13 Dic 2012 | Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale
Il 7 dicembre 1943, Chiara Lubich non aveva in cuore nessuna intenzione di fondare un movimento. Semplicemente «sposava Dio», si consacrava a Lui e questo era tutto per lei. Solo più tardi si attribuì a quella data l’inizio simbolico del Movimento dei Focolari. In ogni caso, come scrisse Chiara in seguito, in quel giorno «la gioia interiore era inspiegabile, segreta, ma contagiosa». A Brasilia, il 7 dicembre scorso, il Senato Federale riunito in seduta plenaria , ha voluto ricordare, con una solenne cerimonia, quella data e la fondatrice dei Focolari Chiara Lubich. Erano presenti personalità della politica brasiliana. Presieduta dal senatore Wellington Dias, la sessione solenne tenutasi nell’Aula del Senato, ha visto, tra gli altri, la partecipazione di Luiza Erundina – membro del Congresso, del senatore Pedro Simon, del deputato dello Stato di Amazonas José Ricardo Wendling, del giudice federale Reinaldo Fonseca e del Segretario per la Giustizia ed i diritti umani dello Stato di Acre Nilson Mourao. Monsignor Marcony, parroco della Cattedrale di Brasilia, ha portato il suo saluto.

Deputata Luiza Erundina (PSB-SP)
Guliana Fonseca, a nome dei Focolari, ha letto, poi, il messaggio della presidente del Movimento, Maria Voce, che ringrazia ” quanti hanno promosso, sostenuto e concretizzato l’iniziativa” . Menziona, tra le varie realizzazioni del Movimento in Brasile, le tre cittadelle di testimonianza e, in modo speciale, il progetto dell’economia di comunione (EDC) “nato nel 1991, proprio nel contesto sociale brasiliano e che ormai si sta affermando in tante altre parti del mondo“. “Colgo l’occasione – conclude il messaggio – per rinnovare I’impegno a collaborare con tanti “uomini e donne di buona volontà”, perché la società sia orientata verso forti valori etici, come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà, la solidarietà, il bene comune, la pace (… ). Per la costruzione di una civiltà che mira a fare dell’umanità una grande famiglia, nel pieno rispetto delle culture e tradizioni religiose”. Hanno preso la parola anche Sergio Previdi, presidente del Movimento politico per l’unità brasiliano (MPPU) , e André Rodrigues Pereira, che a nome dei giovani dei Focolari ha presentato l’ “United World Project” lanciato al Genfest 2012. Fonte / galleria fotografica: www.focolares.org.br (altro…)
10 Nov 2012 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Come nella notte del deserto le stelle si fanno più luminose, così nel cielo del nostro cammino risplende con vigore la luce di Maria, Stella della nuova evangelizzazione… È lei che ci orienta nel cammino». È in profonda consonanza con queste parole del messaggio al popolo di Dio lanciato dal Sinodo, l’esperienza vissuta da oltre 80 sacerdoti e diaconi convenuti dalle diverse regioni del Brasile alla cittadella dei Focolari che sorge nei pressi di San Paolo, la Mariapoli Ginetta. Maria, “trasparenza di Dio, modello di fecondità pastorale, luce per la missione” è stata al centro del congresso promosso dal settore sacerdotale dei Focolari del Brasile per offrire il contributo del carisma dell’unità al “sacerdozio mariano”, quello stile di vita presbiterale inaugurato dal Concilio Vaticano II per i tempi nuovi della Chiesa. Nel tratteggiare l’influsso di Maria sul sacerdozio, monsignor Francesco Biasin, vescovo di Barra do Pirai–Volta Redonda ha parlato del servizio come «la maggiore promozione» per un sacerdote, della fraternità evangelica come stile di vita che «crea non rapporti di sottomissione, ma di collaborazione e corresponsabilità». Uno stile di vita teso a lanciare ponti ovunque, evidenziato da esperienze personali: «Il popolo ha sapienza. Dobbiamo insieme ascoltare lo Spirito e non chiuderci nella nostra programmazione». La teologa Sandra Ferreira Ribeiro ha richiamato la nuova impostazione mariologica data dal concilio e ha delineato alcuni tratti della storia del Movimento dei Focolari, «nato col Vangelo in mano e, da cui è fiorita una spiritualità che porta elementi originali alla mariologia, aprendo un varco anche nel dialogo ecumenico». «La gente oggi vuole vedere e sperimentare Gesù, toccare il mistero di Dio, sentire la sua presenza con i sensi dell’anima. Gesù che si fa presente nella comunione fraterna fa sperimentare a chi lo incontra i frutti dello Spirito: pace, luce, amore, forza», ha affermato padre Antonio Capelesso, responsabile della scuola permanente per seminaristi e sacerdoti della Mariapoli, nel ricco approfondimento sulla stretta connessione tra «questa presenza di Gesù nella comunità e l’ecclesiologia del Vaticano II».
