Movimento dei Focolari

Le mie vacanze ad Aleppo

Mar 28, 2018

Nella città della Siria, martoriata dalla guerra e ora alle prese con una difficile ripresa, Bernard ha trascorso un mese con la comunità dei Focolari. Mentre pubblichiamo la forte impressione di quel periodo, Bernard è tornato ad Aleppo per comporre, insieme a Robert, Fredy, Murad e Tareb, il focolare della città.

18-1 «Settembre è volato. Prendo il taxi, insieme a altre due persone, che risiedono qui. Lasciamo la città che mi ha accolto: Aleppo. Sono tra i pochi stranieri (forse l’unico?) che hanno scelto questa città per un periodo di vacanza. Il tassista attraversa la città, una distesa di quartieri completamente distrutti. Quanti morti ci saranno ancora sotto quelle macerie? Lui sembra non pensarci, guida ad una velocità incredibile percorrendo strade che portano verso sud, in direzione di Homs. Da lì proseguirò alla volta di Beirut. Dopo due ore e mezza intravediamo, tra le macerie, la prima casa rimasta ancora in piedi! Difficile da credere. Sono stato accolto per un mese nel focolare di questa comunità. Al mio arrivo qualcuno alle porte di una chiesa mi ha detto: “Qui incontrerai dei veri cristiani”. Una affermazione che non avevo mai sentito. Ma ora la capisco. Sono stato testimone di come il focolare sia quel luogo in cui si condivide tutto: la “provvidenza” che arriva da tutto il mondo, con tavoli pieni di vestiti, ecc., ma soprattutto i dolori e le gioie, la vita di ogni giorno. Qui, per anni, l’unico sostegno è stato la Parola del Vangelo, Dio. Come mi risuonava l’inizio, sentito tante volte, della storia del Movimento dei Focolari, quando Chiara Lubich raccontava: “Erano tempi di guerra e tutto crollava”!

Bernard (centro), con due popi del focolare di Aleppo: Fredy (sinistra) e Murad (destra)

Bernard (centro), con Fredy (sinistra) e Murad (destra) nel focolare di Aleppo.

Qui ad Aleppo, mentre ancora infuriava la guerra, con le bombe che esplodevano intorno, i focolarini andavano a visitare ogni giorno due famiglie. Per tre volte, a causa delle bombe cadute sui palazzi accanto, i vetri del focolare sono andati in frantumi. Ho conosciuto tante persone della comunità del Movimento, una comunità viva, una vera famiglia, che ha attraversato prove terribili. Hanno perso tutto, l’attività professionale, i parenti, le case, gli amici. Ma hanno trovato nella fede e nell’unità la forza per rialzarsi e cominciare a cercare nuove opportunità. Una sera, anche se in lontananza si sentivano ancora le bombe, in città è tornata l’elettricità. Non succedeva da cinque anni. Samir aveva le lacrime agli occhi: «È la prima volta che vedo il mio negozio illuminato!». Georges invece deve ancora portare le bombole di gas fino al terzo piano, perché l’ascensore in quell’edificio non funziona. Quando deve entrare nel condominio dalla strada si annuncia, gridando, e dall’alto gli buttano le chiavi. Con Maher ho fatto regolarmente jogging. Tante altre persone, come noi, affollavano il bellissimo parco centrale della città. C’era aria di speranza. Nabla mi diceva che tra alcuni mesi le cose potrebbero andare meglio in questo Paese, dal grandioso passato. Nell’antica cittadella, emblema della città di Aleppo, sulla collina, un giorno si è tenuto, dopo tanti anni, un concerto di musica, con danze e poesie della tradizione. 4000 mila persone hanno cantato insieme in un’aria di festa. IMG_7442-768x512Durante la guerra il prezzo pagato dalla popolazione è stato molto, troppo alto: tantissimi morti, e poi malattie, depressione, traumi, isolamento, mancanza di istruzione, di formazione al lavoro, e poi tanti bambini abbandonati … la lista è lunghissima. Ho rivolto spesso una domanda alle persone del posto: “Cosa ritieni importante per affrontare il futuro?”, pensando che la risposta sarebbe stata “la ricostruzione delle case, la ripresa delle attività produttive”. Invece, con mia sorpresa, la risposta che ho sentito più spesso è stata “una grande forza spirituale, capace di far rinascere anche qui una nuova vita”. Grazie Robert, Pascal, Fredy, Murad. Grazie Ghada, Lina, Chris, Maria Grazia, Maria, Zeina, per la vostra vita e la vostra testimonianza. Ora avete un posto speciale nel mio cuore».   A cura di Gustavo Clariá

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