Dic 23, 2013 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Natale mi aveva raggiunto Penso che la cosa peggiore che si possa sperimentare è di “non esistere” per nessuno a Natale. Sono arrivato a capire, a giustificare chi mette fine alla propria esistenza. Al colmo dell’amarezza, mi sono ricordato che nel palazzo dove abito c’erano altri “soli” come me: una coppia di anziani. Ho messo insieme qualcosa di buono che avevo in casa, una bottiglia di vino, una scatola di dolci… insomma ho fatto un bel pacchetto e sono andato a trovarli. Non se l’aspettavano. Ero arrivato al momento giusto, perché avevano bisogno di aiuto per tante cose. Erano così felici e grati. Mentre armeggiavo in cucina, mi stupivo io stesso per la libertà e la gioia che provavo. Dov’era sparita l’angoscia di prima? Quando alla fine della serata ci siamo salutati, ho visto brillare i loro occhi di una luce particolare. Natale mi aveva raggiunto. (Sandro – Italia) Dovevo cominciare io Quando dal Burundi sono arrivato in Slovenia, i primi contatti con la gente sono stati difficili. Ho incontrato però anche persone che mi hanno aiutato. Proprio quei gesti di solidarietà mi hanno fatto capire che non potevo pretendere che l’ambiente mi accogliesse; dovevo cominciare io a conoscere la cultura, la lingua e le usanze slovene, perché le differenze non diventassero ostacoli, ma un arricchimento. Per esempio, ho cominciato a fare lavori manuali, cosa inusuale per gli uomini africani istruiti; oppure anche lavori domestici, quando mia suocera s’è ammalata; così mia moglie ha potuto starle accanto. Questo è il seme che porta i popoli a comprendersi. (C. S. – Slovenia) Il regalo Mia figlia desiderava avere una sorellina. Un fratellino c’era già, ma un neonato era un’altra cosa. L’anno scorso sembrava che il desiderio si avverasse, ma purtroppo ho avuto un aborto spontaneo. Noi l’abbiamo accettato con serenità, ma Lucia piangeva disperata. Ha iniziato la preparazione alla prima comunione. Io aiutavo la catechista. Un pomeriggio in cui parlavamo del Natale ormai vicino, sulle schede distribuite ai bambini fra le varie domande c’era: «Cosa ti aspetti per Natale?», e Lucia aveva risposto: «Adottare una bambina, anche a distanza». La catechista ed io ci siamo guardate con sorpresa; più tardi con mio marito ho ricordato la sofferenza di Lucia per la mia mancata gravidanza. Dunque era disposta a rinunciare ai regali pur di avere una sorellina, anche lontana. Abbiamo fatto le varie pratiche e due giorni prima della comunione, è arrivata una lettera: ci comunicava che la bambina “adottata a distanza” si chiamava Thu, aveva l’età di Lucia ed era vietnamita. È stato per lei un bel regalo! Tutta contenta, ha portato a scuola la foto di Thu per mostrarla alle sue compagne e alla maestra. (D. V. – Svizzera) Fonte: Il Vangelo del giorno, dicembre 2013, Città Nuova Editrice. (altro…)
Dic 22, 2013 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Nel Movimento dei Focolari, per le persone che vi hanno aderito, il dialogo non è qualcosa che resti nell’ambito dell’opinabile. Anche solo scorrendo le tappe del suo sviluppo, si intuisce come il movimento non sia nato a tavolino, ma per un’ispirazione carismatica che lo Spirito ha voluto concedere a una giovane donna trentina. Fin dai primi anni numerosi episodi, accaduti a Chiara Lubich e alle sue prime compagne, indicavano una via di totale accoglienza dell’altro, chiunque esso fosse. E l’accoglienza è il primo gradino del dialogare. Guardando poi alla diffusione del movimento nel mondo, appare chiaro come il rapido sviluppo dello spirito dell’unità non sia da attribuire solo a parole pronunciate a quattr’occhi, in un microfono o alla radio per aprire nuovi fronti, quanto all’amore vissuto secondo quell’arte di amare che Chiara ha sempre proposto come solo ed unico “metodo” di diffusione, il “farsi uno”. Si tratta di un neologismo mutuato da San Paolo («mi sono fatto tutto a tutti») che nel movimento ha significato sempre la principale via di evangelizzazione. Osservando la vastità della diffusione del movimento, infine, si potrebbe senza dubbio capire come la spiritualità dell’unità abbia conquistato i cuori e le anime di persone di ogni categoria sociale per la sua irriducibile apertura sull’umanità e sui suoi bisogni. Un’apertura che si esprime in primo luogo con un atteggiamento dialogante in ogni campo, in ogni tempo, in ogni luogo.
