Movimento dei Focolari

«Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione» (Lc 10,33).

Lug 1, 2025

Parola di Vita - Luglio 2025

Martine è sul treno della metropolitana di una grande città europea; tutti i passeggeri sono concentrati sul proprio cellulare. Connessi virtualmente, ma realmente intrappolati nell’isolamento. Si domanda: «Ma non siamo più capaci di guardarci negli occhi?». 

È esperienza comune, soprattutto nelle società ricche di beni materiali, ma sempre più povere di rapporti umani. Invece il Vangelo torna sempre con la sua proposta originale, creativa, capace di “fare nuove tutte le cose”[1].

Nel lungo dialogo con il dottore della Legge che gli chiede cosa fare per ereditare la vita eterna[2], Gesù risponde con la famosa parabola del buon Samaritano: un sacerdote e un levita, figure di rilievo nella società del tempo, vedono un uomo aggredito dai briganti, sul margine della strada, ma passano oltre. 

«Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione».

Al dottore della Legge, che conosce bene il comandamento divino dell’amore al prossimo[3], Gesù propone come modello uno straniero, considerato scismatico e nemico: egli vede il viandante ferito, ma si lascia prendere dalla compassione, un sentimento che nasce da dentro, dal profondo del cuore umano. Perciò interrompe il suo viaggio, gli si avvicina e se ne prende cura.

Gesù sa che ogni persona umana è ferita dal peccato e proprio questa è la sua missione: guarire i cuori con la misericordia e il perdono gratuito di Dio, perché siano a loro volta capaci di vicinanza e condivisione.

«[…] Per imparare a essere misericordiosi come il Padre, perfetti come lui, occorre guardare Gesù, rivelazione piena dell’amore del Padre. […] l’amore è il valore assoluto che dà senso a tutto il resto […] che trova la sua espressione più alta nella misericordia. Misericordia che aiuta a vedere sempre nuove le persone con le quali viviamo ogni giorno in famiglia, a scuola, al lavoro, senza ricordarci più dei loro difetti, degli sbagli; che ci fa non giudicare, ma perdonare i torti subiti. Anzi dimenticarli»[4].

«Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione».

La risposta finale e decisiva si esprime con un invito chiaro: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso»[5]. È quello che Gesù ripete a chiunque accoglie la sua Parola: farsi prossimi, prendendo l’iniziativa di “toccare” le ferite delle persone incontrate ogni giorno sulle strade della vita.

Per vivere la prossimità evangelica, prima di tutto chiediamo a Gesù di guarirci dalla cecità dei pregiudizi e dell’indifferenza, che ci impedisce di vedere oltre noi stessi.

Poi impariamo dal Samaritano la capacità di compassione, che lo spinge a mettere in gioco la sua stessa vita. Imitiamo la sua prontezza a fare il primo passo verso l’altro e la disponibilità ad ascoltarlo, a fare nostro il suo dolore, liberi dai giudizi e dall’ansia di “perdere tempo”.  

È l’esperienza di una giovane coreana: «Ho cercato di aiutare un’adolescente che non era della mia cultura e che non conoscevo bene. Eppure, anche se non sapevo cosa e come fare, ho preso il coraggio di provarci. E con sorpresa ho notato, che – offrendo quell’aiuto – io stessa mi sono ritrovata “guarita” nelle mie ferite interiori».

Questa Parola ci offre la chiave d’oro per realizzare l’umanesimo cristiano: ci rende consapevoli della comune umanità, in cui si riflette l’immagine di Dio, e ci insegna a superare con coraggio la categoria della “vicinanza” fisica e culturale. In questa prospettiva, è possibile allargare i confini del “noi” fino all’orizzonte del “tutti” e ritrovare i fondamenti stessi della vita sociale.

A cura di Letizia Magri e del team della Parola di Vita


Foto © John-Lockwood – Unsplash

[1] Cf. Ap 21,5.
[2] Cf. Lc 10, 25-37.
[3] Dt 6,5; Lv 19,18.
[4] C. Lubich, Parola di Vita giugno 2002, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma, 2017, p.659.
[5] Lc 10,37.

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