28 Nov 2020 | Focolari nel Mondo
In due città sulla costa siriana un gruppo di volontari del Movimento dei Focolari promuove un progetto volto ad assicurare pasti di qualità a famiglie povere e persone anziane o disagiate
“Nel lavoro di squadra ho sentito la presenza di Dio, e questo impegno collettivo ci ha reso un’unica famiglia“. Così Hazem racconta la sua esperienza nell’ambito del progetto “Lokmat Mahaba” che in lingua araba significa “un boccone d’amore”. L’iniziativa, promossa dal Movimento dei Focolari e sostenuta anche con i fondi del programma “Emergenza Siria” dell’AMU (Azione per un Mondo Unito), nasce per fornire sostegno ad alcune famiglie bisognose nelle città di al-Kafroun e Mashta al-Helou, nel nord ovest della Siria, e coinvolge cristiani di diverse confessioni. In una realtà segnata dalla crisi economica, da un’altissima conflittualità, dalle misure restrittive imposte dall’UE e dagli Stati Uniti, col deprezzamento della lira siriana e il carovita, e acuita dalla crisi sanitaria e occupazionale dovuta alla diffusione del Coronavirus, il piccolo gruppo di volontari si offre per dare aiuto ad una ventina famiglie – tra sfollate e residenti – che vivono in condizioni economiche e sanitarie disagiate. Offrono il loro tempo e le loro energie. Qualcuno anche i frutti della propria terra. Altri un piccolo ma significativo contributo economico.
Anche grazie al sostegno di persone dei villaggi vicini, di siriani che vivono in altri paesi, di alcuni intellettuali e di piccole donazioni, insieme cucinano e distribuiscono ad ogni famiglia un pasto alla settimana, che consegnano personalmente entrando in ogni casa, poco prima dell’ora di pranzo. “Quei pochi minuti in cui restiamo in piedi con ogni famiglia durante la distribuzione del pasto – racconta Micheline, una delle volontarie – ci aiutano a costruire un rapporto con loro. Le preghiere che ascoltiamo e condividiamo e il rapporto che ci lega sono il vero tesoro del progetto“. E che gioia partecipare dell’entusiasmo dei bambini, e di coloro che bambini non lo sono da tempo, che aspettano con ansia quel “boccone d’amore”: “Condividere le preoccupazioni della vita quotidiana ed essere con loro una cosa sola” è ciò che anima nel profondo l’impegno di ciascuno. La forza di portare avanti questo lavoro – raccontano – viene da Gesù Eucarestia e dal condividere i momenti di preghiera. Ad un anno dall’inizio del progetto, nel settembre 2019, il gruppo dei volontari e collaboratori è cresciuto e per la realizzazione dei pasti il padre Gandhi Muhanna, pastore della Chiesa maronita, ha messo a disposizione la cucina della propria abitazione. La difficoltà – spiegano – è quella di confezionare pasti che siano sani e nutrienti, realizzati con ingredienti di qualità, spesso difficilmente reperibili, mentre i prezzi dei generi alimentari continuano a salire. Una sfida di fronte alla quale però nessuno di loro si tira indietro: l’obiettivo è quello di sviluppare il progetto, ampliare la rete dei collaboratori, accrescere la qualità e la frequenza dei pasti, ma soprattutto raggiungere un numero crescente di famiglie e persone nel bisogno, per “condividere con tutti i mezzi possibili i doni che ciascuno ha ricevuto da Dio”.
Claudia Di Lorenzi
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11 Nov 2020 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
L’impegno dei giovani dei Focolari Ho Chi Minh City, in Vietnam per le persone in difficoltà: farsi carico dei loro bisogni attraverso la distribuzione di 300 pacchi di merci alle famiglie e 370 piccoli regali per i bambini.
