30 Nov 2004 | Chiesa
Fino a qualche anno fa il nostro seminario era situato in una struttura di tipo tradizionale, con muri spogli e lunghi corridoi. Forse anche per questo ciascuno rischiava di rimaner chiuso nel suo mondo. Alcuni di noi seminaristi siamo venuti in contatto con la spiritualità dell’unità. È stata una grande scoperta renderci conto che il vangelo si poteva vivere con tale concretezza e soprattutto in chiave così fortemente comunitaria. Per cui ci siamo messi subito a vivere con slancio ed entusiasmo la “Parola di vita” – una frase di senso compiuto della Scrittura che tutti nel Movimento dei focolari si impegnano a tradurre in pratica durante un mese intero – e non ci è voluto molto tempo per fare anche noi le nostre prime “esperienze”- In seguito altri seminaristi, attratti dalla novità di vita, si sono uniti a noi. Il numero degli studenti nel frattempo era cresciuto abbastanza e nell’edificio del seminario non c’era sufficiente spazio per tutti. I formatori hanno deciso allora di trasformare un grande salotto in una camera per dodici seminaristi. Ma nessuno voleva andarci, perché tutti preferivano avere la camera singola. Capivamo che era un’opportunità per amare concretamente e per lanciarci in una vita di comunione più forte. Così ci siamo offerti noi al trasferimento. L’anno successivo si è ripresentato il problema della mancanza di camere ed i formatori ci hanno proposto di continuare la nostra esperienza in una casa vicino al seminario. Abbiamo iniziato questa nuova avventura con la fiducia che era qualcosa che Dio ci proponeva. Mettevamo tutto in comune: vestiti, libri, soldi ed anche le nostre necessità, che erano tante. Per poter sovvenire ai nostri bisogni abbiamo intrapreso varie attività, tra cui l’allevamento dei pulcini. Tante persone incuriosite da questa iniziativa, ci offrivano il loro aiuto e ci portavano del mangime. Tutto era occasione per testimoniare il nostro ideale d’unità e così la nostra casa è diventata un luogo d’incontro e attorno a noi si è creata una grande famiglia. Intanto in diocesi si è deciso di costruire un nuovo seminario. L’esperienza della nostra «casetta» ha fatto sorgere l’idea di progettarlo non come un grande palazzo, ma come un insieme di varie abitazioni con al centro la cappella. Da allora ad oggi si sono susseguite tante vicende ed anche le difficoltà e le prove non sono mancate. Ma davanti a qualsiasi cosa ci siamo sempre detti che quello che importava era vivere e testimoniare l’amore reciproco. Un giorno uno di noi aveva bisogno di pantofole ed io di un paio di scarpe per una celebrazione. Convinti che occorreva cercare innanzi tutto il Regno dei Cieli e tutto il resto sarebbe venuto in sovrappiù, abbiamo rinnovato fra noi il patto di amarci a vicenda con un amore che è pronto a dare anche la vita e ci siamo nuovamente lanciati ad amare tutti – superiori e compagni — nelle piccole cose, cercando di vedere in ognuno Gesù. Giunta la sera, un compagno mi ha chiesto se non mi serviva un paio di scarpe, perché gliene erano state regalate due paia; ed una signora ci ha offerto una somma di denaro, giusto il necessario per comprare le pantofole. Constatavamo l’amore concreto di Dio. Uno dei punti piuttosto deboli nella vita del nostro seminario era lo sport. Inevitabilmente ogni partita di calcio portava a contrasti e discussioni. Abbiamo allora organizzato un torneo che aveva per regola che ciascuno godesse dei successi degli altri come dei propri. Ed è andato benissimo! Il più contento è stato il padre spirituale. E anche tanti seminaristi ci hanno ringraziato per aver dato loro l’occasione di scoprire che pure nello sport si può vivere il vangelo. Abbiamo cercato di trasmettere questa vita anche fuori del seminario, specie nell’attività pastorale. Un giorno, insieme ad un compagno, ci siamo recati al carcere femminile. Prima d’entrarvi, ci siamo proposti di stare saldi nell’amore reciproco e di vedere Gesù in ognuna delle carcerate. All’inizio le abbiamo trovate molto indifferenti, ciascuna concentrata sul proprio lavoro. Abbiamo