Movimento dei Focolari

Famiglia: la gioia dell’amore

Apr 14, 2016

Novità e sfide nell’Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” di papa Francesco divulgata l’8 Aprile. L’inno paolino alla carità, le aperture ai risposati, la centralità alla vità di coppia, fondamento della famiglia stabile. Una riflessione di Anna e Alberto Friso, membri del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

 20160414-a«Dopo i due Sinodi sulla famiglia, con Amoris Laetitia ecco finalmente il pronunciamento del Papa. Di questo Papa. Il Papa della misericordia, che annovera consensi anche tra chi dice di aver ‘chiuso’ con la Chiesa, o di non credere affatto. La recente esortazione, con le sue oltre 100 pagine, incontra le attese sia di chi sperava nel cambiamento – molto evidente sul piano pastorale – sia dei più legati alla tradizione, giacchè il piano dottrinale è rimasto inalterato. Una mano tesa verso tutti, anche a chi si trova in situazione cosiddetta ‘irregolare’. Per Papa Francesco “nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre, ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare” (AL 325). Quasi a far cadere la tendenza a distinguere fra ‘regolari’ e ‘irregolari’ e a voler sottolineare che nessuno è condannato ed escluso senza rimedio. L’apertura più significativa di Amoris Laetitia è certamente quella verso i divorziati in nuova unione, per i quali si prevede un percorso di crescita nella capacità di discernimento, accompagnati da pastori o, come anche menzionato, da “laici che vivono dediti al Signore” (AL 312) consapevoli di essere chiamati a “formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle” (AL 37). Un percorso che in certi casi, come detto nella nota 351 dell’esortazione, potrebbe sfociare anche nell’accesso ai sacramenti. Poiché, ribadisce il Papa, l’Eucaristia “non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli”. Ma se a colpire l’attenzione dei media sono proprio le ‘aperture’ ai risposati, è nei capitoli 4 e 5 (sulla bellezza della famiglia che attinge al disegno trinitario e che si alimenta di quella carità di cui parla S. Paolo in Cor 1,13) che il suo merito va oltre. La centralità della vita di coppia è qui presentata forse come non mai: “È l’incontro con un volto, un ‘tu’ che riflette l’amore divino ed è il primo dei beni. O anche come esclamerà la sposa del Cantico dei Cantici in una stupenda professione d’amore e di donazione nella reciprocità: ‘Il mio amato è mio e io sono sua. Sono del mio amato e il mio amato è mio” (AL 12). “…spesso abbiamo presentato il matrimonio in modo tale che il suo fine unitivo, l’invito a crescere nell’amore e l’ideale di aiuto reciproco, sono rimasti in ombra per un accento quasi esclusivo posto sul dovere della procreazione” (AL 36). Un moto quasi autocritico, a significare l’intento di valorizzare l’eros iscritto nelle creature, mostrando il matrimonio nella sua realtà concreta di “combinazione di gioie e di fatiche, di tensioni e di riposo, di sofferenze e di liberazioni, di soddisfazioni e di ricerche, di fastidi e di piaceri” (AL 126). Viene messo in rilievo ogni momento della vita quotidiana, superando la contrapposizione tra sacro e profano, tra evento solenne e insignificante, poiché niente è secondario agli occhi dell’amore e della fede. Il Papa tiene conto anche delle aumentate aspettative di vita e i coniugi devono “scegliersi a più riprese” (AL 163), in una continua rigenerazione e cambiamento dei registri dell’amore: “Non possiamo prometterci di avere gli stessi sentimenti per tutta la vita. Ma possiamo certamente avere un progetto comune stabile, impegnarci ad amarci e a vivere uniti finché la morte non ci separi, e vivere sempre una ricca intimità” (AL 163). Grazie papa Francesco! Si sentiva il bisogno di uno sguardo della Chiesa che continua a presentare agli sposi l’ideale alto e mai raggiunto dell’armonia trinitaria. Come pure di una mano fraterna, la Chiesa,  che si fa prossima a tutti, senza scartare nessuno».

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