14 Ott 2014 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
L’esperienza delle Workshop School è nata nel 2012 con l’edizione dal titolo “Start up the future”, è proseguita l’anno successivo con “Progettare il lavoro, costruire il futuro” e quest’anno si è trasformata in “Realìzzati/realizzàti nel lavoro”. Il titolo che, giocando sullo spostamento dell’accento, racchiude in sé due dei focus principali su cui è stata posta l’attenzione. Da un lato uno sprone per noi giovani a cercare un lavoro che non ci garantistica soltanto un’adeguata remunerazione o il successo economico, ma che ci permetta anche di esprimere e sviluppare i nostri talenti, il nostro daimon e di vivere il lavoro come una vocazione, in comunione con coloro che lavorano con noi. E dall’altro canto un orizzonte a cui puntare e un obiettivo a cui mirare. Attraverso l’aiuto di numerosi esperti e professionisti, abbiamo avuto modo di conoscere la realtà dell’Economia di Comunione (EdC) e di riflettere sull’indissolubilità che lega il lavoro alla nostra persona. Queste giornate sono state per noi un percorso non solo di formazione, ma soprattutto di dialogo e crescita riflettendo sulle nostre aspirazioni e sull’importanza di riconoscere i nostri talenti per poter realizzarci nel lavoro non tanto come singoli, ma come membri appartenenti a una comunità. Conoscere il mondo dell’EdC ci ha infatti mostrato quanto il nostro piccolo contributo possa divenire molto più significativo e piacevole se condiviso con le risorse dell’altro.
Il Prof. Luigino Bruni ci ha ricordato che “lavorare non è mai solo occupare un generico posto nel mondo, ma un esercizio fondamentale per capire il nostro posto nel mondo” e, soprattutto, che esercitare una professione significa inserirsi in una rete sociale. Ecco qui uno degli altri punti salienti, ossia il bisogno di guardare a un’economia “con l’anima” che rimette al centro la relazione. I momenti di formazione sono stati intervallati da workshop con due diverse finalità: la conoscenza ed il racconto dell’esperienza diretta di alcuni imprenditori dell’EdC e professionisti di differenti settori lavorativi; la conoscenza di sé alla ricerca di quei talenti personali che, se sviluppati e messi in comune ai talenti di altri, possono darci la possibilità di vivere un’esperienza lavorativa che oltre a realizzarci, ci permetta di partecipare con il nostro esercizio alla costruzione del bene comune. Grazie alle giornate passate insieme abbiamo avuto la possibilità di vivere un’esperienza di comunione. In un momento storico caratterizzato dalla crisi dei nostri modelli economici, dalla sfiducia nei confronti delle istituzioni e dall’individualismo, attività come questa possono far rinascere la speranza. Una speranza scaturita però da esempi concreti, dall’esperienza di coloro che si sono messi in gioco abbracciando un modello economico innovativo, includente e basato sulla centralità della persona e del dono anche nell’economia. Una speranza che nasce dalla stessa esperienza di queste giornate in cui noi tutti ponendoci domande e condividendo riflessioni, abbiamo gettato insieme uno sguardo verso il futuro.
Flickr gallery Rassegna stampa: Taurinews, 04/10/2014 – Realizzati nel lavoro: Workshop School Edc al Polo Lionello Bonfanti http://youtu.be/JGrWYPOONtY (altro…)
13 Ott 2014 | Cultura

Il volume offre un originale e stimolante contributo al dibattito attuale sulla
secolarizzazione. Il termine è oggi presentissimo nel dibattito culturale italiano, utilizzato in un’accezione negativa come progressiva “scristianizzazione” della società e cultura occidentali. In realtà il termine presenta una grande varietà di significati. Si può intendere come contrapposizione tra religione e ragione, tra dogma e verità scientifiche. L’uomo non solo “fa a meno” di Dio, ma si propone di “cancellarlo”. Si può anche intenderlo come un fenomeno interno alla civiltà cristiana in cui si assiste ad una progressiva emancipazione dalla visione cristiana della società, della vita, della politica.