allora tentato di cantare qualcosa per loro e pian piano si sono avvicinate tutte. Stabilito il rapporto, abbiamo potuto raccontare loro alcune esperienze che avevamo fatto con la «Parola di vita». Erano felicissime e si sono riconciliate l’una con l’altra. Noi non riuscivamo a spiegarci come Gesù poteva agire così in fretta. Una di loro ci ha detto di aver capito che doveva vivere amando, anche nel carcere, e che solo così poteva essere libera, magari anche più di tanti che vivono in «libertà». Un’altra ci ha portato fino alla porta della sua cella per dirci come quella stessa sera aveva pensato di suicidarsi, ma che l’amore che avevamo portato le aveva ridato la gioia di vivere. Era evidente che non eravamo stati noi a fare queste cose, ma Gesù presente fra noi per l’amore reciproco. (N. U. A. Q. – Colombia) (altro…)
31 Ott 2004 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Carpi, una cittadina dell’Emilia Romagna. La parrocchia del Corpus Domini si trova in una zona in pieno sviluppo, abitata da famiglie delle più varie provenienze. L’interesse è concentrato sugli affari, predomina l’indifferenza religiosa, la frequenza alla Chiesa è appena del sette per cento. Come andare incontro a questa gente? Dio ama tutti – L’azione pastorale del parroco non si limita al piccolo gruppo dei praticanti ma è rivolta a tutti. Avvicina ogni persona che incontra con un atteggiamento d’amore, sapendo che è un incontro con Gesù, e tanti ne sono conquistati e coinvolti. A loro comunica la sua scoperta: Dio è amore e vuole che anche noi ci amiamo. Basta vivere le sue Parole, che, se vissute, cambiano poco a poco la mentalità, promuovono lo spirito di comunione, suscitano il clima di famiglia. Ben presto tanti ne fanno l’esperienza. Iniziano gli incontri della Parola di Vita che poi si moltiplicano, si fanno nei caseggiati, coinvolgono sempre più persone. Si forma una vera comunità, aperta e accogliente, con uno stile di vita evangelico. Un uomo chiede al parroco un attestato d’idoneità per fare da padrino in un battesimo. Non è praticante e non è nemmeno certo di aver la fede. “Perché vuoi farlo?”, chiede il parroco. “Per far piacere a mia sorella che insistentemente me lo ha chiesto” risponde.“Un atto d’amore – rileva il parroco – è un pezzo di Vangelo vissuto!”. Lui non pensava di vivere il Vangelo, e rimane sorpreso. Nasce un colloquio su Dio che è amore e su come l’amore presente in ogni azione vissuta per gli altri è un riflesso di Lui. Rimane affascinato. Inizia un cammino di conoscenza del Vangelo. L’amore non ha frontiere – L’amore è sempre creativo e spinge a gesti di amicizia anche verso coloro che sono contrari. In parrocchia c’è un circolo di anziani ostili alla Chiesa per educazione e ragioni storiche. Stanno costruendo una nuova sede. E’ un’opera sociale, di aiuto a queste persone. Considerando l’aspetto positivo dell’iniziativa, il parroco propone al Consiglio pastorale di incoraggiarli, offrendo loro un contributo in denaro. C’è un iniziale rifiuto. Allora spiega che ai credenti tocca amare per primi. Acconsentono di dare una piccola somma. Lui l’accompagna con una calda lettera di ringraziamento per questo servizio a tutti gli anziani del quartiere. Il gesto ha parlato più di una predica: quando nel circolo si è ricevuto il dono e si è letta la lettera tutti avevano le lacrime agli occhi. Ed è incominciato un atteggiamento nuovo, di apertura, verso la Chiesa. Casa aperta anche a chi non può ricevere i sacramenti – La parrocchia è la casa di tutti: nessuno deve sentirsi escluso. Si trova il modo che tutti si sentano accolti, anche coloro che non possono ricevere i Sacramenti. Si spiega loro che possono intanto vivere la Parola di Dio, amare il prossimo, condividere gioie e dolori sapendo che Gesù ha detto: “Qualunque cosa avete fatto ad uno di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me”. T. aveva alle spalle un matrimonio fallito e viveva da alcuni anni con F. Aveva ricevuto una formazione cristiana ed ora si sentiva lontana da Dio e rifiutata dalla Chiesa. Un giorno entra