Nel mese di luglio 2020, alcuni Gen2, giovani dei Focolari di Ho Chi Minh City, in Vietnam, hanno voluto fare qualcosa di concreto per l’operazione #daretocare – la campagna dei giovani dei Focolari per “farsi carico” delle nostre società e del pianeta -, per aiutare le persone della comunità in difficoltà. Hanno scelto di andare a condividere il loro amore nel distretto di Cu M’gar, nella provincia di Dak Lak. È un luogo con la più ampia area di caffè e la gente proviene da un’altra etnia. È a 8 ore di macchina dall’HCMC. “Abbiamo iniziato a confezionare e vendere frutta, yogurt e patate dolci online. Abbiamo raccolto vestiti usati per adulti e bambini, abbiamo ricevuto alcune donazioni e a un certo punto le restrizioni per COVID19 sono finite, così abbiamo potuto vendere merce come “raccolta fondi” alla parrocchia. Durante la preparazione è stata una grande sfida per noi vedere le cose insieme, non sono mancati malintesi e disaccordi. Ma sapendo che ci sono 300 famiglie che ci aspettano, continuiamo ad andare avanti con amore, pazienza e un po’ di sacrificio.
Il 17-18 ottobre, con 30 giovani energici ed entusiasti, abbiamo fatto un viaggio significativo. Abbiamo potuto distribuire 300 pacchi di merci alle famiglie e 370 piccoli regali per i bambini. Durante il viaggio ci siamo resi conto di quanto siamo fortunati e felici rispetto alle situazioni di queste famiglie. Abbiamo condiviso ciò che abbiamo portato per dimostrare il nostro amore, ma alla fine abbiamo ricevuto più AMORE attraverso i loro sorrisi… Infatti, ogni volta che ci avviciniamo a loro sembra che ci conosciamo da molto tempo. Durante il viaggio alcuni giovani hanno portato i loro amici. Ci siamo trovati insieme da diverse parti del Vietnam. C’era la gioia di conoscerci ognuno, di ridere e di lavorare insieme come fratelli e sorelle senza distinzioni. Grazie per questo progetto #daretocare, una buona scusa per lavorare insieme e costruire questa fraternità tra di noi”.
I Gen e i giovani dei Focolari del Vietnam
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5 Nov 2020 | Focolari nel Mondo
In questi mesi la comunione dei beni si è sviluppata ancora di più fra le comunità dei Focolari nel mondo, rispondendo a tante richieste di aiuto. La comunione dei beni straordinaria per l’emergenza Covid-19 ci sta facendo sperimentare ancora una volta la realtà dell’‘essere sempre famiglia’ che non conosce confini o differenze, ma fa emergere la fratellanza universale, così come sostiene Papa Francesco attraverso l’ultima enciclica “Fratelli tutti”. Questa comunione si sviluppa attraverso veri e propri fioretti o atti d’amore e ricorda l’esperienza dei primi cristiani: essi, consapevoli di formare un solo cuore e una sola anima, mettevano tutti i loro beni in comune, testimoniando l’amore sovrabbondante di Dio e portando speranza. In questi mesi di pandemia la comunione dei beni si è sviluppata ancora di più fra le varie comunità del Movimento dei Focolari in giro per il mondo, rispondendo quindi a tante richieste di aiuto.
In Asia, a Taiwan e in Giappone, i Gen, giovani dei Focolari hanno avviato una raccolta fondi per aiutare la comunità della città di Torreòn, in Messico. Ròisìn, una Gen di Taiwan, avendo saputo dell’esperienza dei Gen messicani nell’aiutare famiglie povere colpite dal virus, ha subito sentito la necessità di agire. Insieme alle altre Gen della sua città ha lanciato un appello a tutta la comunità dei Focolari di Taiwan, che subito ha aderito all’iniziativa raccogliendo fondi per gli amici in Messico. In seguito, anche le e i Gen del Giappone hanno aderito all’iniziativa. In Tanzania invece una delle famiglie della comunità era senza luce perché la batteria del piccolo impianto solare era ormai esaurita. “Qualche tempo prima – scrivono dalla comunità locale – uno di noi aveva ricevuto una provvidenza di 50 euro, circa 120.000 shellini tanzaniani, per una famiglia in difficoltà. Ne abbiamo parlato insieme e siamo giunti alla conclusione di dare quella somma che copriva circa il 60% del costo. La famiglia ha potuto così comprare la nuova batteria e riavere la luce in casa. Dopo qualche giorno arriva una donazione di 1.000.000 di shellini tanzaniani per le necessità del focolare: quasi 10 volte tanto…il centuplo!!!”
