Il rinnovamento che opera il carisma dell’unità nelle Chiese e nella società
Carissimi fratelli e sorelle, che Gesù sia in mezzo a noi!
E può esserlo avendolo promesso Lui stesso: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome – che per alcuni Padri della Chiesa vuol dire uniti nel mio amore -, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). E noi siamo più di due o tre… Il 3 novembre prossimo si celebrerà qui a Ginevra l’anniversario della Riforma, una festa religiosa che auguro ricca dei migliori doni spirituali a tutti i cristiani delle Chiese Riformate, miei amatissimi fratelli e sorelle. In quel giorno risuonerà quindi forte una parola: “riforma”, appunto. Riforma, espressione che dice desiderio di rinnovamento, cambiamento, rinascita quasi. Parola speciale, attraente, che significa vita, più vita. Parola che può suscitare anche una domanda: il sostantivo “riforma”, l’aggettivo “riformata”, valgono unicamente per la Chiesa che ha a Ginevra il suo centro? O non sono parole applicabili in qualche modo a tutte le Chiese? Anzi non erano forse tipiche della Chiesa da sempre? Dice il decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano II: “La Chiesa peregrinante è chiamata da Cristo a questa continua riforma di cui, in quanto istituzione umana e terrena, ha sempre bisogno” . E, se osserviamo bene la storia della Chiesa, e in particolare gli anni in cui noi cristiani eravamo ancora uniti, vediamo che Gesù, con lo Spirito Santo, ha sempre pensato, voluto, orientato la sua Sposa verso una continua riforma, sollecitandone un costante rinnovamento. Per questo ha mandato sulla terra, di tempo in tempo, doni, carismi dello Spirito Santo che hanno suscitato correnti spirituali nuove o nuove Famiglie religiose. E con esse ha riofferto lo spettacolo, in uomini e donne, d’una vita evangelica totalitaria e radicale. Così è anche nei nostri tempi, cari fratelli e sorelle, per decine e decine di carismi diffusi nelle Chiese, atti a rinnovarle. Di essi, a mo’ d’esempio, vi dirò qualcosa di quello chiamato “carisma dell’unità” che ha suscitato il Movimento dei Focolari. Questa realtà ecclesiale, infatti, pur nata in una Chiesa, quella cattolica romana, è formata ora da persone appartenenti a oltre 350 Chiese e Comunità ecclesiali. I suoi frutti abbondanti, la sua espansione nel mondo in 182 Nazioni e la sua consistenza, fatta di 7 milioni di persone circa, di 91 lingue, dicono che fino ad oggi, ringraziando Dio, è andato veramente bene. Il suo fine è quello di collaborare proprio all’unità fra tutti i cristiani ed alla fraternità universale fra tutti gli uomini e le donne della terra. Non solo. Questo Movimento è di una straordinaria attualità. E lo possiamo capire analizzando un po’ insieme la presente situazione del nostro pianeta. Tutti sappiamo che recentemente a Johannesburg c’è stato il summit delle Nazioni Unite (ONU) sullo sviluppo sostenibile definito come “una presa di coscienza” . Per esso le terribili cifre sulla povertà, in cui versa una grande parte dell’umanità, sono state davanti agli occhi del mondo. E si è capito che non è più possibile rimanere inerti. Occorre che impariamo e il mondo impari a vivere tenendo conto del disegno di Dio sull’umanità: siamo tutti sorelle e fratelli, siamo una sola famiglia. Inoltre oggi è vivo più che mai un pericolo di enorme reale gravità: il terrorismo diffuso. Non, quindi, soltanto 34 guerre, frutto dell’odio alimentato da motivi i più vari, che tuttora colpiscono e insanguinano decine di Nazioni, ma qualcosa di assai più grave, se eminenti personalità vi vedono implicate addirittura “forze del Male” con la M maiuscola. Per cui pensano che non basti rispondere umanamente per ristabilire l’equilibrio