Quindi il dialogo nei Focolari va inteso nel senso più forte, evangelico, quello che non baratta la propria identità per raggiungere compromessi di sorta, ma che – proprio per l’identità che esso ha acquisito – può permettersi di avvicinarsi al “diverso da sé” con spirito aperto. Né buonismo, né irenismo e nemmeno sincretismo, insomma. Chiara, il 24 gennaio 2002 ad Assisi, chiamata ad esprimersi a nome della Chiesa cattolica assieme ad Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di S. Egidio), dinanzi al Papa e alle massime autorità religiose mondiali, all’indomani del crollo delle Torri gemelle, ha voluto sottolineare come l’atteggiamento della Chiesa sia «tutto dialogo». Ha così ricordato i suoi quattro dialoghi: quello all’interno della propria Chiesa, l’ecumenismo, il rapporto con fedeli di altre religioni, i contatti con coloro che non hanno un credo religioso. Sono proprio questi quattro dialoghi quelli che la Chiesa cattolica ha identificato come vie per il rapporto con l’umanità nelle sue varie sfaccettature, nel Vaticano II e nell’enciclica di Paolo VI Ecclesiam suam. Ha scritto Chiara nel 1991: «Gesù considera come alleati ed amici suoi tutti quegli uomini che lottano contro il male e lavorano, tante volte senza rendersene conto, per l’attuazione del Regno di Dio. Gesù ci chiede un amore capace di farsi dialogo, cioè un amore che, lungi dal chiudersi orgogliosamente nel proprio recinto, sappia aprirsi verso tutti, e collaborare con tutte le persone di buona volontà per costruire insieme la pace e l’unità nel mondo. Cerchiamo quindi di aprire gli occhi sui prossimi che incontriamo per ammirarne il bene che operano, qualsiasi siano le loro convinzioni, per sentirci solidali con loro ed incoraggiarci a vicenda nella via della giustizia e dell’amore». (altro…)
Dic 21, 2013 | Centro internazionale, Spiritualità
«Il Natale è il sublime mistero dell’amore di un Dio che amò talmente gli uomini da farsi uomo. Come è stato scritto il mistero dell’Incarnazione è il documento della eccesiva carità di Dio. Per abbracciare in essa tutti, Egli, nascendo in una grotta, tra capi di bestiame, si mise sotto a tutti: i poveri più poveri lo contemplarono al di sotto della loro stessa miseria. Celebrare il Natale vuol dire ravvivare la coscienza dell’amore portato dal cielo in terra da Gesù, e distribuito da Lui con la vita e con la parola. Oggi si ha un bisogno speciale di ravvivare – e ripulire – il concetto dell’amore, perché la convivenza umana rischia di farsi sempre più triste in quanto difetta d’amore. L’amore colloca l’uomo sul livello di Cristo, difatti il bene (o il male) fatto al prossimo è valutato, al giudizio supremo, come fatto a Cristo.
