Movimento dei Focolari

Vangelo vissuto/2

Dic 23, 2013

In questo periodo di Natale tre racconti da diversi paesi ispirati alla Parola di vita di dicembre: crescere e abbondare nell’amore vicendevole e verso tutti.

Natale mi aveva raggiunto Penso che la cosa peggiore che si possa sperimentare è di “non esistere” per nessuno a Natale. Sono arrivato a capire, a giustificare chi mette fine alla propria esistenza. Al colmo dell’amarezza, mi sono ricordato che nel palazzo dove abito c’erano altri “soli” come me: una coppia di anziani. Ho messo insieme qualcosa di buono che avevo in casa, una bottiglia di vino, una scatola di dolci… insomma ho fatto un bel pacchetto e sono andato a trovarli. Non se l’aspettavano. Ero arrivato al momento giusto, perché avevano bisogno di aiuto per tante cose. Erano così felici e grati. Mentre armeggiavo in cucina, mi stupivo io stesso per la libertà e la gioia che provavo. Dov’era sparita l’angoscia di prima? Quando alla fine della serata ci siamo salutati, ho visto brillare i loro occhi di una luce particolare. Natale mi aveva raggiunto. (Sandro – Italia) Dovevo cominciare io Quando dal Burundi sono arrivato in Slovenia, i primi contatti con la gente sono stati difficili. Ho incontrato però anche persone che mi hanno aiutato. Proprio quei gesti di solidarietà mi hanno fatto capire che non potevo pretendere che l’ambiente mi accogliesse; dovevo cominciare io a conoscere la cultura, la lingua e le usanze slovene, perché le differenze non diventassero ostacoli, ma un arricchimento. Per esempio, ho cominciato a fare lavori manuali, cosa inusuale per gli uomini africani istruiti; oppure anche lavori domestici, quando mia suocera s’è ammalata; così mia moglie ha potuto starle accanto. Questo è il seme che porta i popoli a comprendersi. (C. S. – Slovenia) Il regalo Mia figlia desiderava avere una sorellina. Un fratellino c’era già, ma un neonato era un’altra cosa. L’anno scorso sembrava che il desiderio si avverasse, ma purtroppo ho avuto un aborto spontaneo. Noi l’abbiamo accettato con serenità, ma Lucia piangeva disperata. Ha iniziato la preparazione alla prima comunione. Io aiutavo la catechista. Un pomeriggio in cui parlavamo del Natale ormai vicino, sulle schede distribuite ai bambini fra le varie domande c’era: «Cosa ti aspetti per Natale?», e Lucia aveva risposto: «Adottare una bambina, anche a distanza». La catechista ed io ci siamo guardate con sorpresa; più tardi con mio marito ho ricordato la sofferenza di Lucia per la mia mancata gravidanza. Dunque era disposta a rinunciare ai regali pur di avere una sorellina, anche lontana. Abbiamo fatto le varie pratiche e due giorni prima della comunione, è arrivata una lettera: ci comunicava che la bambina “adottata a distanza” si chiamava Thu, aveva l’età di Lucia ed era vietnamita. È stato per lei un bel regalo! Tutta contenta, ha portato a scuola la foto di Thu per mostrarla alle sue compagne e alla maestra. (D. V. – Svizzera) Fonte: Il Vangelo del giorno, dicembre 2013, Città Nuova Editrice.

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