Movimento dei Focolari

Foresi: La Chiesa dei poveri

Nov 13, 2016

Riflessioni sulla povertà evangelica di Pasquale Foresi (1929-2015), teologo e cofondatore con Chiara Lubich del Movimento dei Focolari. Una lettura in sintonia con l’ insegnamento di papa Francesco.

20161113-03«Per Chiesa dei poveri si intendono due precisi contenuti: la Chiesa deve essere povera come Cristo se vuole annunciare il regno di Dio, se vuole che il suo messaggio abbia un’efficacia; e poveri in spirito dovranno essere tutti i cristiani che aderiscono profondamente alla vita della Chiesa; il messaggio di salvezza sarà per i poveri più facile ad essere accettato, mentre per un ricco sarà difficile entrare nel regno dei cieli come per un cammello passare attraverso la cruna di un ago. Chiesa povera e Chiesa dei poveri però non devono farci credere che ciò abbia una facile trasposizione sociopolitica nella vita attuale. Per poveri, infatti, Gesù intendeva coloro che, essendo nella prova, essendo umili, privi di sostegno ed appoggi esterni in cui confidare, si rivolgono a Dio giusto e benefattore. I traduttori greci della Bibbia hanno ben compreso che non si tratta solo della miseria materiale; essi, infatti, per tradurre la parola ebraica anaw (povero), non hanno tradotto ‘indigente’ o ‘bisognoso’, ma hanno preferito la parola praus, che evoca l’idea di colui che è mite e rassegnato anche nelle prove. (…) 20161113-02Questi poveri, stando al Vangelo, si trovano anche nelle classi agiate. Matteo ci dice di Giuseppe d’Arimatea: “uomo ricco, che era anch’esso discepolo di Gesù” (27, 57). Era anch’egli distaccato dai suoi beni, era anch’egli un umile e povero. (…) Tertulliano nell’Apologetica indicava i cristiani del tempo come coloro che non aspiravano e non lottavano per incarichi politici, sia pur piccoli, perché non spinti da ambizioni personali. D’altra parte notiamo invece che molti, che sono in condizioni disagiate economicamente, si volgono a messaggi che giungono dal di fuori della Chiesa e ad essi aderiscono. (…) Per questo i papi e il Concilio ci invitano a riflettere sulla nostra vita cristiana. E’ essa veramente autentica? Porta essa il segno visibile dell’umiltà e della povertà? La povertà deve essere frutto della carità. Sarà l’amore che ci farà mettere i nostri beni a disposizione della comunità e delle persone indigenti e bisognose. E’ la carità cristiana che conduce a bandire l’egoismo e a far nascere la comunione. (…) La Chiesa dei poveri diventa così la Chiesa della comunione tra ricchi che si fanno poveri e poveri che donano la loro indigenza per costituire insieme la Chiesa. (…) Se vogliamo che la Chiesa dei poveri ritorni ad assumere un valore di testimonianza nell’evangelizzazione, occorre che a tutti i livelli ci si riimmerga nella vera vita cristiana iniziando da ogni punto della Chiesa, dall’alto e dal basso, dalla periferia al centro. (…) Questo si rifletterà anche sul piano sociale e politico con riforme nuove, che saranno fondamentalmente cristiane se ispirate dalla libertà. (…) Alcuni spiriti maggiormente sensibili non sono soddisfatti e gridano ancora che la Chiesa deve diventare più povera. (…) Quando viene richiesta una cosa giusta, anche se espressa disordinatamente e in mala forma, occorre meditare profondamente se quanto ci vien detto non sia un pungolo che fa accelerare quel processo di rinnovamento senza il quale la Buona Novella non può essere portata a tutti gli uomini della terra se non con poca efficacia. (…) Il volere la pace, la povertà, una comunione di beni che sia il segno visibile della comunione degli spiriti, non sono queste le contestazioni che temiamo, anzi, sono quelle che ci spronano sulla via del Vangelo». Da Pasquale Foresi – Problematica d’oggi nella Chiesa – 1970 – Città Nuova Editrice.

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