e la giustizia, ma occorra mobilitare forze del Bene con la B maiuscola, forze d’un mondo superiore, forze religiose. Occorre, come prima cosa, dare il via ad un’era nuova sostenuta da una preghiera comune per la pace e l’unità. Ma non basta. Sappiamo infatti qual è il perché più profondo di tanto male. E’ il risentimento, l’odio compresso, la ruggine, la voglia di vendetta covati da popoli oppressi da tempo, per questa divisione del nostro pianeta in due parti: quella ricca e quella povera e miserabile a volte. Ciò che manca, quindi, sulla nostra terra è trattarsi da fratelli, è la comunione, la solidarietà, manca la condivisione. I beni vanno suddivisi, ma si sa: essi non si muovono da soli. Occorre muovere i cuori. Occorre quindi vedere sorgere nel mondo una larga fraternità e – dato che il problema è universale – una fraternità universale. E’ questa una visione non assolutamente nuova. Testimoni della storia recente, come il Mahatma Gandhi, Martin Luther King, Madre Teresa di Calcutta, il Dalai Lama e Giovanni Paolo II, l’hanno pensata e fortemente agognata. Ma è soprattutto Gesù che vuole la fraternità universale se ha pregato così: “Padre, che tutti siano uno” (cf Gv 17,21). Egli parlando di unità, parla di fraternità; fraternità che, per noi cristiani, può e deve essere addirittura sul modello della Trinità, alla cui vita noi possiamo partecipare, per il comune battesimo. L’unità. L’unità, dunque. La fraternità. Unità e fraternità che, per il carisma dell’unità, il Movimento dei Focolari è particolarmente impegnato a realizzare. Esso testimonia e insegna che, per vivere l’unità, occorre partire dall’amore annunciato nel Vangelo, quell’amore radicale tipicamente cristiano. Quell’amore che, se si accoglie con attenzione e diligenza e lo si pratica, può far sperare molto per il momento presente della storia. Anzi: può diventare un’ulteriore espressione, assieme alla preghiera, di quel bene con la B maiuscola invocato. Non è esso un amore limitato come quello umano, rivolto spesso solo ai parenti ed amici. Si indirizza a tutti: al simpatico e all’antipatico, al bello e al brutto, a quello della mia patria e allo straniero, della mia e di un’altra religione, della mia e di un’altra cultura, amico o nemico che sia. Un amore, quindi, ad imitazione di quello del Padre celeste, che manda sole e pioggia sui buoni e sui cattivi. E’ un amore ancora che spinge ad amare per primi, ad aver sempre l’iniziativa, senza attendere – come sarebbe umano – d’essere amati. Un amore come quello di Gesù il quale, quando eravamo ancora peccatori, e quindi non amanti, ci ha amato, dando la vita per noi. E’ un amore che considera l’altro come se stesso, che vede nell’altro un altro se stesso. Un amore non fatto solo di parole o di sentimento, ma concreto come quello mostratoci da Gesù con la lavanda dei piedi ed i molti miracoli. E, anche se diretto all’uomo, alla donna, quest’amore ti porta ad amare Gesù stesso nella persona amata. Quel Gesù che ritiene fatto a Sé quanto di bene e di male si fa ai prossimi. Lo ha detto parlando del giudizio universale: “L’hai fatto a me” (cf Mt 25,40) o “Non l’hai fatto a me” (cf Mt 25,45). E’ un amore finalmente che, vissuto da più persone, diventa reciproco, quel vicendevole amore che è la perla del Vangelo ed ha per misura la vita: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,12-13). Chi lo pratica nel Movimento dei Focolari, ad esempio, ha sperimentato che l’amore è la più potente forza del mondo: scatena, attorno a chi lo vive, la pacifica rivoluzione cristiana, sì da far ripetere ai cristiani d’oggi quello che, secoli fa, dicevano i primi cristiani: “Siamo di ieri e già siamo diffusi in tutto il mondo” . Questa rivoluzione