16 Gen 2019 | Sociale
In dialogo con Liliane Mugombozi, giornalista congolese, del focolare di Nairobi. Lavora presso il Jesuit Refugee Service della capitale keniota: “I migranti africani? La maggior parte di loro non va in Europa, ma si sposta nel continente africano”. “Per i media internazionali l’Africa è il continente dell’esodo di massa, ma questa non è la realtà. I migranti si muovono soprattutto dentro il continente. Tra il 2015 e il 2017 in Africa si sono spostati quasi 19 milioni di persone”. Liliane Mugombozi parla con cognizione di causa di questo fenomeno poco raccontato ma che lei conosce a fondo non solo per la professione giornalistica che esercita da molti anni, ma soprattutto per esperienza diretta. Da due anni e mezzo lavora al JRS (Jesuit Refugee Service), il Servizio per i rifugiati gestito dai Padri Gesuiti a Nairobi (Kenya).
“Dal settembre 2017 più di mezzo milione di rifugiati vive in Kenya. Vengono soprattutto dalla Regione dei Grandi Laghi, dal Corno d’Africa e dall’Africa Centrale, ma anche dal Myanmar, dall’Afghanistan, ecc. . La maggior parte vive nei campi profughi di Dadaab e Kakuma; circa 64.000 rifugiati risiedono a Nairobi”. Racconta che nel dicembre scorso hanno organizzato un workshop per 48 ragazzi rifugiati, provenienti da tanti paesi africani: dal Sud Sudan alla Somalia. Lo scopo era guardare insieme alla loro situazione di rifugiati e offrire strumenti per affrontare le sfide di tutti i giorni: dai diritti umani alle difficoltà culturali. ‘Quando vi guardo – ho detto loro – non vedo dei rifugiati, vedo il futuro di questo continente, vedo il futuro del mondo. Tutti voi avete sperimentato la sofferenza, chi meglio di voi potrà costruire delle istituzioni forti e giuste?’ ”. “Dal primo momento in cui sono arrivata al JRS di Nairobi, dove mi occupo degli studenti delle scuole secondarie e degli universitari che possono studiare grazie a borse di studio, avevo intuito che il mio servizio richiedeva una grande flessibilità e di andare oltre le mansioni tecniche. Mi sono sentita chiamata a condividere il dolore che c’è dietro ogni storia, per incontrare davvero la persona. Ho capito che la chiave era costruire rapporti veri, di reciprocità con tutti.
A contatto con tanta speranza e altrettanto dolore Liliane ha capito che occorreva fare attenzione a non cedere alla tentazione di confondere la persona con il suo bisogno: “Una tentazione pericolosa che mi avrebbe chiuso il cuore ad un incontro vero con i ragazzi, le loro famiglie, gli insegnanti, con chiunque”. Anche la comunità dei Focolari in Kenya, soprattutto a Nairobi, ha collaborato con i Padri Gesuiti. Ha organizzato raccolte di vestiario, viveri e generi di prima necessità, libri, giocattoli e indumenti presso amici, famigliari e nelle parrocchie. “Abbiamo capito che prima di tutto dovevamo superare i pregiudizi, conoscere le storie dei rifugiati per creare una cultura dell’incontro, dell’accoglienza. Siamo coscienti che ci sono problemi che non possiamo risolvere, ma possiamo farci fratelli e sorelle di tutti loro. Certo, siamo ancora alle prime armi, ma crediamo che con Gesù fra noi, troveremo la risposta a questo grido di Gesù sulla croce oggi, in questa nostra terra”.