in parrocchia. Il parroco le va incontro, la saluta con calore. La donna si sente accolta e gli apre il suo cuore, comunica il suo dolore. Da lui, per la prima volta, si sente dire: “Dio ti ama immensamente”. E’ la luce: prende a frequentare gli incontri della Parola di Vita, si sforza di vivere il Vangelo, comincia a farne esperienza. E, come loro, molti sono stati conquistati dall’accoglienza cordiale trovata in parrocchia e dall’atmosfera di carità che si respira in quella comunità. Una comunità che è stata invitata ad offrire la propria esperienza anche in convegni e incontri a livello nazionale ed internazionale. (altro…)
11 Ott 2004 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Siamo a Budapest, in un quartiere con 4000 abitanti. Un pezzo di mondo secolarizzato dove più della metà sono cattolici solo per aver ricevuto il battesimo. La popolazione, formata soprattutto di giovani senza alcuna formazione religiosa e morale, è completamente abbandonata a se stessa. Il regime comunista, che ostacolava ogni forma di associazione, oltre a diffondere la cultura ateistica, non aveva costruito in quel quartiere infrastrutture che permettessero di potersi ritrovare per fare sport o altre attività ricreative e neppure uno spazio per la chiesa. Partire dall’unità – Dopo un mese di ricerche, i due sacerdoti incaricati dal vescovo di ravvivare la vita cristiana nel quartiere, trovano alloggio in una casa prefabbricata, le cui pareti permettevano di udire ogni sorta di rumori, anche i litigi e le non rare bestemmie dei vicini. Un’impresa ardua la loro! L’unica certezza era vivere loro per primi da veri cristiani, mettendo in pratica il comandamento dell’amore scambievole e meritare la presenza Gesù che dice: “dove due o più…”. Sarà Lui il parroco: Gesù in mezzo a loro. La Messa domenicale, celebrata nell’unica sala di riunioni del posto (quella del partito), nonostante abbiano messo inviti in tutti i caseggiati, raccoglie solo un centinaio di persone, per metà bambini. I due capiscono di non poter avvicinare le folle e puntano su quel piccolo gruppo di persone. Nelle celebrazioni liturgiche, nei piccoli gruppi di catechesi per bambini e per adulti ed in ogni altro tipo di incontro sottolineano il vero motivo del trovarsi insieme: vivere l’amore fraterno, creare il clima di accoglienza dell’altro, di servizio, vedendo in ognuno la presenza di Gesù. Una verità del Vangelo che attrae subito ed è messa in pratica. Le persone che vengono per la prima volta non solo tornano, ma ne portano altre. Anche quando si organizzano feste o gite, lo scopo deve essere sempre l’amore fraterno per poter godere della presenza di Gesù in mezzo. Alla scuola della Parola – La comunità si forma e cresce alla luce della Parola di Dio. Si punta su di essa, prima vissuta in prima persona e poi donata per essere messa in pratica da molti e ritornare incarnata nelle esperienze che vengono comunicate. E’ una dinamica che porta frutto, un linguaggio che tutti comprendono e sono molti ad esserne coinvolti. Gli adulti scoprono e sperimentano che la Parola illumina in maniera concreta i fatti del giorno, cambia radicalmente i rapporti umani, suscita la comunione, dà vita ad una comunità cristiana dove tutti, sacerdoti e laici, si mettono alla sua scuola. Anche i bambini della catechesi sono coinvolti nella vita della Parola e fanno le prime piccole esperienze che li portano ad avere un rapporto personale con Gesù. Il catechismo diventa un’interessante avventura di convivenza con Lui. Diventa consuetudine fare gli esercizi spirituali durante i tempi forti dell’anno liturgico, e così i due sacerdoti si ritirano per cinque giorni fuori città con gli adulti e i giovani più impegnati, poi tre giorni con gli altri. Gli esercizi sono un’esperienza concreta di Vangelo vissuto, un allenamento per continuare a casa, e nel lavoro la stessa vita di donazione fraterna. Si va in profondità nella spiritualità collettiva. Vivere e far vivere la comunione – Vedendo le necessità concrete della parrocchia, spontaneamente tanti si sentono responsabili