cristiana tocca non solo l’ambito spirituale, ma anche quello umano, rinnovandone ogni espressione: culturale, filosofica, politica, economica, educativa, scientifica, ecc. L’amore! Quanto bisogno d’amore nel mondo! Ed in noi, cristiani! Tutti noi insieme delle varie Chiese siamo più d’un miliardo. Molti, dunque, e dovremmo essere ben visibili. Ma siamo così divisi che tanti non ci vedono, né vedono Gesù attraverso di noi. Egli ha detto che il mondo ci avrebbe riconosciuti come suoi e, attraverso noi, avrebbe riconosciuto Lui, dall’amore reciproco, dall’unità: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). L’amore reciproco, l’unità doveva essere, dunque, la nostra divisa, il nostro distintivo. E il distintivo della sua Chiesa. Ma la piena comunione visibile non l’abbiamo mantenuta e non c’è ancora. Per cui è nostra convinzione che anche le Chiese in quanto tali debbano amarsi con questo amore. E ci sforziamo di lavorare in questo senso. Quante volte le Chiese sembrano aver obliato il testamento di Gesù, hanno scandalizzato, con le loro divisioni, il mondo, che dovevano conquistarGli! Infatti, se diamo uno sguardo alla nostra storia di 2000 anni ed in particolare a quella del secondo millennio, non possiamo non costatare come essa sia stata spesso un susseguirsi di incomprensioni, di liti, di lotte che hanno spezzato in molti punti la tunica inconsùtile di Cristo, che è la sua Chiesa. Colpa certamente anche di circostanze storiche, culturali, politiche, geografiche, sociali… Ma pure del venir meno fra noi di quest’elemento unificatore, nostro tipico: l’amore. E’ per questo che ora, per poter tentare di rimediare a così tanto male, per attingere nuova forza per ricominciare, dobbiamo porre tutta la nostra fiducia in quest’amore evangelico. Se diffonderemo amore e amore reciproco fra le Chiese, quest’amore le porterà, pur diverse, a divenire ognuna dono alle altre, come auspica Giovanni Paolo II nel suo libro Varcare la soglia della speranza: “Bisogna – scrive – che il genere umano raggiunga l’unità mediante la pluralità, che impari a raccogliersi nell’unica Chiesa, pur nel pluralismo delle forme del pensare e dell’agire, delle culture e delle civiltà.” Carissimi fratelli e sorelle, l’abbiamo capito: il tempo presente domanda a ciascuno di noi amore, domanda unità, comunione, solidarietà. E chiama anche le Chiese a ricomporre l’unità lacerata da secoli. E’ questa la riforma delle riforme che il Cielo ci chiede. E’ il primo e necessario passo verso la fraternità universale con tutti gli uomini e donne del mondo. Il mondo infatti crederà se noi saremo uniti. Lo ha detto Gesù: “Che tutti siano uno (…) affinché il mondo creda” (cf Gv 17,21). Dio questo vuole! Credetemi! E lo ripete e lo grida con le presenti circostanze che permette. Che Egli ci dia la grazia, se non di veder realizzato tutto ciò, almeno di prepararlo. Chiara Lubich

Dal comunicato del Consiglio Mondiale delle Chiese (nostra traduzione) Il tema della “spiritualità dell’unità”, che abbraccia tutti gli ambiti della vita, è centrale nel messaggio di Chiara Lubich ed è di grande interesse per gli organismi che le hanno rivolto l’invito a Ginevra: il Consiglio Mondiale delle Chiese, la Chiesa Protestante di Ginevra e l’Istituto Ecumenico di Bossey. Il rev. Dott. Konrad Raiser, segretario generale del Consiglio Mondiale delle Chiese, rivolgendo l’invito a Chiara Lubich, sottolineava il suo “vitale contributo al movimento ecumenico”. Affermava che “le sue numerose iniziative non solo in campo spirituale e religioso, ma anche nell’ambito politico, economico e sociale, dimostrano la potenzialità della testimonianza comune e la necessità dell’impegno per ricomporre la comunione”. “Tutto ciò – aggiungeva – evidenzia l’importanza della spiritualità nel contesto attuale e il suo contributo estremamente prezioso e decisivo non solo per l’unità delle Chiese, ma dell’intera famiglia umana”. Il programma della visita di Chiara Lubich comprende: un seminario per studenti e corpo insegnante dell’Istituto Ecumenico di Bossey; la celebrazione ecumenica nella Cattedrale riformata di San Pietro. Lunedì 28 ottobre, al Consiglio mondiale delle Chiese, si terrà un incontro pubblico sul tema: “Spiritualità e comunione” e uno scambio di vedute sulla spiritualità e i processi socio-economici e politici. Questa visita coincide con l’annuale incontro ecumenico internazionale dei vescovi amici del Movimento, promosso dal cardinale Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga. I vescovi saranno presenti ai vari avvenimenti previsti per la visita di Chiara Lubich a Ginevra. Questa è la terza visita di Chiara Lubich al Consiglio Mondiale delle Chiese. Le visite precedenti ebbero luogo nel 1967 e nel 1982. Per maggiori informazioni o per interviste, rivolgersi all’Ufficio Media del WCC, 0041.22.791.6421 Dal comunicato della Chiesa protestante di Ginevra (nostra traduzione) La Chiesa protestante di Ginevra riceve Chiara Lubich – Sarà ospite della città di Calvino nell’ottobre prossimo. Uno dei momenti forti di questo soggiorno sarà il culto che si svolgerà alla Cattedrale Saint-Pierre di Ginevra, il 27 ottobre alle ore 10, con la partecipazione di rappresentanti di altre comunità cristiane. Dopo il Grossmuenster (Chiesa storica di Zurigo, culla della Chiesa riformata n.d.r.), lo scorso anno, è la cattedrale di Saint-Pierre a Ginevra che accoglierà Chiara Lubich. La fondatrice del Movimento dei Focolari darà la sua testimonianza di unità. Nel novembre 2001 avevano avuto luogo in Svizzera numerosi incontri ecumenici in presenza di Chiara Lubich e di vescovi e responsabili di varie Chiese di tutti i continenti. In seguito a questi avvenimenti, il pastore Konrad Raiser, segretario generale del Consiglio Mondiale delle Chiese, a nome del WCC, il pastore Joel Stroudinski, presidente della Chiesa protestante di Ginevra e il prof. Ioan Sauca, direttore dell’Istituto ecumenico di Bossey, hanno invitato Chiara Lubich a Ginevra per una nuova tappa ecumenica.
A diffondere il Vangelo, non sono chiamati solo i ministri nelle Chiese. E’ compito di tutto il popolo di Dio – diceva Chiara Lubich. Qui c’entra la grande forza dei Movimenti che si sono formati nelle varie Chiese.
Il vescovo Friedrich ricordava anche la firma sulla Dichiarazione congiunta sulla Giustificazione tra le Chiese evangelico-luterana e cattolica; l’incontro dei Movimenti in duomo è un segno visibile che la Dichiarazione comune non è rimasta senza seguito.
In questo contesto, Aschoff nominava anche la nascita del movimento pentecostale, la fondazione di nuove comunità, come Taizè e anche il Concilio Vaticano II, a cui erano invitati anche osservatori evangelici. Adesso si tratta di cercare di più l’unità tra queste nuove forme associative, e diceva: “Il nostro mondo così frammentato, così in ricerca, ha bisogno di una Chiesa che diventi unita e che comprenda la molteplicità. Una tale Chiesa è il segno più certo in cui il mondo secolarizzato può riconoscere Gesù quale salvatore mandato da Dio”.
Sullo sfondo dell’attuale situazione mondiale, un avvenimento ecumenico inedito, attorno al fonte battesimale del Grossmünster, l’antica chiesa nel centro di Zurigo, dove Huldrych Zwingli iniziò la Riforma in Svizzera: il 17 novembre, il pastore Ruedi Reich, presidente del Consiglio della Chiesa evangelico-riformata del cantone di Zurigo, ha accolto Chiara Lubich, invitata a prendere la parola sulla spiritualità dell'unità.