nuovi movimenti, come ad esempio il Movimento dei Focolari e altre aggregazioni di fedeli e comunità ecclesiali, hanno favorito la maggior comprensione del principio della co-essenzialità tra la dimensione istituzionale e la dimensione carismatica della Chiesa. È importante fare memoria di questa sinergia dello Spirito che fa sì che la Chiesa non sia mai lasciata sola dinnanzi alle immani sfide che di volta in volta si presentano nel cammino della storia. In una parola: la Chiesa è il luogo della fraternità dove ha inizio il Regno di Dio i cui confini vanno ben oltre quelli visibili della Chiesa stessa. La “corresponsabilità” dei laici nella Chiesa, parola riconducibile al Concilio, è un cammino ancora aperto… Sì, è certamente un discorso in divenire ed equivale a riconoscere l’uguaglianza fondamentale di tutti i battezzati; a rivedere il rapporto presbiteri-laici; ad apprezzare la circolarità delle vocazioni; a mettere in atto tutte le strutture di comunione e le forme di sinodalità che sono già possibili; a puntare sulla collegialità episcopale e nel presbiterio stesso (fra il clero e con il vescovo); a scoprire la co-essenzialità dei ministeri e dei carismi; a promuovere la piena reciprocità uomo-donna nella Chiesa; ad impegnarsi nel dialogo ecumenico e interreligioso; ad aprirsi in un rapporto autenticamente dialogico con il mondo circostante, con la/le cultura/e, valorizzando la capacità e la disponibilità all’ascolto, che la familiarità con il Cristo ci dona e ci affina; promuovere nuovi tentativi di dar vita a piccole vivaci comunità locali. In una parola: far sì che emerga Cristo non solo in ciò che diciamo, ma nei rapporti che costruiamo con ogni prossimo e a tutti i livelli.
Maria Grazia Berretta
[1] [1] C. Lubich, Una nuova Pentecoste, dal diario, 11 novembre 1965, in La Chiesa, a cura di B. Leahy e H. Blaumeiser, Città Nuova, Roma 2018, p. 69. [2] Piero Coda, in occasione del Convengo “Il Concilio Vaticano II e il carisma dell’Unità di Chiara Lubich”, Firenze, 11-12 marzo 2022. (altro…)
27 Set 2022 | Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Sociale, Testimonianze di Vita
Il 24 settembre 2022 papa Francesco si è recato ad Assisi per incontrare i giovani economisti, imprenditori e changemakers di Economy of Francesco giunti da oltre 100 Paesi del mondo per la terza edizione dell’evento, la prima in presenza. Pace, cura, servizio, tutela, amicizia, alleanza, riconoscimento, dignità, condivisione, felicità. Sono queste le dieci parole dell’economia della vita che i giovani economisti, imprenditori, changemakers hanno deciso di incarnare nella realtà, su invito di papa Francesco. Non un’utopia, “perché la stiamo già costruendo”, conclude il “Patto” firmato il 24 settembre scorso nel teatro Lirick di Assisi dalla quattordicenne Lilly Ralyn Satidtanasarn, a nome di tutti i partecipanti di The Economy of Francesco (EoF), e dallo stesso papa Francesco. Un’adolescente thailandese e il vescovo di Roma sono i custodi di questa “giara del futuro”. Un’anfora di carta e inchiostro in cui i ragazzi e le ragazze hanno raccolto i loro impegni personali, nati e maturati in tre anni di sessioni di lavoro online. “Insieme al testo del Patto, li affideremo alla terra come radici dell’economia di domani, nel roseto della Porziuncola, da dove i figli di Francesco partirono per il mondo”, ha detto Lourdes, uno dei tre conduttori che si sono alternati sul palco, su cui c’era una trentina di coetanei, tra cui gli otto testimoni. Sognatori con i piedi, però, ben piantati per terra, capaci di rivoluzionare il mondo con “l’amore, con l’ingegno e con le mani”. Come Facundo Pascutto, argentino di Lomas de Zamora, enorme città-satellite di Buenos Aires che, insieme alla facoltà di Scienze sociali, trasforma associazioni di quartiere, sindacati, università, cooperative, mense comunitarie, unità penitenziarie e imprese in “piccole Assisi”, cioè spazi di incontro tra i differenti attori sociali. O Henry Totin, del Benin, che, con l’associazione Javev, ha reso una pianta infestante – il giacinto d’acqua o togblé – una risorsa economica per i contadini della valle di Ouémé. O ancora Maryam, attivista per i diritti delle donne, fuggita all’Afghanistan dei taleban proprio grazie alla rete di contatti attivata da The Economy of Francesco. È impossibile sintetizzare il caleidoscopio di storie e storia su cui si fondano i dodici punti del Patto. Alcune nuovissime, come “la Fattoria di Francesco”, inventata da Mateusz Ciasnocha, contadino della Polonia del Nord, che proprio nel corso del processo innescato dal Papa ha trovato il modo di coniugare agricoltura e giustizia. “Come? Rispettando i campi e quanti li lavorano. Ora abbiamo creato una nuova impresa in Nigeria per sostenere la produzione famigliare di cinque villaggi della zona di Ibadan”, ha raccontato. Altre, invece, sono antiche. La Comunità di pace di San José de Apartadó ha venticinque anni. “È stata fondata il 23 marzo 1997 quando nessuno parlava di economia circolare e coltivazioni sostenibili. Non ne sapevamo molto nemmeno noi. È avvenuto tutto per ‘chiripa’”. Ha ripetuto questa parola più volte José Roviro. “Vuol dire ‘fortuna’ o ‘provvidenza’”, spiega. Costituito da un gruppo di contadini sfollati del conflitto colombiano, la Comunità ha scelto di dire no alla violenza. “Poiché l’avevamo sperimentata sulla nostra pelle – ha aggiunto Sayda Arteaga -, abbiamo deciso di non infliggerla ad altri”. Ora l’iniziativa – sostenuta da Operazione colomba – produce alimenti sostenibili grazie a un sistema di lavoro comune. Dal modello pioniere, poi, si irradiano altri percorsi. “La neo-nata Fondazione Rut partirà proprio dalla Comunità il processo di ascolto per elaborare una grande piattaforma digitale (Inter Zona) sulle violazioni dei diritti umani e le forme di resistenza nonviolenta”, hanno sottolineato Annamaria De Paola e Giovanna Martelli. Esempi piccoli e grandi di un’altra economia possibile in cui credono i giovani di Eof e, alcuni di loro, “in mattine particolarmente luminose, hanno già intravisto l’inizio della terra promessa”. Quanto ci vuole per raggiungerla? Troppo, sostengono gli scettici, spesso non proprio disinteressati. Il popolo di Eof non se ne preoccupa e ora prosegue il cammino con l’apertura di The Economy of Francesco 2.0. In questo sono profetici: abitano la notte, come la sentinella del brano di Isaia. Non hanno risposte per i passanti angosciati che domandano quanto manca allo spuntare del sole, eppure li ascoltano. Sono donne e uomini del dialogo notturno. Perché – è risuonato ieri con forza dal palco di Assisi – “non c’è alba più bella di quella che ci sorprende in compagnia dei profeti”.
