8 Ott 2014 | Cultura, Famiglie
Contenido: Nos gusta pensar la historia de una pareja como un viaje. En un determinado momento llega al andén el tren del amor. Se parte de la mano. El deseo es llegar a destino “juntos”. Al momento de la partida, el cielo está despejado y hay sol. Con el tiempo, el escenario cambia: señales de lluvias, hielo, nieblas. Puede haber tempestades imprevistas. El sol reaparece a ratos. Después, aparecen nuevamente las nubes. A veces se tiene la impresión de que ese “sí, para siempre” ya no tiene sentido y que la única solución es bajarse del tren, quizá tomar otro con la esperanza de que el cielo se mantenga despejado. Pero uno de los límites de la condición humana es que las variaciones atmosféricas, relacionadas con los acontecimientos de la vida, nos son previsibles. Entonces, el desafío es saber si esas manos pueden seguir abrazándose para siempre. Este libro es el fruto de muchas relaciones. Mientras te dispones a leerlo, estás recorriendo el tramo de tu propio viaje. Quizás esté soleado, quizá con nieve o estés en medio de una tormenta… De todas formas, se trata de un momento único, irrepetible. También nosotros nos estamos encontrando contigo y ¿qué sucede en un encuentro? Salimos recíprocamente cambiados, ya no somos los mismos de antes. Deseamos que la lectura de estas páginas pueda abrir la puerta a un nuevo diálogo entre nosotros, contigo mismo, con la persona que está a tu lado, que pueda reflorecer la esperanza debilitada, que puedas descubrir o redescubrir la belleza y la singularidad del “viaje” que están haciendo juntos… Los autores: Rino Ventriglia es neurólogo, psicoterapeuta, analista transaccional docente y supervisor, desde siempre apasionado por el ser humano. En 2003 dio vida al Centro Logos, centro de formación que se inspira en los valores propuestos por la cultura de la unidad de Chiara Lubich y de la filosofía del okeness del Análisis Transaccional. Es director de la Escuela de Psicoterapia de la escuela analítico-transaccional psicodinámica de la ciudad de Caserta. Enseña Psicología de la Relación en la Facultad Teológica de Capua. Ha publicado numerosos artículos en revistas nacionales e internacionales de psicoterapia. Rita della Valle es ginecóloga, sexóloga, docente del Método Billings, y desde hace muchos años está comprometida en el campo social. Desde 2005 es vicepresidente del Consultorio Familiar de la Diócesis de Capua. En estos años ha conducido numerosos congresos sobre sexualidad. Su pasión: el Ideal de la unidad propuesto por Chiara Lubich. Juntos, desde hace muchos años, están comprometidos en el Movimiento Familias Nuevas de los focolares. Con algunas familias de ese movimiento siguen, en particular, a las parejas deseosas de fortalecer su relación a través de seminarios que se realizan en Loppiano (Florencia, Italia). Participan como expertos en temas de comunicación y de afectividad en congresos para novios, parejas y familias. Siguen, en su región, parejas de separados en una nueva unión. Grupo Editorial Ciudad Nueva – Buenos Aires
8 Ott 2014 | Centro internazionale, Chiesa, Cultura, Famiglie, Focolari nel Mondo
La situazione della famiglia nel mondo: tra tanti problemi aperti, quali note di speranza? Il primo motivo di speranza è il Sinodo stesso. L’ha voluto papa Francesco, segno che la famiglia è una priorità anche per lui. Nella gente è cresciuta la fiducia nella Chiesa come istituzione, riconoscendovi un appiglio cui la famiglia può ancorarsi. Altro segno di speranza è l’enorme potenziale delle tante famiglie che vivono la fedeltà coniugale, l’apertura alla vita, che si fanno carico dei problemi di altre famiglie segnate dalla separazione. Sono famiglie per così dire “risorsa”, capaci di condividere i pesi e di accompagnare gli altri perché non si sentano esclusi dalla Chiesa o, peggio, dall’amore di Dio. Si sottolinea la necessità di rivolgersi alle difficoltà delle famiglie con uno sguardo di rinnovata misericordia. Sarà questo l’atteggiamento prevalente al Sinodo? Mi sembra illusorio attendersi soluzioni straordinarie e universali. Speriamo piuttosto che emerga quel potenziale della famiglia di cui parlavo prima, e non solo le criticità. Non si può ridurre comunque il problema alla questione