La comunità del Portogallo dopo un aggiornamento sulla situazione globale dal Centro Internazionale dei Focolari, ha deciso di allargare l’orizzonte oltre i propri confini. “La somma che abbiamo raccolto finora – ci scrivono – è frutto di piccole rinunce oltre a somme impreviste che non ci attendevamo di ricevere. Vediamo che è in crescita la consapevolezza della comunione nella vita quotidiana di ognuno di noi: insieme possiamo cercare di superare non solo questi ostacoli causati dalla pandemia, ma che diventi uno stile di vita”. In Ecuador invece J.V. è riuscito a coinvolgere tanti nella cultura del dare. Tutto è nato da “una telefonata ad un collega per avere sue notizie – racconta – e condividere le sue preoccupazioni per la sua famiglia e le persone del suo villaggio che sono senza cibo”. Ha aperto una pagina facebook e inviato e-mail per pubblicizzare la situazione precaria di questo villaggio. Ciò ha dato inizio a una grande generosità non solo dagli abitanti del suo quartiere ma anche altrove. Gli amici e la famiglia di questo collega ora possono comprare da mangiare e aiutare anche i più poveri. In Egitto tutto è chiuso per il lockdown, anche il lavoro della fondazione “United World” che attraverso progetti di sviluppo in favore di persone che vivono situazioni di fragilità sociale, trasmette la cultura della “fraternità universale”. “Cosa fare e dove possiamo aiutare?” si son chiesti. E così, nonostante il lockdown e “attraverso le comunità di varie chiese, moschee e altre organizzazioni sociali, siamo stati in grado di allargare il gruppo di persone da aiutare: famiglie dei quartieri più poveri del Cairo, vedove, orfani, persone singole e anziani, rifugiati dall’Etiopia, dall’Eritrea, dal Nord e dal Sud Sudan. Oggi riusciamo a preparare 700 confezioni di alimenti di prima necessità. Il nostro obiettivo è quello di arrivare a 1.000 pacchetti”. Nella Repubblica democratica del Congo i Gen di Kinshasa hanno avviato una comunione dei beni costituendo un fondo per poter aiutare i più bisognosi e nove famiglie hanno ricevuto sapone, zucchero, riso e mascherine. Queste testimonianze sono andate ben oltre l’aiuto finanziario: come sostiene Ròisìn da Taiwan, “anche i tempi più bui possono essere illuminati dall’amore e dalla solidarietà, e anche se isolati gli uni dagli altri, siamo più vicini alla realizzazione di un mondo unito.”
Lorenzo Russo
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4 Nov 2020 | Focolari nel Mondo
Prendersi cura degli altri ricostruisce la comunità: è l’esperienza di Teresa Osswald, che nella città di OPorto, in Portogallo è animatrice di un piccolo gruppo di bambini. Fare attenzione a ciò che accade intorno a noi. Dedicare tempo ed energie a chi è nel bisogno. Mettersi nei panni dell’altro e condividerne gioie e fatiche. Spesso, amare chi ci sta accanto significa entrare nelle maglie del quotidiano e farsi prossimi. È l’esperienza di Teresa Osswald, che nella città di OPorto, in Portogallo è animatrice di un piccolo gruppo di bambini. Come tutti gli anni, quando la scuola chiude per le vacanze estive i bambini si godono il riposo all’aria aperta: chi al mare, chi in montagna, chi in città. Ve ne sono alcuni però che non hanno questa possibilità perché le loro famiglie vivono difficoltà economiche o non hanno familiari o amici che possano aver cura di loro mentre i genitori sono a lavoro. Quindi sperimentano una condizione di isolamento sociale anche perché vengono da Paesi lontani, con culture, tradizioni e religioni diverse. È la storia di tre bimbi portoghesi, i cui genitori sono originari delle Isole di S. Tomé, nella costa occidentale dell’Africa. Le vacanze in genere le trascorrono a casa, da soli e senza fare niente. Anche quest’anno sarebbe andata così se Teresa non avesse fatto proprio il loro disagio. Come per altri bimbi e altre famiglie nelle stesse condizioni. “Avevo una gran voglia di avere una risposta per tutte queste situazioni – racconta – Almeno per una famiglia siamo riusciti ad averla: a fine luglio avevo parlato ad un’amica di questi tre bambini che avrebbero trascorso il mese di agosto da soli a casa. Il giorno dopo mi fa arrivare delle informazioni sui campi estivi della nostra città”. Ma i posti sono pochi, la richiesta arriva tardi e non è chiaro se i bimbi possano partecipare. Teresa affida tutto a Dio: “sia