Un’esperienza che si è fatta tangibile nello stesso congresso sacerdotale per l’intensa comunione costruita tra sacerdoti e con i laici, nota dominante che aveva animato gli approfondimenti teologici, lo scambio di esperienze tra sacerdoti, giovani e famiglie, i brani artistici, la visita alle concretizzazioni in campo economico, lavorativo, culturale, che compongono la cittadella. Maria, “tutta rivestita della Parola” è apparsa modello per la vita sacerdotale: i molti aspetti della sua vita approfonditi e vissuti nel corso del congresso hanno preparato una migliore comprensione di quella visione della Chiesa delineata dal teologo Urs von Balthasar e più volte richiamata da Papa Wojtyła e Papa Ratzinger: la coessenzialità tra profilo mariano e profilo petrino-istituzionale della Chiesa e hanno reso evidenti le sue implicazioni concrete. Fonti: Radio Vaticana – RG del 1.11.2012 Ufficio Stampa della Mariapoli Ginetta (altro…)
18 Ott 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria
«Numerose rivoluzioni nella storia hanno avuto inizio in modo inatteso. I giovani si sono spesso trovati al centro. Immerso come tanti nei problemi delle mega-città dei nostri Paesi, anch’io mi sono chiesto: quando verrà il cambiamento? Ne discutevo con altri amici, studiavo i percorsi dei grandi protagonisti della storia, mi ponevo tante domande. Quando ho cominciato a lavorare come giornalista presso la sede dell’ANSA a Sâo Paulo, non perdevo occasione per far emergere nei miei articoli i segnali della crisi, cercando la verità. Mi sentivo carico di grandi aspirazioni. Eppure mano a mano che facevo esperienza, sentivo che la spinta dell’idealismo non bastava… La complessità del mondo contemporaneo mi metteva di fronte ad una domanda di competenza e di esperienza a cui non mi sentivo in grado di rispondere. Tanto più in una situazione di crisi galoppante come quella delle nostre società interdipendenti, con i problemi del lavoro, della finanza internazionale, i conflitti, con meccanismi istituzionali obsoleti. Ho avvertito che il rischio era quello di lavorare… fuori rotta, mentre la storia corre verso scenari che non sapevo decifrare. La decisione di iscrivermi all’Istituto Universitario Sophia (IUS), si è innestata su questa riflessione. Ho deciso di investire nel biglietto aereo e nei preparativi tutto quello che avevo e di dedicare due anni della mia vita a percorrere una strada che mette insieme teoria e azione quotidiana, per approfondire una nuova cultura, quella dell’unità. Mi sono iscritto all’indirizzo politico e sono entrato in un laboratorio di vita in cui, giorno dopo giorno, con studenti e docenti di diverse provenienze, affrontiamo un intenso programma di studio che declina la cultura dell’unità in numerosi ambiti delle scienze e dell’azione umana. Allo IUS facciamo esperienza che un obiettivo alto di cambiamento sociale si può, anzi si deve accompagnare ad una preparazione approfondita: serve formarsi professionalmente, servono conoscenze multidimensionali, apprendere un metodo di dialogo a 360 gradi, per rapportarsi con persone e popoli vicini e lontani e saper gestire la rete delle interdipendenze che caratterizza il nostro tempo. Il fitto