sacramentale. I sacramenti sono segni efficaci della grazia. Possono essercene anche degli altri. Mi ha scritto recentemente una donna, profondamente cristiana, sposata civilmente con un divorziato, che, nel disagio per la sua condizione, non si è mai sentita fuori dalla Chiesa. Al momento della distribuzione dell’Eucaristia anche lei si mette in fila e la benedizione che riceve dal sacerdote rafforza in lei la presenza di Gesù. “Sto facendo un cammino”, dice. Un cammino di fede, al di là dei sacramenti, che può portarla alla santità. Uno dei punti su cui le Chiese locali insistono, è la difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa su matrimonio e famiglia. Contenuti da rivedere o linguaggio da riadattare? Sui contenuti dei documenti del magistero ci possono essere obiezioni da parte di chi vorrebbe conformare alla propria misura il disegno di Dio sull’uomo e la donna. Sul linguaggio invece ci sarebbe qualcosa da suggerire, specie per documenti che implicano questioni morali. C’è bisogno di maggior chiarezza, semplicità e sintesi. La famiglia media vive sollecitata da mille incombenze e stress e non ha tempo per leggere. I documenti del magistero dovrebbero presentarsi agili, capaci di comprendere le fatiche di chi, pur mettendocela tutta, si sente vulnerabile. Nel confronto con le giovani coppie la Chiesa si trova di fronte a un problema di ri-evangelizzazione che è, allo stesso tempo, un problema educativo. Quali spazi di manovra? Alla recente udienza concessa ai Focolari papa Francesco ha ricordato, fra l’altro, il dovere di “fare scuola” e di riversare su tutti i doni ricevuti. Questa suggestione a noi è molto cara. I Focolari, infatti, promuovono – e siamo impegnati a renderla sempre più adeguata – una formazione permanente dai bambini ai lavoratori, dai fidanzati agli anziani, dai giovani alle persone separate, e così via. Va detto però che nel campo della famiglia, e delle giovani famiglie, giocano molto i mezzi di comunicazione, in positivo ma di più in senso negativo. Si assiste a spettacoli che insinuano stili di vita trasgressivi e propongono modelli di uomo e di donna privi di riferimenti valoriali. Sono tuttavia convinta che lo spazio per far breccia c’è. Individualismo e crisi anche economica. Quali le iniziative dei Focolari per contrastare questa mentalità? È importante la rete di famiglie capaci di farsi prossime a quelle in difficoltà, con un accompagnamento discreto che supporti la riconciliazione. Per coppie poi che attraversano gravi difficoltà coniugali, abbiamo creato percorsi residenziali nelle cittadelle del Movimento. Mediante tecniche relazionali a cura di esperti, ma soprattutto a contatto con la spiritualità dell’unità, riescono a ritrovare se stesse con la speranza di un futuro insieme. Allacciamo rapporti e avviamo percorsi con chi si è separato, o è stato lasciato, per abbracciare la loro solitudine e rafforzare il loro impegno di fedeltà al sacramento. Si tengono iniziative per coppie in nuova unione, condividendo l’esperienza educativa dei figli e nel desiderio di far sperimentare che la chiesa, e prima ancora l’amore di Dio, li accoglie. Ultimamente abbiamo intensificato l’impegno nell’ottica della prevenzione, sia nel “lavorare” di più per le giovani famiglie, sia nel ridare ai giovani l’incanto del “per sempre”. Fonte: Avvenire online (altro…)
7 Ott 2014 | Cultura
About this Book After raising 5 children Rowley sat down and helped by his wife JoAnn, does a wonderful job communicating some very simple yet extremely important ideas for raising a family. As a result, his thoughts, intuition, and experiences unfold in a way that feel like a conversation around the kitchen table. Available from New City Press (NY)
7 Ott 2014 | Cultura
About this Book Written in a charming rhyming style and featuring brightly-colored illustrations, The Gospel for Children introduces preschool and middle-school-aged children to Jesus through the major events in his life. Available from New City Press (NY)
7 Ott 2014 | Cultura, Spiritualità

Małgorzata Szwarc (a sinistra) con due colleghe