per i vari compiti. Danno vita a gruppi che lavorano con uno stile nuovo, muovendosi in armonia: ci sono gruppi che lavorano nel campo assistenziale o in quello liturgico, altri curano l’armonia degli ambienti parrocchiali, altri ancora si dedicano ai giovani, curano lo sport, sono impegnati nella catechesi e mantengono contatti con gli altri abitanti del territorio. Le persone riscoprono la fede non più come una dottrina avulsa dalla vita, ma una luce dall’alto che illumina e conduce l’esistenza, che dà senso e trasforma le realtà attorno, la famiglia, la società, e riempie di gioia. Tra i frutti: cambiamenti di vita. Ci sono genitori, prima indifferenti, che hanno riscoperto la fede attraverso i loro bambini, e giovani che vogliono conoscere la comunità per il cambiamento dei loro genitori. Lo stesso avviene tra colleghi di lavoro e i compagni di scuola. Una comunità in crescita – I membri della comunità da un centinaio passano a circa 800 e quelli che frequentano regolarmente la catechesi da 80 a 350. Si è dovuta costruire una chiesa, intitolata alla Santissima Trinità, col desiderio di vivere l’amore trinitario che Gesù ha portato sulla terra. Apertura ad altre Chiese e religioni – Anche persone di altre chiese cristiane e persino ebrei ed un musulmano si sono sentiti attratti dalla testimonianza di vita di parenti o conoscenti. Un musulmano che accompagna la moglie alla Messa ha detto: “Io non ho in questo quartiere una moschea, ma in mezzo a voi sento la presenza di Dio, posso pregare e mi sento più vicino alla mia fede musulmana”. Le difficoltà: un trampolino di lancio – Ci sono anche i giorni difficili. E’ stato sostituito uno dei sacerdoti e in seno alla comunità sono nate alcune tensioni fra persone e gruppi, ma da questo dolore la comunità nel suo insieme si è consolidata e la comunione fra tutti ha messo radici più profonde. A chi domanda loro qual’è il segreto di tanta vitalità rispondono: Gesù presente in mezzo a noi. Ma aggiungono anche che questo si verifica quando, accettando le disunità, le debolezze e gli sbagli di ognuno, si cerca di andare oltre, trasformando il dolore in amore. Perché Gesù è risorto passando attraverso la morte. (altro…)
12 Set 2004 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Dopo il Concilio Vaticano II si sono moltiplicati anche nelle parrocchie i rapporti ecumenici fra comunità di varie Chiese. Riportiamo l’esperienza della parrocchia Santa Isabel de Hungria , a Platanos, una località di 10.000 abitanti a sud della città di Buenos Aires (Argentina).
Una comunità viva – Durante gli anni ’70 la popolazione di Platanos crebbe rapidamente per il grande flusso migratorio dalle province interne dell’Argentina. La parrocchia di Santa Isabel è un mosaico di persone di differenti origini: italiane, spagnole, olandesi, jugoslave e ungheresi, e vi si è formata una comunità viva, aperta al confronto, alla condivisione, alla comunione con tutti. Attorno al parroco, un sacerdote italiano legato al Movimento dei Focolari, nasce ben presto un gruppo di persone, animate dalla spiritualità dell’unità, che si impegnano a vivere il Vangelo. Si incontrano periodicamente per comunicarsi la “Parola di Vita” e si raccontano le esperienze vissute, per aiutarsi nel cammino spirituale. Si crea così la famiglia con uno stile nuovo di vita che, poco a poco, si diffonde in tutta la parrocchia e nei quartieri. Coinvolge le realtà ecclesiali presenti come il Cammino Neocatecumenale, il Collegio delle Suore Ungheresi, ed apre il dialogo con cristiani delle varie Chiese. Rapporti ecumenici sempre più profondi – A favorire la nascita di rapporti fraterni tra membri di varie Chiese è stato anche il contatto con persone della Chiesa riformata. Il parroco sente il bisogno di contattare il pastore riformato e inizia fra le due comunità un rapporto che diventa sempre più profondo. Nel tempo sono nate varie attività ecumeniche svolte d’accordo con i responsabili delle rispettive Chiese: corsi biblici cui partecipano membri di varie denominazioni, un coro ecumenico di 50 persone