fatta la tua Volontà”. Così i posti si trovano e anche il costo del campo viene sostenuto dalla comunità dei Focolari presente in città. Chi dona una somma poi sperimenta altrove un qualche “ritorno”. É il Vangelo che si compie, pensa Teresa: “Date e vi sarà dato” (Lc 6, 38). C’è poi la necessità di accompagnare i bimbi al campo al mattino e di riportarli a casa la sera. Non è facile trovare il tempo fra gli impegni quotidiani, ma Teresa si offre lo stesso: “vedo tre bambini felici che corrono verso la mia macchina. Non resta che stringere i lacci delle scarpine della più piccolina ed è tutto a posto”. Dopo una settimana arriva una telefonata: è una persona amica che le viene in aiuto e si offre di accompagnare i bimbi al suo posto. “Ed è stato così che, con un piccolo contributo di tanti – spiega – questi bambini hanno avuto l’opportunità di nuotare, ballare, socializzare, invece che restare chiusi in casa. Soprattutto, hanno avuto l’opportunità di contagiare insegnanti e altri bambini con la loro gioia e grande generosità”. E che bello sentire anche la gioia della mamma, commossa e grata. “Parole così forti che mi hanno lasciata scossa – confida Teresa – interessarci per tutto ciò che accade accanto a noi e il prenderci cura dell’altro ci ha fatto costruire un pezzetto di mondo unito nella nostra comunità”.
Claudia Di Lorenzi
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2 Ott 2020 | Focolari nel Mondo
Dieci anni di guerra, i limiti dovuti all’embargo e la pandemia da Coronavirus, hanno imposto alla popolazione siriana delle condizioni di vita al limite della povertà favorendo il riemergere del fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile. “Dopo quasi una settimana di quarantena sono rimasta sorpresa al vedere uno dei nostri studenti vendere verdura in auto”. Dall’esperienza di una delle insegnanti del doposcuola “Generazione di speranza” di Homs, del programma “Emergenza Siria”, nasce l’attenzione verso il fenomeno in crescita dello sfruttamento del lavoro minorile. Secondo quanto riportato dai nostri operatori, in passato si conoscevano alcuni casi in cui gli adolescenti venivano impiegati in lavori manuali, ma oggi, è diminuita l’età dei ragazzi impiegati per la vendita di verdure ai mercati oppure come operai, barbieri, camerieri nei fast food o in fabbrica. Quando vengono interpellati i genitori, le risposte sottolineano come questa pratica sia quasi inevitabile viste le condizioni economiche e la grande incertezza sul futuro. Alcuni ritengono che oggi sia più importante imparare un lavoro invece di stare a casa (a causa della pandemia) oppure spiegano come quelle attività siano necessarie per aiutare il bilancio famigliare, non più sostenibile con il solo lavoro, spesso saltuario, dei genitori. Durante la quarantena imposta per fronteggiare il Covid19, gli operatori e gli insegnanti del doposcuola di Homs si sono impegnati a seguire i ragazzi anche a distanza, nonostante non sia sempre stato agevole: molti vivono in case affollate e la disponibilità di dispositivi digitali e della rete non è alla portata di tutti. Questo distacco ha alimentato la fragilità dei ragazzi e la scelta da parte dei genitori di impiegarli in questi lavori. Per questa ragione nel breve periodo di ripresa, a luglio, il doposcuola di Homs ha organizzato alcuni incontri per indagare il fenomeno e far capire quanto sia importante preferire l’istruzione al lavoro minorile, anche in condizioni di gravi difficoltà economiche. Da quegli incontri è emerso che i bambini pur non volendo lavorare, sentono la responsabilità di contribuire alle spese famigliari oltre al timore che i datori di lavoro, di fronte a un loro rifiuto, possano danneggiare i genitori. Il centro è stato nuovamente chiuso a causa dell’espandersi del Coronavirus, ma, appena possibile, operatori e insegnati riprenderanno il loro lavoro consapevoli di quanto questo possa contribuire a combattere la pratica del lavoro minorile e garantire ai ragazzi di Homs il supporto per ricevere l’istruzione adeguata per costruire il loro futuro.
Dal sito Amu – Azione per un mondo unito
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13 Set 2020 | Focolari nel Mondo, Senza categoria
- Data di Morte: 14/09/2020
- Branca di Appartenenza: Volontaria
- Nazione: Gran Bretagna
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