Un terzo approccio, positivo, rilegge il momento della Creazione come inizio del processo di secolarizzazione, intesa come autonomia rispetto al Creatore delle realtà create, secolari. L’incarnazione di Dio in Cristo conferma la positività dell’accezione cristiana del termine: fenomeno dunque dell’incarnarsi di principi di verità rivelata nella storia; principi di verità che si fanno saeculum al punto che se ne perde progressivamente la consapevolezza delle origini cristiane. Seguendo questa prospettiva, il volume offre un originale e stimolante contributo al dibattito attuale
12 Ott 2014 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
L’Auditorium di Loppiano era affollato, lo scorso 3 ottobre, in un clima di grande interesse. In programma, una serata di dialogo su “Agostino d’Ippona: una eredità, una risorsa”, inserita nella cornice della quinta edizione di LoppianoLab, promossa dall’Istituto Universitario Sophia (IUS) e da Città Nuova Editrice; moderata da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, il maggior quotidiano cattolico italiano. Sul palco, due “tra i massimi esponenti del pensiero creativo italiano”, secondo Michele Zanzucchi direttore di Città Nuova: il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti e il preside dello IUS, teologo e filosofo Piero Coda. Si è trattato di una “lezione straordinaria” offerta in una prospettiva dialogica e arricchita dalle stimolanti domande degli studenti, che hanno posto questioni rispetto all’attualità del pensiero di questo “gigante” della Chiesa e dalla filosofia. Nonostante le differenti fisionomie dei due ospiti principali e la spiccata diversità di alcune loro valutazioni in relazioni all’opera del vescovo di Ippona, non si è assistito ad un duello retorico né ad un confronto astratto e lontano dalla vita, quanto piuttosto all’esito appassionante che l’arte del dialogo è in grado di produrre, quando conoscenza e condivisione si intrecciano in un esercizio trasparente, aperto all’intelligenza della verità. Il filosofo Galimberti ha attribuito al vescovo di Ippona la responsabilità di avere introdotto nella cultura occidentale un’impostazione individualista sottolineando il dualismo anima/corpo, e di averlo fatto partendo da una religione, come quella cristiana, che attribuisce un valore centrale nella propria riflessione proprio alla corporeità («E il Verbo si fece carne», scrive Giovanni nel prologo al suo Vangelo). Piero Coda, d’altro canto, ha evidenziato come Agostino sia “lo scopritore dell’interiorità” in ambito cristiano. Un’interiorità intesa come luogo in cui avviene l’incontro dell’uomo con Dio, ove l’uomo raggiunge la propria realizzazione piena come essere corporeo e spirituale nel contempo. Il “torna in te stesso… trascendi anche te stesso”, da cui inizia la grande riflessione agostiniana, significa dunque ritornare in sè senza che ciò significhi chiudersi in una cieca introspezione, ma per cogliere il senso che è anche fuori da noi stessi. L’interiorità di Agostino è abitata da Cristo e quindi dal rapporto con l’altro: è qui che il dibattito affronta il concetto di “relazione”, giacché Dio rivela Gesù Cristo, il quale a sua volta parla di Dio come padre e fa appello al legame universale della fraternità. Terzo concetto emerso nitidamente è stato quello di “città” dal momento che è stato proprio Agostino a scrivere il “De Civitate Dei”, un’opera che tratta dell’immagine di una città che abbraccia persone di ogni appartenenza, aperta alla ricerca del bene comune che ha radice in quel Sommo Bene che è Dio, attraverso la vita del Vangelo. Tre sguardi, dunque, che offrono nuove ragioni di senso in grado di orientare anche la società di oggi verso una integrazione sempre più piena. Uomo insoddisfatto delle certezze consolanti, instancabile ricercatore della verità, Agostino dunque si è rivelato anche in questa occasione un personaggio capace di superare i secoli e di parlare a giovani e adulti di tutte le latitudini. Un punto di riferimento al quale guardare per cercare le radici della “persona”, di un popolo, per capire meglio il presente e ideare proposte anche per il futuro. Fonte: IUS online (altro…)
11 Ott 2014 | Cultura, Focolari nel Mondo