per occasioni particolari, momenti vissuti insieme durante le ricorrenze e le feste più importanti. Ogni anno, ad esempio, alcuni giorni prima di Natale, per far sentire a tanti che non frequentano la chiesa l’atmosfera della nascita di Gesù, si è pensato di organizzare insieme, cattolici e membri della Chiesa riformata, una processione lungo le strade del quartiere con canti e musica fatti soprattutto da giovani e bambini, partendo dalla parrocchia cattolica per ritrovarsi alla conclusione nel tempio della Chiesa riformata. La Via Crucis del Venerdì Santo si svolge lungo le vie della cittadina e alcune famiglie preparano le stazioni nelle loro case. Un anno è stato proposto di fermarsi per una stazione nella casa di una famiglia della Chiesa Pentecostale che ha accolto con gioiosa sorpresa questo privilegio. Il giorno di Pasqua una giovane signora avvicinando il parroco lo ringrazia di cuore. Sua madre aveva rotto i rapporti con lei e suo marito da quando si era convertita alla Chiesa Pentecostale. Dopo la via Crucis del Venerdì Santo, li ha invitati a pranzo, ha chiesto scusa dicendo che si era resa conto che i cattolici non sono come lei credeva. Informato dei rapporti cordiali che erano nati in quella parrocchia, il Vescovo cattolico della diocesi è andato a far visita alla comunità riformata. Fu un giorno veramente importante: “E’ la prima volta – rilevò felice una signora – che un vescovo cattolico entra in un tempio riformato”. E quale non fu la sorpresa dei medici del posto nel trovarsi di fronte un pastore protestante bisognoso di cure, accompagnato da un sacerdote cattolico, e nel constatare poi come il pastore fosse oggetto di tante attenzioni da parte di cattolici. In risposta alle urgenze sociali della zona la comunità parrocchiale si sente interpellata anche dalla difficile situazione sociale del territorio. Per andare incontro alle necessità più urgenti ha fondato, da alcuni anni, la “Casa del Niño Lourdes”. Tutti i giorni una ottantina di bambini, dai tre ai quindici anni, per metà provenienti da famiglie di diverse Chiese, ricevono pasti, svolgono attività educative, sportive, ricreative. Si tocca con mano l’amore di Dio che interviene con tanta provvidenza. I bambini insieme agli educatori della Casa vivono una parola del Vangelo e pregano insieme. L’unità che si crea va oltre le diversità ecclesiali, culturali e storiche. (altro…)
2 Giu 2004 | Chiesa
“Ci siamo sentiti trasformati, rinforzati. Questo incontro è un segno di grande speranza. In questi tempi ci arrivano dall’Europa soprattutto consumismo, moda,
valori materiali. Ho capito che possiamo dare i valori spirituali.” Così un fax dalla capitale della Lituania, Vilnius, che il 1° maggio, insieme ad altri 9 Paesi, aveva festeggiato l’ingresso nell’Unione europea, non senza timori di molti. E’ questa una delle 163 città d’Europa che l’8 maggio erano collegate via satellite con il Palasport di Stoccarda, gremito da 10.000 persone di tutto il continente per la grande manifestazione dal titolo: Insieme per l’Europa. Un incontro da molti definito “storico”, anche perché era il primo incontro a dimensione europea di oltre 150 movimenti cattolici, evangelici, ortodossi e anglicani.
Un’anima per l’Europa “Siamo qui per dare un’anima all’Europa che generi un’unità spirituale forte” – aveva detto Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, in apertura – “come tante reti di rapporti fraterni che mettono insieme i popoli, quasi a preparare, a livello di laboratorio, la piena unità europea nella ricchezza delle diversità. Parole che a Stoccarda diventano esperienza viva: “L’impressione è di quelle che rimangono – dichiara in un’intervista a Città Nuova il Presidente della Commissione europea, Romano Prodi. “Oggi si è mostrata l’Europa con la possibilità di chiudere un capitolo della storia senza più dolore, senza più divisioni”. Un’esperienza vissuta con la stessa intensità negli incontri collegati, come rivelano i moltissimi fax e e-mail. Da Trento scrivono: “Non sapevamo più se eravamo al di qua o al di là dello schermo”.
