Movimento dei Focolari

Igino Giordani. «L’atteso»

Dic 13, 2014

Ci prepariamo al Natale con questo testo di Giordani che sottolinea come quel primo annuncio evangelico: Gloria a Dio in cielo; pace agli uomini in terra sia denso di conseguenze.

20130812-01La meraviglia della Redenzione si inizia con la nascita del Redentore: il re del creato che non trova una stanza per venire al mondo, così come poi non troverà una pietra per posare il capo. Fu il vero uomo. E la sua presentazione all’umanità, per cui era venuto, avviene sotto le forme d’un bambino, che giace in una mangiatoia. Anche i romani attendevano il Salvatore del mondo sotto le sembianze d’un ragazzo, che avrebbe iniziato un nuovo ciclo di secoli. E anche i greci, e anche i persiani. I giudei poi l’aspettavano nella luce delle profezie, fer­mando su di Lui venturo le speranze messianiche d’una rinascita del passato con un capovolgimento di cose. E il capovolgimento fu già configurato da quella na­scita proletaria, che poneva il Figlio di Dio al rango delle vittime delle guerre e delle inondazioni, tra i senza tetto e i senza denaro, sullo strato inferiore della mise­ria universale, così come sarebbe morto sul patibolo della maggiore ignominia. Una presentazione sbalorditiva del divino: nimbi di angeli sopra e crocchi di pastori sotto. Ma più sbalorditivo fu il canto intonato dentro la notte rotta di fulgori dagli spiriti angelici sopra quella nascita singolare: – Gloria a Dio in cielo; pace agli uomini in terra. Quel che è la gloria per Iddio – suonava in sostanza il messaggio – è la pace per gli uomini. La pace di Dio è la sua gloria. La gloria degli uomini è la loro pace. Il nesso è vitale, e già da solo investe il rapporto di valori divini e umani incluso nell’Incarnazione, dove la natura divina e la natura umana si uniscono in un’unica persona, fatta perciò legame e tramite dell’infinito nel finito, dell’eterno nel transeunte, della gloria nella pace. Tale nesso porta che non si può separare la gloria di Dio dalla pace degli uomini. Se c’è l’una c’è l’altra; se non c’è quella, manca pure questa. Ma come grande e denso di conseguenze è questo primo annunzio evangelico, che preannunzia l’effetto in­dividuale e sociale dell’amore, legge costitutiva dell’ordine nuovo, addotto da quel Bambino proletario! L’ef­fetto è la pace. E se c’è la pace, vuol dire che agisce, nello spirito di ciascuno e nei rapporti con tutti, quel lume divino che è la carità; vuol dire che gli uomini si sentono fratelli perché sentono la presenza dell’unico Padre. La gloria più grande che gli uomini possono rendere a Dio nel più alto dei cieli è di assicurare, con la buona volontà, la pace degli esseri razionali nel più basso dei pianeti, l’aiuola che ci fa tanto feroci. Per la pace la nostra vita della terra si divinizza. Se invece di perder tempo a odiare, si guadagna vita nell’a­mare, si ottiene di ospitare in sé Dio, che così dimora nella sua essenza, – la sua aria: – l’amore. Dio – in­segnano i mistici – non dimora che nella pace. Ecco come, per la presenza di Cristo, una stalla di­viene un empireo; e anche una capanna può divenire una chiesa. E può divenirlo ogni casa; e anche ogni ufficio; e persino un Parlamento. (Igino Giordani, Parole di vita, SEI, Torino, 1954, pp. 21-23)

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