confronto tra le discipline, illuminato dal carisma di Chiara Lubich, è sostenuto dallo sforzo quotidiano di tradurre in pratica le intuizioni e i risultati accademici che raggiungiamo in aula. Tutto ciò mi ha coinvolto e mi ha dato prospettive assai diverse e strumenti nuovi. Giunto alla fine del percorso posso dire di aver acquisito alcune competenze specialistiche che mi aiuteranno nel mio lavoro di giornalista, non solo a scrivere pezzi più elaborati tecnicamente, ma soprattutto a cogliere elementi di quei fatti che prima probabilmente mi sarebbero sfuggiti. Ho capito che il “nuovo” che cerco si costruisce nel rapporto con le persone, con i colleghi di lavoro, con quanti intervisto, con il pubblico che mi legge: verrà solo da una intensa vita di dialogo, di condivisione e di verifica comunitaria. E valorizzando i segni di quella tensione all’unità, viva e operante nella storia, che trovo ovunque nelle storie che racconto. Aspirare ad un mondo migliore è qualcosa di molto importante, ma cercare gli strumenti adeguati è altrettanto fondamentale. Allo IUS ho capito che non si può improvvisare, che dobbiamo dedicare tempo e risorse per mettere le condizioni necessarie». (Fonte: Istituto universitario Sophia online) (altro…)
16 Ott 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità

Guarda la trasmissione sul sito di TV2000
Da piccola “avevo come motto della mia vita: “Il mio popolo un giorno non avrà fame e neanche sete. E fare questo sarà la mia vita”. A raccontarlo è Angela Luce Silva, focolarina originaria di Masejo, Brasile, durante i giorni di LoppianoLab a Tv2000. Una storia, la sua, in cui il donarsi totalmente a Dio le ha svelato un popolo ancor più ampio e l’ha condotta dal Brasile all’Italia, dalla Thailandia all’Indonesia dello tsunami nel 2004, all’impegno con l’Amu (Ong del Movimento dei Focolari). Riportiamo alcuni stralci dell’intervista – Guarda qui il video integrale in italiano. Il Brasile è una grande potenza, ma in quegli anni non era facile… “Erano gli inizi degli anni ’80, e proprio mentre mi ponevo tante domande ho conosciuto i giovani del Movimento dei Focolari. Per me è stato bellissimo, un grande cambiamento perché lì, fra di loro vedevo già una società nuova, diversa e vivevano come i primi cristiani, mettevano in comune le loro necessità, i loro beni, le loro cose. Per me era vedere un Vangelo fatto vita”. Tutto è partito quando avevi 15-16 anni e ti trovavi in Brasile. C’è un luogo che mi ha colpito ascoltando il tuo racconto… “È a Recife, vicino al mare. Si chiamava l’Isola dell’Inferno perché quando veniva l’alta marea questa località si riempiva di fango”. Ma c’era anche un altro tipo di fango… “È una regione dove ci sono le favelas, i mocambos, e le persone vivono sulle palafitte. Una vita di esclusione e di impoverimento: spaccio di droga, prostituzione. Avevo finito l’università, volevo stare con queste persone, così insieme ad altri giovani siamo andati ad abitare lì, insieme a queste persone. Con loro cercavamo di capire quale era il processo di sviluppo che potevamo fare insieme”. Oggi l’isola non si chiama più Isola dell’Inferno, ma Isola di Santa Teresinha (di Lisieux). Ora tutto è trasformato. 