Una pietra miliare “Abbiamo bisogno di un’Europa dei cuori che non siano solo pieni di euro, ma pieni di valori, pieni di Dio”, afferma il card. Kasper dal palco di Stoccarda. “Abbiamo bisogno di questa Europa spirituale – dice – di movimenti spirituali che rendano tangibile questa Europa. Abbiamo bisogno di comunità che superino i confini dei popoli e delle nazioni: quella di oggi è una pietra miliare in questo cammino”. A Ginevra, tra le personalità presenti nella sede mondiale del Consiglio ecumenico delle Chiese, l’Alto Commissario per i diritti dell’uomo dell’Onu, Marie-Francois Charrin: “Questa Europa unita con un’anima, un cuore, due polmoni, guarirà le piaghe enormi nei Paesi in conflitto”.
L’Europa unita nasce dalle rovine del 2° conflitto mondiale Il processo di riconciliazione e il sogno di un’Europa unita nasce proprio dalle rovine di un conflitto: la seconda guerra mondiale. Lo ricordano il pastore evangelico-luterano Aschoff del Rinnovamento dello Spirito nella Chiesa evangelica e lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Il Presidente della Commissione europea, Romano Prodi, richiama la visione di Schuman, De Gasperi e Adenauer e i primi passi segnati dal trattato del carbone e dell’acciaio del 1951, poi dall’euro e dalla Costituzione in corso. Ricorda che i grandi padri hanno attinto alla loro fede per costruire l’Europa. Anche oggi – dice – i cristiani sono chiamati a “portare la loro creatività”, “perché l’Europa cresca non come una fortezza, ma come un soggetto politico che ha un’anima e fa della pace e della giustizia la sua identità e la sua vocazione”. E aggiunge: “di quest’anima, voi siete una componente essenziale”.
La visione dell’Europa alla luce dei carismi E’ una visione dell’Europa illuminata dalla luce dei carismi suscitati dallo Spirito lungo i secoli che percorre la manifestazione. Non a caso – ricorda Aschoff, “è proprio “nelle dure giornate della guerra” che sono nate nelle diverse Chiese molti dei nuovi movimenti spirituali e comunità. “Dietro a questi volti, c’è un cuore rigenerato dal Vangelo” dice Riccardi. Alla mancanza di “slancio dell’Europa”, vi immettono “il gusto del futuro”.
E’ un’Europa che “ha bisogno di un nuovo legame tra gli uomini”, afferma Ulrich Parzany, pastore luterano, segretario generale dell’YMCA in Germania e promotore di una vasta iniziativa di evangelizzazione, Pro Christ. “La stessa democrazia – avverte – si basa su presupposti che lei stessa non è in grado di creare”. E la parola chiave lanciata a Stoccarda è “fraternità universale”. Ne parla Chiara Lubich: è questa l’aspirazione più diffusa, quella fraternità resa possibile da Gesù che “ha abbattuto i muri che separano gli uguali dai diversi, gli amici dai nemici, compiendo una rivoluzione esistenziale, culturale e politica”.
La testimonianza dei movimenti e comunità Una carrellata di fatti di vita ha mostrato i semi di rinnovamento spirituale e sociale gettati dai vari carismi di Movimenti e comunità: dall’ ”apporto determinante” per la sopravvivenza della Chiesa ortodossa in Finlandia, dato dal Movimento della gioventù ortodossa (ONL), alla esperienza giovanile di un appartenente alla comunità evangelica Fcjg di Ludenscheid, passato “dal buio fitto dell’anima” in cui era piombato a causa della droga, alla liberazione con l’incontro con Cristo. L’iniziatore dei corsi-Alpha, l’anglicano Nicky Gumbel parla della trasformazione operata dal Vangelo anche nelle 124 prigioni del Regno Unito, mentre movimenti evangelici, come la Family Life Mission e cattolici come l’Equipe Notre Dame, parlano di rinnovamento cristiano della famiglia.
Come i giovani vogliono e si impegnano per l’Europa Forte risuona la voce dei giovani che con testimonianze, canti e bandiere in varie lingue dicono come vogliono e come si impegnano per un’Europa capace di perdono, di superare i confini e puntare ad un mondo unito.