Ora, dalla penuria di amore – da questa incapacità di volersi bene –, si distilla la noia, con la tristezza. Ridare oggi l’amore ai fratelli è ridar loro la gioia, la pace, la vita, e a questo fine il Natale risuscita il gusto dell’innocenza e della semplicità; riscopre quella fonte di letizia che è Cristo in mezzo a noi, come al presepio in mezzo a Maria, Giuseppe e i pastori. Il Signore è nato perché rinascessimo noi. Egli è la vita, e noi eravamo – siamo, nelle tenebre –. Passiamo dalle tenebre alla vita se amiamo i fratelli. L’impegno cristiano esige eroicità, una riscossa contro la mediocrità, una vittoria sul compromesso. Vuole vita nella libertà, che è libertà dal male, comunque si presenti: prostrazione di forze fisiche, fallimento finanziario, delusione in rapporti umani, desolazione in mezzo al mondo… Importante è non cedere, nessuno forse ti dirà «bravo»! Le onorificenze s’appuntano su altri petti. Magari certa gente ti chiamerà fanatico o ingenuo. Tu dovrai spremere da tutta la desolazione che ti assale, una più ardente fame di Dio, e già da questa trai stimoli. Ci sono frasi semplici e profonde, della profondità del divino, che esprimono questo compito. Frasi di Gesù: «Voi siete il sale della terra…». «Voi siete la luce del mondo…». Il sale da sapore agli alimenti nascondendosi in essi. La luce illumina, come silenzio che penetrando rischiara. La condotta del cristiano deve essere tale da dare un sapore (un sale) alla vita (se no non si sa che si vive a fare) e un indirizzo ad essa. Non si può non pensare alle miserie del mondo, dovute in gran parte alla mancanza di amore… L’amore è vita per l’uomo. In Gesù fu l’Amore che, incarnatosi in Maria, assunse la nostra umanità, inserendovi la vita di Dio». Igino Giordani in: Città Nuova, 25.12.1967 – n.23/24 (altro…)
Dic 20, 2013 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Natale a Betlemme: «Un’occasione unica per coronare l’anno incontrandoci con i Giovani per un Mondo Unito della Terra Santa, per un Natale di accoglienza e di pace», raccontano Maria Guaita, Andrew Camilleri e Claudia Barrero, della segreteria internazionale dei GMU. Cosa significa per voi trascorrere il Natale in Terra Santa? «Abbiamo colto questo invito come una proposta da estendere a tutti i Giovani per un Mondo Unito sparsi nel mondo – racconta Maria Guaita –. Il Vangelo ci dice che Maria e Giuseppe non trovarono posto nell’albergo, che il Verbo venne tra la sua gente ma i suoi non lo hanno accolto. Vogliamo accoglierlo, specialmente nei soli, negli emarginati, nei poveri e senza tetto. Perciò vorremmo impegnarci perché ogni nostra città diventi una piccola Betlemme che ospita il Presepe, che offre una culla a Gesù». Come vi siete organizzati? «Proponiamo a tutti i Giovani per un Mondo Unito un Natale di accoglienza e di pace – spiega Andrew –. I media ci propongono ogni giorno immagini di violenza, di sofferenza e di esclusione. Vogliamo rispondere a tutto ciò, a partire dal periodo natalizio, con svariate iniziative di amore concreto verso i fratelli». «Vorremmo coinvolgere più persone possibile – conclude Maria –, anche parrocchie, istituzioni, altre associazioni e movimenti, secondo la fantasia e le possibilità di ciascuno, con la convinzione che – come diceva Chiara Lubich – “niente è piccolo di ciò che è fatto per amore”». Foto e brevi riprese delle iniziative si potranno trovare sulla pagina Facebook dei GMU della Terra Santa: Youth for a United World – Holy Land. «Saranno frammenti di fraternità – aggiunge Claudia –, che parlano da sé e documentano una tappa importante nella realizzazione del “United World Project”, nel cammino verso l’unità del mondo». Per informazioni: Giovani per un Mondo Unito
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Dic 19, 2013 | Centro internazionale, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Cosa intende Papa Francesco per “Chiesa-comunione”? Si può ravvisare nei 4 punti dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium sul No alla guerra tra di noi. La frase-chiave che lo spiega, – afferma Maria Voce – è contenuta nel punto 99: “Ai cristiani di tutte le comunità del mondo desidero chiedere specialmente una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa”. Questa richiesta – continua la presidente dei Focolari nel suo commento – è fatta «ai cristiani, a coloro che si trovano in tutte le comunità, e quindi alla Chiesa». Una richiesta che essi diano nelle varie comunità in cui si trovano, «una testimonianza di amore reciproco, di comunione fraterna». Ma di quali comunità parla il Papa? Secondo Maria Voce si potrebbe pensare in prima battuta a dei gruppi particolari, ma vi ravvisa invece uno sguardo