Di Lucia Capuzzi
Fonte: Papa Francesco firma il “patto” con giovani: «Una nuova economia non è utopia» (edc-online.org) Discorso papa Franscesco: Visita del Santo Padre Francesco ad Assisi in occasione dell’evento “Economy of Francesco” (24 settembre 2022) (vatican.va) Video: – IT – Papa Francesco e la comunità EoF – YouTube
20 Set 2022 | Chiesa, Ecumenismo, Spiritualità
In un clima di gioia, pace e fraternità, si è conclusa da qualche giorno l’11.ma Assemblea generale del Consiglio Ecumenico mondiale delle Chiese, a Karlsruhe, Germania. Il racconto dell’ équipe del Centro “Uno”, segreteria internazionale per l’ecumenismo del Movimento dei Focolari, presente all’evento. “L’amore di Cristo muove il mondo alla riconciliazione e all’unità”. È stato questo il tema cristologico attorno al quale si è svolta l’11.ma Assemblea generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) che ha avuto luogo a Karlsruhe (Germania) dal 31 agosto all’8 settembre 2022. Presenti i rappresentanti di circa 350 Chiese, Delegati e leader membri del CEC, leader di altre comunità di fede che collaborano con il Consiglio per l’unità dell’umanità, nonché una delegazione sia della Chiesa ucraina, che di quella russa. Un forte segno e una testimonianza concreta di come questo Consiglio sia veramente una piattaforma perennemente aperta al dialogo. I partecipanti provenienti da tutti i continenti della terra hanno portato con sé l’’immagine viva di tutta l’umanità, nella sua diversità, sofferenza e ricchezza. Hanno raccontato le loro storie, il loro grande amore per Cristo, le lotte per la pace, e il desiderio di mirare proprio all’unità. Un progetto che per essere realizzato non necessita di un amore qualsiasi, ma dell’Amore che nasce dal cuore della Trinità, che si trova solo nel contatto con Dio. Questo è stato espresso nella speciale importanza e cura data della preghiera. Ogni giorno, infatti, cominciava e si concludeva pregando, all’interno di una tenda spaziosa e luminosa allestita proprio in memoria del luogo del patto, dove il popolo ebraico si incontrava con Mosè. La diversità delle liturgie, delle lingue, della musica, dei canti e dei costumi, hanno alimentato la gioia e lo stupore della ricchezza dell’unica fede comune, espressa in un’infinità di modi. Le delegazioni sono giunte a Karlsruhe come pellegrini che vogliono accompagnarsi e sostenersi a vicenda, tracciare nuove direzioni e testimoniare insieme l’amore di Dio. A guidare la delegazione della Chiesa Cattolica il cardinal Kurt Koch, che all’apertura dell’evento ha fatto dono di alcune parole di Papa Francesco scritte per l’occasione, incoraggiando i partecipanti a crescere nella comunione fraterna in nome di Cristo, per essere credibili come Chiesa in uscita e per confortare il mondo in un’epoca di divisioni e guerre. Il contributo del Movimento dei Focolari si è inserito come un tassello in questo grande mosaico, con una presenza di oltre 30 persone, cattoliche e di varie Chiese, tra vescovi amici dei Focolari, focolarine e focolarini, gen (i giovani del Movimento), volontari di Dio e un amico musulmano. Essere presenti insieme a tante persone delle varie Chiese è stata una esperienza unica per ciascuno di noi e un’occasione preziosa per sentirci una cosa sola nell’amore di Cristo. L’assemblea si è conclusa deliberando un report, accolto da una maggioranza che ha espresso il suo consenso, e che fa riferimento a tre sfide significative del nostro tempo: giustizia climatica, giustizia razziale, uguaglianza fra uomo donna – sottolineando in che modo le Chiese possono affrontarle. Elementi che non solo ci mettono in cammino ma, come si legge in alcune righe di questo documento finale, rivelano la somiglianza con gli obiettivi e con lo spirito che guida il Movimento dei Focolari: “Si può definire la ricerca dell’unità che è ispirata dall’amore e radicata in una relazione profonda e reciproca: un ‘ecumenismo del cuore’. È l’amore cristiano che ci spinge a camminare accanto onestamente e con tutto il cuore l’un l’altro, per cercare di vedere il mondo attraverso gli occhi degli altri e per provare compassione gli uni per gli altri”.
Centro “Uno”
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