Un patto di fraternità E’ questo l’impegno espresso nel messaggio finale: “Intensificare sempre più quella fraternità universale che altro non è che l’amore evangelico vissuto” nella “condivisione di beni e risorse”, “apertura alle altre culture e tradizioni religiose”, “amore solidale con i deboli e i poveri delle nostre città”,“senso profondo della famiglia e dei valori della vita”. E’ il momento culmine. Sul palco decine di rappresentanti dei movimenti e comunità che hanno preparato da oltre un anno questo appuntamento storico. L’assenso è corale. E non solo a Stoccarda. Scrivono da Varsavia: “Commozione profonda, in piedi come a Stoccarda, al manifesto finale. L’anima dell’Europa, oggi l’abbiamo vissuta e toccata”. Salgono anche 50 vescovi delle diverse Chiese. Con solennità leggono i passaggi chiave del testamento di Gesù: “che tutti siano uno”. Sul palco anche la regina Fabiola che recita il Padre nostro. Un’Europa unita per un mondo unito Il messaggio di Stoccarda ha raggiunto anche gli altri continenti: 35 città collegate. Da Buenos Aires: “Anche noi a migliaia in piedi, abbiamo unito le nostre mani per sigillare questo patto”. Da Brasilia ben esprimono la dimensione profetica dell’evento di Stoccarda: “Tutte le divisioni dei secoli della storia ci sembravano di cartone, e provavamo come il gelo dei cuori si scioglie con l’amore”. Da Mann in Costa d’Avorio si gioisce per un’Europa aperta su tutti i popoli del mondo, specialmente l’Africa. E’ questo il forte impulso impresso da Stoccarda, sottolineato anche dal messaggio del Papa, letto dall’Arcivescovo Stanislao Rylko, Presidente del pontifico Consiglio per i laici: “Non si può costruire una casa comune in Europa, senza occuparsi del bene dell’intera umanità, soprattutto dell’Africa che è segnata da così tanti e gravi problemi”. E da Singapore: “Le distanze erano annullate. Dopo l’Europa, si punta ora all’unità del mondo intero”. E’ questo l’orizzonte prospettato da Andrea Riccardi e Chiara Lubich: “un’Europa unita per un mondo unito”.
Un orizzonte evidenziato dal Papa: “I cristiani di molti movimenti spirituali radunati a Stoccarda – scrive nel messaggio – danno conferma che il Vangelo li ha portati a superare il nazionalismo egoistico e a vedere nell’Europa una famiglia di popoli, ricca di varietà culturale e di esperienze storiche”. “L’Europa di domani – afferma – ha bisogno di questa coscienza per prendere parte ai grandi eventi a cui la storia la chiama”.
Un primo passo Un’ondata di speranza si è diffusa da Stoccarda, “come un primo cerchio d’acqua, che andrà non sappiamo fino a dove” come ancora scrivono da Vilnius. Ma, dicono in molto, questo è solo un primo passo. (altro…)
5 Mag 2004 | Chiesa
Che cos’è INSIEME PER L’EUROPA
Non un mosaico di convegni, ma una manifestazione a dimensione continentale per dare Speranza all’Europa. In un momento in cui l’Europa e il mondo sono attraversati da venti di violenza e terrorismo, da Stoccarda e dalle 163 città europee collegate spireranno venti di fraternità. E così contribuire a “dare un’anima” al processo di unificazione, perché l’Europa attui il progetto dei padri fondatori: una famiglia di popoli uniti e di nazioni riconciliate, impegnata alla costruzione della pace e dell’unità dell’intera famiglia umana. Data significativa: 8 MAGGIO 2004 – Anniversario della fine del secondo conflitto mondiale da cui è nato il sogno della nuova Europa. – Vigilia della festa dell’Europa che ricorda la storica dichiarazione di Robert Schuman del – 9 maggio 1950, prodromo dell’Unione Europea. Nella settimana dell’allargamento dell’Unione Europea a 25 Paesi con l’ingresso dei primi Paesi dell’Est Europeo, e di Cipro e Malta. I protagonisti 175 MOVIMENTI E COMUNITÀ cattolici, evangelici, ortodossi e