Angela Luce Silva lavora con
“Azione per un mondo unito”
La storia di Luce poi procede verso altre destinazioni perché nel ’90 lasci il Brasile e vieni in Italia… “Ad un certo punto non era per me sufficiente dare solo la mia conoscenza o le mie cose materiali. Sentivo che c’era un grande richiamo di Dio a vivere un’avventura con Lui, di donarmi a Lui”. Ma arriviamo ad oggi, l’Azione per il Mondo Unito, l’Amu oggi è la tua vita, il tuo impegno. Cosa significa? “Lavorare all’Amu è una sfida grandissima, una chance, l’opportunità di realizzare il sogno della fraternità universale perché all’Amu lavoriamo per i progetti di sviluppo in 56 Paesi. Mi occupo del settore dell’educazione allo sviluppo. Cerchiamo di dare anche qui in Italia il senso della speranza ai giovani, perché bisogna cambiare tanti stili di vita. Capire che al Sud tanti problemi esistono perché al Nord stiamo troppo bene. ‘Ma come – mi dirai – siamo in crisi!’. Ma è vero e no, perché se pensiamo a certi Paesi allora i nostri problemi si ridimensionano”. (Fonte: Tv 2000) (altro…)
1 Ago 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
È il primo seminario curato dal gruppo di ricercatori di Social-One fuori dall’Europa, in dialogo con il gruppo latino americano del Movimento anti-utilitarista nelle scienze sociali (M.A.U.S.S). Siamo ad Olinda, nel Nord-Est del Brasile, dove il 6 e 7 luglio 2012 si sono riunite circa 50 persone tra professori, ricercatori e studenti di varie parti del Brasile, con una rappresentanza italiana. L’Agire agapico, cioè le azioni mosse dall’amore fraterno e disinteressato, era il tema centrale del seminario, ed è anche il nucleo principale delle riflessioni, di certo non comuni in ambito sociologico, del gruppo di ricercatori legati a Social-One. “Dono e agire agapico: in dialogo verso nuove prospettive per le scienze sociali”, era il titolo del seminario, aperto dalla dott.ssa Vera Araújo, brasiliana, che ha sottolineato la necessità di nuove idee – come l’agape e il dono – per interpretare e ispirare comportamenti e dinamiche collettive. 12 le ore di lavoro intenso: quattro conferenze e quattro sessioni parallele, arricchite dal dialogo con tutti i partecipanti.
3 i contributi italiani: il prof. Michele Colasanto dell’Università Cattolica di Milano, che ha evidenziato il ruolo dei concetti di agape e dono rispetto alla costruzione del bene comune; il prof. Gennaro Iorio, membro del Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica dell’Università di Salerno, che dopo aver presentato la riflessione sul tema dell’agire agapico sviluppata da Social-One, ha parlato del rapporto tra agape e conflitto; la dott.ssa Licia Paglione, membro del Dipartimento di Scienze Sociali e della Comunicazione dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), che ha proposto una lettura del rapporto tra i concetti di dono e amore, a partire dal lavoro del sociologo russo P. A. Sorokin (1889-1968). Sono stati inoltre presentati, durante le sessioni parallele, 5 lavori elaborati da gruppi di professori e studenti brasiliani di varie università, che immergevano nella realtà accademica e sociale brasiliana i temi trattati. Di un grande orizzonte aperto parla la ventenne Maria Júlia Izidoro: la possibilità, cioè, “di parlare di amore anche nelle aule universitarie”. Mentre per Maria Eduarda Couto “si è rotto un muro tra noi giovani e i ‘dinosauri’ delle scienze sociali. Scienziati maturi che ci hanno ascoltati con attenzione”, afferma. Il giovanissimo Lucas Francisco da Silva Jr, si dichiara “impressionato dalla proposta, dato che la società ha bisogno di cambiamenti e l’introduzione del concetto di Agire Agapico nelle relazioni sociali renderà il mondo migliore”. Saulo Miranda, è stato colpito dalla “presenza di giovani interessati e capaci di
approfondire questi temi nei propri studi accademici”. Interessante il commento di uno dei partecipanti, Simone Alves: “Ho acquisito un bagaglio teorico importante, ma la cosa fondamentale è stata proprio l’esperienza dell’amore, di quell’Agire Agapico che ho trovato nelle relazioni tra le persone che sono qui”. “Questo seminario lascia come eredità – dichiara a conclusione il coordinatore del seminario Lucas Galindo – l’apertura di mente, di cuore e di anima per un dialogo fecondo che ci fa sperare che l’agire agapico (l’amore), incida con forza nella vita sociale”. (altro…)