più ampio: «possono cioè essere anche cristiani – commenta – che si trovano in comunità non cristiane o in comunità dove ancora si deve cominciare l’annuncio del Vangelo; o che si trovano riuniti insieme in un convento, in un’associazione, in una famiglia». Perché questa richiesta? «Lo spiegano le sue due ultime parole: “Che diventi (questa comunione fraterna) attraente e luminosa”. Sotto c’è sempre l’ansia dell’evangelizzazione, che sia una “prima” evangelizzazione o che sia “nuova”: la comunione fraterna fra i cristiani deve essere capace di attrarre con la sua semplice testimonianza». Una visione che viene resa in modo concreto: il Papa «invita a cominciare. Cominciamo col pregare per quella persona che in questo momento ci sta antipatica, che non vorremmo amare. Invita a fare un primo passo, anche minimo, anche semplicemente quello di ricordarlo nella preghiera. Ciò aiuta a superare ogni ostacolo vivendo la comunione fraterna… ciò rende possibile anche a coloro che sono distrutti da odi e rancori, che hanno sofferto per inimicizie e tradimenti, un “gioioso ritorno”». Gioia come caratteristica che, fin dal titolo, pervade tutta l’esortazione apostolica: «il Vangelo – commenta Maria Voce – si testimonia nella gioia». Quali possono esserne gli impedimenti? Maria Voce ritorna al paragrafo precedente: l’ostacolo «è la mondanità spirituale che “consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana ed il benessere personale” (93). Egoismo, quindi, guardare a sé stessi invece che a Dio, e agli altri; cercare la sicurezza nelle cose di questa terra, nel denaro, nel potere, nelle raccomandazioni, piuttosto che nell’affidarsi completamente a Dio». Essa «impedisce alla radice ai cristiani di avere fra loro una comunione fraterna». «Il Papa stigmatizza particolarmente le contese e le invidie, le gelosie che possono nascere fra cristiani, specialmente se sono all’interno di comunità religiose o di comunità di persone in qualche modo impegnate nella via della testimonianza del Vangelo». Dalle parole del Papa, deduce la presidente dei Focolari, non è possibile pensare di evangelizzare in questo modo: «Non c’è alcuna possibilità di fecondità, se da queste comunità cristiane non parte una testimonianza autentica di amore fraterno». Infine, una confidenza: «Mi è tornato alla mente un pensiero di Chiara Lubich: “A noi – diceva a degli animatori parrocchiali nel 2005 – il Signore ha donato un carisma per il mondo di oggi, il carisma dell’unità. Sono sicura che esso può aiutare anche le comunità parrocchiali a rinnovarsi, a diventare quello che dovrebbero essere: Chiesa viva, dove tutti trovano Gesù. Sentiamo allora la responsabilità d’aver ricevuto un tale dono di Dio e abbiamo il coraggio di diffondere la spiritualità dell’unità, specialmente ora che Giovanni Paolo II l’ha lanciata per tuttala Chiesa come ‘spiritualità di comunione’ (NMI 43)”». Anche oggi quindi, l’invito ad «essere coscienti che siamo portatori di un carisma e possiamo contribuire a tessere legami di comunione fraterna in tutte le comunità dove ci troviamo, sia all’interno del nostro Movimento e sia fuori». Fonte: Città Nuova online (altro…)
Dic 18, 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità

Clip integrale della canzone – http://www.youtube.com/watch?v=ymXHLfOal4U
Belamy Paluku è originario di Goma, ma si trova in Belgio per tre mesi. Nel suo Paese, il Congo, fa parte del gruppo Gen Fuoco, una band il cui messaggio si ispira alla spiritualità dell’unità, ed è responsabile del “Foyer culturel”, un centro culturale della sua città. Grazie alle sue doti musicali, il Centro Wallonie-Bruxelles gli ha offerto una borsa di studio per approfondire il canto a Verviers, in Belgio. Belamy è autore di canzoni, in cui mette in luce la ricerca della pace, del dialogo, il valore della sofferenza. La canzone più conosciuta si chiama “Nos couleurs et nos saveurs”, ed è un invito a apprezzare i colori diversi e i gusti diversi dei diversi popoli, perché “un mondo con un solo colore e con un unico cibo sarebbe molto povero”. Nel video che proponiamo, un’intervista al giovane musicista congolese e ad una giovane belga. Belamy, tu vieni da Goma, in Congo. In questo momento ti trovi in Belgio, nell’ambito di uno scambio interculturale, per specializzarti come musicista. Come ti senti in un mondo così diverso? «Scopro tante persone di origini diverse e mi accorgo che ognuno ha sempre qualcosa da dare e da ricevere dagli altri. La diversità della cultura e della lingua non possono impedirci di vivere insieme e comunicare». E per te Elisabeth, che sei nata in Belgio, cosa rappresenta per te questa accoglienza di persone venute da tutto il mondo? 
