Movimento dei Focolari

Il profitto come mezzo

Nov 17, 2017

Cambiare le regole del sistema economico non solo per curare la povertà, ma per costruire un sistema dove i poveri siano sempre meno. Presentata a Bruxelles la sfida dell’Economia di Comunione.

20171117-02A metà del cammino tra due giornate internazionali, quella del 17 ottobre scorso, dedicata dall’ONU allo sradicamento della povertà, e quella del 19 novembre prossimo, indetta da Papa Francesco per avvicinare i poveri di tutto il mondo, la domanda torna insistente: sarà possibile ridurre, fino a eliminare, le disuguaglianze? Economisti, ong, associazioni, istituzioni nazionali e internazionali discutono e cercano strade per ridurre le sacche di povertà e le sue conseguenze. Un dibattito organizzato a Bruxelles, nel mese di ottobre, dall’Intergruppo europeo per la lotta contro la povertà e in difesa dei diritti dell’uomo e da ATD Quarto Mondo ha ospitato il contributo di diverse organizzazioni che sperimentano metodi alternativi per aiutare le persone in difficoltà a uscire dalla loro condizione. Il loro metodo consiste non nel calare dall’alto sussidi, ma nell’attivare percorsi di rete. Tra i contributi, quello dell’argentina Florencia Locascio, portavoce in tale circostanza del progetto di Economia di Comunione. «L’Economia di Comunionespiega Locascio – è un movimento di persone, imprenditori, lavoratori, consumatori, studiosi e cittadini impegnati a dare una risposta di fraternità al problema della povertà, a promuovere una cultura economica e civile che metta al centro la persona e il valore delle relazioni. L’EdC concepisce il profitto come un mezzo per una crescita sostenibile, inclusiva e solidale dell’uomo e della società». Dopo 26 anni di storia (era il 1991 quando Chiara Lubich ebbe l’intuizione del nuovo modello economico, durante una visita a San Paolo in Brasile), l’EdC propone alle aziende che aderiscono a questo spirito di lavorare con tre obiettivi: ridurre la povertà e l’esclusione, formare nuovi imprenditori a una cultura di comunione e sviluppare le aziende, creando nuovi posti di lavoro. 20171117-03Alcuni esempi, tra i tanti. Alla Banko Kabayan – banca di sviluppo nelle Filippine -, l’85 % dei suoi clienti sono microimprenditori, in gran parte donne, ai quali si offrono dei prestiti, risparmio, microassicurazioni, nonché corsi di imprenditorialità per promuovere le loro attività. La startup “Project Lia”, negli Stati Uniti, che ha l’obiettivo di reinserire nel mondo del lavoro donne ex carcerate attraverso il riutilizzo di vecchi mobili. La Dimaco è una azienda argentina che distribuisce materiali per la costruzione. Insieme ad altri imprenditori locali e in coordinamento con istituzioni pubbliche, il gruppo è riuscito a rendere sostenibile il lavoro di oltre mille piccoli produttori della regione. «Siamo convinti, anche per l’esperienza fatta – continua Locascio – che non si possa curare nessuna forma di povertà non scelta senza includere le persone svantaggiate all’interno di comunità vive e fraterne e, dove è possibile, anche nei luoghi del lavoro. Non basta distribuire la ricchezza in modo diverso. Bisogna coinvolgere i poveri nella creazione di ricchezza». 20171117-aPer monitorare e diffondere gli effetti dell’Economia di Comunione nel contrasto alla povertà e alle disuguaglianze, nel 2017 è nato OPLAOsservatorio sulla Povertà, un centro di ricerca internazionale intitolato a Leo Andringa, economista olandese tra i pionieri dell’Economia di Comunione.  Le ricerche di OPLA vogliono indagare in particolare la produzione di “beni relazionali” connessa alle azioni EDC. «Ma poiché vogliamo occuparci della riduzione della povertà non solo di oggi, ma anche di domani – conclude la giovane argentina –, l’ultimo progetto dell’Economia di Comunione è la rete EoC-IIN (Economy of Communion International Incubating Network), per contribuire alla nascita di nuove aziende ad impatto sociale positivo. Sono solo alcuni esempi ispiratori che portano in sé un seme di una proposta economica inclusiva. Siamo consapevoli che per debellare la povertà occorre cambiare le regole di un sistema che genera sempre più diseguaglianza. È una sfida che vogliamo e dobbiamo prendere insieme a tutti gli altri attori della società, a cominciare della politica».

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