«Lavoro in una scuola a rischio. Un’esperienza che ho fatto alla fine dell’anno è stata per me una conferma di come ognuno di noi possa essere costruttore di unità nel proprio ambiente. Si è verificato infatti un brutto episodio che vedeva coinvolto un professore contro la preside e altri colleghi. C’è stato un momento molto difficile durante un consiglio di classe in cui io verbalizzavo. Sono arrivati i carabinieri, l’autoambulanza, ecc; il clima era incandescente. Sono, poi, partite lettere d’ingiunzione, minacce di querele, denunce… È stato un momento molto negativo, vedevo i colleghi schierarsi con l’uno o con l’altro, mettere a volte ancora più zizzania e poi farsi ognuno i fatti propri. Stavo male, il verbale che dovevo fare era impegnativo, ho cercato di scrivere solo i fatti. Cercavo di ascoltare tutti senza pregiudizi. Sentivo che dovevo fare qualcosa per ricostruire i rapporti. Le varie parti si fidavano di me per come avevo lavorato durante l’anno, per il mio rapporto con gli alunni, le famiglie, i colleghi. Ero in questo stato, aspettando un’occasione, quando mi chiama la preside chiedendomi di fare qualcosa per riappacificare gli animi. A questo punto mi sono messa davanti a Gesù Eucarestia chiedendogli di farmi essere un suo canale, perché sapevo di non essere capace di risolvere quella situazione con le mie sole forze. Allora, con tanto batticuore, ho chiamato il collega coinvolto e ora a rischio di licenziamento. Un idealista con un grande senso della giustizia e, a mio parere, molto onesto; non credente ma in ricerca, con cui durante l’anno avevo istaurato un rapporto profondo basato su principi comuni. Lui, appena ha visto il mio interesse verso la sua situazione si è subito sciolto. Abbiamo parlato della sua vita, delle sue motivazioni e si è detto pronto a tornare sui suoi passi, a chiedere scusa per alcuni atteggiamenti avuti, non certo per i principi che difendeva”. Sono andata poi dalla Preside; anche lì ascolto e condivisione. Alla fine si sono incontrati e chiariti, dissipando i tanti malintesi che altri avevano generato. Dopo altri incontri la situazione si è sistemata. Per tutti è stato un sollievo, un poter ricominciare e guardare avanti. Il mio collega mi ha detto: “Ti ringrazio soprattutto perché mi sono liberato dal rancore ed ho perdonato, in modo laico, cioè sono riuscito ad andare oltre”. Io, invece, sapevo che dovevo ringraziare Dio per il suo amore e la sua misericordia». (G. B. – Italia) (altro…)
9 Ott 2014 | Cultura
Contenido: El pontificado de Pablo VI (1963-1978), sucesor de Juan XXII, es inseparable del Concilio Vaticano II, tanto en su desarrollo como en su inmediata aplicación, El papa Montini tomó el nombre y el espíritu de san Pablo, apóstol de las gentes, viajero y predicador infatigable del Evangelio, escritor inspirado y prolífico, místico enamorado de Cristo. Según el cardenal Poupard, tres palabras resumen bien su programa: conciencia, renovación y diálogo de la Iglesia con el mundo. Antes de hablar hay que escucharla voz y el corazón del hombre; comprenderlo y respetarlo; y allí donde lo merezca, ir por su mismo camino (Ecclesiam suam, 33). En un tiempo convulsionado, Pablo VI renovó la liturgia y la curia, predicó el anuncio universal del Evangelio, trabajó por la unidad de los cristianos, el diálogo con los no creyentes, la paz y la solidaridad. Datos del autor: El cardenal Paul Paupard, presidente emérito del Pontifício Consejo de la Cultura, trabajó em la Secretaría de Estado hasta 1971 y conoció muy de cerca de Pablo VI. Grupo Editorial Ciudad Nueva – Buenos Aires
9 Ott 2014 | Cultura
Preparado por: Juan Gil Aguilar y Ana Hidalgo Sinopsis: Beatificación de Pablo VI Este libro nos ofrece una selección de escritos del papa Pablo VI (1963 a 1978) entresacados de sus discursos, homilías y alocuciones y que demuestran, en palabras de su sucesor Francisco, «tres aspectos fundamentales que nos testimonió y enseñó: el amor a Cristo, el amor a la Iglesia y el amor al hombre: actitudes fundamentales, pero también apasionadas, de Pablo VI. […] Su testimonio alimenta en nosotros la llama del amor a Cristo, del amor a la Iglesia, del impulso a anunciar el Evangelio al hombre de hoy con misericordia, con paciencia, con valentía y con alegría». Editorial Ciudad Nueva – Madrid