Intervista a Belamy Paluku
«È vero che in Europa, e in particolare qui a Bruxelles, c’è una ricchezza immensa di nazionalità e culture diverse. Personalmente ho conosciuto ragazzi del Movimento dei Focolari della Siria, della Slovacchia, dell’Italia, ecc. E quello che mi ha sempre aiutato è stata anche l’arte di amare che concretamente ti fa fare il passo verso l’altro. Però penso che vivere gli uni accanto agli altri non basta, che possiamo fare un passo in più. La sfida per noi europei, che forse siamo piuttosto riservati, è proprio andare incontro all’altro e costruire dei ponti finché saremo tutti una famiglia sola, finché ci riconosceremo veramente tutti fratelli». Belamy, è a partire da questo scambio di ricchezze che hai scritto una canzone? «Vengo da una regione dove c’è sempre il pericolo che la guerra tra le etnie si scateni. Questo scambio di ricchezze umane e culturali mi sembra una strada da seguire verso la realizzazione di un mondo di condivisione e tolleranza. Sono partito dalle nostre differenze per gridare al mondo che rimanendo insieme, uniti, potremo svelare il “puzzle” dell’umanità». Belamy Paluku è su facebook come Belamusik (il centro culturale di Goma) (altro…)
Dic 17, 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«Da parecchie settimane la nostra corrispondenza dalla Siria si è interrotta. Giò ha dovuto lasciare la casa di Damasco e trasferirsi sulla costa alla ricerca di una sistemazione più sicura. L’elettricità in tutto il Paese continua il suo andirivieni: tre ore al mattino e poi buio, oppure qualche ora di pomeriggio e poi ci si prepara al giorno dopo. Telefonando nell’appartamento di Damasco, fortuitamente troviamo un’amica della nostra corrispondente che era andata per un sopralluogo. «Sai, anche nella capitale cadono parecchie bombe, ma qui si sta bene». Prova a rassicurarmi e a rassicurare se stessa perché prosegue dichiarando: «Viviamo momento per momento, non sappiamo del nostro domani e quindi è l’oggi che più conta». Non lavora da più di due mesi, perché il suo capo le aveva chiesto di svolgere mansioni disoneste e lei ha rinunciato. Si rifiuta di dirmi la tipologia di lavoro: mantiene la riservatezza per sé e per il suo datore di lavoro. Intanto due giorni fa ha presentato un curriculum, ancora una volta sperando in una svolta. Mi racconta dei suoi genitori: vivono a Talfita, vicino Maaloula, il villaggio da cui sono state rapite le suore ortodosse il 3 dicembre. C’è grande angoscia per la loro sorte. «Una mia amica le chiamava tutti i giorni, ma quel martedì il telefono squillava, squillava e nessuno rispondeva». Intanto, in un videomessaggio su un canale televisivo dei ribelli, le religiose hanno dichiarato di non essere state rapite, ma custodite contro gli attacchi della zona: nessuno però ci crede fino in fondo.
La vita è molto difficile nel Nord del Paese dove i ribelli si mostrano efferati tanto quanto l’esercito. Fa freddo e la mancanza di elettricità non consente una vita normale. Si supplisce con generatori a gasolio, ma il combustibile serve più a scaldarsi che ad illuminare. «Il nostro villaggio è stato quasi per intero bruciato. La gente non esce di casa neppure per acquistare i beni di prima necessità. Dio comunque continua ad intervenire e a salvare la nostra vita, ma non vediamo spiragli di pace, anzi tutto ci appare senza senso, senza una finalità. Quando potremo dire basta a questa violenza?». A cura di Maddalena Maltese fonte: Città Nuova (altro…)
Dic 16, 2013 | Cultura
Esteban J. Uriburu PROFETA DI MARIA vita di padre Josef Kentenich IL VOLUME Un Movimento diffuso in più di 90 Paesi, con 190 centri, che raccoglie uomini e donne, laici e consacrati e che ha il suo centro internazionale e spirituale a Schoenstatt in Germania dove il fondatore, padre Josef Kentenich (1885 – 1968), ha posto le fondamenta di questa nuova realtà all’interno della Chiesa. Una vita, quella di padre Kentenich, segnata drammaticamente dall’esperienza del campo di concentramento di Dachau dove sarà rinchiuso dal 1941 al 1945. Un’esperienza dolorosa ma che non impedisce, anzi rafforza in lui, la fede in Dio e nella sua provvidenza, insieme ad un amore profondo verso la Madonna, cuore della spiritualità di Schoenstatt. L’Autore ripercorre le tappe della vita del Fondatore fornendo uno strumento utile di conoscenza e