anglicani E’ un fenomeno poco conosciuto. Come in altri momenti cruciali della storia europea, anche nel nostro tempo sono sgorgate, dal Vangelo vissuto, nuove correnti spirituali, che hanno suscitato comunità e movimenti di rinnovamento spirituale e di impegno sociale. Uniti da una crescente comunione, per la prima volta nella storia, intessono una rete di rapporti fraterni tra i vari popoli e culture in tutta Europa, rendendo visibile, pur a dimensione di “bozzetto”, quell’unità già in atto, dell’Europa nella sua molteplicità, da cui potranno emergere nuovi impulsi alla vita sociale, politica e culturale. Saranno presenti osservatori ebrei, musulmani e di altre religioni. Dove: STOCCARDA, città della riconciliazione E’ in questa città che, per la prima volta, nell’ottobre 1945, rappresentanti delle Chiese evangeliche hanno riconosciuto ufficialmente la loro parte di colpa di fronte al nazismo. Per il popolo tedesco è l’inizio della revisione delle colpe. Qualche cifra 10.000 i partecipanti di “Insieme per l’Europa” al Palasport Hans Martin Schleyer di Stoccarda 100.000 le persone riunite in palasport, teatri, centri culturali, università e collegate via satellite con Stoccarda in 163 città d’Europa di 30 paesi 34 città di 15 Paesi degli altri 4 continenti, per un’Europa aperta sul mondo 100 le personalità politiche di vari schieramenti di 14 paesi 16 satelliti trasmettono in Europa, Medio Oriente, Africa, Nord, Centro e Sud America, Australia. 8 gli audio associati (francese, inglese, italiano, neerlandese, polacco, spagnolo, tedesco e internazionale). Fra i 175 Movimenti e comunità: circa 80 cattolici di vari Paesi e oltre 80 evangelici della Germania. Rappresentata Syndesmos, che raggruppa 126 movimenti, associazioni e facoltà teologiche ortodosse di 40 Paesi e altri 4 movimenti ortodossi; Corso Alpha, nato nella Chiesa anglicana ed ora diffuso nel mondo in varie Chiese; varie comunità e associazioni ecumeniche tra cui la Comunità di Taizè e Initiatives e Changements, già Riarmo morale. Personalità Rappresentate ai massimi livelli le istituzioni europee: la Commissione Europea, con l’intervento del Presidente Romano Prodi; il Consiglio d’Europa, dal Segretario Generale Dr. W. Schwimmer. Messaggio video del Presidente di turno dell’Unione Europea, il Primo ministro irlandese Ahern. Circa 100 le personalità politiche di vari schieramenti di 14 Paesi, membri di 10 Parlamenti, e vari sindaci. Significativa l’adesione di personalità rappresentative dei capi delle diverse Chiese: cattolica, ortodossa di Costantinopoli, Mosca, Grecia, Albania, Romania, anglicana, evangeliche, e dei maggiori organismi europei (CCEE, KEK) e mondiali delle Chiese (CEC). Attesi i messaggi del Papa Giovanni Paolo II e del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Programma pensato in chiave televisiva con interventi brevi e spazi artistici Interverranno tra gli altri, fondatori e responsabili di Movimenti, Comunità e gruppi, tra cui: Chiara Lubich, Andrea Riccardi; i pastori evangelici Friedrich Aschoff, Ulrich Parzany; p. Heikki Huttunen, ortodosso I Giovani diranno come vogliono l’Europa Verrà lanciato un messaggio finale A servizio dell’informazione: www.europ2004.org L’avvenimento verrà trasmesso in internet in italiano e inglese www.europ2004.info Sul sito: programma, foto, testi in 15 lingue, musiche, cronaca, cartella stampa, forum con e-mail dagli incontri collegati Il segnale della trasmissione da Stoccarda grazie a TELESPAZIO, CRC/Canada e MEDIA SPACE Alliance viene offerto a TV e radio, gratuitamente in chiaro con audio in francese, inglese, italiano, neerlandese, polacco, spagnolo, tedesco e internazionale Per ottenere la liberatoria contattare: ianua.co@focolare.org cell. 0039.338.3948600 (altro…)