Stefania Tanesini
(altro…)
17 Dic 2018 | Sociale
Christopher Jiménez, della comunità dei Focolari del Messico, racconta il lungo esodo dei migranti partiti dall’Honduras e da settimane ai piedi del muro che li separa dagli Stati Uniti. «Il 12 ottobre, una chiamata a raccolta attraverso i social network – afferma Christopher Jiménez, che collabora con l’associazione Promozione Integrale della Persona (PIP) – è diventata in breve tempo virale. Più di mille honduregni sono partiti da San Pedro Sula», città che per anni, fino al 2014, è stata considerata tra le più violente del pianeta. Tutto il mondo, da allora, sta assistendo a quello che da molti è stato definito un esodo biblico. «Una settimana dopo, mentre la carovana oltrepassava il confine con il Messico, numerose organizzazioni della società civile e agenzie governative si erano già messe in campo per fornire assistenza umanitaria, prima in Chiapas, quindi a Oaxaca e Veracruz». A quel punto, non si trattava più di un singolo contingente di migranti, ma di diversi gruppi che procedevano a ondate, a piedi o con mezzi di fortuna, attraversando il Paese per migliaia di chilometri. «A fine ottobre – prosegue Christopher – quando era ormai imminente il loro arrivo a Città del Messico, nella capitale, a causa di un grave problema idrico, era stata programmata l’interruzione dell’acqua potabile per oltre quattro milioni di abitanti. Eppure, nonostante i disagi e il freddo intenso, molte organizzazioni civili e religiose hanno risposto all’invito della locale Commissione per i diritti umani, allestendo un campo umanitario a ovest della città. Anche i Focolari hanno aderito. Una trentina di persone, tra cui medici, infermieri, studenti, casalinghe, si sono prodigate nei punti di soccorso e di distribuzione di pasti e indumenti. Nel frattempo, un altro gruppo ha organizzato una raccolta di generi di prima necessità e una associazione civile che si ispira allo spirito del Movimento ha offerto collaborazione tecnica e logistica». La mattina del 5 novembre, circa cinquemila migranti sono arrivati nella capitale. Nei giorni successivi, quasi diecimila persone hanno ricevuto accoglienza, cibo, coperte, vestiario. «Nonostante la solidarietà di molti, il loro passaggio non è stato esente da attriti e toni di violenza. Alcuni incidenti sono stati sul punto di provocare episodi gravi di xenofobia. Ora l’ondata di migranti attende con impazienza sotto il muro invalicabile che separa la città messicana di Tijuana dagli Stati Uniti. Ci aspettiamo giorni di grande incertezza. Ma nel loro passaggio, pur tra le insidie di un percorso molto complesso, hanno indicato al cuore del popolo messicano la direzione verso cui muove il loro sogno».
Chiara Favotti
(altro…)
17 Dic 2018 | Sociale
Anche se i riflettori mediatici si accendono a intermittenza sul dramma che continua a consumarsi alla frontiera tra Messico e USA, sono molte le persone e le organizzazioni, tra cui i Focolari, che non abbandonano i migranti. Nelle ultime settimane, notizie e immagini della colonna composta da migliaia di persone in marcia dall’Honduras verso il confine con gli Stati Uniti hanno fatto il giro del mondo. «In questa regione, il fenomeno migratorio è molto comune» ci ha spiegato Sandra Garcia-Farias Herrera della comunità dei Focolari del Nord-ovest del Messico. «Mexicali e Tijuana sono città di confine, cresciute proprio per l’alto numero di persone arrivate qui con il sogno di entrare negli Stati Uniti. Ma quello a cui abbiamo assistito nell’ultimo mese non ha precedenti. La popolazione stessa non comprende come il fenomeno sia arrivato a queste proporzioni e cosa abbia spinto tante famiglie a lasciare tutto, anche in avverse situazioni climatiche, e mettersi in viaggio. Qui la strada finisce, e il loro sogno sembra infrangersi. Le strade e i luoghi pubblici sono diventati accampamenti. La confusione è grande, abbiamo assistito ad azioni di violenza, alla chiusura dei varchi di ingresso agli USA, al posizionamento di filo spinato sopra il muro, al dispiegamento ingente di forze di polizia a presidio dei confini, anche con elicotteri e veicoli speciali che prima non avevamo mai visto. Sembra che stia per scoppiare una guerra. La mancanza di informazioni sulle ragioni che li hanno spinti a partire, ma anche le notizie diffuse dai media e dai social network hanno suscitato tra gli abitanti del Messico sentimenti contrastanti, anche di ostilità e sdegno, fino a episodi di xenofobia». Mentre alcuni giovani dei Focolari stanno cercando il modo di poter entrare nei campi destinati ai migranti, in quest’ultima tappa del loro percorso messicano, altri li hanno avvicinati per strada, cercando di capire le loro motivazioni, ma soprattutto le loro necessità. Una famiglia ha accompagnato in macchina fino a Tijuana due donne con bambini piccoli, per evitare loro un percorso molto difficoltoso. Altri ancora, che lavorano in un centro educativo, hanno proposto agli studenti un cambio di atteggiamento culturale, per manifestare ai migranti la solidarietà e il senso di fraternità dovuti ad ogni uomo. «La priorità è ora anche quella di contrastare la confusione dilagante e gli atti di intolleranza che ne sono derivati, anche tra i giovani. Occorre diffondere la cultura dell’accoglienza».