approfondimento di un Movimento da diversi anni presente anche in Italia. L’AUTORE Esteban J. Uriburu è nato il 9 maggio 1937 a Buenos Aires, Argentina. Dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Buenos Aires, nel 1960, inizia il cammino verso il sacerdozio. Viene ordinato sacerdote nel 1971 nell’Istituto Secolare dei Padri di Schoenstatt. Il fondatore del movimento di Schoenstatt, Padre Josef Kentenich, lo ha definito “un nuovo Cristoforo Colombo”, perché in futuro sarebbe un “conquistatore del mondo” attraverso grandi progetti e il suo lavoro di scrittore e predicatore. Autore di molti libri, è ricordato in particolare per questa biografia di P. Josef Kentenich, tradotta in molte lingue e pubblicata in vari Paesi. Morì il 12 ottobre 1998, dopo una malattia difficile vissuta santamente, durante la quale era solito dire: “Che ogni sofferenza diventi un motivo di gratitudine e di gioia”. LA COLLANA Prismi Editrice: Città Nuova
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Dic 16, 2013 | Focolari nel Mondo
Dal Congo al Belgio, il viaggio di Belamy. Con le sue canzoni, il giovane artista congolese porta un messaggio di unità tra popoli e culture. Le differenze diventano un reciproco arricchimento. (altro…)
Dic 16, 2013 | Centro internazionale, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
A chiederle se le dispiace di non poter essere un sacerdote, lei che è una delle donne più influenti della Chiesa, si fa una risata sommessa: «Guardi, conosco pastore evangeliche legate al Movimento, amiche e donne eccezionali che fanno molto bene nelle loro chiese, però io non ho mai pensato che la possibilità di diventare sacerdote aumentasse la dignità della donna. Sarebbe solo un servizio in più. Perché il punto è un altro: come donne, quello cui dobbiamo tendere, mi sembra, è vedere riconosciuta la pari dignità, la pari opportunità nella Chiesa cattolica. Servizio e non servitù, come dice lo stesso Papa Francesco…». Maria Voce guida dal 2008 i Focolari, due milioni e mezzo di aderenti in 182 Paesi, l’unico movimento guidato per statuto da una donna. È succeduta alla fondatrice, Chiara Lubich, che la chiamava «Emmaus» ed è sepolta poco distante, nella piccola cappella del centro mondiale di Rocca di Papa, con la vetrata che guarda tra i pini la sua casa e, di fronte alla lapide, un mosaico a rappresentare Maria come Madre della Chiesa. Il 7 dicembre saranno passati 70 anni dalla «consacrazione a Dio» di Chiara. Una donna laica che anticipò diversi temi del Concilio. «La Chiesa come apertura, comunione, amore reciproco…». Quale è oggi il ruolo delle donne nella Chiesa, e quanto sono ascoltate? «Il ruolo è quello di ogni essere umano, uomo o donna, che appartiene alla Chiesa come corpo mistico di Cristo. Come venga considerato da altri, invece, è una cosa un po’ diversa. Mi pare che le donne non abbiano ancora molta voce in capitolo. Tante volte si riconoscono loro i valori di umiltà, docilità, flessibilità, però un po’ ci si approfitta di questo. Il Santo Padre, del resto, ha detto che gli fa pena vedere la donna in servitù, non la donna a servizio: il servizio è una parola chiave del suo pontificato, ma in quanto servizio d’amore. Non nel senso di servizio perché sei considerata inferiore e quindi sottomessa. In questo credo ci sia ancora da fare». Il Papa ha detto che bisogna pensare una «teologia della donna». Che significa, per lei? «Io non sono una teologa. Ma il Papa ha dato il titolo: “Maria è più grande degli apostoli”. È bello che lo dica, è molto forte. Però da questo deve venire fuori la complementarietà. La partecipazione anche al magistero, in un certo senso…». In che senso? «Chiara pensava Maria come il cielo azzurro che contiene il sole, la luna e le stelle. In questa visione, se il sole è Dio e le stelle i santi, Maria è il cielo che li contiene, che contiene anche Dio: per volontà proprio di Dio che si è incarnato nel suo seno. La donna nella Chiesa è questo, deve avere questa funzione, che può esistere solo nella complementarietà con il carisma petrino. Non può esserci soltanto Pietro a guidarela Chiesa, ma ci deve essere Pietro con gli apostoli e sostenuto e circondato dall’abbraccio di questa donna-madre che è Maria». Gian Guido Vecchi Fonte:Corriere della Sera, 30.11.2013
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