Intervistiamo Małgorzata, per gli amici, Gosia, a Loppiano, luogo dove si sviluppa “la cultura delle relazioni”, come ha ricordato papa Francesco nel suo recente video messaggio in occasione dei primi 50 anni della sua fondazione: “c’è un urgente bisogno, infatti, di giovani di uomini e donne che, oltre ad essere opportunamente preparati nelle varie discipline, siano al tempo stesso, impregnati della sapienza che sgorga dall’amore di Dio”. Quali sono i tuoi primi ricordi del tuo arrivo allo IUS, un anno fa? “Quando sono arrivata a Sophia sapevo solo dire ‘Mi chiamo Gosia e vengo dalla Polonia’. Imparare l’italiano non è stato uno scherzo…. La sera quando le altre andavano a dormire, restavo a studiare. Ricordo che spesso sentivo parole che in polacco hanno un altro significato e rimanevo confusa. Cosa metteresti in evidenza per uno studente appena arrivato? “L’aspetto dell’esperienza a Sophia di cui sono più contenta (e che non mi aspettavo!) è l’intensità della vita nelle residenze: è la lezione più arricchente e concreta sull’ascolto e sul dialogo che ho ricevuto. E il primo passo è saper dimenticare se stessi per accogliere l’altro, per riuscire a vivere quello che studiamo nei corsi. In aula siamo concentrati verso il contenuto delle lezioni, ma nelle residenze questa scelta è necessaria per riuscire a far convivere abitudini, culture e pensieri molto diversi”. Qualche esempio? Si fanno tante cose: si prepara da mangiare, si fanno le pulizie, c’è il tempo per fare tante belle conversazioni e ovviamente si studia. Poi ci sono anche i momenti di relax, come feste o vedere un film. La vita insieme comporta un confronto su tutto e ci sono anche situazioni difficili, incomprensioni. Ma è attraverso questi momenti che siamo cresciute insieme, dove abbiamo imparato ad accoglierci come siamo.” Cos’ha voluto dire per te trovarti a vivere all’estero? “Il fatto che Sophia sia in Italia, mi ha aiutato a cercare la mia identità. Il confronto con gli altri mi ha portato a chiedermi se le mie abitudini e le mie caratteristiche sono ciò che ho scelto di essere o solo la somma delle tradizioni e delle convinzioni che il posto dove sono cresciuta mi ha trasmesso: ad esempio la fede che, in un paese molto cattolico come la Polonia, è un aspetto importantissimo. Ancora non ho trovato tutte le risposte, forse ci vorrà tutta la vita, ma ho ancora un anno intero da vivere a Sophia!” Quali sono stati i corsi che ti hanno interessato di più, e perché? “Soprattutto i corsi dell’area teologica e dell’area etica e sociologica (come “Antropologia ed etica della persona” ed “Etica della vita professionale”). Lungo ciascuno di questi percorsi, ad un certo punto c’era qualcosa che mi toccava profondamente, che potevo provare a fare entrare anche nella mia vita quotidiana. All’inizio non capivo bene il significavo del titolo rilasciato dallo IUS: “Fondamenti e prospettive di una cultura dell’unità”, ma dopo un anno so che quelle parole non sono lì per caso. Sono stati importanti anche i corsi di Economia. Per la prima volta ho compreso che i beni non devono essere solo moltiplicati, acquistati o venduti, ma possono essere condivisi, secondo la logica di una economia di comunione.” Pensi che questo percorso offra una qualificazione adeguata alle domande della società? “È difficile rispondere perché le domande cambiano di continuo mentre si cercano le risposte. Ma Sophia ti apre la mente. E con una mente aperta spero di poter capire meglio ciò che caratterizza la mia società, ciò che è al cuore delle relazioni tra le persone, per poter incidere su di esse. Penso che un frutto sostanziale che porterò con me sarà la ricerca della condivisione.” Fonte: intervista a Małgorzata Szwarc, Polonia – “Il mio primo anno allo IUS” (altro…)
6 Ott 2014 | Cultura

Come aiutare bambini e adolescenti a conquistare una crescita serena, una personalità solida e una relazionalità sana. L’infanzia e l’adolescenza: momenti della vita appassionanti per le continue scoperte e novità, ma anche “segnati” da grandi contraddizioni e disagi, psicologici e relazionali. Nel volume gli Autori si mettono in ascolto dei bambini e degli adolescenti cercando di capire le situazioni che provocano loro dolore, distinguendo il loro modo di “soffrire” e chiedere aiuto quando si trovano nell’ambiente familiare e il disagio che esprimono quando si trovano a contatto con il mondo esterno.
Città Nuova ed.