Chiara Favotti
(altro…)
20 Nov 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Con un linguaggio semplice, come quello di Gesù che per spiegare il “suo regno” usava termini e paragoni sotto gli occhi di tutti, Sándor ha cominciato a raccontare come cercava di incarnare il Vangelo in tutto quello che faceva. Si è formato attorno a lui un assiduo gruppo di agricoltori e periodicamente si sono incontrati per scambiare gioie, dolori, conquiste e progressi… In loro è sbocciata la convinzione di avere una missione. Il loro rapporto con la natura, fonte di saggezza, era un bene da trasmettere anche a chi stava in città. Da questa scintilla al passo di incontrare anche dei sindaci è stato breve. Dagli incontri tra contadini e sindaci è emersa forte la necessità di creare un’alternativa alla globalizzazione che omologa e spegne valori e tradizioni. Così nel settembre del 2016 hanno realizzato un incontro che, con esperienze e interventi di specialisti, aveva lo scopo di trovare il modo per dare un’anima al Paese cominciando dalla campagna. Erano 350 partecipanti, dei quali 20 sindaci. Lo scorso settembre il 2° incontro, stavolta a Újkígyós, un comune a sud-est dell’Ungheria che, nonostante un anticipato freddo, ha visto 500 partecipanti, 27 stand che esponevano formaggi, tappeti fatti a mano, miele, piccoli mobili, marmellate… Con gratuità e generosità i contadini provenienti da molti comuni, villaggi e borghi hanno offerto il meglio dei loro prodotti culinari e di artigianato. Hanno portato anche cavalli per far girare i bambini. Una vera festa popolare.
I conferenzieri, specialisti in ecologia, agricoltura, inquinamento acustico, agricoltori, ricercatori e professori di università, erano già legati fra loro da una reale amicizia. È questo non soltanto il segreto del successo ma anche la via realizzabile per arrivare a dare un contributo di vera fraternità. Anche il Sindaco del Comune, che ha messo a servizio dell’evento gruppi folcloristici, ha rilevato che vedeva nella comunità una “nuova anima”. Il parroco ha sottolineato l’efficacia del modo di evangelizzare che aveva sperimentato. Uno degli organizzatori mi diceva: «Non abbiamo avuto nessun aiuto politico o di istituzioni: tutto è dono. L’incontro non è costato un centesimo: dalle sedie, alle tende, ai tavoli. Qui, come vedi, tutti si ritrovano fratelli, perché nei villaggi il rapporto umano, l’amicizia è la forza vincente.
Nelle città sono altri i modi di rapportarsi. Si creano circoli, club di interesse, luoghi di divertimento… ma la gente è isolata. Non si conoscono fra di loro gli abitanti di uno stesso condominio. Sentiamo che la gente della campagna può dare un contributo al Paese, può essere l’anima. Il contadino, per il contatto che ha con la natura nutre un’anima religiosa e sa il valore e il prezzo di ogni cosa e riconosce nell’uomo la sacralità a cui papa Francesco continuamente ci richiama. Questo incontro ci sembra un piccolo passo non solo per la Chiesa stessa ma anche per la società». È intervenuto anche Csaba Böjte (ofm), un francescano della Transilvania (Romania) famoso non solo nella sua terra ma in Ungheria e nell’est-Europa dove, con la collaborazione di volontari, accoglie dal 1992 bambini e ragazzi con situazioni familiari difficili. Oggi le case sono 82 ed ospitano 2500 bambini. Quello di Sándor è un sasso gettato nell’acqua che con le sue onde si allarga, si allarga. Tanino Minuta (altro…)
19 Nov 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
https://vimeo.com/290300346 (altro…)
8 Nov 2018 | Focolari nel Mondo, Sociale
https://vimeo.com/290299896 (altro…)